Category: Rehab

dolore e analgesia indotti dall'esercizio fisico

DOLORE E ANALGESIA INDOTTI DALL’ESERCIZIO FISICO? MECCANISMI SOTTOSTANTI E APPLICAZIONE CLINICA

Dopo un quadro generale sull’inattività fisica, in questo articolo verranno illustrati i suoi effetti sull’organismo e come l’Esercizio Fisico può essere da supporto al dolore. Si analizzeranno poi le ripercussioni che questo ha anche sul sistema nervoso centrale, sul sistema immunitario e le comorbidità psicologiche.   L’inattività fisica: definizione e conseguenze sul fisico Si è definiti fisicamente inattivi o aventi uno stile di vita sedentario se, al giorno, non si trascorrono almeno 10 minuti svolgendo attività fisica da leggera a moderata a vigorosa (National Interview Survey). Secondo quanto riportato dall’ISTAT nell’Annuario Statistico Italiano 2020, nel 2019 i sedentari sono il 35,6%, quota che sale al 39,5% fra le donne e si attesta al 31,5% fra gli uomini; ma è un problema di salute significativo ormai in tutto il mondo. I Centers for Disease Control (CDC) raccomandano 150 minuti a settimana di attività da moderata a vigorosa per ottenere benefici sulla salute. In tutto il mondo, la grande maggioranza della popolazione non soddisfa queste linee guida. Inoltre, l’inattività fisica è un fattore di rischio riconosciuto per molte condizioni tra cui malattie cardiovascolari, diabete, cancro, demenza e depressione (Fig. 1). Questo è stato definito “Diseasome of Physical Inactivity” ovvero “Malessere da Inattività

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sindrome bandelletta ileo tibiale

SINDROME DELLA BANDELLETTA ILEO-TIBIALE: LE 4 FASI DEL TRATTAMENTO

La Sindrome della Bandelletta Ileo-Tibiale (SBIT) è una causa molto comune di dolore riferito sulla porzione laterale del ginocchio che colpisce di frequente la popolazione fisicamente attiva, specie quella atletica. Più precisamente, la SBIT è la seconda causa principale di dolore nei runners, rappresentando il 10% degli infortuni nelle discipline di corsa. Anche tra i ciclisti la sua incidenza presenta dati importanti. Infatti, circa il 15-24% degli infortuni da sovraccarico funzionale sono da attribuire proprio alla sindrome della bandelletta ileo-tibiale. Oltre ai runners ed ai ciclisti però, la SBIT colpisce, sebbene con minor frequenza, anche gli atleti di discipline di canottaggio, di sci, di calcio, basket, triathlon e hockey su prato. Il dolore causato da questa sindrome può irradiarsi prossimalmente o distalmente. Nei casi meno severi, il dolore comincia dopo una data distanza o tempo dall’inizio dell’esercizio e velocemente regredisce con la cessazione dell’attività. Come vedremo nel corpo di questo articolo, l’eziologia della SBIT è ancora oggetto di discussione. Nonostante ciò, verrà comunque proposto un approccio evidence-based per la risoluzione di questa condizione dolorosa distinto in 4 fasi a seconda della gravità della sintomatologia che caratterizza la sindrome stessa. Ma prima, alcuni doverosi cenni anatomici ed eziologici.   ANATOMIA DELLA

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esercizi di pilates contro l ansia

PILATES: L’ARMA CONTRO L’ANSIA

Leo Buscaglia diceva: “L’ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva della felicità di oggi”. Sei d’accordo con me? È ormai dimostrato che l’esercizio fisico gioca un ruolo fondamentale per la gestione dello stress psicologico, in quanto può prevenire e ridurre i sintomi di ansia. Dunque, è fondamentale, non solo per la salute del corpo, ma anche per quella dell’anima: offre una sana valvola di sfogo allo stress, modifica la biochimica del cervello, migliorando così lo stato di benessere generale. Per questo motivo l’attività fisica dovrebbe essere parte di qualunque trattamento per la cura dell’ansia. Facciamo un passo indietro e capiamo cos’è e da dove nasce l’ansia…   DA COSA NASCE L’ANSIA? Se vivi spesso stati d’ansia e pensi di essere sfortunato e anormale per sua causa, sappi che non devi assolutamente sentirti tale e la ragione è semplice: l’ansia è innata e fa parte della natura umana; non è che la normale risposta del nostro organismo quando si prepara ad affrontare ciò che viene percepito come pericoloso, quindi nel momento in cui abbiamo la sensazione di essere vulnerabili, pur senza saperne il motivo. Quando essa è moderata può risultarci utile, perché ci allerta di fronte a

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dolore al collo cause

LE CAUSE DEL DOLORE AL COLLO NON HANNO A CHE FARE CON UNA CATTIVA POSTURA

Se soffri di dolore al collo, non sei il solo. Il dolore cervicale è, infatti, una delle principali cause di disabilità in tutto il mondo e la sua insorgenza è aumentata notevolmente negli ultimi 25 anni. La percentuale di risorse sanitarie, spese per chi soffre di dolore al collo, sta aumentando rapidamente. Questa sofferenza si riscontra già nei bimbi, aumenta durante l’adolescenza ed entro i 18 anni, la prevalenza del dolore al collo, equivale ai livelli degli adulti. Questi disturbi sembrerebbero più comuni nelle donne e sono stati associati a diversi fattori biopsicosociali, come depressione e stress. Inoltre, ci sono altri fattori che incidono, quali il maggiore utilizzo del computer, lo stile di vita, fino ad arrivare alle cosiddette comorbidità (coesistenza di altre patologie) come il mal di schiena.   MA TRA QUESTI FATTORI, QUANTO INCIDE LA POSTURA? La posizione del collo, in particolare in posizione seduta, è considerata un fattore importante che contribuisce allo sviluppo e alla persistenza del dolore cervicale e del mal di testa. Coerentemente con questo, la posizione del collo è comunemente presa in considerazione dai clinici per prevenire e ridurre questi dolori. La posizione del collo sul piano sagittale, in posizione seduta, è stata sempre

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neuroma di morton

NEUROMA DI MORTON: CAUSE SINTOMI ED ESERCIZI UTILI AL TRATTAMENTO DI QUESTA PATOLOGIA

Hai mai sentito parlare del neuroma di Morton? Chi colpisce? Quale sintomatologia lo contraddistingue? Qual è l’utilità del laureato in Scienze Motorie? Continua a leggere questo articolo e scopriamo insieme di cosa si tratta.   COS’E’ IL NEUROMA DI MORTON? Il neuroma di Morton (MN) è una nevralgia intermetatarsale del piede. Si tratta di una patologia degenerativa di un nervo plantare, situata a livello dell’avampiede, in corrispondenza dello spazio fra le teste metatarsali, ove il nervo si divide nei due nervi digitali per le due dita vicine corrispondenti. Si viene a determinare un progressivo aumento di diametro del nervo stesso che prende l’aspetto di una dilatazione fusiforme “a fiasca”, per la progressiva proliferazione di tessuto fibroso al suo interno, con assottigliamento e lesione delle fibre nervose. Una percentuale significativa di soggetti ricorre ad intervento chirurgico! È la seconda neuropatia compressiva più comune, dietro la sindrome del tunnel carpale.   QUALI SONO LE CAUSE DEL NEUROMA DI MORTON? Le cause possono essere diverse, l’ipotesi maggiormente condivisa sostiene che la fibrosi derivi da uno stress meccanico, una sorta di sfregamento, a carico di un nervo interdigitale e delle ossa metatarsali ai suoi lati. Questo continuo sfregamento determina la formazione, attorno al nervo,

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pubalgia nei calciatori

ESERCIZI(O) PER LA PREVENZIONE DELLA PUBALGIA NEI CALCIATORI

COSA SI INTENDE PER PUBALGIA Per pubalgia, o dolore all’inguine, si intende qualsiasi sintomo clinico, riportato dal paziente, localizzato intorno all’area inguinale-pubica-adduttoria, il quale influenza le attività sportive e/o interferisce con le normali attività quotidiane e che, per tali ragioni, richiede l’attenzione medica. La pubalgia rappresenta rispettivamente il 4-19% ed il 2-14% di tutti gli infortuni nel calcio professionistico maschile e femminile. In parole più semplici, un atleta su 5 incorre in questo tipo di infortunio. Negli atleti l’insorgenza di tali sintomi è molto comune, ma difficilmente risolvibile. Infatti, è proprio la presenza di numerose strutture anatomiche nell’area pubica che rende complicato il discriminare la vera origine del dolore pubico.   EZIOPATOGENESI La “1st World Groin Pain Conference” svolta a Doha nel Novembre del 2014 ha emanato una classificazione della pubalgia spalmata, per gli atleti, principalmente in tre categorie: dolore relativo agli adduttori, all’ileopsoas, all’inguine e al pube; dolore relativo all’anca; altre cause di pubalgia negli atleti. La pubalgia, soprattutto quella cronica, ha però una patogenesi multifattoriale. Infatti, in alcuni casi, sono diverse le patologie che concorrono alla comparsa di dolore alla zona pubica, proprio perché quest’ultima è ricca di strutture anatomiche. “Vabbè, ma quante saranno mai queste possibili cause

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epicondilite laterale (o gomito del tennista)

