La gestione dell’esercizio per ragazzi con Diabete Mellito di tipo 1

Data:

19/10/2020

Indice degli argomenti

L’esercizio fisico è fondamentale per i ragazzi, per quelli con Diabete Mellito di tipo 1 richiede una gestione precisa. Qui trovi una guida.

INTRODUZIONE

L’attività fisica regolare durante l’infanzia è essenziale per promuovere uno sviluppo fisico e psicologico ottimale, ed è un aspetto chiave che non si limita solo allo sport o ad altre forme di esercizio fisico strutturato: include anche il gioco e l’essere generalmente fisicamente attivi.

Nonostante ciò, in molte famiglie non vengono adottate le raccomandazioni di far eseguire giornalmente almeno 60 minuti di attività fisica a ragazzini e adolescenti.

Molti fattori contribuiscono al fatto che la maggior parte degli adolescenti non raggiungono le raccomandazioni giornaliere di attività fisica, tra cui la “percezione” di avere poco tempo, la mancanza di motivazione e di risorse. 

In aggiunta a questi fattori, bambini e adolescenti con diabete di tipo 1 (T1D) devono superare alcune sfide relative alla gestione del diabete durante l’esercizio fisico.

Tra queste vi sono il mantenere la glicemia in range stabili prima, durante e dopo l’esercizio fisico, e la paura del verificarsi di ipoglicemia, in particolare nelle notti che seguono la pratica di esercizio nelle ore pomeridiane.

I professionisti della salute hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare le famiglie a superare questi ostacoli, dato che l’attività fisica apporta diversi benefici ai soggetti con T1D, tra cui miglior controllo:

  • glicemico,
  • della funzione cardiovascolare, 
  • dei profili lipidici
  • del benessere psicologico.

L’attività fisica in ragazzini diabetici ha effetti diversi dalla stessa popolazione adulta e per questo meritano un approccio per la sua gestione, differente.

Nei ragazzini, l’attività fisica è spesso non-programmata, basata sul gioco e varia da un giorno all’altro. Per questo, in questa fascia d’età può essere difficile apportare modifiche pianificate alle dosi di insulina o alle quantità di carboidrati assunte. Gli adolescenti invece praticano sport ed esercizi pianificati, e questa pianificazione fornisce un’opportunità per affinare le strategie di controllo di questa patologia.

Inoltre, si verificano cambiamenti nelle risposte fisiologiche, come quelli che riguardano i cambiamenti della sensibilità insulinica, che hanno un impatto sui livelli di glucosio durante la crescita.

La gestione del diabete per i ragazzini con T1D è complesso ed un solo approccio non può considerarsi valido per tutti, infatti diversi fattori influenzano la risposta glicemica del soggetto all’esercizio, tra cui:

  • tipo, intensità e durata dell’attività fisica
  • la quantità di insulina in circolo 
  • i livelli di “stress” del soggetto. 

A complicare la gestione, anche quando tutti questi fattori sono mantenuti costanti, la risposta dell’individuo all’esercizio può o non può essere prevedibile quando si ripete quel tipo stesso di attività. Proprio a causa dell’influenza di questi diversi fattori sui livelli di glucosio plasmatici, gli individui spesso vanno a tentativi per la gestione della glicemia.

Lo scopo di questo paper è quindi quello di fornire una guida strutturata ai professionisti della salute, tra cui anche i Professionisti del Movimento, da utilizzare con ragazzini/adolescenti e da consultare per la pratica di esercizio fisico.

L’obiettivo è di facilitare la formulazione di un piano di gestione dell’esercizio specifico per il soggetto, ricorrendo anche a feedback per rivisitare il piano di gestione.

Brevi cenni di Fisiologia

In un individuo sano, il glucosio da utilizzare durante l’esercizio fisico origina principalmente dal fegato, come risultato di un aumento dei livelli di glucagone e di una riduzione dei livelli circolanti di insulina. 

