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News e approfondimenti di assoluta valenza scientifica
sul mondo delle Scienze Motorie

Il Functional Training nelle diverse fasce di età: 3 programmi per i bambini

Oggi parleremo del Functional Training for kids and young divenuto ormai un percorso che, dall’età evolutiva sino all’età della maturità biologica, è fondamentale per sviluppare diverse skill. Per una crescita psico-motoria ottimale è necessario che il bambino faccia più esperienze motorie possibili in diversi ambienti e contesti (giocare al parco, praticare almeno una disciplina sportiva, partecipare alle ore di educazione fisica a scuola, ecc.), tuttavia secondo ultimissimi dati e fonti risultano aumentati drasticamente il numero degli infortuni e soprattutto il tasso di obesità infantile. Nel 1999-2000 la percentuale di persone in sovrappeso per un campione di età compresa tra i 6 e i 17 anni ha superato il 20% toccando punte superiori al 30% nel periodo 6-13 anni, mentre è pari al 4% la quota degli obesi. Per combattere ciò, risulta necessario proporre schemi motori sempre più complessi, cercando di contestualizzarli in un ambiente ludico, tuttavia sempre cercando di adattare le attività all’età in modo tale che il bambino/ragazzo non sia palesemente impossibilitato a farlo o al contrario si annoi troppo per la troppa facilità. Perché il Functional Training? Premettiamo che il Functional Training (o allenamento funzionale) nasce nei primi anni ’70 in America come risposta all’uso e all’abuso delle

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Il ruolo delle Interleuchine e l’attività fisica nel Diabete di tipo 2 – parte 2

Abbiamo iniziato questo approfondimento parlando di interleuchine e dell’importanza dell’esercizio fisico per chi soffre di Diabete di Tipo II: entriamo nel vivo del tema con il Browning e con un vero programma di allenamento per soggetti diabetici. Se hai perso la prima parte dell’articolo, la trovi qui! Il BAT ed il processo del “browning” La presenza di BAT attivo negli umani ed il suo significato metabolico per la fisiologia umana fu per primo ottenuto nel 2007 e finalmente riconosciuto nel 2009. Alcuni radiologi infatti, fortuitamente, utilizzando il radiotracciante F-fluorodeossiglucosio nella tomografia ad emissione di positroni e nella tomografia computerizzata per la rilevazione di tumori metabolicamente attivi, trovarono alcune aree con alti tassi di uptake di glucosio le quali erano simmetriche in natura, localizzate nelle regioni sopra-clavicolari e del collo. Si riuscirono a definire con più chiarezza i siti di estensione del BAT nel neonato, i quali vennero identificati nella regione interscapolare ed in quella perirenale e, inoltre, mentre i depositi di BAT dei roditori persistevano per tutto l’arco della vita, gli adipociti bruni degli umani scomparivano gradualmente dalla regione interscapolare con l’avanzare dell’età e si sviluppavano nelle regioni sopraclavicolari, cervicali, ascellari e paravertebrali (Sanchez-Delgado G. et al., 2015; Sidossis L.

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Il ruolo delle Interleuchine e l’attività fisica nel Diabete di tipo 2 – parte 1

Oggi scopriremo le interleuchine pro ed anti infiammatorie che vengono mediate dall’attività fisica nel processo di browning e come sono coinvolte nel diabete di tipo 2. Introduzione L’obiettivo di questo articolo è valorizzare il ruolo dell’attività fisica come importante elemento adiuvante il trattamento farmacologico di diabete mellito di tipo II (T2DM), una patologia drasticamente in aumento a livello mondiale. Saranno prima di tutto descritti i sistemi fisiologici coinvolti nella regolazione e nell’utilizzo del glucosio, affiancati poi dal quadro patologico del T2DM. Si approfondirà nel dettaglio come l’attività contrattile riesca di per sé a stimolare la captazione di glucosio in maniera insulino-indipendente. Questo elemento, già fortemente benefico nel soggetto diabetico, riceverà manforte dalla descrizione delle capacità endocrine del tessuto muscolare scheletrico in attività contrattile, in grado appunto di secernere e rilasciare fattori con effetti di vasta portata su tessuti muscolari e non, chiamati “miochine”. Le molecole prese in esame saranno principalmente alcune interleuchine (IL-6, IL-8, IL-13 ed IL,15), la miostatina o GDF-8 e l’irisina, fattore quest’ultimo ad oggi di particolare interesse in letteratura internazionale. L’entusiasmo della recente scoperta dell’irisina riguarda principalmente il suo effetto negli adipociti bianchi, dove è stata riportata essere in grado di innescare un processo, chiamato “browning”, che sarà

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Attività fisica e cancro al seno: il case report di una paziente – seconda parte

