La Body Image e il successo di un programma di allenamento

Data:

20/03/2019

Indice degli argomenti

Oggi vedremo come un Laureato in Scienze Motorie deve ragionare quando lavora – soprattutto come Personal Trainer, ma non solo – sulla percezione del sé, per ottenere dei risultati.

La formazione in ambito universitario delle materie scientifiche riveste un ruolo fondamentale per affacciarsi sul mondo del lavoro, con un sufficiente bagaglio di conoscenze sui sistemi biologici e funzionali del corpo umano, specialmente nel caso in cui l’obiettivo sia quello di ricoprire un ruolo di Trainer per la performance o per la salute.

Ciclo di Krebs, Range of Motion, valutazioni antropometriche, quante volte questi argomenti hanno fatto penare studenti su studenti durante il percorso universitario di Scienze Motorie (me compreso, ovviamente)!

Ma l’uomo non è semplicemente una macchina. Pensare che un nostro cliente o atleta possa essere definito in base ai suoi risultati nel Test di Conconi o a quanto solleva in panca, è sicuramente riduttivo.

Indipendentemente dalla tipologia di incarico che ricopriamo e dalla persona con cui dovremo relazionarci, quest’ultima rappresenta un organismo pensante, un’individualità dotata di capacità relazionali e modificabile nel tempo a livello psicofisico. 

Diversi argomenti hanno caratterizzato il dibattito psicologico dell’ultimo secolo, tra cui gli aspetti che influenzano l’esecuzione di attività fisica regolare e il mantenimento di uno stile di vita sano, per via del crescente numero di condizioni patologiche legate alla sedentarietà. 

Tra di essi vi è l’immagine corporea (o body image), che può essere di fondamentale importanza nell’eventuale successo o insuccesso di un programma di allenamento. 

L’immagine corporea

Quando parliamo di rappresentazione del corpo, ci riferiamo a due costrutti:

  • l’immagine corporea, argomento di discussione psicologica;
  • lo schema corporeo, che interessa maggiormente la neuropsicologia.

Il termine “immagine corporea” o body image è identificativo della “rappresentazione interna dell’apparenza esterna” (Costa, 2004). 

Per schema corporeo si intende, invece, l’immagine spaziale che ogni uomo ha del proprio corpo, ovvero l’insieme delle percezioni relative alla posizione del corpo nello spazio.

Storicamente, il primo autore a occuparsi di questo argomento fu Schilder, che argomentò un approccio bio-psicosociale all’immagine corporea, enfatizzando il bisogno di esaminare gli elementi psicologici, neurologici e socioculturali (Schilder, 1935). 

Una definizione univoca di body image è difficile da ottenere perché ci sono diversi termini per definirla e, in alcuni casi, ricercatori e clinici usano gli stessi in maniera interscambiabile, anche quando ciò non sarebbe opportuno. Non si tratta, però, unicamente di una sorta di figura interna ed innata che l’individuo si crea nella mente, ma di una rappresentazione mentale che tratta l’esperienza corporea da un punto di vista percettivo ma anche e soprattutto cognitivo, affettivo e meta-cognitivo in grado, in larga parte, di determinare l’autostima dell’individuo (Posavac & Posavac, 2002).

Anche la psicologia dello sviluppo ha analizzato la body image: il concetto di sé si sviluppa precocemente, tra il primo ed il secondo anno di vita, quando il bambino comincia a riconoscersi come oggetto, e si sviluppa man mano, inizialmente coinvolgendo qualità concrete e assolute, poi sempre più astratte e differenziate. Durante tutta la crescita, le idee dei bambini sulle caratteristiche proprie e altrui cambiano metodicamente fino all’adolescenza, quando inizia a stabilizzarsi l’identità personale.

Disturbi della body image

Secondo Slade (1994), l’immagine corporea è costituita da diverse componenti:

  • percettiva (ad esempio, come la persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo);
  • attitudinale (quello che la persona pensa e conosce del proprio corpo); 
  • affettiva (i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo);
  • comportamentale (riguardante, ad esempio, l’alimentazione e l’attività fisica).

L’immagine corporea riguarda la persona nella sua globalità, e i suoi effetti possono essere rilevanti e complessi. 

L’insieme delle condizioni che determinano i disordini dell’immagine corporea prende il nome di dismorfofobia e può causare uno stress emozionale e incapacità di tessere adeguate ed equilibrate relazioni sociali, con conseguente isolamento sociale e distonie inerenti alla sessualità.

Da cosa è determinata la percezione del sé?