Tuttavia, in soggetti T1D trattati con insulina, durante l’esercizio, i livelli di insulina non possono essere modificati rapidamente e le risposte degli ormoni controregolatori possono essere attenuate o possono accentuarsi, come conseguenza agli esercizi ad alta intensità o di una competizione. 

ormoni e glicemia

Questi sbilanciamenti ormonali possono provocare ipoglicemia, iperglicemia o euglicemia (Figura 1), ostacolando la gestione del diabete durante l’esercizio.

 Esiste un’elevata variabilità individuale nelle risposte glicemiche alle varie forme di esercizio. 

In generale: 

  • l’esercizio aerobico riduce i livelli di glucosio plasmatico, 
  • l’esercizio anaerobico o aerobico ad alta intensità aumenta la glicemia quando praticato in condizioni di insulinemia vicina ai valori basali, 
  • le attività contro resistenza invece sono associate ad una stabilità piuttosto relativa della glicemia.

Oltre ad essere influenzati dal tipo, durata e intensità dell’attività, le risposte individuali sono dipendenti anche da altri fattori come:

  • i livelli di glicemia iniziali
  • la fitness individuale
  • concentrazioni di insulina, glucagone ed altri ormoni controregolatori in circolo
  • stato nutrizionale dell’individuo.

Il concetto che l’insulina facilita lo spostamento del glucosio nelle cellule muscolari è abbastanza familiare, ma è meno comune il fatto che la contrazione muscolare per sé è un meccanismo insulino-indipendente, che promuove l’uptake glucidico nel muscolo scheletrico, con conseguente aumentato rischio di ipoglicemia.

L’aumento dell’uptake glucidico nel muscolo può persistere per ore dopo il termine dell’esercizio ed avere un impatto sulla glicemia post-esercizio.

ESERCIZIO FISICO E STRATEGIE PER LA SUA GESTIONE 

Creare un piano di gestione dell’esercizio fisico specifico per un ragazzo con T1D implica conoscere la sua “risposta” all’attività fisica per poi stabilire la strategia più appropriata.

Vi sono un numero limitato di strategie disponibili per gestire la glicemia prima, durante e al termine dell’esercizio. 

Queste strategie includono il controllo della glicemia, dell’intake dei carboidrati, modifiche alla somministrazione di insulina, esercizio fisico e l’uso di strumenti tecnologici.

La scelta della strategia è resa più semplice dalla comprensione di alcune basi di fisiologia dell’esercizio e del diabete come quelle descritte precedentemente.

Monitoraggio Glicemico

Il controllo della glicemia sia SELF (SMBG – Automonitoraggio Glicemico), o sempre più comune, in modalità REAL-TIME CONTINUA (rtCGM) o INTERMITTENTE A SCANSIONE (FGM), è fondamentale per gestire la glicemia prima, durante e dopo l’esercizio fisico. 

Le informazioni raccolte permettono di affinare le strategie d’esercizio future e possono dare informazioni su diversi fattori e sulla loro influenza sui livelli di glucosio. 

I livelli glicemici all’inizio dell’esercizio fisico possono essere così utilizzati per intervenire sulla gestione della glicemia.

Gli esperti suggeriscono che, sebbene i livelli di glucosio plasmatico target all’inizio dell’attività fisica dovrebbero essere individualizzati, 7–10 mmol/l può essere considerato un range di partenza accettabile per i pazienti adulti che praticano esercizio aerobico che può durare fino a 60 minuti. Non esistono invece linee guida per i livelli di glucosio target per iniziare l’esercizio fisico per i ragazzini.

Tuttavia, negli adulti, in condizioni di iperinsulinemia, il tasso di riduzione della glicemia può risultare in ipoglicemia se l’esercizio fisico prolungato viene effettuato con questo range di partenza, senza effettuare modifiche alla dose di insulina o dell’intake glucidico.

Quindi, oltre ai livelli iniziali di glucosio, è importante considerare anche la velocità con la quale cambiano i livelli glicemici.

Il monitoraggio continuo della glicemia (Continuous Glucose Monitoring – CGM) fornisce informazioni dettagliate non solo sui livelli glicemici ma anche sull’andamento (“TRENDS” – linee di andamento) prima, durante e dopo l’esercizio fisico.

