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sul mondo delle Scienze Motorie

anziani su panchina con mild cognitive impairment

Il Mild Cognitive Impairment e il ruolo del Laureato in Scienze Motorie

L’attività fisica ha un ruolo nella prevenzione di malattie che prevedono deficit cognitivi? Approfondiamo questo tema parlando di MCI e del ruolo del Laureato in Scienze Motorie rispetto a questa condizione. Cos’è il MCI? Mild Cognitive Impairment (MCI), in italiano decadimento cognitivo lieve, è una condizione diagnosticata agli individui che hanno deficit cognitivi che sono maggiori rispetto a quelli che statisticamente si possono aspettare per la loro età e istruzione, ma che non interferiscono significativamente con le loro attività giornaliere.  Lo si considera come la frontiera o stato di transizione tra l’invecchiamento normale e la demenza. Anche se l’MCI si può presentare con una grande varietà di sintomi, quando la perdita di memoria diventa il sintomo predominante spesso lo si definisce “MCI amnestico” (a-MCI) e viene visto frequentemente come un fattore di rischio per la malattia di Alzheimer.  Alcune ricerche suggeriscono che una parte delle persone con MCI tendono a progredire verso una probabile malattia di Alzheimer con un tasso di circa il 10% al 15% per anno. Altre invece rimangono stabili, senza che si verifichi una conversione in demenza. Inoltre, quando i pazienti hanno deficit in altre funzioni mentali diverse dalla memoria, il disturbo viene classificato come MCI non-amnestico

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bambino che allena le capacità coordinative nell'infanzia

Le Capacità Coordinative nell’infanzia: definizione, classificazione e utilizzo

Le Capacità Coordinative, seppur affrontate spesso dal punto di vista teorico in ambito accademico universitario, rimangono uno dei temi più difficili da inserire e contestualizzare in fase di programmazione didattica nell’attività sportiva per l’infanzia. Sono solito invece considerarle dei pilastri della formazione sportiva al pari e concatenate (vedremo come ed in che modo) alle capacità condizionali, schemi motori di base ed abilità motorie secondo le fasi sensibili del loro sviluppo e apprendimento. L’obiettivo dell’articolo è quello di capirne dapprima l’essenza pratica, ovvero intuire quale sia la loro giusta collocazione all’interno della crescita motoria, e successivamente inserirle all’interno di principi organizzativi volti ad ottimizzare le tempistiche ridotte di lavoro con le quali si ha a che fare: non lavorare su singole capacità coordinative, ma sfruttarle durante esercitazioni che vedano sempre protagonista l’attrezzo principale dell’attività sportiva scelta. Capacità Coordinative: definizione e classificazione Tra le tante definizioni di Capacità Coordinative, quella che più trova riscontro pratico è sicuramente quella di Blume, secondo cui: sono presupposti della prestazione motoria di un soggetto, in parte sviluppabili ed in parte predeterminate geneticamente, determinate prevalentemente dai processi di controllo del movimento, che rendono un soggetto più o meno capace di esercitare con successo determinate attività motorie. Questa

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ragazza in palestra che si allena e valutazione della body image

La Body Image e il successo di un programma di allenamento

Oggi vedremo come un Laureato in Scienze Motorie deve ragionare quando lavora – soprattutto come Personal Trainer, ma non solo – sulla percezione del sé, per ottenere dei risultati. La formazione in ambito universitario delle materie scientifiche riveste un ruolo fondamentale per affacciarsi sul mondo del lavoro, con un sufficiente bagaglio di conoscenze sui sistemi biologici e funzionali del corpo umano, specialmente nel caso in cui l’obiettivo sia quello di ricoprire un ruolo di Trainer per la performance o per la salute. Ciclo di Krebs, Range of Motion, valutazioni antropometriche, quante volte questi argomenti hanno fatto penare studenti su studenti durante il percorso universitario di Scienze Motorie (me compreso, ovviamente)! Ma l’uomo non è semplicemente una macchina. Pensare che un nostro cliente o atleta possa essere definito in base ai suoi risultati nel Test di Conconi o a quanto solleva in panca, è sicuramente riduttivo. Indipendentemente dalla tipologia di incarico che ricopriamo e dalla persona con cui dovremo relazionarci, quest’ultima rappresenta un organismo pensante, un’individualità dotata di capacità relazionali e modificabile nel tempo a livello psicofisico.  Diversi argomenti hanno caratterizzato il dibattito psicologico dell’ultimo secolo, tra cui gli aspetti che influenzano l’esecuzione di attività fisica regolare e il mantenimento di

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ragazza di schiena con problemi all'apparato stomatognatico e disfunzioni di postura

Apparato stomatognatico e disfunzioni posturali: come interviene il Laureato in Scienze Motorie