GOMITO DEL TENNISTA: IL RUOLO DELL’ESERCIZIO FISICO NEL TRATTAMENTO DELL’EPICONDILITE LATERALE

L’epicondilite laterale o Gomito del tennista, è considerata come una lesione da sovraccarico dei tendini estensori dell’avambraccio, nel punto un cui si attaccano all’epicondilo laterale.  Colpisce fino al 3% della popolazione e il dolore è causato da un danno al tendine dell’estensore radiale breve del carpo sul lato laterale del gomito. E’ caratterizzato da dolore durante l’estensione del polso, l’estensione delle dita e la resistenza all’eversione dell’avambraccio, oltre alla riduzione della forza nella presa e della resistenza a carico delle estremità, in particolare durante l’estensione del gomito.    INCIDENZA, EZIOLOGIA E PROGNOSI DELL’EPICONDILITE AL GOMITO Il dolore laterale al gomito è una problematica comune (prevalenza nella popolazione 1-3%), con un picco di incidenza che si verifica a 40-50 anni di età, come ad esempio nelle donne di età compresa tra 42 e 46 anni, il quale aumenta fino al 10%, colpendo circa 4-7/1000 persone all’anno. Nonostante il nome, il tennis è una causa diretta solo nel 5% delle persone con epicondilite laterale, anche perché, nella maggior parte dei casi, è una lesione post trauma minore dei muscoli estensori dell’avambraccio. Sebbene il dolore laterale al gomito sia generalmente autolimitante, con sintomi che possono persistere per oltre 1 anno nel 20% dei

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hiit riabilitazione post ictus

HIGH INTENSITY INTERVAL TRAINING IN SOGGETTI COLPITI DA ICTUS

CHE COS’E’ L’ICTUS? L’ictus è un danno cerebrale che si verifica quando l’afflusso di sangue diretto al cervello si interrompe improvvisamente per la chiusura o la rottura di un’arteria. Nel primo caso si parla di infarto cerebrale o “ictus ischemico” che è la forma di più frequente osservazione. Nel secondo caso, invece, si parla di un’emorragia cerebrale o “ictus emorragico” ed è la forma più grave poiché può condurre alla morte in oltre il 50% dei casi. I meccanismi che causano l’evento si possono sintetizzare in due fasi: La chiusura o l’ostruzione delle arterie che portano il sangue al cervello, si verifica spesso in seguito alla formazione di depositi di grasso a carico delle arterie. Il meccanismo che conduce alla rottura di un’arteria è da far risalire all’indurimento delle pareti dei vasi causato dall’azione persistente nel tempo di elevati valori di pressione sanguigna. Il risultato finale è una sofferenza delle cellule nervose che non ricevono più i nutrimenti e l’ossigeno necessari per la loro sopravvivenza. Le arterie cerebrali perdono di elasticità, in alcuni punti si assottigliano, diventano meno resistenti e si rompono facilmente in seguito a sbalzi pressori anche minimi.   LE CONSEGUENZE DELL’ICTUS Le conseguenze di un ictus, sia ischemico

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artrosi

IL RIPOSO È UNA STRATEGIA ERRATA NEI PAZIENTI CON PATOLOGIE ARTICOLARI

Riposo, infiltrazioni, anti infiammatori, evitare attività che provocano impatto e la corsa. Sono queste le indicazioni che molti specialisti dispensano ai soggetti affetti da patologie articolari come l’artrosi. Eppure la scienza non è di questo avviso anzi, sembrerebbe che le sollecitazioni meccaniche date dagli esercizi, agiscano come dei potenti anti infiammatori. In questo articolo andiamo, quindi, a sfatare il grande mito del “riposo quando c’è la patologia articolare”.       PREMESSA Le informazioni contenute in questo articolo non si vogliono sostituire ad indagini e cure medico-specialistiche, ma vengono proposte come spunto di riflessione al trattamento ed alla prevenzione che, lo specialista preposto, può utilizzare per prescrivere o somministrare la terapia stessa. Inoltre, si vuole sostenere la tesi per cui, l’esercizio fisico controllato, risulti essere la migliore strategia di prevenzione e cura nelle patologie articolari.   PANORAMICA DELL’ARTROSI L’artrosi si verifica quando la cartilagine che protegge le estremità delle ossa nelle articolazioni si deteriora gradualmente. La cartilagine è un tessuto solido e scivoloso che consente un movimento articolare quasi privo di attrito. Alla fine, se la cartilagine si logora completamente, le superfici di contato rimarranno prive di protezione deteriorando così l’osso stesso. Questa patologia è stata spesso definita una malattia da “usura”. Ma oltre

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dolore neuropatico

L’IMPORTANZA DEGLI ESERCIZI DI NEURAL GLIDING NEL DOLORE NEUROPATICO

LA PERCEZIONE DEL DOLORE È SOFFERENZA   “Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci.” ALDA MERINI   Se volessimo dare una forma all’esistenza, potremmo dire che questa assomiglia ad un’intricata rete di interazioni. Infatti, qualsiasi oggetto, nel senso più ampio del termine, può esistere dal momento che è in relazione con qualcos’altro. Anche noi facciamo parte di questa natura delle cose: iniziamo ad esistere grazie ad un’interazione (spermatozoo e cellula uovo), ci sviluppiamo grazie alle interazioni e appena veniamo al mondo facciamo parte di esso. Cosa ci mette in relazione con le altre cose? La generazione di qualsiasi interazione tra noi e il mondo, prendiamo come esempio il dolore, coinvolge quattro elementi fondamentali: Trasduzione, una funzione dei nocicettori che converte la stimolazione nociva in segnali nocicettivi; Trasmissione, un processo che invia segnali nocicettivi lungo le fibre nervose al sistema nervoso centrale; Trasformazione o plasticità, un meccanismo che modula i segnali nocicettivi nei siti sinaptici e a livello del sistema nervoso centrale, attraverso la facilitazione e l’inibizione ascendente, discendente o regionale; Percezione, una componente chiave dell’esperienza clinica del dolore che integra risposte cognitive ed affettive-emotive. È soprattutto la percezione il livello in cui si crea la relazione col

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lombosciatalgia

LOMBOSCIATALGIA E DOLORE RADICOLARE

La lombalgia è la principale causa di disabilità a lungo termine in tutto il mondo, con un’incidenza nel corso della vita della del 58-84%. L’11% degli uomini e il 16% delle donne presentano un dolore cronico nella parte bassa della schiena. Il dolore alla schiena rappresenta il 7% delle consultazioni dal medico di famiglia con una perdita di 4,1 milioni di giorni lavorativi all’anno: più del 30% delle persone ha ancora sintomi clinicamente significativi dopo un anno dall’inizio della sciatica. Il dolore radicolare lombare è normalmente definito come dolore che si irradia dalla parte bassa della schiena o dai glutei fino a sotto il ginocchio.  È un sintomo comune (tassi di prevalenza riportati che vanno dall’1% al 43%) e può essere accompagnato da risultati clinici indicativi di un’ernia del disco o di un’irritazione delle radici nervose, in casi di sciatica verificata, ed il rischio aumenta con l’età e non differendo tra uomini e donne. I fattori di rischio per lo sviluppo del dolore radicolare lombare sono stati studiati meno rispetto a quelli per la lombalgia aspecifica, anche se tra gli aspetti potenzialmente rilevanti vi sono rischi legati allo stile di vita, l’obesità e il fumo.   DOLORE SOMATICO VS DOLORE RADICOLARE Bogduk

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leg extension ginocchio

CONSIDERAZIONI SULL’UTILIZZO DELLA LEG EXTENSION PER L’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO

Con questo articolo si vuole, oltre approfondire la tecnica esecutiva della Leg Extension, consigliare in che circostanza è opportuno sfruttare questo macchinario, in base alla condizione del soggetto a cui ci si rivolge.   Cenni sull’anatomia del ginocchio     Il ginocchio è un’articolazione in cui entrano in gioco il femore, la tibia e la rotula. Risulta di difficile classificazione poiché il rapporto articolare che si stabilisce tra femore e patella può essere, infatti, definito come un’artrodia, mentre quello femoro-tibiale è riconducibile, per alcuni caratteri, alle articolazioni condiloidee, per altri ai ginglimi angolari. Inoltre, mentre le superfici articolari sembrano consentire un’estesa libertà di movimenti, l’apparato legamentoso dell’articolazione finisce per limitarli alla sola flesso-estensione. A livello del ginocchio si verifica poi una trasmissione del peso corporeo alla gamba: all’articolazione spetta perciò anche un importante compito statico. Alla marcata convessità sagittale dei due condili femorali non corrisponde una pari concavità delle superfici tibiali. L’armonia fra le superfici articolari viene perciò stabilita dall’interposizione di due menischi, cartilagini semilunari, uno mediale e uno laterale. Il menisco laterale forma un cerchio pressoché completo, conformazione ad O, quello mediale è interrotto sul lato interno e ha quindi una forma di C. Grazie alle loro estremità (corna),

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ginnastica posturale scoliosi

IL RUOLO DELLA GINNASTICA POSTURALE NEL TRATTAMENTO DELLE SCOLIOSI

Si parla tanto di ginnastica posturale, ginnastica correttiva e trattamenti conservativi per la scoliosi, ma nel concreto di cosa stiamo parlando? Negli ultimi anni sta prendendo piede come “nuova metodologia di trattamento” anche il Pilates, quindi, è diventato essenziale e fondamentale fare ordine e spiegare differenze e punti di forza tra delle varie metodologie. In questo articolo, troverai spunti pratici e teorici per affrontare un caso di scoliosi senza peggiorarne il quadro clinico.   COS’È LA SCOLIOSI IDIOPATICA? La scoliosi idiopatica è una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale che si manifesta sui tre piani dello spazio: frontale in flessione laterale; sagittale con una alterazione delle curve fisiologiche arrivando nei casi più gravi, anche all’inversione; trasversale con un movimento di rotazione delle vertebre. Per definizione, la scoliosi idiopatica non ha una causa nota e nemmeno unica. Quindi dal punto di vista eziopatogenico, la deformazione vertebrale provocata dalla scoliosi idiopatica può essere identificata come il segno di una sindrome complessa ad eziologia multifattoriale. Il perché della progressione della maggior parte delle scoliosi è ancora sconosciuto: è stato ampiamente confermato che la probabilità di aggravamento della curva dipende dall’età del paziente alla diagnosi, dal tipo e dalla gravità della curva, dal sesso