Le informazioni così ricavate dal CGM possono aiutare i soggetti a capire come diversi fattori e comportamenti influenzano la loro glicemia e pianificare così le attività future.

Inoltre, le strategie riguardanti la correzione dell’iperglicemia e la prevenzione dell’ipolicemia possono essere affinate, in quanto le informazioni ottenute con il CGM possono essere considerate più complete del SMBG.

Ciò che fornisce in più il SMBG è una maggiore accuratezza, in quanto esiste uno sfasamento tra valori del glucosio plasmatico e quello interstiziale quando i livelli di glucosio stanno cambiando velocemente, come durante l’esercizio. Questo sfasamento potrebbe portare ad una sovrastima importante dei livelli glicemici quando questi si stanno abbassando velocemente. 

Quando possibile, la glicemia dovrebbe essere controllata anche durante la pratica dell’esercizio, così come al termine e nelle prime ore successive all’esercizio, ricordando che il CGM tende a sovrastimare i livelli di glucosio quando questi si stanno abbassando rapidamente.

Intake glucidico

Il consumo di carboidrati prima, durante e al termine dell’esercizio può essere utile per prevenire e correggere l’ipoglicemia mediata dall’esercizio fisico.

I fattori che influenzano la quantità di carboidrati necessari per prevenire l’ipoglicemia post-esercizio includono:

  • la massa corporea
  • i livelli di insulina circolante
  • il tipo, intensità e durata dell’esercizio fisico.

I livelli di glucosio plasmatico, e il suo andamento all’inizio dell’esercizio, sono altri fattori da considerare e le raccomandazioni basate su questi parametri dovrebbero essere individualizzate.

La quantità di carboidrati necessarie per prevenire l’ipoglicemia post-esercizio aumentano con i livelli plasmatici di insulina e con i pattern della risposta glicemica all’esercizio, che sono altamente imprevedibili in condizioni di iperinsulinemia rispetto a condizioni di insulinemia vicina a valori basali.

  • Se viene effettuato esercizio fisico quando i livelli di insulina sono elevati, ad esempio entro 3 ore dai boli di insulina del pasto, allora potrebbe essere necessario assumere fino a 1.0–1.5 g di carboidrati/kg per peso corporeo/per ore di esercizio fisico praticato.
  • Al contrario, quando si pratica esercizio fisico diverse ore dopo la somministrazione dei boli di un pasto o quando le dosi di insulina somministrate sono state ridotte prima dell’esercizio, la quantità di carboidrati da assumere è minore (~0.3–0.5 g/kg/h). Quando i livelli di insulina sono vicini a quelli basali, come quando si pratica esercizio fisico prima della colazione, il rischio di ipoglicemia è minimo e la supplementazione con carboidrati non è necessaria.

In aggiunta ai livelli di insulina, la quantità di carboidrati necessaria per prevenire l’ipoglicemia mediata dall’esercizio varia in base all’intensità e alla durata dell’esercizio. Dovrebbero essere considerati poi anche il tipo ed il timing dell’ingestione dei carboidrati.

  • I carboidrati con un indice glicemico (GI) elevato – come il glucosio sotto forma di liquido, gel o tablet – sono digeriti e assimilati molto più velocemente, provocando quindi un aumento della glicemia più veloce.
  • Quelli a basso indice glicemico, tra cui frutta e pane integrale, sono a rilascio più lento e provocano un aumento della glicemia più graduale e sostenuto.

Uno snack o un pasto a base di carboidrati a basso indice glicemico 1-4 ore prima dell’esercizio può aumentare le scorte di glicogeno epatico e fornire un adeguato rilascio di zuccheri durante l’esercizio.

Al contrario, i carboidrati ad alto indice glicemico sono preferibili immediatamente prima e durante l’esercizio fisico prolungato. Questi sono raccomandati inoltre subito dopo l’allenamento (1-2 ore post), per rifornire le scorte di glicogeno ed evitare l’ipoglicemia in questa fase di elevata sensibilità insulinica.

Prima di andare a dormire uno snack contenente carboidrati, grassi e proteine può aiutare a ridurre il rischio di ipoglicemia durante le notti che seguono la pratica di esercizio fisico.

