La variabilità glicemica e l’esercizio fisico controllato nel Diabete di tipo 1

Data:

26/09/2018

Indice degli argomenti

Oggi approfondiremo l’esercizio per controllare l’andamento glicemico nel diabete di tipo 1.

Il Diabete di tipo 1

Il Diabete Mellito di tipo 1 comprende un gruppo di disordini metabolici caratterizzati da iperglicemia, associata ad alterato metabolismo glucidico, lipidico e proteico, come risultato di una difettosa sintesi di insulina, alterata azione o entrambe.

Al contrario del diabete di tipo 2 (T2D), che è causato principalmente da una riduzione della secrezione e sensibilità insulinica, il diabete di tipo 1 (T1D) è caratterizzato da una scarsa o del tutto assente produzione di insulina da parte del pancreas, dovuto alla distruzione su base autoimmune delle cellule β pancreatiche, con conseguente insulino-deficienza e tendenza alla chetoacidosi.

Il glucosio entra così con difficoltà nelle cellule che costituiscono il bersaglio metabolico dell’ormone, in particolare in quelle muscolari, e si accumula a livello ematico, portando a quella condizione di iperglicemia.

Una terapia corretta del DM è in grado di consentire un buon controllo metabolico e di prevenire le complicanze acute ad esso associate, e ritardare la comparsa di quelle tardive, riconosciute ormai da anni, come notevole causa di morbilità e mortalità, influenzando negativamente la qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti.

Attività Fisica E Diabete Tipo 1: Linee Guida

La terapia del diabete si fonda su 3 elementi:

  1. alimentazione accurata e bilanciata
  2. la terapia farmacologica 
  3. l’esercizio fisico.

Al contrario dei soggetti affettti da T2D, che riescono ad ottenere un ottimale controllo glico-metabolico attraverso la sola attività fisica, per i soggetti affetti da T1D tale gestione richiede un’appropriata strategia che combini aggiustamenti della dieta e della terapia insulinica, in relazione all’attività fisica scelta dall’individuo, in quantol’impatto sulla glicemia dipende anche dalla tipologia, l’intensità e la durata dell’attività.

Nelle tabelle 1 e 2 sono riassunte le raccomandazioni da seguire, da adattare ai vari individui:

Tabella 1. Presidi terapeutici per minimizzare la variabilità glicemica durante attività aerobica prolungata, attività aerobica breve ad alta intensità ed esercizio anaerobico.
Tabella 2. Riduzioni del bolo pre-prandiale suggerite prima dell’esercizio fisico, basato sull’intensità, in caso di attività entro 90 minuti dal pasto.

La variabilità Glicemica e l’Esercizio Fisico

• Esercizio Aerobico

Diversi studi hanno esaminato gli effetti dell’attività aerobica sul glucosio plasmatico in soggetti affetti da T1D.

In questi soggetti, le attività di tipo aerobico, sono associate ad un ampio e rapido abbassamento della glicemia in corso di esercizio, a causa dell’insulinemia che non scende abbastanza in fretta all’inizio dell’esercizio e che invece tende ad innalzarsi, aumentando quindi il rischio di ipoglicemia.

Infatti la sensibilità insulinica rimane elevata ancora per almeno 24 ore dal termine dell’esercizio per ripristinare le riserve di glicogeno, con un maggiore rischio di ipoglicemia notturna in caso di esercizio fisico effettuato nelle ore pomeridiane.

• Esercizio Anaerobico 

Nel caso di un non adeguamento dell’insulina basale, gli esercizi ad alta intensità possono causare iperglicemia durante e dopo l’esercizio in tali soggetti, a causa dell’aumento degli ormoni controregolatori, che inducono un aumento della gluconeogenesi e della glicogenolisi epatiche ad un livello che supera quello dell’utilizzo periferico.

Nei soggetti non diabetici, i livelli di insulina tenderebbero ad aumentare dopo l’esercizio per portare la glicemia a livelli normali. Questo invece non si verifica nei soggetti affetti da T1D, con una conseguente iperglicemia che perdura, a meno che non vi sia la correzione tramite la somministrazione esogena di insulina, con il rischio però che si verifichi un’ipoglicemia tardiva se la dose somministrata è eccessiva.

Conclusioni

L’allenamento in sé rappresenta un noto fattore di rischio di ipoglicemia e di aumento della variabilità glicemica nei soggetti affetti da T1D.

Tuttavia, l’impatto di alcuni protocolli di allenamento rispetto ad altri, come gli allenamenti combinati, cioè composti da una fase aerobica e da una fase ad alta intensità (resistenza), come nel caso dell’HIIT, sembrano poter innescare delle risposte ormonali con conseguenze più favorevoli sull’andamento glicemico durante e dopo il workout, in tali soggetti.

Attualmente non ancora è stato validato un protocollo ottimane di HIIT e sono necessari, ulteriori studi per rafforzare l’evidenza dell’efficacia di tale approccio d’allenamento. Fermo restando che la pratica continua di esercizio fisico deve essere necessariamente introdotta della vita delle persone affette da diabete.

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode – Università di Bari
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia

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