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News e approfondimenti di assoluta valenza scientifica
sul mondo delle Scienze Motorie

sindrome bandelletta ileo tibiale

SINDROME DELLA BANDELLETTA ILEO-TIBIALE: LE 4 FASI DEL TRATTAMENTO

La Sindrome della Bandelletta Ileo-Tibiale (SBIT) è una causa molto comune di dolore riferito sulla porzione laterale del ginocchio che colpisce di frequente la popolazione fisicamente attiva, specie quella atletica. Più precisamente, la SBIT è la seconda causa principale di dolore nei runners, rappresentando il 10% degli infortuni nelle discipline di corsa. Anche tra i ciclisti la sua incidenza presenta dati importanti. Infatti, circa il 15-24% degli infortuni da sovraccarico funzionale sono da attribuire proprio alla sindrome della bandelletta ileo-tibiale. Oltre ai runners ed ai ciclisti però, la SBIT colpisce, sebbene con minor frequenza, anche gli atleti di discipline di canottaggio, di sci, di calcio, basket, triathlon e hockey su prato. Il dolore causato da questa sindrome può irradiarsi prossimalmente o distalmente. Nei casi meno severi, il dolore comincia dopo una data distanza o tempo dall’inizio dell’esercizio e velocemente regredisce con la cessazione dell’attività. Come vedremo nel corpo di questo articolo, l’eziologia della SBIT è ancora oggetto di discussione. Nonostante ciò, verrà comunque proposto un approccio evidence-based per la risoluzione di questa condizione dolorosa distinto in 4 fasi a seconda della gravità della sintomatologia che caratterizza la sindrome stessa. Ma prima, alcuni doverosi cenni anatomici ed eziologici.   ANATOMIA DELLA

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mascherina e performance

LA MASCHERINA RIDUCE PRESTAZIONI E CAPACITÀ FISICHE

La mascherina potrebbe ridurre la performance e le capacità fisiche. A rivelarlo, i risultati di uno studio clinico, pubblicato sul British Journal of Sports Medicine.   LA DIFFUSIONE DELLE MASCHERINE Le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali durante l’esercizio variano a livello globale. L’impatto fisiologico dell’uso di maschere facciali di uso comune, come quelle di stoffa, durante l’esercizio è, però, scarsamente compreso. Sono diversi gli studi che si sono susseguiti in questo periodo, lo scopo è stato sempre quello di comprendere le varie risposte fisiologiche e soggettive durante l’esercizio. La parola mascherine è un termine troppo generico, infatti, a seconda delle tipologie, queste possono recare diversi effetti. Ultimamente, c’è un’ampia diffusione di mascherine in tessuto e questo è dovuto al fatto che, essendo ormai inserite come parte del proprio outfit, si ricerca sempre di renderle più versatili e riutilizzabili. Ecco perché, nello studio che analizzeremo in questo articolo, parleremo dell’impatto fisiologico e soggettivo della mascherina in tessuto.     LO STUDIO Nel tentativo di colmare questa lacuna di conoscenza, i ricercatori hanno confrontato le prestazioni di 31 adulti sani, di età compresa tra 18 e 29 anni, mentre svolgevano un test da sforzo su un tapis roulant con il protocollo di Bruce.

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insufficienza cardiaca

ESERCIZIO FISICO ED INSUFFICIENZA CARDIACA: PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Oggi affronteremo un tema scottante come l’Esercizio Fisico e l’Insufficienza Cardiaca, mettendo a disposizione del Laureato in Scienze Motorie alcune conoscenze e competenze necessarie al fine di ottimizzare il lavoro al meglio. Vedremo l’evoluzione dell’interazione tra insufficienza cardiaca (HF) ed esercizio fisico e al modo in cui la comunità scientifica lo ha gestito. Infatti, da un lato, l’HF è la principale causa di morbilità e mortalità con una prevalenza stabile dal 1998 in poi che varia tra il 6,3% e il 13,3%, l’1 e il 50% dei pazienti con HF con frazione di eiezione ridotta (HFrEF) muore entro 5 anni dalla diagnosi. Infatti, l’esercizio fisico è visto come uno strumento diagnostico e prognostico, nonché un intervento terapeutico nell’HF cronico. Nella comunità scientifica, l’esercizio in HF è un argomento caldo come mostrato nella Figura 1, che riporta il numero di articoli inclusi in PubMed cercando “esercizio e HF”.   Figura 1. Risultati PubMed alla ricerca di “esercizio fisico e insufficienza cardiaca”.   Più precisamente, la conoscenza, l’applicazione clinica e l’interesse della ricerca sulle interazioni reciproche tra esercizio fisico e HF hanno fasi diverse nella progressione dell’HF (Figura 2): Prima dell’inizio dell’HF (passato): l’esercizio fisico offre benefici protettivi nella prevenzione dell’HF (prevenzione primaria). Con HF presente:

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drop jump

DROP JUMP: STRATEGIE DI ESECUZIONE E UTILIZZO NELLA PREPARAZIONE FISICA

Quando si parla di preparazione fisica, non si può non considerare la metodica della pliometria che ha un ampio spettro di applicazione, dalla prevenzione infortuni sino ad arrivare al condizionamento degli aspetti di potenza, soprattutto per sport in cui sono presenti lanci, salti e sprint. Oltre a questi, sono da considerare anche gli aspetti di economia del gesto di corsa, tutto questo agendo e sfruttando il ciclo di allungamento-accorciamento (SSC).   IL CICLO ALLUNGAMENTO – ACCORCIAMENTO Andando a riassumere velocemente lo SSC, lo conosciamo come un evento in cui ad un’azione muscolare eccentrica rapida si sussegue una “isometric amortization phase” ed un accorciamento, quindi un’azione muscolare concentrica. Questo processo si traduce in un maggior output di potenza, una maggiore produzione di forza concentrica dovuta ad alcuni meccanismi, tra cui l’utilizzo di energia elastica ed attività muscolare riflessa. Il Countermovemt Jump, lo squat Jump, il vertical Jump e balzi su plinti sono esercizi pliometrici in cui vi è una produzione di forza verticale. Tra gli esercizi pliometrici possiamo annoverare il Drop Jump, un salto in caduta che ha una meccanica ed una natura totalmente differente rispetto agli esercizi precedentemente citati.   CHIAREZZA SULLA NOMENCLATURA: DROP E DEPHT JUMP Il Drop Jump

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cefalea da sforzo

CEFALEA DA SFORZO: DA COSA DIPENDE IL MAL DI TESTA DOPO L’ALLENAMENTO?

Ti è mai capitato, o conosci qualcuno a cui è capitato, di accusare mal di testa nel bel mezzo di un allenamento o dopo averlo terminato? Le persone possono sviluppare mal di testa dopo l’allenamento per una serie di motivi. Praticare esercizio fisico in situazioni di calore o di umidità significativi, sbalzi barometrici, altitudine, tensione muscolare, così come il consumo di caffeina o alcol, o l’ipoglicemia stessa associata all’esercizio, possono essere alcune delle possibili cause. Oltre ad esaminare quali potrebbero essere i fattori scatenanti, in questo articolo troverai non solo le diverse opzioni di trattamento, ma anche, e soprattutto, quando sarebbe necessario consultare un medico.   Cefalea da sforzo: primaria o secondaria? I medici dividono il mal di testa da sforzo in due categorie. Il mal di testa da sforzo primario non è generalmente dannoso, non è correlato a problemi non diagnosticati e spesso può essere prevenuto con i farmaci. La cefalea da sforzo secondaria deriva da un problema non diagnosticato che di solito è grave, all’interno del cervello (come sanguinamento o tumore) o al di fuori del cervello (come la malattia coronarica). Il mal di testa da sforzo secondario può richiedere cure mediche urgenti. Il primo tipo di cefalea è quello

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strappo addominale

LO STRAPPO ADDOMINALE: PREVENIRLO GRAZIE AL MOVIMENTO CONSAPEVOLE

Dopo una panoramica sulle tipologie di lesione muscolare e le indicazioni sulla terminologia più consona da adottare, in questo articolo si approfondirà lo strappo muscolare addominale e come agire per prevenirlo, affidandosi anche al movimento consapevole.   LESIONE MUSCOLARE: UN QUADRO GENERALE La lesione muscolare è per definizione un infortunio che può colpire qualunque muscolo del nostro corpo, andando di fatto a creare un danno alla struttura della fibra muscolare. Le lesioni muscolari, tradizionalmente, sono state classificate come dirette o indirette. Le lesioni muscolari indirette sono tipicamente localizzate vicino a una giunzione miotendinea (myotendinous junction – MTJ), prossimalmente o distalmente, o all’interno di un tendine intramuscolare. Sono state anche descritte su ecografia e risonanza magnetica come coinvolgenti la periferia di un muscolo (per esempio, epimisio, fascia). È stato anche dimostrato che l’età del paziente influenza la localizzazione delle lesioni muscolari. Al contrario, le lesioni muscolari dirette sono localizzate dove avviene il contatto. Queste sono state classificate in base ai segni clinici. Se il muscolo è contratto al momento dell’impatto, l’energia viene assorbita meglio e di conseguenza si osservano meno danni istologici. La dimensione delle lesioni muscolari dirette non è ben correlata con i segni clinici e la compromissione funzionale, e

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esercizi di pilates contro l ansia

PILATES: L’ARMA CONTRO L’ANSIA

Leo Buscaglia diceva: “L’ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva della felicità di oggi”. Sei d’accordo con me? È ormai dimostrato che l’esercizio fisico gioca un ruolo fondamentale per la gestione dello stress psicologico, in quanto può prevenire e ridurre i sintomi di ansia. Dunque, è fondamentale, non solo per la salute del corpo, ma anche per quella dell’anima: offre una sana valvola di sfogo allo stress, modifica la biochimica del cervello, migliorando così lo stato di benessere generale. Per questo motivo l’attività fisica dovrebbe essere parte di qualunque trattamento per la cura dell’ansia. Facciamo un passo indietro e capiamo cos’è e da dove nasce l’ansia…   DA COSA NASCE L’ANSIA? Se vivi spesso stati d’ansia e pensi di essere sfortunato e anormale per sua causa, sappi che non devi assolutamente sentirti tale e la ragione è semplice: l’ansia è innata e fa parte della natura umana; non è che la normale risposta del nostro organismo quando si prepara ad affrontare ciò che viene percepito come pericoloso, quindi nel momento in cui abbiamo la sensazione di essere vulnerabili, pur senza saperne il motivo. Quando essa è moderata può risultarci utile, perché ci allerta di fronte a

