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COSTRUIRE LE ABILITÀ MOTORIE: DALL’APPRENDIMENTO BASE DEL MOVIMENTO ALLA PRIMA SPECIALIZZAZIONE SPORTIVA

COSTRUIRE LE ABILITÀ MOTORIE: DALL’APPRENDIMENTO BASE DEL MOVIMENTO ALLA PRIMA SPECIALIZZAZIONE SPORTIVA 1024 683 TRAINING LAB ITALIA

Generare una prestazione motoria e sportiva di alto livello richiede una vasta gamma di fattori e presupposti.

In particolare, è generalmente accettato che tanto maggiore è la qualità di questi fattori e presupposti, tanto maggiore sarà il risultato finale.

La sommatoria di queste componenti avviene per step e sovrapposizione: siamo di fatti di fronte ad un processo di apprendimento, per cui ogni “pezzetto” viene aggiunto un po’ per volta e seguendo le fasi sensibili dello sviluppo.

Arriviamo già al punto fondamentale: non basta lavorare su tutte queste componenti sempre ed in ogni momento della costruzione della prestazione, ma occorre piuttosto farlo nel momento giusto.

È decisamente questa la difficolta più grande che l’insegnante o il tecnico incontrano lungo il percorso con i propri allievi: non tanto conoscere e sapere cosa fare, ma quando, come e perché!

Ciò che cercheremo di fare all’interno di questo articolo è capire da dove partire, quali considerazioni tenere presente rispetto alla costruzione delle Abilità (e quindi della tecnica sportiva) e quali sono i passaggi chiave da seguire per ottimizzare il rapporto apprendimento/tempo in funzione di una qualità più elevata di performance.

L’obiettivo, ancora, è quello di fornire una mini guida utile alla programmazione ed alla costruzione di qualsiasi attività sportiva partendo dalla base.

 

abilità motorie_ginnastica

 

Cosa contraddistingue una performance di alto livello?

Se c’è la meta, c’è la strada: fissiamo subito l’obiettivo, capiamo dove vogliamo arrivare.

Partendo dalla fine, potremmo definire uno sportivo di alto livello un soggetto “abile” nell’esecuzione dei gesti caratterizzanti lo sport specifico secondo le varianti contestuali che lo stesso offre.

Secondo Guthrie (1952) l’abilità consiste nella capacità di ottenere un risultato finale con la massima accuratezza ed il minimo dispendio di energia. Per cui l’abilità e l’essere abili è indiscutibilmente legato al raggiungimento di un obiettivo, qualunque esso sia.

La prestazione sportiva di alto livello è costituita dall’esecuzione di più abilità, la cui struttura la esamineremo poco più avanti, motivo per cui diventa evidente come l’accuratezza ed il minimo dispendio di ognuna (come definito da Guthrie) sia condizione necessaria ai fini di un risultato complessivo soddisfacente.

Una ginnasta che esegue una serie di elementi a corpo libero, un calciatore che dribla un avversario e poi calcia in porta, un tennista che si sposta rapidamente per colpire la pallina nel momento giusto, sono tutti esempi di abilità combinate il cui risultato è influenzato dal grado stesso che l’individuo possiede e dalle seguenti caratteristiche:

  • Massima sicurezza di raggiungere l’obiettivo;
  • Minimo dispendio di energia;
  • Tempo minimo di movimento.

Sostanzialmente l’abilità può essere vista sia come compito motorio, sia come caratteristica che distingue chi è abile da chi lo è meno (Schmidt & Wrisberg, 2000).

Se volessimo definire in maniera più particolare le abilità motorie, potremmo dire che esse sono presupposti visibili della prestazione, dipendenti dall’apprendimento e dall’allenamento e in numero infinito, perché difatti sono tante quante ne si possono apprendere.

Non sono da confondere con le abilità motorie di base (o schemi motori di base) il cui sviluppo, invece, è più soggetto alla maturazione che non all’allenamento, come vedremo in seguito.

In virtù di tutto questo può accadere che un individuo possegga più abilità di un altro anzi, è la prassi!

 

Come affrontare lo sviluppo di una Abilità: classificazione e considerazioni

Costruire l’apprendimento di una abilità specifica, necessita non solo di tempo, combinazione con altri presupposti della prestazione e rispetto delle fasi sensibili come accennato all’inizio, ma anche di una profonda conoscenza della natura della stessa.

