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News e approfondimenti di assoluta valenza scientifica
sul mondo delle Scienze Motorie

Endometriosi: l’Attività Fisica come analgesico

Spesso si parla dell’attività fisica come – anzi meglio – di un farmaco: nel caso dell’endometriosi è proprio il caso di dire che agisce “come un analgesico”. Cos’è l’endometriosi Si stima che oggi 1 donna su 10 soffra di endometriosi. Ma cos’è l’endometriosi? L’endometriosi rappresenta una patologia cronica benigna caratterizzata dalla presenza della mucosa che normalmente riveste la cavità uterina in sedi al di fuori dell’utero, come ovaie e tube, e altri organi e tessuti presenti nella zona addominale o della pelvi. Alcuni dei sintomi caratteristici dell’endometriosi sono: dolore pelvico cronico,  cicli mestruali irregolari e dolorosi, dolore durante rapporti sessuali infertilità Tutti sintomi che possono essere imputabili a tantissime altre cause e che per questo rendono difficile la formulazione della diagnosi. Tali sintomi sembrano essere il risultato di uno stato di infiammazione locale peritoneale, causata appunto dai tessuti ectopici dell’endometrio, che vanno incontro alle stesse trasformazioni di quello uterino, che si verificano durante il ciclo mestruale. Riguardo l’eziologia di questa patologia, la teoria più accreditata è che la malattia possa derivare da una modificazione del tessuto di rivestimento della pelvi o da una disseminazione di tipo metastatico delle cellule endometriali per via linfatica o ematica. Il trattamento di questa patologia è diverso a seconda dello

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Hamstring: prevenire gli infortuni con metodiche pre-season e off-season

Oggi approfondiremo l’approccio per evitare gli infortuni degli hamstring e l’importanza di affrontare il problema partendo dai concetti di base della prevenzione. La prevenzione degli infortuni L’importanza della prevenzione degli infortuni si basa sull’analisi dell’impatto che le lesioni rappresentano sia per l’atleta che ne soffre sia per l’istituzione o la squadra a cui appartiene. Da questa prospettiva, l’impatto degli infortuni nelle aree sociali e lavorative (assenteismo, guadagni interrotti, diminuzione della produttività), risultati atletici (impatto sulla squadra, riduzione della competitività e delle prestazioni), salute psicologica ed emotiva (incapacità di svolgere il proprio sport, pressioni esterne ed interne, ecc.) e fattori economici (risorse mediche, riabilitazione, costi istituzionali, costi personali) è fondamentale e sottolinea tutti gli sforzi per prevenire infortuni atletici e minimizzare questo impatto. Analizzata da questa prospettiva, l’importanza di affrontare il problema degli infortuni assume un’altra dimensione. Vale anche la pena sottolineare che il livello competitivo delle squadre sportive è influenzato in modo significativo se queste non possono contare su giocatori a causa di un infortunio, come discusso da Hägglund et al. (2013). Ciò significa che la definizione di misure volte a ridurre l’incidenza di lesioni in diversi sport è tanto importante quanto l’implementazione di metodi di allenamento che migliorano il

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Acute Chronic Workload: il sistema di monitoraggio dei carichi allenanti

La definizione di “carico” possiede molteplici sfaccettature a seconda del contesto di riferimento, ma il sistema di monitoraggio dei carichi per la performance sportiva può passare per l’Acute Chronic Workload. Lo sviluppo tecnico-fisico degli sport individuali e di squadra ha permesso una visione sempre più specialistica dello sport e dell’attività che gli atleti compiono durante gli allenamenti e le competizioni, con l’obiettivo di quantificare ed analizzare la performance sportiva. I sistemi tecnologici sempre più presenti in commercio possono permettere di valutare, sviluppare ed adattare le stimolazioni in maniera molto più oggettiva, affinché il soggetto possa sviluppare caratteristiche specifiche per lo sport di riferimento. La quantificazione dei minuti di gioco effettivi, l’utilizzo della video analisi, il monitoraggio della frequenza cardiaca e del lattato ematico, sono stati i primi mezzi per oggettivare i carichi allenanti e specializzare sempre più la prestazione fisica. Definire il “carico” La definizione di “carico” possiede molteplici sfaccettature a seconda del contesto di riferimento. Per quanto riguarda la medicina dello sport e la fisiologia dell’esercizio si definisce come singoli o multipli stressor fisiologici, psicologici o meccanici applicati nel tempo secondo durata, frequenza e intensità [1]. Macroscopicamente possiamo dividere la valutazione dei carichi allenanti secondo due categorie: valutazione carico

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Attivazione neuromuscolare: come gestire la fase di warm-up?