Le raccomandazioni cliniche per l’intake di carboidrati variano poi in base all’obiettivo: prevenzione dell’ipoglicemia, riduzione del peso, miglioramento del controllo glicemico o della performance fisica.

Dato che l’intake elevato di carboidrati è spesso raccomandato per gli individui sani, prima e durante l’esercizio fisico prolungato per garantire la performance fisica, questa strategia recentemente è stata analizzata anche in adulti con T1D. Gli autori riportano che la supplementazione elevata di carboidrati, insieme ad una adeguata somministrazione di insulina, è sicura e permette di prevenire l’ipoglicemia durante l’attività aerobica prolungata.

Questa strategia non è stata invece verificata nella popolazione pediatrica. È importante che le dosi di insulina siano adeguate al maggiore intake glucidico, in quanto un’eccessiva supplementazione di carboidrati senza una corrispondente somministrazione di insulina può provocare iperglicemia.

Modifiche alla somministrazione di insulina

Le modifiche dei livelli di insulina, insieme a un intake glucidico bilanciato, hanno un ruolo chiave per la gestione dei livelli plasmatici di glucosio durante e dopo l’esercizio.

Il livello con il quale avviene la riduzione della glicemia, durante l’esercizio, dipende dalla quantità di insulina circolante. La riduzione delle dosi di insulina, per prevenire l’ipoglicemia mediata dall’esercizio, è tipicamente richiesta per attività di intensità moderate e prolungate (>30 min), in particolare se l’insulina è al di sopra dei livelli basali. 

Le opzioni per le modifiche dell’insulina variano in base ai regimi insulinici. 

  • I microinfusori o pompe insuliniche permettono maggiore flessibilità nel modificare le dosi basali rispetto alla somministrazione tramite iniezioni.

Perciò, le modifiche della dose basale sono più rilevanti per i pazienti che utilizzano pompe insuliniche, in particolare per l’esercizio fisico non programmato; mentre la modifica dei boli può essere applicata nella maggior parte dei regimi. 

  • Per coloro che ricorrono alla terapia multi-iniettiva (Multiple Daily Injections – MDI), la riduzione della dose basale può ridurre il rischio di ipoglicemia notturna nelle notti che seguono la pratica di attività fisica durante il pomeriggio.

livelli di insulina nel diabete mellito di tipo 1

Strategie basate sull’esercizio fisico

L’utilizzo degli effetti glicemici di specifici tipi di esercizio fisico può avere un ruolo chiave nella gestione dei livelli glicemici.

  • L’effetto iperglicemizzante dello sprint, nei ragazzi con T1D, suggerisce che questa attività può essere una strategia per ridurre il rischio di ipoglicemia durante e al termine dell’esercizio.

Infatti, una serie di studi condotti in giovani adulti con T1D ha dimostrato che uno sprint massimale di 10s, eseguito prima o dopo l’esercizio fisico di intensità moderata, può prevenire la riduzione dei livelli glicemici subito dopo l’esercizio fisico. Inoltre, brevi sprint frequenti (sprint di 4s ogni 2 minuti) durante l’esercizio fisico di intensità moderata riduce l’abbassamento dei livelli glicemici rispetto all’attività moderata continua durante e subito dopo l’esercizio.

Queste strategie sono state verificate in settings clinici ma mancano ancora dati reali che confermino questi studi.

  • Al contrario, l’iperglicemia provocata dall’esercizio può essere gestita con l’esercizio di intensità moderata.

Alcune evidenze in adulti suggeriscono che l’esercizio di intensità moderata può essere utilizzato come strategia per controbilanciare l’iperglicemia indotta dall’esercizio, una tecnica conosciuta come cool down aerobico. I meccanismi alla base di questa tecnica rimangono ancora poco conosciuti, ma sembrano includere un aumento dell’ossidazione del glucosio e del lattato. Il lattato è un substrato per la gluconeogenesi e potrebbe potenzialmente essere convertito in glucosio nel fegato, risultando in iperglicemia. 