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RITORNO ALL’ATTIVITÀ SPORTIVA NEI PAZIENTI ANZIANI DOPO L’ARTROPLASTICA UNICOMPARTIMENTALE DEL GINOCCHIO: REVISIONE SISTEMATICA E META-ANALISI

L’artroplastica unicompartimentale del ginocchio (UKA), risulta essere un’opzione affidabile per affrontare i sintomi e ripristinare la funzione dell’articolazione. L’obiettivo principale di questa review è quello di raccogliere sistematicamente le prove disponibili riguardanti il ritorno all’attività sportiva nei pazienti anziani che presentavano osteoartrite del ginocchio, dopo un intervento di artroplastica unicompartimentale. L’articolo in questione, è il risultato di uno Studio Italiano condotto da ortopedici e gerontologi del Campus Bio – Medico dell’Università di Roma e poi pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, il 5 giugno 2020. Si ringrazia, pertanto, il Dott. Biagio Zampogna per aver fornito in anteprima lo Studio.   Uno sguardo sul presente Nel presente scenario sociale, le esigenze degli anziani stanno cambiando. Non è raro osservare come i pazienti vogliano rimanere attivi e svolgere esercizio fisico ed attività sportiva anche in età avanzata. Tuttavia, queste richieste sono spesso minate da condizioni dolorose croniche, come l’osteoartrite (OA), che non permettono al paziente di svolgere tutte le attività desiderate. In particolare, l’OA al ginocchio è una condizione comune e debilitante che si diffonde sempre più con l’avanzare dell’età. È di comune accordo che il trattamento definitivo sia l’artroplastica articolare. Le indicazioni per l’artroplastica unicompartimentale del ginocchio sono state ampiamente discusse,

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riabilitazione polmonare covid-19

LA RIABILITAZIONE POLMONARE NEI SOGGETTI COLPITI DA COVID-19

Sullo sfondo della pandemia causata da infezioni da SARS-CoV-2 risulta doveroso chiarire il ruolo dello scienziato motorio e capire come approcciare la riabilitazione polmonare di un soggetto che è stato affetto da questa patologia. In questo articolo verrà sviscerato questo tema cercando di fornire linee guida, testing e possibilità di trattamento.   Il ruolo della riabilitazione polmonare nell’emergenza Covid-19 La pandemia COVID-19, che è dilagata in tutto il mondo dall’inizio dell’anno, ha colto impreparati i sistemi sanitari della maggior parte dei paesi nella sua prima ondata di malattia e ha sopraffatto i sistemi sanitari in molti modi.  Non è ancora possibile stimare definitivamente quanto sia alta la mortalità della malattia e la percentuale di persone affette da disabilità permanente. Si può presumere che la pandemia si fermerà solo quando la maggior parte della popolazione sarà stata infettata (nel senso di immunità di gregge) o sarà disponibile un vaccino efficace in tutto il mondo. Poiché questa patologia presenta un coinvolgimento polmonare, la riabilitazione pneumologica gioca un ruolo importante nella riabilitazione COVID-19. Per le persone colpite, è richiesto un concetto graduale di riabilitazione pneumologica globale, multimodale e interdisciplinare, differenziato in base all’entità delle conseguenze della malattia. Lo scopo della riabilitazione polmonare nei pazienti di

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trattamento alluce valgo

Trattamento alluce valgo: un approccio conservativo

Proseguendo nell’approfondimento del piede patologico, oggi esamineremo ciò che concerne il trattamento dell’alluce valgo.   Cos’è l’alluce valgo? Il valgismo dell’articolazione metatarso-falangea (MPT) del primo raggio, definito più comunemente “alluce valgo”, nell’adulto è la patologia più frequente del piede. Si tratta di una deformità che riguarda il primo metatarso e che comporta un disallineamento tra i due segmenti ossei contigui (valgismo). Questa conformazione si esprime nella deviazione del primo dito verso le altre dita e nella conseguente deformità della parte anteriore del piede. Visivamente, ciò che si nota subito è un rigonfiamento laterale a livello della testa del primo osso metatarsale a causa del quale ci sarà un’alterazione della biomeccanica del piede. Nel corso degli anni ciò può provocare la deformità delle altre dita che possono limitare la mobilità del piede e provocare un dolore intenso e permanente, la metatarsalgia. Più che essere un problema estetico, come l’evidente formazione della “cipolla” data dell’infiammazione della borsa sinoviale dell’articolazione fra il primo osso metatarsale e la falange prossimale dell’alluce, risulta essere una malattia che altera gli equilibri funzionali e biomeccanici del piede. Con una proporzione di 7:1, l’alluce valgo si manifesta prevalentemente nelle donne rispetto agli uomini. Sembra essere dovuta al fatto

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donna con ipertensione arteriosa fa esercizio fisico

Ipertensione arteriosa: screening, farmaci ed esercizio terapeutico

Parliamo dell’approccio del Laureato in Scienze Motorie con persone affette da ipertensione arteriosa: qual è il ruolo dell’esercizio terapeutico? PREMESSA L’ipertensione (HTN) rimane la malattia non trasmissibile più comune che costituisce il più grande problema di salute pubblica a livello mondiale, con la gestione che coinvolge mezzi farmacologici e non farmacologici. L’esercizio terapeutico è un importante intervento di prima linea per un certo numero di malattie croniche, ed è stato raccomandato sia come misura di prevenzione che come intervento non farmacologico aggiuntivo per HTN, tuttavia la somministrazione e prescrizione ai pazienti ipertesi è ancora bassa, soprattutto tra gli operatori sanitari di base. Da qui ho iniziato l’analisi della letteratura basata sull’evidenza con i vari aspetti dell’esercizio terapeutico e dell’HTN, per stimolare con successo l’integrazione dell’esercizio per la gestione dell’HTN in contesti clinici, specialmente a livello di assistenza sanitaria di base. L’articolo di oggi ha esaminato gli articoli pubblicati sull’esercizio fisico e HTN su Google Scholar, PubMed e ScienceDirect utilizzando i termini di ricerca “esercizio” e “ipertensione”. Gli studi identificati in questa revisione sono stati riassunti per arricchire ulteriormente la letteratura con i dati e fornire un aggiornamento ai medici che prescrivono ma, soprattutto, gioca un ruolo fondamentale per i Laureati in Scienze

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donna con alterazioni posturali post mastectomia

Alterazioni posturali post-mastectomia: test ed esercizi chinesiologici

Sono sempre di più le donne che sopravvivono al carcinoma mammario: per questo è importante parlare delle alterazioni posturali post-mastectomia e della rieducazione motoria. Per una qualità della vita migliore e una nuova consapevolezza del proprio corpo. Introduzione Il carcinoma mammario rappresenta in Italia la terza neoplasia in ordine di frequenza dopo quella del polmone e del colon-retto, ed è la prima nella popolazione femminile. La sua incidenza è in progressivo aumento, ma la diagnosi precoce e l’affinamento delle strategie terapeutiche e chirurgiche, hanno consentito un netto incremento della sopravvivenza delle pazienti la cui malattia tende perciò a cronicizzare. A queste donne, oltre alla sopravvivenza, deve essere garantita anche la migliore qualità di vita possibile e, a tal proposito, assumono un ruolo fondamentale sia l’intervento riabilitativo sia la rieducazione motoria, determinante per il mantenimento della funzionalità post riabilitativa. La letteratura scientifica riporta numerosi studi sull’importanza e sull’efficacia dell’attività motoria sulla qualità della vita, sulle funzioni cardio-respiratorie e sulla riabilitazione dell’arto superiore, mentre risulta piuttosto carente per quanto riguarda le indicazioni su specifici trattamenti di ginnastica funzionale e posturali, fondamentali anche a distanza di anni, quando la patologia viene definita stabilizzata o guarita oppure, a maggior ragione, quando insorgono delle complicanze

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ragazza con artrite reumatoide fa allenamento aerobico

Artrite reumatoide e allenamento aerobico: benefici e ostacoli

In questo articolo parliamo di artrite reumatoide: quali ostacoli ci sono e quali sono poi i benefici dell’allenamento aerobico per chi è affetto da questa malattia? Cos’è l’artrite reumatoide L’artrite reumatoide (RA) è una malattia infiammatoria autoimmune cronica, che in genere si presenta come poliartrite simmetrica delle piccole articolazioni sinoviali prossimali. Colpisce circa l’1% della popolazione generale adulta ed è accompagnata da sintomi quali dolore, rigidità, gonfiore, affaticamento; può avere effetti debilitanti sulla capacità funzionali e sulla qualità della vita delle persone colpite. Inoltre, l’AR è accompagnata da manifestazioni sistemiche, in particolare un rischio aumentato per malattie cardiovascolari (CVD), nonché cambiamenti dannosi nella composizione corporea, favorendo quindi aumento della deposizione di massa grassa e riduzione della massa muscolare (condizione definita “cachessia reumatoide”).  Questi, a loro volta, deteriorano ulteriormente la funzione e la capacità di svolgere anche i  compiti quotidiani: pertanto, non sorprende che quasi un terzo dei pazienti con AR diventi disoccupato a causa delle sue condizioni o che abbia un tasso di disabilità lavorativa 10 volte superiore alla popolazione generale.  L’introduzione di trattamenti e strategie antinfiammatorie / immunomodulanti precoci e intensive, che coinvolgono farmaci antireumatici modificanti la malattia sia sintetici che biologici (DMARD), hanno migliorato significativamente i risultati sulla salute