Comunemente chiamato “riscaldamento”, esso non è altro che un’attivazione neuromuscolare, organica e mentale che consente all’atleta il raggiungimento di una performance ottimale preservandolo, altresì, dal rischio di infortunio. Il riscaldamento è parte integrante ed essenziale dell’allenamento. Tipologie di riscaldamento Possiamo distinguere il riscaldamento in: generale, speciale e in attivo, passivo e mentale. Riscaldamento Generale (corsa, cyclette, saltelli sulla corda): vengono attivati grandi gruppi muscolari. Riscaldamento Speciale: vengono attivati i muscoli che hanno attinenza diretta con il gesto motorio da eseguire. Riscaldamento Attivo: l’atleta compie realmente i movimenti. Riscaldamento Mentale: viene solamente rappresentata la sequenza motoria del gesto motorio da eseguire. Perché sia efficace, deve essere combinato a quello attivo in quanto l’atleta rappresenta solo mentalmente i movimenti da eseguire (indispensabile per tuffi, ginn. artistica e alcune discipline dell’atletica leggera). Riscaldamento Passivo: consiste in docce calde, massaggi, ecc. e normalmente integra quello attivo. Da solo ha scarsa rilevanza sia sulla prestazione sia per la prevenzione infortuni. Ciò è dovuto al fatto che l’aumento di temperatura è solo periferico e non riesce a raggiungere la muscolatura sottostante. Ha come aspetto positivo il fatto che non esaurisce le riserve di subtrato energetico. Gli effetti del riscaldamento attivo generale L’aumento della temperatura corporea risulta essere

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La variabilità glicemica e l’esercizio fisico controllato nel Diabete di tipo 1

Oggi approfondiremo l’esercizio per controllare l’andamento glicemico nel diabete di tipo 1. Il Diabete di tipo 1 Il Diabete Mellito di tipo 1 comprende un gruppo di disordini metabolici caratterizzati da iperglicemia, associata ad alterato metabolismo glucidico, lipidico e proteico, come risultato di una difettosa sintesi di insulina, alterata azione o entrambe. Al contrario del diabete di tipo 2 (T2D), che è causato principalmente da una riduzione della secrezione e sensibilità insulinica, il diabete di tipo 1 (T1D) è caratterizzato da una scarsa o del tutto assente produzione di insulina da parte del pancreas, dovuto alla distruzione su base autoimmune delle cellule β pancreatiche, con conseguente insulino-deficienza e tendenza alla chetoacidosi. Il glucosio entra così con difficoltà nelle cellule che costituiscono il bersaglio metabolico dell’ormone, in particolare in quelle muscolari, e si accumula a livello ematico, portando a quella condizione di iperglicemia. Una terapia corretta del DM è in grado di consentire un buon controllo metabolico e di prevenire le complicanze acute ad esso associate, e ritardare la comparsa di quelle tardive, riconosciute ormai da anni, come notevole causa di morbilità e mortalità, influenzando negativamente la qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti. Attività Fisica E Diabete Tipo

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Stretching: tipologie, meccanismi ed effetti

Oggi ti spiegheremo in maniera semplice tutte le tipologie di Stretching esistenti, approfondendo meccanismi ed effetti sul muscolo scheletrico e non solo. Tipologie di stretching Come molti di voi già sapranno, esistono principalmente 3 tipologie di stretching: Stretching statico (SS) Stretching dinamico (o attivo) (SD) Proprioceptive Neuromuscular Facilitation (PNF) Lo stretching STATICO consiste nel mettere in allungamento un muscolo, sentendo in modo chiaro questa distensione, fino a provare una sensazione di discomfort, e mantenere la posizione raggiunta per un periodo di tempo prestabilito (da Behm et al. 2016). Lo stretching DINAMICO consiste nell’eseguire dei movimenti controllati all’interno del ROM dell’articolazione attiva (da Behm et al. 2016). PROPRIOCEPTIVE NEUROMUSCULAR FACILITATION (PNF) non è altro che: Contract-relax: SS + contrazione muscolo in allungamento + ulteriore allungamento a fine contrazione; Contract-relax agonist contract: SS + contrazione muscolo opposto al muscolo in allungamento. (da Behm et al. 2016) Perché si fa stretching? I principali motivi per cui si effettua lo stretching sono essenzialmente due: Aumento del ROM (Range of motion) Riduzione degli infortuni La domanda che molti ricercatori negli ultimi anni si sono posti è: si raggiungono dei risultati? Per quanto riguarda l’aumento del ROM, in generale i miglioramenti dipendono da articolazione/i interessata/e, da mobilità di partenza,

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Isoinerziale: nuova frontiera di allenamento e prevenzione