Le abilità motorie non sono tutte uguali e la conoscenza dei presupposti che le compongono e diversificano da tutte le altre diventano fondamentali allorquando si procede alla programmazione dell’apprendimento o, in fase di correzione.

Non conoscere la “storia” di un’Abilità è un po’ come seminare non conoscendo la stagione: si rischia di perdere tempo e la semina stessa.

Vediamo allora come possono essere classificate e quali considerazioni è opportuno fare.

Nella loro lunga trattazione, Schmidt e Wrisberg, identificano tre diverse classificazioni delle abilità che permettono di comprenderne meglio sia la natura che l’indirizzo di apprendimento aiutandoci a coglierne meglio la spendibilità sul campo.

 

Classificazione delle abilità secondo l’organizzazione del compito

  • Abilità discrete, ovvero quelle abilità di cui è oggettivamente riconoscibile un inizio ed una fine, con durata generalmente breve (ad esempio, la schiacciata nel volley);
  • Abilità seriali, in cui più abilità discrete si sommano e si organizzano in una sequenza di cui l’ordine delle varie unità diventa fondamentale per raggiungere un certo obiettivo e risultato (ad esempio, il dribling nel calcio);
  • Abilità continue, che al contrario di quelle discrete, non possiedono un inizio ed una fine ben precisa da poter riconoscere oggettivamente, ma possiedono un’organizzazione abbastanza ripetitiva e continuativa (ad esempio, la pedalata nel ciclismo).

 

Classificazione delle abilità secondo l’importanza relativa degli elementi motori e cognitivi

  • Le Abilità motorie sono quelle in cui la qualità stessa del movimento determina maggiormente l’esito del risultato. È fondamentale dunque eseguire in modo corretto.
  • Le Abilità cognitive sono invece quelle in cui i processi attentivi, decisionali e strategici determinano maggiormente il raggiungimento del risultato, in misura maggiore rispetto alla qualità del movimento espressa. È fondamentale per cui sapere come fare piuttosto che eseguire nel modo corretto.

 

Classificazione delle abilità secondo il livello di prevedibilità dell’ambiente

  • Le Abilità aperte o Open Skill sono quelle la cui esecuzione è influenzata dall’ambiente esterno e perciò imprevedibile, mutevole e dipendente da tutti i fattori ambientali e situazionali del contesto;
  • Le Abilità chiuse o Closed Skill sono al contrario quelle in cui l’ambiente ed il contesto situazionale non influenzano o solamente in minima parte l’esecuzione dell’abilità. Vengono perciò eseguite in ambienti stabili e prevedibili.

 

abilità motorie_tennis

 

Considerazioni e spunti pratici

Il primo suggerimento pratico che possiamo fornire in riferimento alle classificazioni sopra descritte per avere uno spunto operativo, è quello di individuare per ciascuna Abilità Motoria o classi di Abilità da allenare e sviluppare, quali parametri la circoscrivano.

Ogni Abilità può essere discreta/seriale/continua, motoria/cognitiva e aperta/chiusa. Talvolta la divisione può non essere così netta, per cui diventa utile appuntarselo perché potrebbero possedere alcune caratteristiche dell’uno e qualcuna dell’altra.

Ad esempio se volessimo programmare l’apprendimento dell’Abilità Motoria Speciale del calciare un pallone (verso la porta avversaria), all’interno di un contesto “Scuola Calcio”, potremmo conferire che trattasi di:

  • Abilità Discreta perché con un inizio ed una fine ben riconoscibili e con una durata di esecuzione relativamente breve.
  • Abilità Motoria perché l’esecuzione è prioritaria rispetto agli elementi strategici ed elaborativi, ma non esclusiva. Dobbiamo quindi considerare anche l’importanza dei processi cognitivi perché la distinzione non è così netta.
  • Abilità Aperta perché soggetta all’imprevedibilità dell’ambiente circostante, come condizioni metereologiche, presenza di avversari, posizione dalla quale si effettua il calcio e così via.

Questa distinzione per tipologia (che andrebbe operata per ogni classe di Abilità) permette di formulare delle considerazioni che tracciano i principi ed i metodi da utilizzare.