Il ruolo del Laureato in Scienze Motorie come figura primaria nell’analisi e nella risoluzione delle problematiche legate all’apparato stomatognatico. Molti studi hanno dimostrato quanto un approccio posturologico sia molto importante nei trattamenti dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare), dal momento che le tensioni fasciali e muscolari influenzano la fisiologia dell’articolazione: le forze in gioco sono molte e la componente anteriore, come quella posteriore, della postura hanno un grosso impatto sulla posizione e sul movimento dell’osso mandibolare. La quantità di recettori presenti nell’apparato stomatognatico è alta e le contrazioni a cui esso è sottoposto, dovute alla masticazione e alla produzione della parola, teorizza ed evidenzia un chiaro collegamento tra ATM e postura. Entrando nel dettaglio della neuroanatomia, il sistema nervoso afferente dell’articolazione ha una connessione con i sistemi deputati al controllo della postura, in particolare con fibre del cervelletto e del vestibolo; inoltre, sono presenti sinapsi con il nucleo oculomotore e con il nervo ipoglosso. Tutti i messaggi inviati dal sistema propriocettivo passano attraverso contatti sinaptici tra i neuroni responsabili del controllo dell’equilibrio. Uno studio molto interessante del 2009 di Cuccia e Caradonna, ha dimostrato come il nervo trigemino possa influenzare l’assetto posturale dell’individuo: anestetizzandolo da un lato, si è visto come la postura

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uomo nella terza età supportato da laureato in scienze motorie

Terza età: le possibilità di lavoro del Laureato in Scienze Motorie

Oggi vedremo come le competenze del Laureato in Scienze Motorie contrastano le problematiche tipiche della terza età: invecchiamento, sedentarietà e sarcopenia per riduzione della massa muscolare. Cambiamenti e DNA L’uomo negli ultimi secoli ha modificato radicalmente il suo stile di vita, aumentando esponenzialmente le ore di sedentarietà, inattività fisica e l’introito di junk food (cibo spazzatura), senza rendersi conto che questo non gli permette di mantenere il suo apparato muscolo-scheletrico efficiente. Fino a pochi secoli fa, la specie umana ha provveduto a cacciare il cibo da solo, prendersi cura della propria prole e spesso proteggersi da altre specie animali, e tutte queste attività erano garantite dalla potenzialità dell’apparato muscolo-scheletrico. Basta pensare che il nostro DNA nel corso dei secoli non è cambiato, ma è rimasto quello che ci garantiva la sopravvivenza dalle altre specie animali e la capacità di cacciarci il cibo con le nostre forze. Tutto è avvenuto troppo in fretta e all’improvviso perché si potessero manifestare progressi biologici fondamentali. Anche se a prima vista sembra che essi siano avvenuti, si tratta in gran parte di apparenza (Desmond M. et al: La Scimmia Nuda, 2016). Dietro la facciata di un uomo moderno piazzato in una società evoluta, vi è

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donna che fa attività fisica per evitare alterazioni del microbiota

Microbiota e attività fisica: l’interazione che il Laureato deve conoscere

Oggi vedremo l’interazione tra il Microbiota e l’Attività Fisica come mezzo low cost per la salute. Cos’è il microbiota Con il termine microbiota si fa riferimento a un gran numero di batteri che vivono stabilmente in alcuni dei nostri organi e tessuti, in particolare nel tratto gastrointestinale, che comprende più di 1000 specie ed è talmente rilevante da essere considerato quasi un organo a parte. Batteri che aiutano nel mantenimento dello stato di salute dell’individuo e che hanno funzioni quali la digestione e lo sviluppo del sistema immunitario. Da uno stato di equilibrio, chiamato eubiosi, si può passare ad una condizione contraria, definita disbiosi, dovuta ad una cattiva alimentazione, a farmaci e ad altri fattori esterni, che compromettono la normale popolazione batterica.  Sembra essere dovuta proprio a quest’alterazione l’aumentata incidenza di patologie metaboliche, cardiovascolari, infiammatorie, neurologiche, psichiche e oncologiche. L’influenza del microbiota nella regolazione dell’attività metabolica è oggi riconosciuta con sempre più evidenze a supporto. Sembra esserci infatti, una forte correlazione tra la composizione del microbiota e le alterazioni metaboliche legate all’obesità. Attività fisica e patologie L’attività fisica è ormai ben risaputa essere di fondamentale importanza nel trattare numerose patologie, come l’obesità e l’ipertensione. Da recenti studi si è visto come l’esercizio fisico possa influenzare la

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atleta che si allena in base al velocità based training

Il Velocity Based Training per definire intensità e volume dell’allenamento

Il Velocity Based Training (VBT) è una metodica allenante che ci permette di valutare la velocità della fase concentrica di un movimento, potendone analizzare e programmare l’intensità e il volume della seduta. La metodica riguarda la misurazione della velocità del bilanciere/manubrio/arto mediante l’utilizzo di un accelerometro o strumenti atti a tale valutazione, ormai sempre più precisi e alla portata di quasi tutte le tasche. Qual è il principio metodologico del VBT? Secondo la relazione inversa tra Forza-Velocità (curva di Hill), all’aumentare del carico sul bilanciere sappiamo che la velocità tenderà a ridursi sempre più fino a raggiungere il valore 0 e così viceversa. Nel grafico, l’asse X identifica la velocità del movimento in m/s, mentre l’asse y identifica la forza espressa. Essendo la Forza risultato del prodotto di massa per l’accelerazione posta a quest’ultima, e l’accelerazione derivata della velocità, la relazione tra forza e velocità identifica anche la produzione di potenza quale prodotto delle due qualità. Allenare le qualità di forza e velocità di una determinata alzata o gesto specifico,  permette quindi lo sviluppo e il miglioramento della produzione di potenza, quale componente fondamentale nella performance degli sport di squadra ed individuali. Il VBT si propone quindi come metodica utilizzata

