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News e approfondimenti di assoluta valenza scientifica
sul mondo delle Scienze Motorie

Esercizio fisico: la chiave per la salute prima e dopo la Menopausa

L’esercizio fisico nelle donne, con una chiave scientifica, può portare a risultati inaspettati sia sull’estetica che sulla performance. Cos’è la menopausa? La menopausa è l’evento fisiologico che nella donna corrisponde al termine del ciclo mestruale e dell’età fertile. Nella menopausa termina l’attività ovarica: le ovaie non producono più follicoli ed estrogeni (ormoni femminili principali). Nell’uso comune del termine invece si indica soltanto una notevole diminuzione dei fluidi, coincidente con il periodo di climaterio femminile. Tale stato provoca una serie di mutamenti nella donna che riguardano gli aspetti trofici, metabolici, sessuali e psicologici, con una serie di manifestazioni (sintomi) che variano a seconda della persona e possono essere più o meno marcati, ma non tutti sono collegabili alla menopausa in sé, poiché influiscono altri fattori come il contesto familiare e sociale e il termine menopausa deriva dal greco “μήν μηνός “(mese) e “παὒσις “(cessazione). Normalmente l’età in cui si riscontra la menopausa, ovvero cessa la secernazione di flussi mestruali, è fra i 50 e i 52 anni come media mondiale. Esistono aggravanti, fattori di rischio che interferiscono solitamente diminuendo l’età anagrafica di tale evento: il fumo nella donna, sia attivo che passivo, è tale da indurre un’anticipazione dell’evento di 1,5 –

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L’attività sessuale può influenzare la performance sportiva?

Oggi analizzeremo come l’attività sessuale possa avere un effetto positivo o negativo sulla performance sportiva. Nel mondo dello sport e dell’attività motoria, la maggior parte delle volte si segue un percorso che porta a duri allenamenti, alimentazione limitata, ore di sonno minime. Il tutto andrà a conseguire in una performance, se parliamo di uno sport dove è rilevante la competizione per prevalere sugli altri. È importante che questo percorso non venga influenzato da “fattori esterni” che possono compromettere la stessa performance. Ed è per questo che moltissimi sportivi hanno l’interesse di valutare, se e come, il sesso può influenzare la prestazione. Il nostro obiettivo nell’articolo di oggi è valutare se e come un atto sessuale è in grado di influenzare in maniera considerevole la performance sportiva e soprattutto dando per assodato che questo avvenga, chiedersi come sia possibile e attraverso quali processi il sesso condiziona la prestazione fisica. Il modo migliore per farlo è valutando gli effetti dello stesso sul metabolismo dell’uomo, considerando anche quelli che sono i risvolti ormonali sul corpo e indagando, come ultimo step, sulla tendenza dell’atto copulativo a ristabilire i livelli di stress; tenendo in considerazione che c’è un condizionamento bilaterale: il sesso infatti tende ad

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Il Protocollo SMIT: Supramaximal Interval Training

Oggi affronteremo il protocollo SMIT – Supramaximal Interval Training – parlando di allenamenti ad intervalli, che prevedono periodi di lavoro ripetuti, e lo confronteremo con l’High Intensity Training. Quando si parla di High Intensity Training e Supramaximal Interval Training parliamo di allenamenti ad intervalli, che prevedono periodi di lavoro ripetuti intervallati da periodi di recupero. Sono entrambi ad alta intensità e sono spesso usati per il condizionamento in sport di squadra o individuali. In cosa differiscono? Nell’HIT vi sono periodi di lavoro con una Vo2max che va dal 90% al 100% con un rapporto lavoro/recupero di 1:1 o 2:1; nello SMIT si hanno periodi di lavoro in cui si superare il 100% della Vo2max con rapporto lavoro/recupero che va da 1:3 a 1:9 (Billat, 2001; Denadai et al. 2006). Ad oggi non vi sono risultati che confrontano l’HIT e lo SMIT nei termini di miglioramento della prestazione sia per quanto concerne il contesto aerobico che quello anaerobico; la maggior parte di questi sono limitati a protocolli di esercizio svolti sulla bike (Laursen et al., 2002). Le evidenze scientifiche Gli adattamenti fisiologici e i miglioramenti della prestazione dovuti ad un programma di miglioramento della Vo2max, in soggetti precedentemente sedentari, sono abbastanza

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Esercizi in overhead e infortuni alla spalla: una metodologia preventiva

