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sul mondo delle Scienze Motorie

donna a rischio triade dell'atleta

La triade dell’atleta: evitarla con l’aiuto del Laureato in Scienze Motorie

Andiamo a vedere qual è il ruolo del laureato in Scienze Motorie nella triade dell’atleta, con un approccio multidisciplinare e delle best practice. Cos’è la Triade dell’Atleta? Con il termine Triade dell’Atleta, introdotto nel 1990, si fa riferimento a una sindrome che interessa il sesso femminile, caratterizzata da tre condizioni strettamente correlate: disturbi alimentari (DE), amenorrea e osteoporosi. Tale definizione è stata rivista nel 2007 e fino ad oggi si parla di Triade nel momento in cui sono presenti una o più delle seguenti condizioni:  Scarsa disponibilità energetica (EA) (con o senza disturbi del comportamento aliementare (DE) Amenorrea/oligomenorrea Ridotta densità minerale ossea (osteoporosi/osteopenia) (BMD) Con la nuova definizione, quindi, non necessariamente devono essere presenti tutte e tre le condizioni per una diagnosi di Triade dell’Atleta. Le atlete, non solo d’élite, che sono più a rischio di sviluppare tale sindrome, sono quelle che svolgono sport in cui è richiesta una bassa percentuale di massa grassa o che si basano sull’estetica, come nel caso di sport di endurance, danza, ginnastica e sport che prevedono la suddivisione in categorie di peso.  Fattori di rischio e segnali d’allarme Tali atlete possono presentare una sola o più componenti della sindrome, a cui sono associati fattori di

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canestro di atleta con alta capacità di reazione

Capacità di reazione e performance negli sport di squadra

Oggi vedremo come la performance e le capacità di reazione negli sport di squadra possano essere determinanti con una visione tecnica del Laureato in Scienze Motorie. Introduzione Le capacità coordinative sono dei presupposti motori della prestazione, che permettono di affrontare meglio l’attività in tutti i settori della vita. Queste capacità sono determinate dai processi di controllo e di regolazione del movimento, cioè dai processi informativi.  Inizialmente si classificava come unica capacità coordinativa la “destrezza”, ma essa oggi non risulta più sufficiente per far fronte alle esigenze attuali di una formazione mirata e differenziata dei presupposti coordinativi dei movimenti, sia nell’insegnamento dell’educazione fisica sia nell’allenamento sportivo giovanile. Entrando nel merito della reattività, essa si può definire come la risposta ai diversi segnali sensoriali come, ad esempio, quelli visivi, acustici e tattili. La prestazione reattiva viene influenzata da una serie di fattori quali l’attenzione e la pre-tensione muscolare. Con l’allenamento si possono migliorare i tempi di reazione semplice del 10-15% e quelli di reazione scelta fino al 30%.  Per allungare un tempo di reazione con un processo intenzionale è necessario che il soggetto sia consapevole dello stimolo. Probabilmente non è richiesta la consapevolezza dello stimolo quando il soggetto reagisce nei normali test

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bambino che soffre di disturbo della coordinazione motoria che gioca

Come intervenire nel Disturbo della Coordinazione Motoria

In questo articolo, dopo aver analizzato le cause e gli effetti del Disturbo della Coordinazione Motoria, verranno illustrate le tipologie di attività che favoriscono l’acquisizione di abilità motorie adeguate.  Cos’è il Disturbo della Coordinazione Motoria? Il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione Motoria (Developmental Coordination Disorder, DCD) è considerato un ritardo nello sviluppo delle capacità motorie, o una difficoltà nel coordinare i movimenti (fini o grosso motori) che si mostrano significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età ed allo sviluppo intellettivo.  Secondo alcuni studi, la presenza del disturbo sarebbe stimata intorno al 6% della popolazione infantile compresa tra i 5 e gli 11 anni.  Insorge nei primi anni di vita, ma è difficilmente diagnosticabile prima dei cinque anni di età in quanto i bambini potrebbero presentare degli sviluppi motori rallentati recuperabili spontaneamente: nel mondo anglofono definiti late bloomers, letteralmente “fioritura tardiva”. Si tratta di una condizione spesso associata a comorbilità come ad iperattività (ADHD), disturbo specifico del linguaggio (SLI), disturbo nell’apprendimento (LD), disturbo dello spettro autistico (ADS) e disturbi nella lettura (RD).  Cause Nel corso degli anni, studiosi hanno annoverato tra le cause: prematurità, leucomalacia periventricolare in bambini nati pretermine, compromissione dell’emisfero cerebrale dominante, disordine dell’integrazione sensoriale, fattori prenatali,

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pallone in campo prima della match analysis