E’ possibile allenare la skill del calciare non solo come gesto unitario, ma anche per scomposizione lavorando isolatamente sull’appoggio monopodalico in equilibrio più o meno stabile, sul contatto e la sensibilità podalica rispetto alla sfera da colpire, sulla lateralità e sulla forza di impatto. 

Questo perché trattandosi di un’abilità discreta possiede delle parti e delle fasi ben riconoscibili, con un inizio ed una fine che hanno un certo peso all’interno del gesto.

Con una “continua” tutto ciò sarebbe stato più complesso e affrontabile in maniera diversa.

Inoltre, essendo più motoria che cognitiva, necessita di molta ripetizione ed esperienza per produrre un ottimo risultato. Il gesto va curato con la ripetizione e l’attenzione ai singoli passaggi chiave.

Infine, trattandosi di un Open Skill, va allenata e stimolata nelle forme più variabili e adattate al contesto situazionale: con presenza di avversario, lateralmente rispetto alla porta, con il piede debole, con palla che arriva dall’alto e così via.

Lavorare secondo questa direzione vuol dire utilizzare un approccio scientifico che riduce i tempi di apprendimento e permette di evitare fasi di stallo con ripetizioni ed esercizi inutili.

Ha quindi senso allenare questa Skill mettendo sempre i bambini in fila dietro uno slalom dei cinesini in cui condurre la palla, per poi calciare sempre dallo stesso punto verso la porta?

Eppure è una delle scene più viste.

Ma dicevamo all’inizio, si può partire già dai 4 anni per allenare in forma specifica un’abilità speciale e proseguire durante tutto l’arco dello sviluppo?

Assolutamente no e soprattutto, allenarla per più tempo non fa rima con raggiungere maggiori risultati.

Vediamo allora, adesso che abbiamo compreso più a fondo la natura delle Abilità Motorie, da cosa occorre partire e quali passaggi seguire per arrivare a parlare di tecnica sportiva e di risultati in termini agonistici (al netto della predisposizione del soggetto, non dimentichiamolo mai).

Una cosa l’abbiamo determinata: classificare e diversificare le abilità target dello sport specifico quando ne sarà il momento, in maniera tale da conoscerne già i fattori ed i parametri allenanti dello sviluppo.

 

Il percorso che conduce all’apprendimento specifico dell’abilità target

Per ogni cosa c’è il suo tempo. Arrivare ad insegnare ed inserire il gesto sport specifico ne richiede molto e, soprattutto, richiede come presupposto essenziale il consolidamento degli Schemi Motori di Base (o Foundamental Motor Skill) e delle Capacità Coordinative sottostanti all’esecuzione del gesto o Abilità target.

Questo è un altro passaggio chiave: ad ogni Abilità Motoria sottostanno diversi Schemi Motori di Base e Capacità Coordinative che ne determinano il successo.

Maggiore è la qualità di questi presupposti, maggiore sarà il livello di performance (eccoci tornare ad una delle frasi iniziali dell’articolo, dando questa volta un nome ai “fattori”).

Tutte le società sportive dovrebbero possedere al loro interno un settore “Motricità” riservato ai bambini tra i 3 ed i 5 anni, grosso modo il periodo di durata della scuola dell’infanzia.

 

Perché Motricità e non Mini-Sport?

C’è una bella differenza. Non bisogna farsi attirare dalla voglia di anticipare i tempi e gettare già le basi per l’apprendimento specifico dello sport societario.

Non occorre per due motivi: la specializzazione precoce sportiva è spesso indice di abbandono precoce (Baker, 2003), riduzione delle possibilità di socializzazione (Wiersma, 2000) e di esclusione di alcuni apprendimenti (Baker, 2003); il secondo è che le fasi sensibili e le evidenze scientifiche su di esse dimostrano come il lavoro su una base molto più ampia nella prima fascia 3-5 anni (ma anche nella 6-10), determini una maggiore possibilità di specializzazione successiva (Baker, 2003 e Cote & all, 2009).

In effetti, considerando che le Abilità Motorie speciali hanno una prima fase sensibile tra i 7 e 10 anni ed una seconda tra i 12 e i 15 anni (seppur con delle differenze tra maschi e femmine), dobbiamo considerare l’ipotesi e la possibilità che escludendo alcuni apprendimenti per privilegiare solo quelli che secondo noi sarebbero preponderanti rispetto alla tecnica sport specifica, rischierebbe di farci perdere per strada dei “pezzi” che non avevamo considerato come importanti per la prestazione finale.