La percezione del sé può essere analizzata a livello psicobiologico e sociale:

  • Il sé psicobiologico. Quando eseguiamo movimenti o manteniamo l’equilibrio ci serviamo di due sistemi sensoriali: la sensibilità cinestetica e il sistema statocinetico (Fischetti, 2002). I responsabili della nostra sensibilità cinestetica sono i propriocettori, recettori specifici presenti nelle articolazioni e nei muscoli.  L’homunculus somatosensoriale rappresenta la mappa somatotipica della superficie corporea ed evidenzia che la maggior parte della corteccia somatosensoriale è deputata a ricevere input dalle porzioni del corpo adibite alle discriminazioni tattili fini (mani, labbra e lingua).
  • Il sé sociale. Ognuno di noi è inserito in un contesto sociale che partecipa alla costruzione dell’immagine del sé, la quale risulta così condizionata dalla relazione con gli altri, a sua volta in continuo cambiamento. Un ruolo di particolare importanza nella costruzione del concetto di sé è assunto dunque dal contesto sociale, il quale ci fornisce continui feedback su ciò che noi siamo, attraverso le opinioni degli altri.  Anche l’immagine corporea viene modificata a seconda delle influenze che il soggetto riceve dall’esterno: il Modello Tripartito di Influenza (Thompson et al., 1999) considera i genitori, i pari e i mass media, tre fonti che condizionerebbero lo sviluppo delle alterazioni dell’immagine corporea.

Lo studio

Lo scopo della ricerca è stato quello di analizzare l’influenza dell’attività fisica e della composizione corporea sulla percezione del sé corporeo, analizzato attraverso la valutazione della body image.

In linea generale, nel sesso femminile i risultati dell’errata percezione della body image sono maggiormente pronunciati e una grande percentuale di donne normopeso o addirittura sottopeso (secondo gli standard antropometrici) afferma di essere insoddisfatta delle proprie dimensioni corporee. Per gli uomini il fenomeno sembra essere meno pronunciato anche se in forte crescita. 

Le ipotesi

  • La composizione corporea influenza la percezione del sé? 
  • Esiste una proporzionalità diretta tra livelli di attività fisica e disturbi della percezione corporea negli studenti universitari? 
  • Al contrario, esiste una proporzionalità indiretta tra quantità di attività fisica e livelli di insoddisfazione corporea?
  • A che fascia di METs settimanali è associata una percezione errata della body image? E a quale fascia un valore maggiore di insoddisfazione corporea?

È ipotizzabile che, per via del maggiore utilizzo del corpo da parte degli atleti o dei soggetti molto attivi ai fini della performance o della salute, sia presente in essi una percezione più stabile del concetto di body image e, per via di un composizione corporea mediamente migliore rispetto ai non attivi o sedentari, un livello minore di insoddisfazione coporea. 

Gli strumenti

  • International Physical Activity Questionnaire – Short Form (IPAQ-SF);
  • Figure Rating Scale (FRS), anche nota come scala di Stunkard, che rappresenta un indicatore di come un individuo percepisca la propria immagine corporea;
  • Body Shape Questionnaire (BSQ-14),  composto da 14 domande utili per valutare l’insoddisfazione corporea nella sua globalità.

Il metodo

La ricerca ha valutato le seguenti variabili:

  • Livelli di attività fisica settimanali espressi in METs, indagati attraverso l’IPAQ-SF;
  • BMI, ottenuto attraverso l’auto-compilazione di un questionario sui dati antropometrici del soggetto;
  • Valutazione del CBS (Current Body Shape) e IBS (Ideal Body Shape) tramite FRS e successiva comparazione con BMI effettivo;
  • Valutazione del livello di insoddisfazione corporea tramite BSQ-14.

Il campione

  • Il campione analizzato durante questa sperimentazione è stato composto da 45 soggetti, di cui 33 maschi (73,3%) e 12 femmine (26,7%), di età compresa tra i 20 e i 29 anni.
  • L’età media dei soggetti è stata di M 22,3 anni (1,6).
  • La spesa metabolica settimanale media del campione è stata di M 3407,1 METs (2272,4).
  • Il valore medio di BMI è risultato essere M 22,6 (2,9).