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anziani con osteoartrosi che fanno esercizio fisico

Osteoartrosi anca e ginocchio: il ruolo dell’esercizio fisico

L’osteoartrosi è una condizione che affligge moltissimi anziani: ecco, allora, secondo gli ultimi studi, quale può essere il ruolo dell’esercizio fisico in un trattamento conservativo. Questo articolo è frutto di uno studio made in Italy, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Medicine dal Dott. Biagio Zampogna e colleghi, a cui mi lega una profonda stima professionale, collaborazione ed amicizia. In particolare, questa sistematic review e meta-analisi ha lo scopo di indagare il ruolo dell’esercizio fisico nel trattamento conservativo di una condizione molto frequente nota come Osteoartrosi (OA) dell’anca e del ginocchio, che trova la sua maggiore incidenza sulla popolazione anziana. CENNI SULLA PATOLOGIA L’osteoartrosi è una patologia cronica che causa danni alla cartilagine e ai tessuti circostanti. Le manifestazioni caratterizzanti sono rappresentate da: riduzione della funzione con un ridotto range di movimento (ROM) rigidità e gonfiore articolare debolezza muscolare instabilità articolare. La diagnosi medica si basa su un’accurata anamnesi, sull’esame clinico e sugli esami di radiologia. La patologia insorge con un’incidenza maggiore nei soggetti di età compresa fra i 40 e i 70 anni di età. Tra i 40 e i 70 anni, le donne sviluppano la patologia più frequentemente degli uomini ma, superati i 70 anni, la patologia si

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donna che fa trattamento per low back Pain

Il Pattern della Low Back Pain: quale trattamento?

Abbiamo visto, nel precedente articolo, quanto sia complesso il pattern del LBP e come alcuni tools e le ricerche scientifiche possono venirci in aiuto nel management iniziale. Ma una volta effettuato il corretto screening, il LBP deve essere trattato. Come? Il presente articolo ha lo scopo di fornire alcuni spunti sul trattamento della LBP. L’ESIGENZA DI LINEE GUIDA Circa il 60-80% della popolazione generale segnalerà almeno un episodio di lombalgia ad un certo punto della vita (Gordon e Bloxham, Healthcare, 2016; Paolucci et al., Journal of Pain Research. 2019). Nel 2008, è stato stimato che il mal di schiena ha comportato costi diretti per 34,2 milioni di sterline e circa il 75% era dipeso dalle cure mediche per il dolore (Frogner et al., 2018). Uno studio del Regno Unito pubblicato nel 2000 (utilizzando i prezzi del 1998) ha riferito che una stima dell’impatto sociale dell’uso delle risorse dei servizi sanitari legati alla LBP, e dei periodi di assenza lavorativa, supera i 12 miliardi di sterline (Andronis et al., Appl Health Econ Health Policy, 2017). Per questi motivi, l’Istituto di medicina ha identificato LBP come una delle prime 15 condizioni prioritarie negli Stati Uniti. Tutto ciò ha spinto la comunità scientifica

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donna che pratica attività fisica contro stress ossidativo

Attività fisica e stress ossidativo: strategie e benefici

Il danno endoteliale legato allo stress ossidativo (SO) è coinvolto nella comparsa e nella progressione di diversi disturbi, come la depressione vascolare e la demenza. È stato riportato che l’esercizio fisico aerobico moderato potrebbe ridurre lo S.O. e l’infiammazione, limitando così i fattori di rischio cardiovascolare e migliorando l’omeostasi endoteliale, l’umore ed i processi cognitivi. In questo articolo, discuteremo del ruolo dello S.O. e del danno endoteliale correlato alla depressione vascolare e al deterioramento cognitivo vascolare, e il ruolo dell’esercizio fisico in questi disturbi. STRESS OSSIDATIVO ED ESERCIZIO FISICO Durante l’esercizio fisico, la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), tra cui il radicale idrossile (OH-), il perossido di idrogeno (H2O2) e il superossido (O2-), aumenta. Il sottile equilibrio tra ROS e antiossidanti, cioè l’omeostasi redox, è coinvolto in vari processi fisiologici, tra cui la segnalazione cellulare, l’espressione genica, la crescita cellulare, il rilascio dei neurotrasmettitori e la plasticità sinaptica. Quindi, una sovrapproduzione di ROS può portare ad effetti dannosi per le cellule. Infatti, contenendo elettroni non accoppiati, i ROS sono molecole altamente reattive che possono ossidare diversi composti cellulari, tra cui DNA, lipidi e proteine. Le principali fonti endogene di ROS sono probabilmente i mitocondri, seguiti dai perossisomi e dal

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persona con piede piatto patologico

Piede piatto patologico: anatomia, biomeccanica, valutazione, spunti pratici

Il seguente articolo è parte di una serie di argomenti riguardanti il piede patologico. In questa prima analisi approfondiremo il piede piatto. Il piede Il piede, segmento terminale dell’arto inferiore, è formato da un insieme di 26-28 ossa e 33 articolazioni, localizzate distalmente alle ossa della gamba, tibia e perone, con le quali forma l’articolazione tibio-tarsica. Analizzarne l’anatomia nel dettaglio, è una premessa fondamentale per comprenderne l’importanza per la funzionalità di tutto il corpo umano, sia in statica che in dinamica. Parte Centrale CENNI ANATOMICI Macroscopicamente, il piede può essere studiato considerandone tre zone: retropiede, area comprendente astragalo, calcagno e l’articolazione che li tiene uniti; mesopiede, area del cuboide, scafoide o navicolare e I, II, III cuneiforme; avampiede, area racchiudente le ossa metatarsali e le falangi prossimali, intermedie e distali. Il congiungersi di queste tre zone, a sua volta, forma due grandi articolazioni: tra retropiede e mesopiede abbiamo l’articolazione de Cophart o articolazione medio tarsica, tra mesopiede ed avampiede l’articolazione de Lisfranc. FUNZIONI Il piede assolve essenzialmente a quattro funzioni principali: fornisce una superficie articolare in grado di mettere in rapporto l’arto inferiore con il suolo; garantisce stabilità alla posizione eretta assorbendo gran parte del peso corporeo; rende possibile, grazie alla propria

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ragazza con sindrome dello stretto toracico

Sindrome dello Stretto Toracico: considerazioni biomeccaniche ed esercizi

Parliamo della TOS, Sindrome dello Stretto Toracico: di cosa si tratta, quali sono i sintomi, come viene fatta la diagnosi e la valutazione e quali sono i trattamenti più indicati per chi soffre di questi disturbi. Sindrome dello Stretto Toracico: di cosa parliamo? La sindrome dello Stretto Toracico (Thoracic Outlet Syndrome – TOS) costituisce un gruppo di disordini che risultano in una compressione delle strutture neurovascolari che attraversano lo stretto toracico. Lo stretto (o outlet) toracico è un’area anatomica compresa tra lo spazio tra la clavicola e la prima costa, attraverso il quale scorrono diverse strutture neurovascolari importanti, tra cui il plesso brachiale, l’arteria e la vena succlavia. La compressione di quest’area provoca diversi sintomi tra cui: discolorazione dell’arto superiore, parestesia, debolezza, atrofia muscolare intorpidimento e dolore di mano o braccio. La classificazione della TOS si basa sulla patofisiologia dei sintomi e si divide in neurogena (nTOS), venosa (vTOS) e arteriosa (aTOS). Inoltre, per ognuna di queste categorie le cause possono essere di tipo: congenita (es. presenza di una prima costa anomala), traumatica (es. cadute, colpi di frusta) acquisita (es. movimenti ripetuti e vigorosi associati a sport o lavoro). In generale non vi è un’eziologia specifica per la TOS, rendendo

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ragazza con low back pain che fa attività fisica

Il Pattern della Low Back Pain: miti, speculazioni e verità

Oggi vedremo una guida smart sulla Low Back Pain e come tecnicamente si affrontano miti e speculazioni su questa patologia. Il low back pain è tra i dolori più diffusi nel mondo e una tra le prime cause di disabilità e motivo di consulenza medica: proprio per questo la letteratura scientifica è ricca al riguardo. Eppure, la pratica clinica, di prevenzione e riabilitativa, sembrano essere indietro rispetto agli studi. Mentre quest’ultimi propongono un intervento di trattamento basato sulla classificazione della lombalgia, attualmente la pratica si basa molto spesso su strategie relative alla sintomatologia. Come approcciarsi a chi soffre di lombalgia? Esistono dei tool utili a riguardo? Tra miti e realtà vediamo cosa dice la scienza. Il Low Back Pain (LBP) Per low back pain viene inteso un dolore e/o sofferenza nella zona lombare della colonna vertebrale, di cui tutti possiamo fare esperienza nel corso della nostra vita.  Sebbene sia credenza comune che i bambini e gli adolescenti non sperimentino lombalgia, a meno che non abbiamo un disturbo importante, 56 studi epidemiologici inclusi in una review di Ries e colleghi, riporta che la prevalenza della lombalgia, almeno negli adolescenti, è simile a quello negli adulti (Balagué et al., 2012). Nonostante ciò,