Procedere per intuito non è mai la cosa giusta, quantomeno di fronte a delle evidenze scientifiche.

Vale dunque la pena correre il pericolo di perdere qualcosa che rischia di non poter essere più acquisita una volta conclusa la fase sensibile?

La Motricità invece, nelle sue sfaccettature più varie, permette di lavorare su un bagaglio molto più ampio in grado di creare connessioni, propedeuticità ed esperienze utili alla fase di specializzazione.

 

Partire dalla Motricità

Partire dalla Motricità 3-5 anni: sfruttare le fasi sensibili considerando gli aspetti psico-sociali del bambino.

Tradotto nella pratica: utilizzare gli schemi motori di base e situazioni multi-esperienziali per arricchire la strutturazione del movimento.

Gli Schemi Motori di Base o Abilità Motorie Fondamentali (da non confondere con le Abilità Motorie speciali di cui abbiamo parlato sopra) possono essere identificati come quei presupposti del movimento caratterizzati da:

  1. un forte legame con gli aspetti della maturazione, più che dell’allenamento;
  2. lo stesso Programma Motorio Generalizzato a cui fa riferimento ogni S.M.d.B.;
  3. lo stesso numero per ciascun individuo, di fatti ognuno possiede gli schemi del correre, camminare, saltare, rotolare, arrampicarsi, strisciare, quadrupedia;
  4. forte generalità fino a quando non si combinano con altri presupposti. Ogni schema, combinato con più capacità coordinative, può dar vita poi ad abilità speciali. Di fatto, gli S.M.d.B. costituiscono i mattoni della prestazione in cui maggiore è il loro consolidamento, maggiore può essere la qualità espressa di alcune abilità.

Partire dalla Motricità dunque vuol dire partire dagli elementi base del movimento, dal consolidamento secondo le più svariate forme del camminare, del correre e del saltare; dai molteplici contatti del corpo con superfici di diversa consistenza attraverso lo strisciare, il rotolare e la quadrupedia; dallo schema dell’arrampicarsi utilizzando forza ed economia del movimento.

Nella fascia 3-6 anni tanto basterebbe a garantire un livello sufficiente di motricità, coordinazione di base e padronanza del proprio corpo.

E’ la base per affrontare tutto.

 

motricità a scuola

 

Aumentare l’esperienza attraverso le Capacità Coordinative e alcune Abilità “generali”

Il cammino verso le Abilità Motorie Speciali è ancora lungo ed il lavoro da affrontare è “indiretto”: si costruisce tutto intorno e si prepara il terreno, ma non è ancora arrivato il momento di specializzarsi sulla tecnica sport specifica.

Il principio che stiamo seguendo, qualora non fosse chiaro, è quello della Multilateralità contrapposto invece a quello della Specializzazione ultra-precoce.

Il periodo che va dai 6 ai 12 anni, pur sempre con leggere differenze tra maschi e femmine e tra individuo ed individuo, costituisce la fase sensibile per le Capacità Coordinative.

Se il gioco e l’allenamento nella fascia precedente è stato ben incentrato sulle Abilità Motorie Fondamentali (o S.M.d.B.), il bambino è finalmente pronto per passare da una prima fase di “conoscenza” a:

  • una di adattamento e trasformazione per quanto riguarda quanto già appreso;
  • una di approccio alle Abilità Motorie Speciali indipendentemente da quello che sia lo sport praticato, attraverso una generalità polisportiva.

L’Adattamento e Trasformazione degli S.M.d.B. va affrontato attraverso lo sviluppo delle Capacità Coordinative che esamineremo tra poco.

L’approccio alle Abilità Speciali come lanciare, afferrare, calciare, colpire, schivare invece, va affrontato al di là dello sport specifico e si rende necessario per incrementare la coordinazione oculo manuale, oculo podalica e intersegmentaria propedeutica alla tecnica sportiva.

Soprattutto nel primo biennio di scuola primaria (6-7 anni) è fondamentale lavorare sia con gli arti inferiori che con i superiori indipendentemente che si sia iscritti a scuola calcio piuttosto che a pallavolo o ginnastica artistica.