Attraverso la quantificazione in METs ottenuta dalle compilazioni effettuate dai soggetti, è stato possibile suddividere e ordinare uniformemente il campione di 45 soggetti in 3 gruppi da 15 componenti l’uno, così costituiti:

  1. il primo gruppo composto da sedentari o persone poco attive, con una spesa metabolica settimanale compresa tra 0 e 2145 METs (12 maschi e 3 femmine);
  2. il secondo gruppo costituito da sportivi amatoriali o persone mediamente attive, con una spesa metabolica compresa tra 2145 e 3900 METs (13 maschi e 2 femmine);
  3. il terzo gruppo composto da sportivi agonisti o persone molto attive, con una spesa metabolica superiore ai 3900 METs (8 maschi e 7 femmine).

I risultati

Analisi dei risultati

Nel gruppo di sedentari e atleti la differenza tra BMI e IBS è positiva, segno della volontà da parte degli appartenenti ai gruppi di prendere peso (i primi probabilmente per motivi estetici e/o salutistici, i secondi per fini di miglioramento della performance). Nel gruppo di amatoriali la differenza è negativa, segno della volontà da parte dei soggetti appartenenti al gruppo di perdere peso. 

Su 45 soggetti, solo 7 (3 sedentari, 3 amatoriali e 1 atleta) hanno percepito un BMI inferiore rispetto a quello effettivo. Ciò potrebbe evidenziare la tendenza a considerare il proprio corpo più pesante, quindi, di richiamo, percepire una quantità di massa grassa superiore a quella effettivamente presente nel proprio organismo. Nonostante le differenze medie tra BMI effettivo e CBS sono risultate simili in tutti i gruppi analizzati, analizzando lo scarto quadratico medio (deviazione standard), è netta la distanza tra il gruppo degli amatoriali e gli altri due gruppi; ciò si può tradurre in una maggiore dis-percezione corporea da parte degli amatoriali.

Conclusioni e spunti

È ormai attestato che l’attività fisica porti benefici psicofisici impossibili da replicare con altri strumenti e strategie. Sebbene la ricerca condotta potrebbe portare a pensare che essere “nel mezzo” tra la sedentarietà e la pratica sportiva sia dannoso per la percezione corporea (non si possono, infatti, escludere bias e limiti di ricerca), non vi è alcun dubbio che i suddetti benefici assumano caratteristiche di cronicità nei soggetti che si muovono maggiormente. 

Dove può intervenire la figura del laureato in Scienze Motorie? Perché analizzare la body image in un soggetto?

Attraverso l’utilizzo di strumenti di valutazione adeguati e specifici, è possibile valutare due aspetti del nostro cliente/atleta:

  1. il livello di percezione corporea del soggetto al momento della valutazione iniziale, passaggio fondamentale per la programmazione di un efficace programma di allenamento, e dei successivi test effettuati durante la somministrazione del programma, al fine di verificare se i valori hanno subito dei cambiamenti;
  2. l’obiettivo estetico che il cliente vuole raggiungere.

In conclusione, nell’analizzare la body image e gli altri parametri legati alla percezione corporea di un cliente/atleta, perciò, è necessario tenere a mente che il profilo psicologico che contraddistingue l’individuo è multi-fattoriale.

Sebbene l’attività fisica rappresenti solo una parte del life framework dell’individuo, i suoi effetti sulla sua totalità possono essere estremamente d’impatto non solo per l’incremento delle sue capacità fisiche, ma per l’aumento della sua qualità della vita.

Francesco Manganella
Note sull’autore
Articolista Training Lab Italia
Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Studente Magistrale European Master of Science in Health and Physical Activity – Università degli Studi di Roma “Foro Italico”
Certificazione Operatore Metodi di Valutazione Funzionale – Training Lab Italia
Certificazione Istruttore Functional Training – Training Lab Italia
Partecipazione al Workshop “Health and Sport Nutrition: Nutrizione Ottimale per la Performance e la Salute” – Training Lab Italia
Partecipazione al Workshop “Vendere e Vendersi come Personal Trainer” – Training Lab Italia
Certificazione Istruttore Attività Giovanile I° Livello – Centro Sportivo Italiano

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Bibliografia

  • Posavac, S. et al: Predictors of women’s concern with body weight: the roles of perceived self-media ideal discrepancies and self-esteem (2002). Eating Disorders
  • Schilder, P.: The Image and Appearance of the Human Body: Studies in the Constructive Energies of the Psyche (1936). The Journal of Nervous and Mental Disease
  • Slade, P. D.: What is body image? (1994). Behaviour research and therapy.
  • Thompson, J. K. et al.: Exacting beauty: Theory, assessment, and treatment of body image disturbance (1999). American Psychological Association
  • Costa M. et al: Psicologia della bellezza (2006)
  • Fischetti, F.: Guida allo Studio della Psicologia Generale (2002)

 

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