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laboratorio per studio di esercizio fisico e riabilitazione cardiaca

Il ruolo dell’esercizio fisico nella riabilitazione cardiaca – parte seconda

Continua l’approfondimento sugli effetti dell’esercizio fisico nella vita dei pazienti che stanno affrontando una riabilitazione cardiaca. Se hai perso la prima parte, la trovi qui! CR, VO2max e test da sforzo La Riabilitazione Cardiaca (CR) è un insieme di trattamenti focalizzati sul fornire esercizio fisico aerobico supervisionato ed altri servizi accessori (consulenza nutrizionale, supporto psicologico) ai pazienti con malattie cardiovascolari. La prescrizione di programmi d’esercizio sicuri e che abbiano una progressione nella CR è fondamentale per migliorare la capacità funzionale (o fitness) – una misura dell’abilità del cuore di fornire ossigeno ai tessuti – indicatore prognostico chiave per i pazienti con questo tipo di patologie. La capacità funzionale viene valutata attraverso il consumo di ossigeno (VO2), cioè la quantità di ossigeno che i tessuti possono utilizzare in un determinato tempo, espressa in ml/kg/min. Diversi studi hanno evidenziato come la capacità di esercizio sia un fattore predittivo indipendente di mortalità cardiovascolare, fattore modificabile attraverso l’allenamento. La determinazione diretta della VO2max viene utilizzata per valutare le condizioni di soggetti sani (solitamente atleti), ma anche di soggetti affetti da diverse patologie cardiovascolari, in questi ultimi come già detto precedentemente, ha finalità diagnostiche e di prognosi, ed è riconosciuta come la miglior valutazione funzionale delle capacità

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palestra in cui fare esercizio fisico per riabilitazione cardiaca

Il ruolo dell’esercizio fisico nella Riabilitazione Cardiaca – parte prima

Un approfondimento sugli effetti dell’esercizio fisico nella vita dei pazienti che stanno affrontando una riabilitazione cardiaca. Patologie del sistema cardiaco Le patologie del sistema cardiaco hanno un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti che ne sono affetti, a causa dei cambiamenti a lungo termine degli stili di vita che comportano, con complicanze anche a livello psicologico, con il verificarsi di stati d’ansia e depressivi che limitano le attività quotidiane del paziente, la sua produttività e le sue relazioni. Nonostante i progressi nel campo medico hanno contribuito ad un graduale decremento del tasso di mortalità a causa di infarto del miocardio, la sua prevalenza continua ad aumentare.  In Europa, il 27–34% dei soggetti anziani sono affetti da patologie a livello coronarico, strettamente correlate ai fattori di rischio cardiovascolari come: ipertensione arteriosa fumo abitudini alimentari errate livelli elevati di colesterolo obesità e sedentarietà. Questi disturbi, insieme alle aritmie cardiache – come la fibrillazione atriale, la più comune nel mondo attualmente con circa 9.000.000 di pazienti solo in Europa – possono influenzare l’autosufficienza di questi pazienti. La Riabilitazione Cardiaca I programmi di Riabilitazione Cardiaca (Cardiac Rehabilitation – CR) sono stati sviluppati per il trattamento della malattia cardiaca coronarica e sono riconosciuti

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donna dopo tumore al seno lavora su postura

Come cambia la postura dopo un tumore al seno

Oggi si parla molto di postura, ma cosa si intende davvero con questo termine e quali relazioni può avere col tumore al seno?  Cos’è la postura È un insieme di adattamenti che il nostro corpo assume per mantenere l’equilibrio, sia in posizione statica che in movimento. La scienza che osserva la postura viene definita Posturologia: i primi a dedicarsi a questa branca della medicina alternativa, che studia il rapporto fra posizione del corpo e dolori, furono Baron (1956) e Tadashi Fukuda (1959), a metà degli anni 50, i quali introdussero i primi concetti concreti di postura, di equilibrio posturale e delle condizioni fisiologiche che lo rendono possibile. A seconda che si cammini, si stia in piedi o seduti, il corpo umano fa appello a meccanismi di equilibrio definiti recettori (porte d’ingresso), con capacità di controllare il nostro corpo. I recettori principali sono: occhi, intesi soprattutto come alterazioni della vista; bocca (apparato stomatognatico) – occlusione, masticazione e deglutizione; piedi – appoggio plantare; orecchio (apparato acustico-vestibolare) – per la gestione dell’equilibrio. La postura può però essere influenzata anche da altri fattori, definiti recettori secondari, quali il carattere di una persona, lo stato emotivo, eventuali traumi psicologici e dell’apparato scheletrico (fratture, distorsioni ecc.),

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donne in gravidanza che fanno esercizio fisico per lombalgia

L’esercizio fisico come trattamento nella lombalgia e nel dolore alla cintura lombopelvica in gravidanza

Lombalgia e dolore alla cintura lombopelvica sono disturbi che interessano le donne in gravidanza, compromettendo anche molti aspetti della loro vita quotidiana e lavorativa. Ecco, allora, come l’esercizio fisico può rappresentare una risposta. LBP e PGP LBP (dolore lombopelvico) è di solito definito come dolore tra la dodicesima costola e la piega glutea; PGP (dolore alla cintura pelvica) è definito come dolore tra la cresta iliaca posteriore e la piega glutea, in particolare in prossimità delle articolazioni sacro-iliache. Il dolore alla cintura pelvica insorge generalmente in relazione alla gravidanza, interessando il 50% delle donne sintomatiche, con un dolore più intenso e una maggiore disabilità rispetto alle donne con LBP in gravidanza. L’eziologia e la patogenesi della PGP non sono chiare e probabilmente multifattoriali, comprese di fattori psicosociali. Le cause possono includere anche: aspetti ormonali e biomeccanici controllo motorio inadeguato stress sulle strutture dei legamenti aumento delle forze di taglio attraverso le articolazioni pelviche, data l’instabilità del bacino. Sono stati associati anche un’alterazione della strategia di stabilizzazione lombopelvica, pertanto modelli di controllo motorio alterati possono essere un possibile meccanismo per il dolore e la disabilità nelle pazienti con PGP persistente, dovuti alla riduzione della funzione muscolare, livelli bassi di resistenza muscolare del tronco

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persona con diabete di tipo 2 che fa esercizio fisico

Il ruolo essenziale dell’esercizio nella gestione del Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 è uno dei maggiori oneri per la salute pubblica e l’economia del XXI secolo. Ecco, allora, come prevenire e migliorare la qualità di vita dei malati con l’esercizio fisico. Introduzione Recenti statistiche dei Centers for Disease Control and Prevention indicano che il diabete colpisce 29,1 milioni di persone negli Stati Uniti, e la International Diabetes Federation stima che gli effetti del diabete siano di 366 milioni di persone in tutto il mondo. Vi sembrano pochi?   Poiché questi numeri scioccanti continuano ad aumentare, il costo della cura dei pazienti diabetici sta mettendo a dura prova le economie di tutti i Paesi del mondo. Al fine di gestire al meglio e curare una malattia su scala mondiale, gli approcci devono essere efficaci, sostenibili, scalabili e smart. Di tutte le opzioni terapeutiche disponibili, tra cui molteplici nuovi farmaci, chirurgia bariatrica e anche quello nutrizionale, l’esercizio fisico, come parte di un approccio di stile di vita sano e attivo, è una strategia che soddisfa tutti quegli aspetti sopradescritti. I benefici dell’esercizio fisico per la salute hanno una storia lunga, già dai tempi di Ippocrate, il padre della medicina scientifica, che fu il primo medico a riconoscere il valore dell’esercizio

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pallavoliste a rischio disfunzioni pelviche

La prevenzione delle disfunzioni pelviche nelle giovani pallavoliste

Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato una correlazione tra lo sport, in particolare la pallavolo, e lo sviluppo di disfunzioni del pavimento pelvico.  A causa dell’asimmetria del gesto sportivo e dell’alto impatto al suolo, a causa dall’altissimo numero di salti effettuati durante l’allenamento o la partita, il pavimento pelvico delle atlete di pallavolo è particolarmente esposto a disfunzioni lievi che con il tempo, però, possono aggravarsi. Nello studio “Risk of pelvic floor dysfunctions in young athletes” è stato somministrato a 105 giocatrici di pallavolo un questionario, auto-compilato, composto da quattro domini principali (dati personali e anamnesi medica, incontinenza urinaria, disturbi urinari e giudizio sul questionario). Nei risultati, su un totale di 105 atlete, gli autori hanno osservato che il 65,7% aveva riportato almeno un sintomo di incontinenza urinaria da stress (SUI) e/o urgenza, durante lo sport o in situazioni di vita quotidiana. Lo scopo di questo articolo è di sottolineare l’importanza di un adeguato lavoro sul pavimento pelvico femminile nelle giovani pallavoliste. Avere un pavimento pelvico sano permette di mantenere alti range di qualità di vita. Il pavimento pelvico  Il pavimento pelvico è formato da tre strati muscolari: superficiale, intermedio e profondo. Lo strato superficiale è formato dai muscoli bulbocavernosi (o

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ragazza con problemi alla cistifellea che fa attività fisica