Vedere un “pallavolista” che gioca con la palla ai piedi ed un “calciatore” che palleggia con le mani dovrebbe essere all’ordine del giorno e non un’eccezione.

 

Come utilizzare le Capacità Coordinative?

Secondo Blume (1981) sono sette e sono presupposti della prestazione motoria, in parte geneticamente ereditabili ed in parte sviluppabili con la pratica, sono in numero uguale per tutti e sono fondamentali per determinare il successo delle Abilità Motorie speciali.

Generalmente, al successo di un’Abilità contribuiscono più Capacità Coordinative e si necessita di un elevata qualità negli Schemi Motori di base (ecco quindi che si delinea la strada da percorrere).

Le sette Capacità secondo Blume sono: orientamento spazio-temporale, ritmizzazione, reazione, equilibrio statico e dinamico, differenziazione, abbinamento, adattamento e trasformazione.

Ognuna di esse possiede una fase sensibile diversa che è intercorre tra i 6 e i 12 anni, motivo per cui possono essere sviluppate in fasi diverse dello sviluppo.

Mentre siamo impegnati a fornire un primo approccio alle Abilità Motorie speciali non sport specifiche, dobbiamo utilizzare le Capacità Coordinative secondo due principi metodologici:

  • come obiettivi, da sviluppare, premendo l’acceleratore soprattutto durante la fase sensibile di ognuna;
  • come mezzi di variabilità della pratica degli schemi motori e delle sopra citate abilità speciali in regime di generalità.

 

Cosa vuol dire come mezzo di variabilità?

L’esperienza rispetto a ciascun gesto motorio, sia esso di base piuttosto che specifico, può essere incrementata andando a variare durante l’allenamento le capacità coordinative che ne determinano il successo.

Facciamo un esempio: – abilità motoria dell’afferrare -.

Sicuramente trattasi di un’abilità che nel primo biennio di scuola primaria deve essere accuratamente appresa, indipendentemente dallo sport specifico.

Variando alcune capacità coordinative come parametri della prestazione, si possono ottenere situazioni allenanti differenti: variando la posizione dalla quale viene lanciato l’oggetto da afferrare (cap. di orientamento), variando il momento e l’imprevedibilità nell’afferrare (cap. di reazione), variando le dimensioni e la consistenza dell’oggetto da afferrare (cap. di differenziazione) e così via.

Questa metodologia permette di modificare all’infinito le soluzioni e le proposte di esercizio, amplificando in maniera esponenziale l’esperienza rispetto a quell’abilità target.

Ricapitolando e con le dovute distinzioni tra i vari Sport, dopo un primo triennio di Motricità e costruzione degli S.M.d.B. si passa ad un biennio in cui si inizia l’approccio ad alcune Abilità Speciali indipendentemente dallo sport specifico e all’utilizzo delle Capacità Coordinative, sia come obiettivo nell’arco 6-12 anni e sia come mezzo di variabilità dell’allenamento.

Ecco che, avendo lavorato con cognizione di causa, inizia ora a farsi forte l’esigenza di iniziare ad incrementare il volume e la specificità di lavoro sulla tecnica sportiva, sulle Abilità Motorie speciali proprie.

  

Sviluppare le Abilità in contesti specifici

Dopo aver tracciato un percorso chiaro fatto di definizioni, classificazioni, tappe e propedeuticità arriviamo finalmente al punto di partenza: come costruire uno sportivo di alto livello (al netto della predisposizione e al netto dei fattori mentali e psicologici di cui non accenniamo in questo articolo)?

Partiamo dal presupposto, doveroso, che non tutte le discipline sportive hanno il picco di performance alla stessa età.

In alcuni Sport il livello massimo di espressione si raggiunge dopo la maggiore età, mentre in altri prima.

Si pensi banalmente alla differenza notevole tra un calciatore che a 18 anni probabilmente non è ancora pronto per esordire nei grandi palcoscenici mentre una ginnasta partecipa già alle Olimpiadi.

 

Cosa sta ad indicare questo?

Il volume di specificità deve essere maggiore in quelle discipline in cui si arriva prima alla maturazione sportiva, non nascondiamoci anzi, sarebbe un errore non farlo.

