Isoinerziale: nuova frontiera di allenamento e prevenzione

Data:

12/09/2018

Indice degli argomenti

Per gli addetti ai lavori, la parola isoinerziale sicuramente non è nuova ed ha suscitato molto interesse in quanto ci si è trovati di fronte ad una nuova metodica di intervento, su pazienti e clienti, innovativa e all’avanguardia.

Si tratta di un nuovo concetto di allenamento muscolare che sfrutta macchinari con una resistenza creata da una massa, messa in rotazione dal movimento dell’utente stesso. A questo volano o inerzia, è avvolta una corda inestensibile regolata in base alla lunghezza del movimento eseguito dalla persona, in modo da immagazzinare velocità durante la fase concentrica del movimento, in cui viene completamente tirata, per poi riavvolgere tale corda intorno alla massa durante la fase eccentrica. Il lavoro maggiore del soggetto è proprio durante questa fase, in cui egli si oppone a tale forza con la propria attivazione muscolare.

Il concetto è lo stesso di uno yo-yo: nel momento in cui si svolge tutto il cordino del giochino, questo torna verso l’altro, riavvolgendosi, con la stessa velocità con la quale è “caduto” verso il basso.

Una volta compreso il funzionamento di tale macchina si può intraprendere il discorso dell’allenamento isoinerziale, cercando di comprendere il perché sia così funzionale e innovativo nel suo utilizzo.

I vantaggi dell’allenamento isoinerziale

La cosa più importante da spiegare è la motivazione per la quale il metodo isoinerziale abbia avuto così successo e perché sia stato così efficiente in ambito di preparazione atletica e riabilitazione.

Come detto prima, questa nuova metodica sfrutta l’alternanza di contrazione concentrica ed eccentrica, lavorando con un volano che restituisce con la stessa accelerazione lo stimolo prodotto durante la prima fase; questo lavoro è lo stesso eseguito durante qualsiasi gesto sportivo in quanto ogni gesto tecnico e fisico si basa sull’ alternanza di accelerazione e decelerazione di uno o più segmenti corporei, i quali immagazzinano e restituiscono forza in funzione dell’obiettivo.

Ovviamente si potrebbe parlare della pliometria come concetto di alternanza delle diverse contrazioni, ma in questo caso viene prodotto un sovraccarico indotto dalla velocità di esecuzione del gesto durante la fase eccentrica, cosa che con i macchinari isoinerziali può non essere necessariamente generata, dato che tutto dipende dalla velocità con la quale viene eseguita la fase concentrica; senza parlare dell’ovvio sovraccarico articolare indotto dal gesto pliometrico, il quale può essere limitato in buona parte con la nuova metodica, aspetto cruciale in ambito preventivo.

Compresa l’uguaglianza tra i gesti è piuttosto semplice evidenziare che il metodo isoinerziale ha in questo concetto il suo punto chiave: stimolando l’atleta o l’utente ad eseguire un gesto motorio che rimanda inevitabilmente al gesto tecnico-sportivo si ottiene un allenamento ottimale e completo in vista della performance. Infatti, la grossa differenza rispetto ai lavori con i sovraccarichi in genere, a meno che non venga eseguito un gesto esplosivo, risiede nel fatto che la forza prodotta con le macchine isoinerziali non è costante, ma varia esattamente come succede nella realtà.

In uno studio di Onambelè e colleghi del 2008, sono stati messi a confronto due gruppi di soggetti anziani sopra i 70 anni, ai quali è stato assegnato rispettivamente un programma di lavoro di rinforzo muscolare sugli estensori di ginocchio con macchine isoinerziali e con sovraccarichi. Le conclusioni sono state incredibili: non solo il lavoro con la nuova metodica ha prodotto maggior incremento nella potenza del quadricipite, ma ha ottenuto ulteriori benefici sulla componente mio-tendinea dei flessori plantari del piede con un incremento dell’equilibrio.

In un altro caso, durante il 41° congresso nazionale SIMFER, è stato oggetto di studio una ricerca di Baricich e colleghi che metteva a confronto l’allenamento con sovraccarichi rispetto all’isoinerziale nell’esecuzione di un Front Squat; anche in questo caso, soprattutto durante la fase eccentrica, è stato evidenziato con elettromiografia un’attivazione muscolare globale maggiore.