Match Analysis: perché è importante e come viene utilizzata

La Match Analysis sta diventando sempre più fondamentale all’interno di ogni staff tecnico sportivo. Di cosa si occupa un match analyst? Quali sono i suoi target? Vediamo i vari aspetti che costituiscono questa figura, in particolar modo legati al mondo del calcio. Introduzione La Match Analysis viene definita come l’analisi oggettiva di eventi elementari comportamentali avvenuti durante una gara sportiva, dove per elementari s’intende la scomposizione del gioco in principi semplici. Se si cerca un momento storico in cui la match analysis fa la sua comparsa per la prima volta, bisogna tornare indietro fino ai tempi degli uomini delle caverne e ai geroglifici: infatti la necessità di raccogliere informazioni ha origini remote come l’uomo. I geroglifici non sono altro che la raccolta e la disposizione visiva di ciò che accadeva sul campo di battaglia o nei terreni di caccia, proprio come un’analisi moderna.  Quanti tipi di Match Analysis esistono? Prima di chiarire i tipi e le finalità della match analysis, è importante fare una distinzione tra match analysis e performance analysis. La match analysis analizza solo ed esclusivamente il match, mentre la performance analysis va ad analizzare tutto ciò che comprende sia la preparazione ad un match (sedute di allenamento

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donna in menopausa impegnata in esercizio fisico

Esercizio fisico e Attività fisica nelle donne in menopausa

L’esercizio fisico nella donna con una chiave scientifica può portare a risultati inaspettati sia sull’estetica che sulla performance. Vediamo, con una sperimentazione, come cambiano alcuni fattori su donne giovani e donne in menopausa. Introduzione  Nel precedente articolo abbiamo messo in luce come alcuni meccanismi fisiologici si manifestino con azioni comportamentali differenti nella donna e nell’uomo, in base al numero di sedute di allenamento settimanale. Soprattutto nell’assunzione di cibi ricchi di grassi, la donna si è contraddistinta negativamente shiftando la propria alimentazione in modo scorretto e diminuendo quella che è la sua attività spontanea quotidiana. Questo evidenzia che prescrivere l’esercizio fisico, non tenendo conto dell’attività fisica o delle abitudini alimentari di un soggetto, porti inesorabilmente ad alimentare problematiche microfisiologiche che si manifesteranno, sfociando in patologie più o meno specifiche.  Nonostante siano presenti questi meccanismi è facile intuire che, con un adeguato approccio scientifico, si possano evitare e soprattutto si possa comprendere appieno fino a che punto le “compensazioni” del nostro organismo siano problematiche o no. Da risultato derivato dal primo studio nacque l’idea del secondo, capendo, più di ogni altra cosa, che non potevo solo basarmi su una raccolta dati ricavati da un questionario, ma dovevo sperimentare! Avevo bisogno di trattare

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uomo e donna che fanno esercizio fisico insieme

Esercizio fisico e attività fisica nell’uomo e nella donna: quanta differenza c’è tra i due sessi?

Lo studio sperimentale di ricerca pubblicato sul Journal Sports Medical Physical Fitness L’esercizio fisico nella donna e nell’uomo, con una chiave scientifica, può portare a risultati inaspettati, sia sull’estetica che sulla performance. Vediamo con una sperimentazione pubblicata su una rivista internazionale come e cosa considerare tra i due sessi. La Base Nel corso degli anni la terminologia, nel mondo delle attività motorie, ha subito un’evoluzione non indifferente. Basti pensare che, sebbene termini come esercizio, attività fisica, sport ed attività motoria possano sembrare simili tra loro, la realtà dei fatti ci dimostrerà altro. Esercizio fisico e attività fisica sono termini abitualmente utilizzati come sinonimi. Tuttavia, in termini scientifici queste definizioni hanno un significato leggermente diverso. Detto ciò, è evidente come nel prescrivere l’uno e l’altra vi sia la necessità di fare chiarezza e soprattutto, di diversificare chi fa cosa e la quantità di cui abbiamo bisogno nell’uno e nell’altro caso quando parliamo di uomini Vs donne. Nella seguente tabella sono riportati i termini e definizioni di uso corrente che ci faciliteranno il compito nella comprensione del focus sul topic proposto: Il termine attività fisica si riferisce a tutta l’energia che si brucia con il movimento. Si tratta principalmente delle attività di

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fitball per attività fisica contro osteoartrite

Osteoartrite e attività fisica: migliorare la qualità della vita del paziente

In questo articolo parliamo di una patologia molto diffusa, l’osteoartrite, e di come l’attività fisica possa rallentare il decorso della malattia e migliorare la qualità della vita della persona. Le cause dell’osteoartrite L’Osteoatrite è una patologia articolare cronica, molto comune con l’avanzare dell’età, associata a danni della cartilagine e dei tessuti circostanti. Non è causata semplicemente dall’usura che si verifica con anni di utilizzo dell’articolazione, altri fattori infatti possono essere lesioni singole o ripetute, movimenti anormali, disturbi metabolici, infezioni articolari o altre patologie articolari. Nel tentativo di riparare un’articolazione danneggiata, nell’articolazione si accumulano sostanze chimiche che aumentano la produzione dei componenti della cartilagine, come il collagene. Il tentativo di riparazione da parte dei tessuti può comportare una nuova crescita di cartilagine, osso e altri tessuti. L’osso può presentare un accrescimento eccessivo ai margini dell’articolazione, con protuberanze visibili e palpabili.  Tutte le componenti dell’articolazione, osso, capsula articolare, tessuto sinoviale, tendini, legamenti e cartilagine, cedono in diversi modi, con conseguente alterazione della funzione articolare. Nonostante l’osteoartrite possa interessare qualsiasi articolazione, questo tipo di infiammazione è particolarmente comune a livello di mani, ginocchia, anca e vertebre. Sintomi e diagnosi La diagnosi si basa sui sintomi e sull’esame radiografico. I sintomi, che si presentano