Cistifellea, obesità e attività fisica

In questo articolo parleremo della correlazione tra cistifellea, obesità e attività fisica. L’obesità è correlata a malattie della cistifellea? E l’inattività fisica?  Continua a leggere e vediamo cosa dicono le evidenze scientifiche. LA CISTIFELLEA  La cistifellea è un organo gastrointestinale situato nella giusta regione ipocondriale dell’addome. Questa sacca intraperitoneale si trova all’interno di una fossa formata tra gli aspetti inferiori del lobo destro e quadrato del fegato. La funzione primaria della cistifellea è di concentrare e immagazzinare la bile. Dopo i pasti, la cistifellea è vuota e piatta, come un palloncino sgonfio. Prima di un pasto, la cistifellea può essere piena di bile e delle dimensioni di una piccola pera. La bile è un liquido giallo-verdastro prodotto dal fegato allo scopo di facilitare la digestione e l’assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili, e neutralizzare l’acidità del chimo proveniente dallo stomaco; viene rilasciata dalla cistifellea, in risposta alla colecistochinina, nell’intestino tenue attraverso dotti.  Sono solo questi i compiti svolti dalla cistifellea?  La cistifellea sembra influenzare il metabolismo del corpo intero, attraverso meccanismi diretti ed indiretti, regolando il turnover degli acidi biliari circolanti (BAs) e la secrezione di ormoni metabolicamente attivi, rispettivamente. PATOLOGIE DELLA CISTIFELLEA La malattia della cistifellea è una delle malattie gastrointestinali più diffuse

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ragazzo con addiction che pratica esercizio fisico

Educazione fisica e addiction: uno studio

Combattere l’addiction con l’educazione fisica: questo l’oggetto di indagine di una ricerca che ti raccontiamo proprio in questo articolo. L’addiction in Italia In Italia il 22% degli adulti (15-64 anni) fa uso di sostanze psicoattive (EMCDDA, 2018).  Il consumo di droghe può portare all’esclusione sociale, manifestata da problemi familiari, problemi di salute, maggiore probabilità di disoccupazione, aumento della criminalità, ecc. (Neale, 2006). Inoltre, le persone con disturbi da addiction sembrano essere più a rischio nello sviluppare molteplici problemi di salute fisica e mentale (Adrian & Barry, 2003; Schuckit, 2006). Esercizio fisico e addiction L’esercizio fisico, che si caratterizza come un movimento corporeo pianificato, organizzato e ripetuto che mira a promuovere o mantenere la forma fisica (ACSM, 2018), attiva lo stesso pattern di ricompensa delle droghe, attraverso l’aumento delle concentrazioni di Dopamina e dei suoi recettori (Greenwood et al., 2011; MacRae, Spirduso, Cartee, Farrar e Wilcox, 1987). Altri studi hanno messo in evidenza come l’attività fisica riduca il rischio di sviluppare dipendenze in giovane età e il rischio di ricaduta (Ströhle et al., 2007), (Korhonen, Kujala, Rose, & Kaprio, 2009), modulando positivamente gli stati d’animo e l’autoefficacia (Hoffman, & Hoffman, 2008). In letteratura sono innumerevoli gli studi riguardanti gli effetti positivi

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runner che si allena con monitoraggio biomeccanica

Che ruolo ha la biomeccanica nella prevenzione e nel monitoraggio delle sindromi dolorose del runner?

A cosa serve la biomeccanica? In questo articolo abbiamo analizzato il ruolo e il supporto che questa disciplina dà nelle sindromi dolorose del runner. Biomeccanica e movimento umano Lo studio del movimento è oggetto d’interesse da secoli: l’essere umano, da sempre, studia il proprio movimento. Da Leonardo da Vinci a Borelli, considerato da molti il padre della biomeccanica e primo studioso delle leve applicate al sistema muscolo scheletrico, che ha dato le basi per lo studio e le stipulazioni di leggi fondamentali ancora oggi, come le leggi del Moto di Isaac Newton. Per studiare il movimento dal punto di vista biomeccanico si ha la necessità di applicare modelli di meccanica classica e fisici per una analisi qualitativa e quantitativa di un movimento o di un effetto del movimento stesso: può essere quindi definita come lo studio dei principi fisici e meccanici applicati ai sistemi biologici, considerando anatomia funzionale e fisiologia articolare dell’individuo. La cinetica è quella branca della meccanica classica che studia i fenomeni relativi al moto di un corpo in movimento e le grandezze che li caratterizzano. La cinematica invece studia il moto dei corpi indipendentemente dalle cause che lo provocano o modificano. La descrizione precisa e dettagliata del

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ginocchio con artrosi che potrebbe aver bisogno di esercizi specifici

Artrosi al ginocchio: una gamma di esercizi alternativi

I numeri legati all’artrosi al ginocchio crescono ogni giorno: per questo potrebbe essere utile sfruttare un approccio terapeutico conservativo composto da esercizi alternativi. Li trovi in questo articolo. Artrosi al ginocchio e approccio terapeutico conservativo A causa della crescente prevalenza di interventi di osteoartrite (OA) e artroplastica totale del ginocchio (TKA), nel prossimo futuro sarà necessario ideare un approccio terapeutico conservativo non chirurgico, visto che il trattamento conservativo nei pazienti che hanno intrapreso un percorso motorio prima dell’intervento, ha portato a risultati migliori post intervento. Questo approccio, tuttavia, non è solo per i pazienti che dovranno sottoporsi a chirurgia perché l’esercizio fisico può portare a risultati positivi indipendentemente dalla gravità dell’OA, consentendone l’utilizzo da parte di una più ampia popolazione di pazienti.  La maggior parte degli studi precedenti che valutano l’esercizio fisico come una forma di trattamento non chirurgico dell’OA del ginocchio ha esaminato una varietà di categorie:   stretching per il ROM l’allenamento aerobico per l’apparato cardiorespiratorio l’allenamento di resistenza per aumentare la forza muscolare  l’allenamento funzionale per migliorare le attività della vita quotidiana.  È stato dimostrato che tutte le forme di esercizio migliorano i risultati dei pazienti; tuttavia, non tutti gli studi hanno un piano di trattamento standard

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ragazzo con psoriasi che pratica esercizio fisico

L’esercizio fisico come “farmaco naturale” per la psoriasi

L’esercizio fisico aiuta le persone a migliorare la propria vita, anche se sono affette da particolari patologie. Anche se soffrono di psoriasi. La psoriasi La psoriasi è una malattia autoimmune infiammatoria, cronica e non contagiosa, della pelle, di cui soffrono 2 milioni di italiani, ed è anche una malattia psicosomatica. Non si può guarire, ma si può contenere e farla regredire. La psoriasi può insorgere a qualsiasi età, ma solitamente compare per la prima volta tra i 20 e i 30 anni di età, con un picco tra i 50 e 60 anni. Essa tende a regredire d’estate, grazie alla maggior esposizione solare. La psoriasi si presenta sotto forma di chiazze e placche rosse, ricoperte da squame biancastre, localizzate soprattutto nelle ginocchia, nella regione sacrale, nei gomiti, nelle mani, nei piedi e nel cuoio capelluto. Una delle complicanze più della malattia è l’artrite psoriasica. Questo tipo di psoriasi interessa soprattutto le articolazioni distali e può estendersi anche allo scheletro assile. Difficoltà masticatorie, gonfiori e dolori a mani e piedi sono i sintomi più comuni del coinvolgimento articolare. La psoriasi può influenzare negativamente la salute emozionale, provocando ansie eccessive per il proprio aspetto fisico, fino alla depressione. Alla base della patologia

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manina di bambino affetto da paresi cerebrale e trattamento con attività fisica

L’attività fisica nei bambini con paresi cerebrale

Nell’articolo di oggi parliamo di un argomento delicato: i protagonisti sono i bambini affetti da paresi cerebrale. Scopriamo insieme come l’attività fisica può migliorare anche la loro vita. Introduzione La paralisi cerebrale (PC) descrive un gruppo di disturbi dello sviluppo del movimento e della postura che causano limitazioni di attività attribuite a disturbi non progressivi che si sono verificati nel cervello fetale o infantile in via di sviluppo. La paralisi cerebrale viene in genere diagnosticata tra i 18 e i 24 mesi, sebbene i sintomi possano essere presenti già da molto prima. Ricerche recenti indicano che ai bambini può essere diagnosticata una paralisi cerebrale entro i 6 mesi di età se i medici sanno quali caratteristiche cliniche ricercare. L’età della diagnosi varia in base alla gravità della disabilità (i casi più gravi tendono a essere diagnosticati in precedenza) e al sottotipo di paralisi cerebrale (spastica, atetoide/discinetica o atassica). Poiché i segni e i sintomi della paralisi cerebrale si evolvono man mano che il sistema nervoso di un bambino matura, una diagnosi può richiedere diverse ripetizioni di esami e test durante lo sviluppo. La paralisi cerebrale è la causa più comune di disabilità fisica durante la fase infantile nella maggior parte

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donna che pratica esercizio fisico contro il cancro

Esercizio fisico: alleato del cancro o della salute?