DOMANDE STRUTTURATE DA UTILIZZARE DURANTE UNA CONSULTAZIONE 

Un approccio strutturato per la gestione dell’esercizio fisico in ragazzini con T1D, che includa domande clinicamente rilevanti e mirate, può fornire la cornice per una consultazione efficace e aiutare a identificare gli strumenti più adeguati, tra quelli descritti precedentemente. 

Si raccomanda di iniziare dal centro della FIGURA 2 e di spostarsi verso l’esterno.

approccio strutturato per consultazione
FIGURA 2 | Approccio strutturato per una consultazione.

Queste domande potranno essere rivisitate nelle consultazioni successive, insieme alle informazioni ricavate dal monitoraggio glicemico, in modo da rifinire le raccomandazioni.

D1. Quali sono gli obiettivi Glicemici e dell’Esercizio del soggetto?

Il primo step per formulare un piano di gestione dell’esercizio fisico per un individuo riguarda l’identificazione dell’obiettivo del soggetto, in quanto influenzerà le decisioni successive.

Tra gli obiettivi vi potranno essere:

  • perdita di peso
  • performance fisica
  • socializzazione
  • miglioramento della fitness. 

Gli obiettivi glicemici, in aggiunta alla prevenzione dell’ipoglicemia, potranno includere il mantenimento dei livelli glicemici in determinati range o raggiungere uno specifico livello glicemico, per massimizzare la performance fisica.

  • Se l’obiettivo da raggiungere è la perdita di peso, sarebbe più appropriato scegliere una strategia basata sulla riduzione dell’insulina per gestire i livelli di glucosio durante e dopo l’esercizio, evitando un eccessivo intake di carboidrati in particolare dopo l’esercizio.
  • Al contrario, se l’obiettivo principale è la performance fisica, allora per l’individuo la scelta miglior sarebbe aumentare l’intake di carboidrati prima e durante l’esercizio per massimizzare la performance, controllando i livelli glicemici per minimizzare o evitare eventuali interruzioni.

Le strategie per la perfomance fisica possono focalizzarsi sull’adeguamento dell’intake glucidico alle richieste nutrizionali specifiche di un’attività (piuttosto che alla prevenzione dell’ipoglicemia), adeguando di conseguenza poi le dosi di insulina.

  • Se l’obiettivo è il miglioramento della fitness e il paziente ha intenzione di aumentare con tempo l’attività fisica, è importante anticipare una riduzione dell’insulina giornaliera totale necessaria, per evitare l’ipoglicemia in quanto aumenta la sensibilità insulinica in risposta all’allenamento.

D2. Qual è il Tipo di Esercizio, la sua Durata e l’Intensità?

Il prossimo step è quello di considerare il tipo, durata ed intensità dell’attività praticata. Questo permetterà di anticipare l’effetto che si aspetta di ottenere sui livelli glicemici.

  • Come menzionato precedentemente, l’attività aerobica continua, eseguita quando i livelli insulinici sono elevati, risulterà in una riduzione dei livelli glicemici e richiederà una riduzione dell’insulina e/o un aumento della supplementazione di carboidrati, per evitare l’ipoglicemia. 
  • Al contrario, l’attività anaerobica o aerobica breve e di intensità elevata, un pattern tipico del modo naturale di giocare dei bambini, manterrà piuttosto stabili i livelli glicemici durante l’esercizio o potrà causare iperglicemia post-esercizio nel primo periodo al termine dell’attività, quando praticata co livelli plasmatici di insulina vicini ai livelli basali.

Anche lo stress anticipatorio, provocato da una competizione, potrebbe causare un aumento della glicemia, come risultato di un innalzamento dei livelli di catecolamine.

  • Per l’iperglicemia post-esercizio potrebbe essere necessario la somministrazione di una dose correttiva di insulina (50% della dose usuale), subito dopo l’esercizio. Alternativamente, un cool-down aerobico può essere utilizzato per contrastare questa condizione di iperglicemia.