Non potendo trattare ora lo sviluppo di tutte le abilità specifiche di tutte le discipline, parliamo invece dei principi generali che non devono essere tralasciati quando si parla di costruzione dell’atleta e che possono fornire da guida per allenare qualsiasi “tecnica” propria di ciascuno sport.

I principi a cui facciamo riferimento sono quelli utili soprattutto nella prima fase post Costruzione di base, per cui appena dopo aver terminato di consolidare gli S.M.d.B., aver sviluppato le Abilità Motorie Speciali sport aspecifiche e aver iniziato a sviluppare le Capacità Coordinative secondo le loro fasi sensibili.

La figura del Laureato in Scienze Motorie all’interno di Staff integrati, deve servire necessariamente a tracciare questo percorso di lancio.

  1. Tracciare per ogni singola Abilità/Gesto specifica/o la classificazione secondo l’organizzazione del compito, secondo l’importanza di elementi motori o cognitivi, secondo la prevedibilità dell’ambiente;
  2. Determinare quali Capacità Coordinative sottostanno sia a quell’Abilità specifica, che in generale al successo nello sport indicato;
  3. Inserire le Capacità Coordinative indicate come obiettivi da raggiungere per ottimizzare la performance;
  4. Inserire le Capacità Coordinative indicate come mezzo di variabilità dell’allenamento;
  5. Soprattutto negli sport Open Skill, mirare all’Adattamento e Trasformazione;
  6. Variare il grado di difficoltà del gesto combinando opportunamente gli aspetti coordinativi e condizionali;
  7. Alternare fasi di Apprendimento e Sviluppo a fasi di consolidamento, ricordando che nell’età giovanile sono frequenti i periodi di “stallo”;
  8. Stabilire, in caso di necessità, delle priorità di apprendimento. Soprattutto se costretti a meno ore di allenamento rispetto a quelle di cui si vorrebbe disporre (si pensi alle situazioni di condivisione spazi delle tante ASD), occorre stabilire e lavorare primariamente sugli aspetti principali della prestazione. Le programmazioni sono spesso varie, bellissime da leggere, ma tengono poco conto degli spazi, degli strumenti e delle risorse a disposizione. Il contesto è sempre più importante.

 

abilità motorie_calcio

 

 

Non abbiamo accennato granché agli aspetti Condizionali della prestazione, non perché non fossero importanti ma perché, come enunciato nell’ultimo principio, occorre stabilire delle priorità che fino agli 8 anni sono sicuramente di tipo coordinativo.

Non solo, gli aspetti condizionali non si allenano esclusivamente programmando esercizi specifici ma sono intrinseci all’attività stessa: un bambino che gioca a calcio è un bambino che lavora costantemente con la forza, la velocità e la resistenza.

Quando mi chiedono se sono più importanti i Laureati in Scienze Motorie o i Tecnici Sportivi senza laurea, quando sento parlare di chi dei due abbia più diritto a lavorare nel mondo dello sport, rispondo così: se entrambi lavorassero insieme, con una percentuale di predominanza sul volume di lavoro del 65%-35% a favore dei Laureati prima dei 7 anni e a favore dei Tecnici dopo, non saremmo più di fronte a dei problemi ma a delle soluzioni.

 

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Dott. Di Meo Emanuele

Note sull’autore

Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive

Laurea Magistrale in Scienze delle Attività Motorie Preventive e Adattate

Allenatore di Calcio “Uefa B”

Insegnante Scienze Motorie e Sportive

Founder Virtus Chieti

Responsabile Settore Motricità della Virtus Chieti

Docente per i Tirocini di “Attività Motoria nell’infanzia” e “Ginnastica Artistica” presso la Facoltà di Scienze Motorie Università G. D’Annunzio

Docente Associato Training Lab Italia

 

Bibliografia

  • Blume D.:  Le Capacità Coordinative e possibilità di svilupparle (1981);
  • Petitpas et al.: A framework for planning youth sport programs that foster psychosocial development (2005). The sport psychologist.
  • Schmidt et al.: Motor learning and performance (2000), Human kinetcs, United States of America.
  • Baker, J. (2003). Early specialization in youth sport: a requirement for adult expertise? High ability studies, 14, 85-94.
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