Le attività sportive che presentano una gestualità tecnica overhead sono davvero molte, annoverando sport sia di squadra che individuali, quali baseball, football, basket, weightlifting, le specialità di lancio olimpiche e altri. Ma cosa contraddistingue un gesto overhead? Un gesto tecnico-sportivo, per essere definito overhead, prevede che questo venga eseguito utilizzando l’arto superiore con almeno 90° di abduzione dell’omero e spesso anche con almeno 90° di flessione di gomito. Semplificando al massimo, un gesto overhead è tale quando compiuto con l’arto superiore al di sopra del cingolo scapolare o del capo. Analizzando un gesto overhead, come ad esempio il lancio di una palla da baseball, possiamo subito notare come vi sia una grande produzione di lavoro da parte della muscolatura del cingolo scapolo-omerale, soprattutto di quella adduttoria. Inoltre, salta subito all’occhio il fulcro principale di questo movimento, l’articolazione gleno-omerale. L’articolazione gleno-omerale è quella che in anatomia viene definita “diartrosi”, articolazione caratterizzata dalla presenza di liquido sinoviale, del genere “enartrosi”, una superficie sferica che si articola in una fossa o concavità ossea. In questo caso la sfera è rappresentata dalla testa dell’omero e la concavità dalla fossa glenoidea della scapola. La gleno-omerale è l’articolazione sicuramente più mobile di tutto il corpo umano,

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Quando lo sport vuole pure la tua anima:
 la dipendenza al pari di un patto col diavolo

In questo articolo parliamo di una mentalità sbagliata che serpeggia tra molti atleti: quella di una vera e propria dipendenza da sport. Atleti e risultati Sei stanco, è evidente che non è il caso di allenarsi, ma hai un programma scritto, in testa una sorta di senso del dovere misto a piacere: insomma, ti alleni lo stesso perché il sapore dell’allenamento in fin dei conti è gustoso. Sei stanco, anche per il lavoro, magari hai dormito poco, stai preparando un esame: sta di fatto che ne esce una performance giornaliera pessima. Ma insisti e la tua performance del giorno fa ancora più schifo. Ti innervosisci. Vai avanti. Niente. Vai a fare la doccia. Torni a casa esausto, arrabbiato, non è andata come volevi. Prendi atto di questa sensazione perché l’hai vissuta altre volte, troppe. Ma il giorno dopo sei lì di nuovo, deciso a prenderti qualcosa in più oltre la linea dei tuoi limiti. La domanda che sorge spontanea a chi sta intorno agli atleti è: “ma perché?”. Domanda alla qualche hanno difficoltà a rispondere anche loro. Da innumerevoli studi si sa che l’attività motoria apporta numerosi benefici alla salute, ma qui abbiamo alzato l’asticella. La dipendenza da allenamento Innanzi

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Long Term Athlete Development: come sviluppare un programma di allenamento con i 7 stadi di sviluppo

Oggi presentiamo un modello sportivo che permette di pianificare l’eccellenza nello sport e il benessere delle persone, attraverso un programma di sviluppo a lungo termine dell’atleta. La novità della proposta consiste nel porre l’atleta al centro del sistema sportivo, nel pieno rispetto delle peculiarità individuali, che caratterizzano il processo evolutivo. Il modello, che si articola in sette fasi, pone in stretta relazione l’educazione motoria, lo sport scolastico, quello agonistico e quello ricreativo, con un obiettivo: “mantenersi attivi tutta la vita”. Sviluppo dell’atleta a lungo termine Mettere l’atleta al centro, significa impostare il sistema a partire dalla considerazione delle esigenze del bambino, con riferimento  anche alle differenti fasi di crescita del giovane praticante. La proposizione del nuovo modello denominato LTAD (Long-Term-Athlete Development) sembra rappresentare un effettivo veicolo di cambiamento perchè muove dalla considerazione che l’educazione fisica, lo sport scolastico, lo sport agonistico e quello ricreativo sono attività fra loro mutualmente interdipendenti. La particolarità della proposta risiede nel porre l’atleta al centro del sistema sportivo e nel conferire all’allenatore un ruolo fondamentale di guida e orientamento dell’intero processo di sviluppo, con il supporto delle istituzioni sportive e delle conoscenze scientifiche. Porre al centro l’atleta significa basare il sistema di allenamento, di gara

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Correre nel modo giusto: come migliorarsi con esercizi pratici

Correre è la tua passione ma non sai se lo stai facendo nel modo giusto? Ecco alcune dritte per un gesto atletico impeccabile, con esercizi pratici. In questo articolo vedremo quali sono gli esercizi migliori, per avere una tecnica di corsa giusta evitando dolori e infortuni. Correre è un gesto innato negli esseri umani, tuttavia farlo nel modo giusto non viene sempre così spontaneo. Adottare alcuni piccoli accorgimenti durante l’allenamento ti aiuteranno a fare la differenza: una corsa eseguita in maniera attenta aiuta non soltanto a prevenire gli infortuni, ma a migliorare l’efficacia del passo, consentendo all’organismo di risparmiare energia preziosa. E se puoi farlo al meglio, perché non provare a diventare un atleta efficiente? Consigli di base Ecco alcuni aspetti basilari da curare per migliorare la propria corsa: L’attenzione verso l’allenamento degli aspetti muscolari costituisce una delle priorità della corsa: infatti, l’incremento dei livelli di forza dell’atleta, contestualmente a un miglioramento degli aspetti tecnici del suo gesto, permette un incremento della competitività. Lo sviluppo della forza massima ed elastica può migliorare l’economia di corsa: il carico forza produce miglioramenti di alcune caratteristiche anaerobiche, quali la capacità di produrre elevate quantità di lattato, la riduzione dei tempi di contatto, la

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Il Mental Training può realmente migliorare la performance?