Il cancro rappresenta una delle principali cause di morte a livello mondiale. La mortalità per cancro è principalmente dovuta alle metastasi, in particolare sotto forma di tumori secondari sviluppati in organi vitali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’inattività fisica sarebbe imputata come il principale fattore di rischio per la patogenesi tumorale.  Nel seguente articolo si descriveranno le forti evidenze scientifiche che suggeriscono come l’esercizio fisico, adiuvante il trattamento terapeutico-farmacologico, si dimostri una strategia efficace e sicura volta al miglioramento della patologia tumorale e degli effetti collaterali causati dal trattamento stesso (ad esempio, affaticamento correlato al cancro) sia in età adulta che in quella pediatrica.  Cancro e attività fisica: voce agli studi Secondo l’OMS, l’inattività fisica rappresenterebbe il principale fattore di rischio per lo sviluppo di cancro. In Europa, il 9-19% dei casi di cancro potrebbero essere prevenuti con l’adesione ad un costante programma di attività fisica.  Una recente meta-analisi ha sottolineato come l’esercizio fisico, sia prima che dopo la diagnosi di cancro, sia associato con una ridotta mortalità per cancro, specialmente in quello endometriale, della mammella e del colon, rispetto a quei soggetti che non modificavano i loro livelli di attività fisica. La fatica correlata al cancro (CRF) viene

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ragazza con fibromialgia che pratica attività fisica

Fibromialgia e attività fisica: studi ed evidenze scientifiche

La fibromialgia condiziona lo stile di vita di moltissime persone, soprattutto donne: ecco cosa ci dicono gli ultimi studi e le evidenze scientifiche sul ruolo dell’attività fisica per chi è affetto da questa patologia. La Fibromialgia La Fibromialgia – in inglese Fibromyalgia Syndrome (FMS) – è una disfunzione cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso e persistente. Colpisce prevalentemente le donne (tra il 61% e il 90%) ed ha una prevalenza stimata del 2%-4% nella popolazione generale.  È correlata ad elevati costi socioeconomici per il sistema sanitario (visite mediche, visite specialistiche, test diagnostici, medicinali e altre terapie) e per l’ambiente lavorativo (assenteismo per malattia, ridotta produttività). I sintomi Alcuni sintomi che accompagnano la patologia sono: stanchezza insonnia rigidità mattutina depressione ansia Inoltre, frequentemente sono presenti altre condizioni come: Sindrome del Colon Irritabile cefalea febbre secchezza oculare rash cutaneo stipsi minzione frequente e dolorosa.  La Fibromialgia è stata riconosciuta come malattia dalla WHO nel 1992 ed inclusa nell’ICD-10 (International Classification of Diseases) con il codice M79. L’eziologia La sua eziologia è ancora sconosciuta. I modelli patofisiologici attuali suppongono sia dovuta ad una sensibilizzazione centrale del dolore e a deficit nei meccanismi endogeni dell’inibizione del dolore. Questa teoria è supportata dall’esistenza di iperalgesia

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anziano al parco che previene demenza con esercizio fisico

Il ruolo dell’esercizio fisico nella prevenzione della demenza

In questo articolo parliamo di una patologia in rapido aumento, la demenza, e di come l’attività fisica possa prevenirne la comparsa. La demenza La demenza colpisce 47 milioni di persone in tutto il mondo e si prevede che lo status quo salirà a 150 milioni entro il 2050 (Alzheimer’s Disease International, 2016). Tuttavia, ci sono buoni motivi per prevedere diversamente, poiché si stima che il 30-40% della demenza sia attribuibile a fattori di rischio modificabili, come fisici, cognitivi ed inattività. Si è sviluppato un intenso interesse internazionale riguardo studi clinici su larga scala mirati allo scopo di rallentare il declino cognitivo-funzionale e ritardare potenzialmente l’insorgenza della demenza. Un intervento che ritarda l’insorgenza di un solo anno potrebbe evitare 1,3 milioni di casi di demenza negli Stati Uniti entro il 2050 (Zissimopoulos et al., 2014). La chiave di tali strategie di prevenzione è quando iniziare, per quanto tempo intervenire e capire se è possibile modificare il corso di neurodegenerazione sottostante. I sintomi cognitivi emergono molti anni prima della diagnosi di demenza e generalmente c’è una transizione attraverso uno stato preclinico: Mild Cognitive Impairment (MCI). Studi di risonanza magnetica hanno dimostrato che l’atrofia dell’ippocampo è correlata con il grado di disfunzione cognitiva alla diagnosi di MCI. Brinke et al., 2015 nei loro studi hanno scoperto

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atleta con spalla del nuotatore in piscina

Spalla del nuotatore: gli esercizi per la prevenzione e la rieducazione

“Spalla del nuotatore” è il termine usato per descrivere il dolore alla spalla, molto comune nei nuotatori ma diffuso anche tra i professionisti di altri sport overhead. Vediamo quali sono gli esercizi per prevenire e rieducare. La spalla del nuotatore: cos’è? Un’espressione coniata da Kennedy e Hawkins nel 1974 per descrivere una sindrome caratterizzata da dolore nella zona anteriore della spalla, causata dall’impingement ripetuto del tendine del muscolo sovraspinato sotto l’arco coracoacrominiale, causata a sua volta dall’abduzione ripetuta della spalla e dalla sua flessione anteriore durante la bracciata, in particolare negli stili libero e delfino.  Nel 1970 la prevalenza di questo dolore nei nuotatori professionisti era di circa il 3%, mentre recentemente la letteratura riporta una prevalenza di circa il 91%, diventando il più frequente infortunio muscolo-scheletrico in un nuotatore professionista, che può arrivare a causare impairments funzionale e portare alla sospensione della partecipazione alle gare. La spalla nel nuoto La spalla è un complesso che permette la maggior ampiezza di movimento rispetto a qualsiasi altra articolazione del corpo. La stabilizzazione avviene grazie a un complesso sistema legamentoso che contribuisce alla stabilizzazione primaria, mentre quella secondaria avviene grazie al sistema muscolo-tendineo. Questo meccanismo di supporto permette alla spalla di resistere

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ragazza affetta da sclerosi multipla che fa attività fisica

Sclerosi Multipla: attività fisica e diversi approcci di trattamento

Nell’articolo di oggi approfondiamo il tema del rapporto tra una patologia come la Sclerosi Multipla e l’attività fisica, osservando diversi approcci di trattamento. La Sclerosi Multipla La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia infiammatoria autoimmune del sistema nervoso centrale, caratterizzata da demielinizzazione dovuta a infiammazione e degenerazione progressiva delle guaine mieliniche che avvolgono i nervi dell’occhio, del cervello, della materia grigia periventricolare, del tronco encefalico e del midollo spinale. Il processo causa la formazione di placche multiple (visibili attraverso Risonanza Magnetica) nella sostanza bianca del cervello e del midollo spinale, che portano alla formazione di cicatrici permanenti che causano alterazioni nella trasmissione nervosa con sintomi quali affaticamento, debolezza muscolare e alterazioni della funzione motoria. Questa patologia è la malattia neurologica più frequente tra i giovani adulti e una delle principali cause di disabilità. La presenza della SM è elevata nei paesi sviluppati: 47.000 persone sono colpite in Spagna, 600.000 in Europa e oltre 2.000.000 nel mondo (Bueno et al., 2018). La condizione viene generalmente diagnosticata in pazienti di età compresa tra 20 e 50 anni. Le donne sono colpite molto più frequentemente degli uomini e rappresentano circa i due terzi dei casi. La SM è una patologia ad eziologia non

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donna che previene diastasi addominale in gravidanza con attività fisica.

Diastasi addominale e attività fisica: le ultime evidenze scientifiche

Sono tantissime le donne che, dopo aver avuto un bambino o durante i 9 mesi di gravidanza, soffrono di diastasi addominale: ecco allora quale può essere il ruolo dell’attività fisica per questi soggetti. Diastasi Addominale: le cause La Diastasi Addominale (in inglese Diastasis Rectus Abdominis o DRA) è l’allontanamento dalla linea mediana, la linea alba, delle due parti del muscolo retto addominale. È una patologia relativamente comune e causa un impatto negativo in particolare sulla salute delle donne durante e dopo la gravidanza.  Solitamente si manifesta nel secondo trimestre della gravidanza e interessa dal 66% al 100% delle donne incinta durante questo periodo, mentre in circa il 50% si manifesta successivamente al parto. Tra le cause vi sono: l’effetto degli ormoni, come progesterone ed estrogeni lo stress meccanico che subisce la parete addominale durante la crescita del feto il movimento degli organi addominali, che provocano cambiamenti al tessuto connettivo e alla sua elasticità. La diagnosi Generalmente, il medico diagnostica la diastasi tramite un esame obiettivo. Il segno caratteristico della diastasi addominale è un rigonfiamento che si forma in corrispondenza della linea alba e che va dallo sterno al pube, visibile in particolare con il paziente in posizione supina. È considerata fisiologica

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donna con scoliosi in terapia con approccio chinesiologico

Scoliosi: le principali scuole e l’approccio chinesiologico

Oggi analizzeremo tutti gli approcci chinesiologici delle diverse scuole che trattano la scoliosi, confrontandoli e mettendo in luce punti di forza e criticità. Cos’è la scoliosi La scoliosi è un’alterazione strutturata della normale morfologia del rachide e si presenta come una curva tridimensionale che si sviluppa sul piano frontale, sagittale e trasversale, pari o superiore a 10 gradi Cobb nella regione cervicale, toracica o lombare. Le curve sono generalmente descritte da una “S” o una “C” e possono causare dolore anche quando si è semplicemente in ortostasi, quando si cammina o si sollevano dei pesi, perché spesso accompagnata da una riduzione del movimento. La scoliosi idiopatica adolescenziale (AIS) è la “solita” diagnosi fatta nei bambini che presentano una curva compresa tra 10 e 50 gradi Cobb, la cui causa è sconosciuta e negli Stati Uniti colpisce dall’1-3% degli adolescenti. Il trattamento della scoliosi è nella maggior parte dei casi di tipo “conservativo” e si modella in base all’età del paziente, alle dimensioni della curva e al rischio di progressione della malattia, cercando di evitare l’intervento chirurgico in cui si corregge la deformità spinale con procedure non esenti da rischi. L’esercizio fisico specifico per la scoliosi (PSSE) con o senza il