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persona che fa wall climbing dopo l'hand grip strength test

Hand Grip Strength Test: un must have per i laureati in Scienze Motorie

L’Hand Grip Strength Test ha come scopo quello di misurare la forza isometrica massima esercitata dai muscoli dell’avambraccio. Oggi vedremo quanto è utile questo tool. Di cosa si tratta L’Hand Grip Strength Test ha come scopo quello di misurare la forza isometrica massima esercitata dai muscoli dell’arto superiore: della mano responsabili dell’estensione dell’avambraccio,  della flessione dei metatarsi e delle falangi,  della flessione delle dita e dell’adduzione del pollice.  Questo perché la forza dell’impugnatura è importante per ogni sport in cui le mani sono utilizzate per prendere, lanciare o sollevare. Inoltre, si è evidenziato che le persone con le mani forti presentano una forza generale molto sviluppata, e spesso può essere utilizzato anche come test di forza generale. D’altra parte un certo numero di studi in letteratura ha anche dimostrato come essa sia strettamente correlata alla forza esercitata da altri gruppi muscolari (Wind et al., 2010).  La misura della FORZA PRESA DELLA MANO (FPM) fa inoltre parte di batterie multi test per la valutazione dell’efficienza (fitness) neuromuscolare (Espana-Romero et al., 2010). Come si esegue il test Il Grip Test è un test di facile somministrazione, richiede pochi secondi di applicazione, è poco costoso e presenta numerose applicazioni in ambito clinico. Un

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Attività fisica per la terza età: il ruolo del laureato in Scienze Motorie

Oggi vedremo come l’attività fisica aiuta il soggetto a non invecchiare e come il ruolo del Dottore in Scienze Motorie è di fondamentale importanza per la supervisione di un programma di lavoro. Negli ultimi anni il numero delle persone al di sopra dei 50 anni che pratica sport è cresciuto in maniera esponenziale. Alcuni sono motivati da interessi di carattere ludico, altri sociale e altri ancora sanitario. Sono persone che interpretano alla perfezione il significato etimologico della parola “sport” ossia divertimento. Un’altra percentuale di popolazione sportiva anziana è invece motivata da una buona dose di agonismo. Tali soggetti effettuano allenamenti, anche intensi, somministrati da personale qualificato e non. Soprattutto in quest’ultimo caso è frequente riscontrare che schemi di allenamento, preparati per atleti evoluti o per individui aventi precipue caratteristiche, vengono propinati senza tenere in debita considerazione le modificazioni fisiologiche presenti in questi soggetti, esponendoli a potenziali rischi patologici connessi ad una attività mal strutturata. Dobbiamo innanzitutto specificare che, in generale, il comportamento animale, dal quale l’uomo non differisce, fa sì che con l’avanzare dell’età ci sia una diminuzione dell’attività fisica svolta. L’origine di tale comportamento non è ben chiaro: quello che invece si evidenzia è che l’uomo, a differenza del resto

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Cancro al seno: il ruolo del Laureato in Scienze Motorie come specialista

Secondo gli ultimi studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cancro rappresenta la seconda causa di morte, solo dopo le malattie cardiovascolari: oggi vedremo come l’allenamento e la figura specialistica del Laureato in Scienze Motorie, abbia un ruolo chiave in questa patologia. Cosa è il cancro? Con il termine cancro (o tumore maligno) si indica un gruppo di patologie caratterizzate da replicazione e diffusione cellulare incontrollate. Ogni tumore trae origine da una sola cellula che, a causa di sollecitazioni esterne o interne ripetute, accumula una serie di danni al suo sistema informativo (DNA), che ne consente la proliferazione incontrollata. Nei tessuti normali, le cellule si riproducono per sopperire alle varie necessità dell’organismo, come la crescita o il rimpiazzo di cellule morte o danneggiate. In tali tessuti, la proliferazione e la differenziazione cellulare sono sottoposte ad uno stretto controllo biochimico. Le cellule si dividono, controllate da vari stimoli di accrescimento e sono dotate di meccanismi di difesa in grado di rallentare i processi di sviluppo, consentendo di riparare eventuali anomalie; nel caso in cui ciò non avvenga, la cellula va incontro ad un processo di morte programmata, definito apoptosi. Nei tumori questo delicato equilibrio, governato dai messaggi chimici inviati da una cellula

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