L’allenamento ideomotorio, o Mental Training, migliora la performance, soprattutto dei top player: vediamo perché e come funziona. Cos’è il Mental Training Al giorno d’oggi in ambito sportivo e non solo, l’allenamento ideomotorio (mental practice), meglio conosciuto con il termine di Mental Training, sta prendendo sempre più piede, soprattutto ad alti livelli. Il mental practice (MP) non è altro che un processo cognitivo di recupero di un’abilità fisica, dove la persona cerca di pensare e riprodurre a livello cognitivo una determinata abilità fisica che ha appena compiuto o che andrà a fare negli istanti successivi (es. immagino di tirare a canestro). Più banalmente, non è altro che una riproduzione, più dettagliata possibile, di un’esecuzione motoria che andrò a svolgere o che ho appena fatto. L’allenamento ideomotorio può essere suddiviso in due grosse categorie: Pratica finalizzata all’acquisizione delle abilità motorie (Acquisition of motor skills), in modo da facilitare l’immagazzinamento di informazioni ai fini di migliorare un recupero della memoria, per rinforzare l’apprendimento motorio; Utilizzo dell’immaginazione motoria del gesto in preparazione alla performance che si andrà a svolgere da lì a poco (Performance preparation). Importante è ricordare come il MP sia un interessante metodo che si può utilizzare per ottimizzare l’acquisizione di un’abilità. Quello

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Flessibilità metabolica: la chiave vincente per la gestione della massa corporea

Come possiamo creare la miglior capacità metabolica per le prestazioni sportive ed ottimizzare la composizione corporea nel contesto di ciò che il cliente è disposto a fare? Teniamo conto della sua condizione biologica? Scopriamo il tutto in questo articolo! Metabolismo e dispendio energetico La risposta alla domanda è che dobbiamo sempre considerare la fluidità e la relatività del metabolismo di una persona. Solitamente, il primo passo che dietologi e trainer fanno è quello di valutare il dispendio energetico di un cliente (TEE). Ne abbiamo parlato anche qui! Il TEE può essere volgarmente definito come la somma delle calorie che introduciamo e consumiamo nell’arco della giornata, quindi, se un individuo vuole perdere o aumentare la sua massa corporea dovrebbe semplicemente abbassare o aumentare il suo TEE. Purtroppo, questo non sempre funziona nella vita reale e spesso non consente di ottenere risultati concreti: infatti ultimamente le persone fanno sempre più affidamento alle nuove app fitness con lo scopo di gestire il loro TEE, col risultato che mangiano meno e si muovono di più al fine di perdere peso o viceversa. La teoria additiva dell’equilibrio energetico dice che c’è una relazione lineare tra TEE e attività motoria totale, ossia, più mi muovo, più

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Frequenza cardiaca: come gestire i clienti e quali sono le strategie d’intervento durante gli allenamenti

Parliamo di una metodologia di lavoro operativo per la gestione della frequenza cardiaca con i clienti negli allenamenti. Cosa c’è da sapere La frequenza cardiaca è scientificamente definita come il numero dei battiti del miocardio per l’unità di tempo (solitamente minuti), ed indica quante volte il muscolo cardiaco effettua una contrazione nel tempo. Gli scienziati motori, i ricercatori e i personal trainer usano la frequenza cardiaca come parametro per valutare la salute generale delle persone, la fitness cardiovascolare e per dare un feedback riguardo le sedute di allenamento. Leggendo questo articolo sarai in grado di capire come usare la frequenza cardiaca per migliorare la motivazione delle persone durante le loro sedute di training e come gestire dei feedback riguardo l’intensità dell’esercizio fisico e del consumo calorico. Altri articoli interessanti sul tema li trovi sul nostro Blog: qui parliamo di consumi energetici giornalieri e qui di consumi energetici dell’esercizio fisico. La motivazione del cliente Diversi studi hanno dimostrato che le persone abbandonano i loro programmi di allenamento nell’arco di 6 mesi. Questo può accadere per diverse cause che possono essere prevenute nel seguente modo: Tenendo i clienti impegnati Facendo valutazioni Riportando i miglioramenti Incoraggiando il cliente riguardo l’impegno usato nell’iniziare il

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