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kettlebell per attività fisica di persona con double diabetes

Double o Hybrid Diabetes: diagnosi e ruolo dell’attività fisica

Scoperto nell’ultimo periodo, il Double Diabetes o Hybrid Diabetes viene ipotizzato come un acceleratore ma vediamo oggi come si ottiene la diagnosi e come combatterla con l’attività fisica. Di cosa si tratta Sino a poco tempo fa, l’interpretazione del diabete è sempre stata piuttosto chiara:  Diabete di TIPO I (T1D detto anche insulino-dipendente) causato dalla distruzione autoimmune delle β-cellule pancreatiche per cause ancora non ben definite ma con alla base una predisposizione genetica e l’influenza da parte di fattori ambientali.  È una delle più comuni malattie endocrine/metaboliche diagnosticate nei bambini. con studi che dimostrano come l’incidenza del T1D stia aumentando del 2-5% all’anno. Al contrario, il tipo più comune negli adulti è il diabete di tipo 2 (T2D detto anche insulino-indipendente) che si sviluppa nel momento in cui si verifica un’insulino-resistenza da parte del corpo e una riduzione della secrezione di insulina da parte delle β-cellule pancreatiche. Abitudini di vita non salutari, obesità, fattori genetici e sedenterietà sono i fattori di rischio per lo sviluppo di tale tipologia di diabete.  Recentemente però si sta evidenziando un aumento dell’incidenza del T2D anche in bambini e adolescenti. La classificazione delle condizioni cliniche è fondamentale nella diagnosi della malattia e per il suo

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ragazzi con scoliosi idiopatica adolescenziale su un muretto

Scoliosi Idiopatica Adolescenziale: le ultime evidenze scientifiche

Affrontiamo il tema dell’ereditarietà della scoliosi idiopatica e adolescenziale, analizzando gli ultimi studi sull’argomento. Introduzione Alla base di questo studio vi è l’analisi dell’ereditarietà nella Scoliosi Idiopatica Adolescenziale (AIS). In particolare si pone l’attenzione sulle probabili cause che determinano tale patologia. Dopo essermi documentato sugli studi condotti a riguardo, l’obiettivo di questo articolo è quello di fornire un’analisi accurata delle cause determinanti l’AIS, mettendone in evidenza alcuni dati. La definizione di Scoliosi Il termine scoliosi deriva dal greco skolios (obliquo) ed indica una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale, che modifica il suo asse fisiologico nei tre piani dello spazio:  sul piano frontale si verifica un movimento di flessione laterale,  sul piano sagittale un’alterazione delle curve fisiologiche  sul piano assiale uno spostamento in rotazione. L’85% delle scoliosi sono considerate idiopatiche, cioè di origine sconosciuta. Si ritiene che siano numerosi i fattori coinvolti nell’insorgenza ed evoluzione della scoliosi:  genetici,  neurologici, biochimici,  metabolici,  di sviluppo muscolare. Cos’è l’AIS? La Scoliosi Idiopatica dell’Adolescente (AIS) è definita come una curvatura strutturale, laterale e rotatoria della colonna vertebrale, e rappresenta la forma di scoliosi più diffusa: ne sarebbero affette tra le 2-4 persone ogni 1000. Si tratta di una malattia ad evoluzione molto rapida che si sviluppa nel

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donna con dolore cronico che pratica attività fisica.

Dolore cronico ed attività fisica: alcune best practice nel mondo del lavoro

Oggi vedremo come l’attività fisica, con alcune best practice nel mondo del lavoro, possa ridurre il dolore cronico. In questo articolo parleremo di dolore cronico e dell’importanza dell’esercizio fisico. Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) afferma che: L’esercizio fisico dovrebbe essere un trattamento di base indipendentemente dall’età, comorbidità, gravità del dolore e disabilità. L’esercizio dovrebbe includere: locale rafforzamento muscolare [e] forma fisica aerobica generale. Condizioni di dolore cronico Il dolore cronico è definito come un dolore che dura oltre il normale tempo di guarigione dei tessuti, generalmente considerato di 12 settimane. Contribuisce allo sviluppo di: disabilità, ansia, depressione, disturbi del sonno, scarsa qualità della vita costi sanitari. Il dolore cronico ha una prevalenza media negli adulti del 20%. Per molti anni, la scelta del trattamento, in caso di dolore cronico, includeva raccomandazioni quali: il riposo e l’inattività. Tuttavia, l’esercizio fisico può avere benefici specifici nel ridurre la gravità del dolore cronico, nonché benefici più generali associati a un miglioramento fisico generale e della salute mentale. L’attività fisica viene sempre più promossa de vari sistemi sanitari e per una varietà di condizioni di dolore cronico. (Louise J. et al., 2017). Le condizioni di dolore cronico possono essere identificate come aventi: 

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breathing training

Breathing Training: perché e come applicarlo nei soggetti patologici

In questo articolo parleremo della respirazione e dell’importanza che ricopre il Breathing Training in ambito patologico. Cenni sull’apparato respiratorio L’apparato respiratorio è l’insieme degli organi e delle strutture che consentono gli scambi gassosi tra l’ambiente esterno e il corpo umano. Il funzionamento dell’apparato respiratorio risulta strettamente connesso al funzionamento del sistema cardio-circolatorio. infatti la funzione dell’apparato respiratorio è quella di permettere l’ematosi, ovvero quel processo che consente di rifornire tutti gli organi e tessuti dell’organismo di ossigeno, mediante l’ossigenazione del sangue. È formato da naso, faringe, laringe, trachea, polmoni, pleura, bronchi e bronchioli. I muscoli coinvolti nel meccanismo della inspirazione sono: il diaframma, i muscoli intercostali esterni, i muscoli elevatori delle coste, i muscoli scaleni, i muscoli sternocleidomastoidei, i muscoli estensori del capo, i muscoli pettorali, il muscolo gran dorsale, il muscolo gran dentato. Il diaframma è il principale muscolo inspiratorio ed è indispensabile per la respirazione: è posto fra il torace e l’addome e ha la forma di una cupola. Durante l’inspirazione si abbassa espandendo il diametro verticale, antero-posteriore e trasverso della gabbia toracica, durante l’espirazione risale riducendo il volume della stessa. Breathing Training e asma L’asma è un disturbo infiammatorio cronico delle vie aeree che coinvolge molte cellule ed elementi cellulari. La malattia può essere

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adulto che pratica exergaming.

Exergaming: il gioco che diventa prevenzione

Oggi parleremo di Exergaming: quando il gioco diventa prevenzione nel campo della forza muscolare, dell’equilibrio, del rischio di cadute negli adulti over 65. Introduzione I benefici salutari derivanti dalla regolare pratica di attività fisica negli adulti over 65 sono molteplici e riguardano miglioramenti nel campo della forza muscolare, dell’equilibrio, del rischio di cadute e della flessibilità, giocando inoltre un ruolo positivo nel campo della salute mentale e del funzionamento cognitivo. Così, l’aumento dei livelli di attività fisica negli anziani diventa una questione prioritaria per la prevenzione del declino fisiologico, della fragilità ossea e della diminuzione della funzionalità: fattori tutti naturalmente abbinati all’invecchiamento.  La scarsa partecipazione all’attività fisica da parte della maggior parte degli anziani, soprattutto da parte degli over 80, ha sottolineato la necessità di sviluppare degli strumenti che possano venire incontro alla prevenzione di questi eventi (Bleakley C. M. et al. – 2013). In questo contesto, sta prendendo sempre più piede una già nota categoria di videogames: gli exergames (exercise+games). In questa classe di videogames le azioni e gli spostamenti dell’avatar dipendono dai movimenti dei soggetti, tramite i quali si stimolerebbero le capacità di equilibrio. Potrebbe la realtà virtuale dimostrarsi una valida forma di prevenzione delle cadute per la

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bambino affetto da autismo che fa attività fisica

Attività sportiva e autismo: il ruolo chiave del Laureato in Scienze Motorie

L’articolo di oggi indaga gli effetti dell’attività motoria e sportiva in soggetti affetti da Disturbo dello Spettro Autistico. Nella parte introduttiva si inquadra l’iter diagnostico e l’équipe coinvolta nella valutazione; vedremo anche cosa dice la ricerca. Cos’è il Disturbo dello Spettro Autistico? Il Disturbo dello Spettro Autistico o, in inglese, ASD (Autistic Spectrum Disorder) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale, che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi.  Comprende una serie di patologie o sindromi aventi come denominatore comune le suddette caratteristiche comportamentali, sebbene a vari gradi o livelli di intensità.  Cause Le cause di questa complessa patologia risultano ancora ad oggi sconosciute, anche se i ricercatori concordano nell’affermare che nei disturbi dello spettro autistico entrano in gioco cause neurobiologiche, costituzionali e psicoambientali acquisite. Proprio come ogni bambino con disturbo dello spettro autistico è diverso, le potenziali “cause” o “combinazioni” di fattori di rischio (genetico, ambientale, differenze nella biologia cerebrale) si manifestano in modo diverso. Diagnosi Nella raccolta dei dati necessari alla diagnosi e alla valutazione è particolarmente importante poter disporre di dati attendibili relativi al comportamento del bambino in svariati contesti (famiglia, scuola, attività del tempo libero).

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