L’attività fisica ha effetti benefici innumerevoli, anche contro lo stress psicologico in una paziente operata di carcinoma mammario, come testimonia questo case report. Nella prima parte dell’articolo, ho elencato tutti i risultati delle analisi svolte sulla paziente: Carmela, una donna di 70 anni, paziente sotto terapia chemioterapica e ormonale in corso, che ha subito una mastectomia radicale di mammella destra (mammella + tessuto adiposo ascella destra). Puoi trovarla qui! Limiti Il progetto di tesi ha presentato naturalmente alcuni limiti e imprevisti. All’origine lo studio prevedeva un lavoro in gruppo e non in singolo, in quanto l’isolamento sociale, ovvero la sensazione di non avere nessuno con cui condividere i propri sentimenti, raddoppia le probabilità di malattia o di morte. Il conforto psicologico si pone l’obiettivo, infatti, da un lato di gestire le emozioni, le paure, le ansie e le angosce proprie della malattia, e dall’altro di contribuire a una migliore accettazione e sopportazione anche fisica della malattia e del suo trattamento. Questa teoria venne precedente validata da David Spiegel, professore in Psichiatria alla Stanford University, grazie allo studio “The effect of Psychosocial Treatment on survival of patients with metastatic breast cancer” del 1989. Un altro limite riguarda il campione di studio, in

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Attività fisica e cancro al seno: il case report di una paziente – prima parte

Uno straordinario contributo tecnico su come l’attività fisica nell’ambito delle cure per il carcinoma mammario consenta di arginare la sofferenza del paziente e le conseguenze negative causate dai trattamenti per le neoplasie. L’esercizio fisico è realmente una panacea senza controindicazioni. Introduzione Chemioterapia, interventi, immunoterapia, radioterapia, ormonoterapia: tutti producono effetti avversi, sia dal punto di vista fisiologico – come nausea, vomito, diarrea, anoressia, alopecia, costipazione – sia dal punto di vista psicologico – come depressione, problemi del sonno, mal di testa, anemia, fatigue, ansia e immunodepressione. Spesso accade anche che i pazienti oncologici riportino dei disordini a livello psichiatrico. L’attività motoria ha un ruolo importante nell’ambito delle patologie tumorali, sia durante i trattamenti terapeutici che nel periodo successivo, ed è necessario dunque che il paziente impieghi parte del suo tempo nella pratica di un’attività fisica, adattata ai suoi bisogni e alle sue necessità e capacità. Stress e disregolazione immunitaria È ormai assodato che lo stress prodotto in seguito a emozioni negative, come paura, ansia, rabbia o frustrazione, vada a stimolare l’asse HPA, iperattivandolo. Questa disregolazione comporta una diretta tossicità delle cellule NK del sistema immunitario, una ridotta proliferazione linfocitaria, presumibilmente per causa neuroendocrina e la sovrapproduzione di IL-6, una citochina pro-infiammatoria.

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Psicomotricità e percorsi motori: pro e contro nell’approccio pratico

Non è raro trovare durante una lezione di psicomotricità l’utilizzo di percorsi motori: i classici percorsi in cui l’alternanza di attrezzi di varia grandezza e genere mette il bambino di fronte a piccole sfide, da superare attraverso l’esecuzione di piccoli schemi motori di base. L’uso dei percorsi motori È uno dei mezzi più diffusi non solo nella psicomotricità, ma in tutte le attività motorie di base proposte dalle associazioni e società sportive dilettantistiche. Probabilmente è anche la prima cosa che vi verrebbe in mente di mettere in pratica con un vostro gruppetto di bambini. Ogni volta che preparo una lezione a carattere psicomotorio o sportiva non specializzante, pongo sempre alla base della strutturazione della lezione la scelta accurata della metodologia che voglio utilizzare. Uno schema, un gesto, un’abilità, una capacità, possono essere affrontate in vari modi e quello più corretto non è e non può essere lo stesso per tutti. Il ruolo dei percorsi motori Oggi vogliamo cercare di capire se il “percorso motorio” è un mezzo d’allenamento e d’apprendimento utile sempre, mai o qualche volta. La cosa più importante però, sarà capire se può essere il mezzo più efficace per voi e per le vostre necessità, perché, come detto,

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Come l’esercizio fisico regola l’ipoglicemia e l’iperglicemia cronica

Oggi vedremo come, tra le varie complicanze del Diabete di tipo 1, sono presenti il declino delle funzioni cognitive – come la memoria, le capacità esecutive e di attenzione – e l’efficienza psicomotoria, per la maggior parte attribuite all’ipoglicemia e all’iperglicemia cronica, e come l’esercizio fisico modifica positivamente tali circostanze. Funzioni cognitive ed esercizio fisico Il BDNF o Fattore Neurotrofico Derivato dal Cervello, è una neurotrofina, un tipo di proteina, prodotta dal cervello e coinvolta nella produzione dei neuroni, importante per il mantenimento della salute delle cellule già esistenti e per il miglioramento delle funzioni cognitive: infatti bassi livelli di BDNF sono legati a malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e di Parkinson. Tra i tanti benefici dell’attività fisica vi è il mantenimento delle funzioni cognitive, effetto dovuto proprio all’aumento della produzione di fattori neutrofici come: il BDNF, prodotta anche dalle cellule muscolari durante la contrazione l’IGF-1, dove l’aumento della produzione sembra essere dipendente dall’intensità dell’attività praticata, in particolare con l’attività intervallata ad alta intensità (HIIT). Il caso del Diabete di Tipo 1 A trarre benefici dalla combinazione dei diversi tipi di esercizio fisico sono soprattutto i soggetti diabetici di tipo 1 (T1D), in quanto permette loro di mantenere