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allenarsi a casa

ALLENARSI A CASA E CON POCA ATTREZZATURA: CONSIGLI E METODI DI ALLENAMENTO DURANTE IL LOCKDOWN

Il periodo storico che stiamo vivendo ha avuto un terribile impatto su tutti gli atleti. In particolare, i non agonisti hanno dovuto interrompere i loro allenamenti data la chiusura di tutte le palestre e centri fitness. Gli atleti impegnati in allenamenti di endurance outdoor (ciclismo, corsa) non hanno subito grandi cambiamenti, ma tutti coloro impegnati in allenamenti con sovraccarichi hanno subito un brusco stop e questo aspetto è stato per tutti davvero difficile da affrontare. Anche noi, Coach di Training Lab Fitness Center, siamo stati costretti ad interrompere le Programmazioni annuali per le nostre Classi, nonché per i nostri clienti, e non è per niente facile continuare a cercare la metodologia più efficace per evitare o ritardare il detraining da parte dei nostri atleti, lo ammettiamo. Tuttavia, credo fortemente che il laureato in Scienze Motorie abbia il dovere e le competenze per affrontare anche queste condizioni ed aiutare il più possibile il proprio cliente. Ecco perché questo breve articolo ha lo scopo di fornire dei consigli pratici a Coach e laureati in Scienze Motorie, per continuare a svolgere esercizio fisico e mantenere un buono stato di salute dei propri clienti nonostante le palestre chiuse.   SPUNTI PRATICI PER GLI ALLENATORI

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L’IMPATTO DEL CICLO MESTRUALE SULLA PERFORMANCE ATLETICA: UNA REVISIONE NARRATIVA

Elementi di fisiologia unici nel sesso femminile, come la fluttuazione delle concentrazioni degli ormoni sessuali durante le diverse fasi del ciclo mestruale, possono essere un punto importante per ottimizzare la performance e per garantire la salute delle atlete. La maggior parte della ricerca nel campo della scienza sportiva è stata condotta su uomini e le scoperte in questi ambiti sono state applicate impropriamente anche alle donne. Analizzare l’impatto delle fasi del ciclo mestruale sulla performance fisica è una componente significativa, necessaria per sviluppare evidenze anche sul genere femminile. Lo sviluppo di questa base di evidenze potrebbe migliorare le conoscenze su come il ciclo mestruale può influenzare le atlete e su come l’allenamento, il recupero ed i programmi di monitoraggio delle atlete possono essere realizzati considerando la fase del ciclo mestruale. In questa revisione verrà quindi esaminato l’impatto del ciclo mestruale sulla percezione della performance e sui dati oggettivi misurati nella popolazione atletica femminile.   Breve ripasso sulla fisiologia del ciclo mestruale La riproduzione umana dipende dall’integrità di un sistema di segnali endocrini e paracrini ed essendo un processo complesso, dipendente da diverse variabili ed esposto a diverse azioni, reazioni ed interferenze, la sequenza del ciclo mestruale è, in generale,  particolarmente

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dolore al collo cause

LE CAUSE DEL DOLORE AL COLLO NON HANNO A CHE FARE CON UNA CATTIVA POSTURA

Se soffri di dolore al collo, non sei il solo. Il dolore cervicale è, infatti, una delle principali cause di disabilità in tutto il mondo e la sua insorgenza è aumentata notevolmente negli ultimi 25 anni. La percentuale di risorse sanitarie, spese per chi soffre di dolore al collo, sta aumentando rapidamente. Questa sofferenza si riscontra già nei bimbi, aumenta durante l’adolescenza ed entro i 18 anni, la prevalenza del dolore al collo, equivale ai livelli degli adulti. Questi disturbi sembrerebbero più comuni nelle donne e sono stati associati a diversi fattori biopsicosociali, come depressione e stress. Inoltre, ci sono altri fattori che incidono, quali il maggiore utilizzo del computer, lo stile di vita, fino ad arrivare alle cosiddette comorbidità (coesistenza di altre patologie) come il mal di schiena.   MA TRA QUESTI FATTORI, QUANTO INCIDE LA POSTURA? La posizione del collo, in particolare in posizione seduta, è considerata un fattore importante che contribuisce allo sviluppo e alla persistenza del dolore cervicale e del mal di testa. Coerentemente con questo, la posizione del collo è comunemente presa in considerazione dai clinici per prevenire e ridurre questi dolori. La posizione del collo sul piano sagittale, in posizione seduta, è stata sempre

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