Contrazione eccentrica: troppo spesso sottovalutata

È proprio la fase eccentrica lo snodo di tutta la metodica, in quanto si è posta molta attenzione negli ultimi anni su questa componente di lavoro in vista di prevezione infortuni e problematiche tendinee e legamentose. Non deve essere un aspetto da sottovalutare in quanto è noto quanto sia difficile enfatizzare con i vari utenti la cura della fase eccentrica del movimento, la quale spesso non viene considerata, ma che in realtà è la regina del benessere articolare, poiché riesce ad offrire un grande stimolo alla componente tendinea come sostegno conseguente dell’apparato legamentoso delle varie articolazioni. Senza dimenticare che i vari DOMS sono prodotti proprio durante questa fase di lavoro, dove vengono reclutate meno fibre, rispetto ad una contrazione concentrica, che riescono ad esprimere maggior forza (~120-130%).

Ci sono una moltitudine di studi e ricerche condotte in questo senso e la maggior parte, se non tutte quante, dimostrano che gli effetti di un allenamento mirato sulla fase eccentrica offrono benefici incredibili nel benessere della persona. Per citarne alcuni:

  • Hibbert e colleghi nel 2008 hanno eseguito una review di molteplici studi riguardanti la minor incidenza sulle lesioni dei muscoli ischio-peroneo-tibiali dopo un programma di lavoro sulla contrazione eccentrica;
  • nel 2007 Visnes e Bahr hanno valutato l’allenamento eccentrico in funzione delle tendinopatie rotulee ed hanno evinto anch’essi come questo possa essere funzionale alla causa;
  • ancora nel 2014, una ricerca condotta da Zuppardo e colleghi ha fatto emergere come in atleti amatori il grosso deficit muscolare in fase eccentrica possa aumentare gravemente i rischi di infortunio al legamento crociato anteriore (LCA) e che un programma di lavoro isoinerziale sarebbe stato l’ideale in ottica.

Risulta abbastanza evidente come l’importanza della componente eccentrica sia evidente ed è bene che tutti gli addetti ai lavori entrino in quest’ottica per mirare al benessere della persona o dell’atleta o del paziente nel caso di un terapista. Anche se questo può essere considerato un aspetto maggiormente legato al concetto di riabilitazione, in realtà anche per la figura dello Scienziato motorio in senso lato è fondamentale lavorare sulla componente preventiva del soggetto che si ha di fronte in modo da non compromettere mai o il meno possibile la performance sportiva nello specifico, ma anche l’andamento della stagione stessa.

Pertanto, la metodica isoinerziale vince anche in questo caso: non solo ripropone situazioni molto simili a quelle prodotte durante l’attività sportiva con questa continua alternanza di concentrico/eccentrico, di cambi di velocità e di cambi di intensità (grazie anche alle differenti inerzie che si possono utilizzare collegate al cavo, le quali generano più o meno resistenza), ma ha anche numerosi benefici di applicazione in quanto offre un grande stimolo alla fase eccentrica, ampiamente valutata in precedenza.

In favore di ciò, in uno studio di Norrbrand, Pozzo e Tesch del 2010, si è studiato quanto effettivamente l’allenamento isoinerziale produca maggior stimolo nella contrazione eccentrica rispetto ad un allenamento classico con sovraccarichi: anche in questo caso i ricercatori sostengono come sia nella fase CONC che nella fase ECC durante l’esecuzione del gesto si sia arrivati vicino a produrre un’attivazione muscolare massimale, cosa ben lontana dall’altro lavoro.

Applicazioni del metodo isoinerziale

L’utilizzo delle macchine isoinerziali può essere vario e per qualsiasi tipologia di utente in quanto lo stimolo è prodotto esclusivamente dalla velocità di esecuzione, oltre che ovviamente dal peso della resistenza posta alla base della macchina. Non si hanno ulteriori sovraccarichi articolari in quanto non vengono utilizzati pesi, ma esclusivamente resistenze legato a dei cavi inestensibili. Si possono svolgere esercizi a catena cinetica chiusa, ottimali nelle prime fase di una riabilitazione, oppure a catena cinetica aperta in base a quale macchina si utilizza, per svolgere attività ancora di più multi planari e funzionali.