Per gli addetti ai lavori, la parola isoinerziale sicuramente non è nuova ed ha suscitato molto interesse in quanto ci si è trovati di fronte ad una nuova metodica di intervento, su pazienti e clienti, innovativa e all’avanguardia. Si tratta di un nuovo concetto di allenamento muscolare che sfrutta macchinari con una resistenza creata da una massa, messa in rotazione dal movimento dell’utente stesso. A questo volano o inerzia, è avvolta una corda inestensibile regolata in base alla lunghezza del movimento eseguito dalla persona, in modo da immagazzinare velocità durante la fase concentrica del movimento, in cui viene completamente tirata, per poi riavvolgere tale corda intorno alla massa durante la fase eccentrica. Il lavoro maggiore del soggetto è proprio durante questa fase, in cui egli si oppone a tale forza con la propria attivazione muscolare. Il concetto è lo stesso di uno yo-yo: nel momento in cui si svolge tutto il cordino del giochino, questo torna verso l’altro, riavvolgendosi, con la stessa velocità con la quale è “caduto” verso il basso. Una volta compreso il funzionamento di tale macchina si può intraprendere il discorso dell’allenamento isoinerziale, cercando di comprendere il perché sia così funzionale e innovativo nel suo utilizzo. I

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La formazione “to help” e la formazione “to money”

Quello che stai per leggere potrebbe sembrare strano ma, al di là dei contenuti, in un corso di formazione dovresti cercare sempre la formazione orientata all’aiuto ed alla crescita professionale – “TO HELP” – e non viceversa, mirata solo a svuotare le tasche dell’utente, detta “TO MONEY”. Social, guru e qualunquismo Prendendo spunto dalle innumerevoli discussioni lette sui canali social in molti gruppi frequentati da Laureati in Scienze in Motorie, molti degli addetti ai lavori si sono espressi in maniera speculare quasi del tutto inaspettatamente. Il punto della questione è che l’opinione personale sta a zero e mi rendo conto che il panorama nazionale pullula di pseudo GURU – come piace farsi chiamare a loro – dove la viralità, la socialità sui vari canali odierni e gli influencer, ribaltano la scienza al fine di battere razionalità e condizionare le scelte. Sono intervenuto diverse volte sui canali di comunicazione social rimarcando l’idea di come in questo momento si cerchi di manovrare l’utente: Con l’avvento dei social, stories e altre pseudo canali di marketing (secondo alcuni) essere controcorrente è il must che tutti i “markettari” seguono al fine di acquisire pseudo notorietà. Concordo con la linea di tendenza dei commenti di questo

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Come cercare lavoro da Personal Trainer: l’alternativa al curriculum

Quante volte hai inviato un curriculum in una struttura Fitness, un centro di Rieducazione funzionale o semplicemente nella piccola asd sotto casa? Ti hanno mai risposto? Come possiamo evitare che il curriculum sia cestinato? Vediamo una valida alternativa al curriculum formato standard per Personal trainer o Istruttore fitness. Un nuovo mondo del lavoro Negli ultimi 20 anni il modo di cercare lavoro è cambiato notevolmente ma lui, il CURRICULUM ha mantenuto invariate le sue caratteristiche. Anche noi di Training Lab Italia riceviamo puntualmente fino a 10 curriculum ogni giorno e purtroppo ci rendiamo conto che: è asettico è freddo è noioso è poco utile a farsi un’idea concreta della persona dietro quella email.  Tante informazioni, a volte troppe, non vengono mai focalizzate sull’identità reale della struttura che lo riceverà. Inoltre, probabilmente per pigrizia, molti inviano 100 curriculum UGUALI a 100 aziende DIVERSE non sapendo che, magari è l’errore più grande che si possa fare, oltre al fatto che non sia richiesta la figura professionale per cui si invia la candidatura. Risolvere questo problema capendo come oggi un Personal Trainer o un Istruttore Fitness dovrebbe inviare la propria candidatura ad un Centro Fitness aumenta le probabilità di avere un colloquio di

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Sciatalgia: come combatterla con Neural Glides

Nel precedente articolo avevamo indagato su quali principi si basano le tecniche di neural glides, conosciute anche come flossing o stretching dei nervi e come esse possono essere di grande aiuto nelle lesioni del nervo mediano, come ad esempio la sindrome del tunnel carpale. Nel seguente articolo, come promesso in precedenza, andiamo alla scoperta di come questa strategia specifica possa essere molto efficace per combattere la sciatalgia, una condizione dolorosa spesso invalidante. La sciatalgia in sintesi Letteralmente significa dolore da irritazione del nervo ischiatico che, dato il suo decorso, si può manifestare a partire dalla zona lombo-sacrale irradiandosi nella parte posteriore di tutto l’arto inferiore fin sotto il piede, oppure coinvolgere solo alcune di queste zone. Le persone affette riferiscono spesso sintomi come dolore alla zona lombare e formicolio, intorpidimento o debolezza alle gambe. Anatomia del nervo ischiatico Si tratta del nervo più voluminoso del corpo umano ed è destinato ai muscoli posteriori della coscia ed ai muscoli e tegumenti della gamba e del piede. Conserva la sua individualità fino alla losanga del poplite dove si divide nei due rami terminali, il nervo tibiale ed il nervo peroneo comune. Entrambi raggiungono il piede e le dita. L’origine di tale nervo

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