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EWMA: sistemi di monitoraggio a confronto

Nel precedente articolo abbiamo parlato delle principali caratteristiche di calcolo e utilizzo dell’Acute Chronic Workload (ACWR), oggi parleremo di Exponentially Weighted Moving Averages Ratio (EWMA) che prende in considerazione ed enfatizza l’effetto dei carichi acuti e cronici e di come questo strumento possa fornirci indicazioni sull’adattamento ai carichi e incidenza di infortunio dei nostri atleti. I pezzi mancanti dell’ACWR Ricordiamo che l’ACWR dovrebbe rappresentare l’andamento in acuto e cronico del Fitness-Fatigue model di Bannister e di come il nostro atleta si adatti ai carichi a lui sottoposti sul breve medio e lungo periodo. Partendo proprio da questo, l’analisi proposta da Menaspà [1] riguardante ACWR chiarisce di come l’indice non valuti correttamente l’adattamento dei carichi acuti e cronici dell’atleta; questo perché viene calcolato mediante il rapporto tra carico acuto della settimana e la media del carico cronico delle precedenti settimane. Secondo l’autore infatti, la media dei carichi cronici non può rappresentare in maniera appropriata l’andamento di fitness e fatica proposta da Bannister, poiché il carico della settimana 4 (la più distante dal carico acuto) pesa in egual misura della settimana 1 (proprio precedente al carico acuto). Quello che consiglia Menaspà è di ricercare una soluzione all’ACWR che permetta di valutare il

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Core Stability: tra mito e realtà

Negli ultimi anni, preparatori atletici e strength coach hanno sempre più implementato esercizi per la core stability nei loro programmi di lavoro, allo scopo di aumentare la performance sportiva dei propri atleti. Ma dove finisce il mito ed inizia la realtà? Una volta gli esercizi erano eseguiti solo da soggetti che evidenziavano problematiche come low back pain o disfunzioni posturali. Oggi vengono eseguiti anche da soggetti sani o agonisti, in centri fitness e di condizionamento sportivo. Molto spesso si propongono esercizi di stability nelle nostre squadre e nei nostri atleti, tuttavia ad oggi la letteratura in merito al miglioramento della performance è piuttosto scarna e poche sono le evidenze a sostegno di affermazioni di preparatori e coach. In questo articolo vorremmo elencare alcuni punti fondamentali di questo tipo di condizionamento, partendo dalla definizione di core. Cos’è il CORE Il termine core è stato inizialmente usato per riferirsi al tronco e alla regione lombo pelvica del corpo (Bergmark et al., 1989). La stabilità di tale regione è fondamentale per fornire una base per il movimento, per sostenere carichi, per un corretto trasferimento di forze dagli arti inferiori alla parte alta del corpo. Il sistema di stabilizzazione è stato suddiviso in 3

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Formazione OPEN o Formazione CLOSED?

Oggi vedremo come aiutare il Laureato in Scienze Motorie nello scegliere una Scuola di Formazione Extra Universitaria Riservata ai Laureati in Scienze Motorie (CLOSED) rispetto ad una che si rivolge a tutti (OPEN). Negli anni, ho sempre rispettato chi decide di iniziare un percorso come formatore e, nonostante si speculi molto nell’ambito formativo, è giusto spiegare alcune motivazioni, per AIUTARE lo studente nella scelta della scuola di formazione o nel percorso da intraprendere per aumentare le sue competenze tecniche ed esperienziali. Tanti docenti o formatori dovrebbero dire in pubblico come stanno veramente le cose nel panorama formativo e, vi dico la verità, prima di parlare e scrivere su tale argomentazione ho riflettuto molto sul fatto che questa cosa avrebbe potuto portare o meno ad uno scontro o riscontro con altre realtà. Ma penso sia innegabile ad oggi che ignorare la VERITÀ sarebbe più dannoso di PARLARNE! Sicuramente la grande intelligenza di chi leggerà quest’articolo gli permetterà di fare le sue valutazioni e trarre nel breve, medio o lungo periodo le sue conclusioni. Etica e formazione Il mio vissuto da Ph.D. mi impone un discorso ETICO che spesso viene ghettizzato nel Business ma le pubblicazione scientifiche, i congressi da relatore, le

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