Il core è un elemento che questi macchinari mettono a dura prova soprattutto sui lavori asimmetrici, da inserire magari in una seconda fase della periodizzazione, a meno che non abbiamo a che fare con atleti di élite, per permettere all’utente medio una periodo iniziale di confidenza con il gesto ed abituarsi al controllo delle due fasi CONC ed ECC. Potrebbe essere molto interessante lavorare anche sulle torsioni nello spazio, ovviamente in modo molto controllato in quanto potrebbero generare, con lavori prolungati, delle forza di taglio sui dischi vertebrali non troppo funzionali al benessere del rachide.

Ovviamente, con questo articolo non si vuole sminuire nessun altro tipo e metodo di lavoro, ma si cerca di proporre ciò che le nuove tecnologie apportano al mondo della preparazione atletica, della riabilitazione e del fitness e cosa la letteratura scientifica supporta. Sarebbe limitante, pensare che il lavoro isoinerziale non sia utile o non sia efficiente, in quanto i maggiori palcoscenici sportivi e i maggiori club d’Europa e del mondo si sono già attrezzati in questo senso ed hanno negli anni trovato dei benefici e dei miglioramenti, nei confronti dei loro atleti, inconfutabili.

L’isoinerziale potrebbe la nuova frontiera dell’allenamento moderno.

Jacopo De Nardo
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività motorie e sportive con Lode
Certificazione TRAINING LAB ITALIA Functional Training
Certificazione in Suspension Training (trx)
Certificazione in Myofascial Compression Therapy level 2 (trigger point)
Studente in Osteopatia presso Osteopathic Manual Therapy School di Fisiomedic Academy
Chinesiologo presso Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino
Istruttore di Training (ems)
Preparatore fisico di Basketball

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Bibliografia

  • Onambelè G.L. et al; NEUROMUSCOLAR AND BALANCE RESPONSES TO FLYWHEEL INERTIAL VERSUS WEIGHT TRAINING IN OLDER PERSONS; Department of Exercise and Sport Science, Manchester Metropolitan University, 2008.
  • Mangione K.K. et al; COCHRANE REVIEW: IMPROVING PHYSICAL FUNCTION AND PERFORMANCE WITH PROGRESSIVE RESISTANCE STRENGTH TRAINING IN OLDER ADULTS; PHYS THER. 2010; 90:1711-1715.
  • Baricich A. et al.; VARIATIONS OF MUSCLE ACTIVITY PATTERNS IN FREE WEIGHT VERSUS FLYWHEEL RESISTANCE FRONT SQUAT: A PILOT STUDY.
  • Zuppardo S. et al.; ECCENTRIC POWER AND RETURN TO SPORT AFTER ACL RECONSTRUCTION; XXII INTERNATIONAL CONGRESS OF SPORTS AND TRAUMATOLOGY.
  • Hibbert et al.; A SISTEMATIC REVIEW OF THE EFFECTIVENESS OF ECCENTRIC STRENGTH TRAINING IN THE PREVENTION OF HAMSTRING MUSCLE STRAINS IN OTHERWISE HEALTHY INDIVIDUALS; NORTH AMERICAN JOURNAL OF SPORTS PHYSICAL THERAPY, 2008, VOL.3 N.2.
  • Saka T. et al.; DIFFERENCE IN THE MAGNITUDE OF MUSCLE DAMAGE BETWEEN ELBOW FLEXORS AND KNEE EXTENSOR ECCENTRIC EXERCISE; Journal of Sports Science and Medicine, 2009, 107-115
  • Visnes H. et al.; THE EVOLUTION OF ECCENTRIC TRAINING AS TREATMENT FOR PATELLAR TENDINOPATHY (JUMPER’S KNEE): A CRITICAL REVIEW OF EXERCISE PROGRAMMES; Br J Sports Med 2007; 41:217-223.
  • Norrbrand L. et al.; FLYWHEEL RESISTANCE TRAINING CALLS FOR GREATER ECCENTRIC MUSCLE ACTIVATION THAN WEIGHT TRAINING; Eur J Appl Physiol, 2010; 110:997-1005

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