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rugbista in partita dopo il concurrent training

Concurrent Training: come evitare interferenza tra resistance ed endurance

Per molti sport, in particolare gli sport di squadra come il rugby, la capacità di migliorare parallelamente la propria resistance (allenamento muscolare) e l’endurance (allenamento di resistenza), sono attributi essenziali per le prestazioni sportive d’élite. L’integrazione di questi due tipi di allenamento in un singolo programma è nota come allenamento concorrente, o Concurrent Training.  Se si vanno però a mettere a confronto i distinti studi effettuati sull’allenamento concorrente, i risultati sono spesso contraddittori. Questo dipende da differenti variabili e fattori, quali: le caratteristiche dei soggetti di studio, la durata dello studio, le caratteristiche dell’allenamento di forza e di resistenza, il disegno dello studio, i metodi di valutazione ecc ecc.  Cosa ci dice la ricerca I primi studi sull’allenamento concorrente (Hickson, 1980) mostrarono che il miglioramento della forza, ma non della resistenza (VO2max), poteva essere compromesso nel momento in cui si realizzavano, nello stesso giorno, sessioni di allenamento concorrente che prevedevano la corsa e la forza ad alta intensità e ad alta frequenza settimanale, e che al contrario l’allenamento di forza sembrava migliorare il rendimento della resistenza. Secondo Murach e Bagley (2016), l’allenamento concorrente non sembrerebbe interferire con l’allenamento della forza che induce l’ipertrofia. Secondo quest’ultimi, quando il volume e il

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ragazza impegnata in esercizio fisico per ossidazione dei grassi

Protocolli d’esercizio e ossidazione dei grassi: il lavoro del professionista

Oggi scopriremo come l’esercizio e i suoi protocolli d’intervento agiscano sull’ossidazione dei grassi, valutando quale di questi aiuta a bruciare di più. Introduzione In teoria, ogni protocollo di esercizio dovrebbe mirare al miglioramento della composizione corporea. Nella maggior parte dei casi questo scopo comporta l’aumento o il mantenimento della massa muscolare e, cosa ancora più importante, la riduzione della massa grassa. I due processi sono fortemente correlati al fine di migliorare lo stato di salute di un soggetto mediante l’attivazione di percorsi fisiologici, biochimici e psicologici che risultano in un miglioramento generale dei biomarker e dei comportamenti sociali. Tuttavia, il secondo ricopre un ruolo essenziale in condizioni di infiammazione cronica, che è un importante fattore eziologico in una vasta gamma di malattie croniche comuni, tra cui malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer e altre malattie neurologiche e cancro (Fritsche 2015). Lo scopo di questo articolo è quello di analizzare la relazione tra protocolli di esercizio e ossidazione del grasso e, in particolare, dei meccanismi alla base del metabolismo lipidico e dei suoi adattamenti alle caratteristiche dell’attività fisica, al fine di rispondere alla seguente domanda: quale protocollo di esercizio brucia più grasso? Esercizio e metabolismo lipidico Per capire meglio come i programmi di esercizio influiscono

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donna over 40 che fa sport

Donne over 40: lo sport è l’antiruggine per una salute di ferro

La tesi sperimentale di oggi ci mostrerà come si mantiene una salute di ferro intorno ai 40 anni. L’attività fisica e l’alimentazione influenzano lo stato di benessere delle donne in pre-meonopausa, menopausa e post-menopausa? Per rispondere a questa domanda ho condotto uno studio nella zona marsicana, con un campione di 50 donne.  Brevemente riassumo le manifestazioni, i trattamenti e le attività consigliate per ogni periodo per ovviare ai disagi delle 3 fasi. Pre-menopausa Generalmente la pre-menopausa appare dopo i 45 anni con durata variabile. È possibile riconoscerla da varie manifestazioni.  La diagnosi è legata alla sintomatologia. In questa fase di transizione i sintomi possono essere tenuti a bada con un sano stile alimentare e di vita: riduzione dell’alcool, eliminazione del fumo, svolgimento di attività fisica, dedizione ad un hobby. Inoltre a lenire i disagi vengono incontro i rimedi naturali come: soia, maca, trifoglio rosso, grifonia etc, e i classici farmaci ormonali.  Menopausa Questo periodo trascina con sé le criticità più pesanti, ma le innumerevoli ricerche hanno dimostrato che per ogni problema può esserci una soluzione di carattere fisico sportiva. Possono essere lette di seguito: Resta fondamentale cambiare dieta: essa si arricchisce di alimenti con elevato contenuto di potassio e bassa

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