Dato che il ricorrere all’ insulina o all’esercizio, come metodo per correggere l’iperglicemia post-esercizio, può aumentare il rischio del verificarsi di ipoglicemia se la dose di insulina o se la durata della fase di cool down è eccessiva: queste strategie dovrebbero essere adottate solamente quando accompagnate da un monitoraggio glicemico regolare.

D3. Timing dell’esercizio relativo all’ultimo bolo di insulina?

Stabilire il timing dell’esercizio in relazione all’ultimo bolo di insulina fornisce un’idea sui livelli relativi di insulina, e permetterà di apportare eventuali modifiche alla somministrazione di insulina, in particolare nel caso in cui dovranno essere effettuate riduzioni dei livelli basali o dei boli.

  • Se si pianifica di allenarsi entro le 3 ore dalla somministrazione dall’ultimo bolo di insulina (livelli insulinici elevati), allora potrebbe essere sperimentata una riduzione del bolo del 25-75%. Da notare che minore è la quantità di insulina somministrata, minore sarà la sua durata d’azione. Raccomandazioni per la riduzione dei boli dovrebbero essere relative alla durata e all’intensità dell’esercizio fisico.
  • Alternativamente, o in combinazione con le modifiche delle dosi di insulina, potrebbe essere necessario l’intake glucidico pre-esercizio fino a 1.0–1.5 g di carboidrati/kg/per ore di attività fisica sostenuta, come discusso precedentemente.

L’esercizio eseguito quando l’insulina plasmatica è vicina ai livelli basali (es. al mattino prima della colazione) è meno probabile che provochi ipoglicemia in quanto i livelli di insulina circolante sono tipicamente bassi.

Se si verifica ipoglicemia in queste condizioni, le opzioni per la sua gestione includono: consumo di carboidrati o la riduzione dell’insulina basale.

L’intake glucidico per la prevenzione dell’ipoglicemia quando i livelli insulinici sono bassi è di circa 0.3-0.5 g/kg/hr. 

La riduzione dell’insulina basale è più accessibile per i soggetti che utilizzano regimi con pompe insuliniche e le raccomandazioni includono una riduzione temporanea della dose basale del 50-80%. Per essere efficace, la riduzione dei livelli basali dovrebbe essere effettuata idealmente 60-90 minuti prima dell’inizio dell’attività fisica. L’ipoglicemia tardiva post-esercizio è il fenomeno per cui l’ipoglicemia si verifica la notte che segue un allenamento eseguito nel tardo pomeriggio.

Per coloro che utilizzano le pompe insuliniche può essere efficace una riduzione del 20% per 6 ore, dell’insulina basale, mentre per coloro che ricorrono alla terapia multi- iniettiva, una riduzione del 20% della dose della basale in combinazione con uno snack a base di carboidrati prima di andare a dormire, può ridurre l’incidenza di ipoglicemia notturna.

D4. L’esercizio fisico è stato programmato o è spontaneo?

È d’aiuto verificare se l’individuo pratica principalmente attività programmata o spontanea.

Se l’esercizio è programmato, possono essere implementate le strategie basate sulle modifiche delle dosi insuliniche con o senza la supplementazione di carboidrati (vedi sopra).

Inoltre, sapere se l’attività programmata riguarda sempre lo stesso tipo di attività durante le stesse ore della giornata può aiutare a stabilire se gli andamenti glicemici sono riproducibili per quell’individuo in diverse occasioni quando le condizioni sono simili.

Se l’esercizio fisico è spontaneo e non è possibile apportare in anticipo modifiche dei boli e dell’insulina basale, allora le opzioni disponibili sono limitate alla riduzione dell’insulina basale, alla supplementazione con carboidrati o all’uso dell’esercizio fisico ad alta intensità che permette di mantenere la glicemia a livelli piuttosto elevati.

D5. Vi sono mai stati episodi di Ipoglicemia e/o è stato praticato Esercizio prima di una sessione d’allenamento?

Quando si esamina la risposta glicemica ad un periodo di esercizio fisico può essere d’aiuto verificare se vi sono stati episodi di ipoglicemia o se si è praticata attività fisica prima di una sessione d’allenamento.

Sia un’attività svolta precedentemente che l’ipoglicemia possono attenuare la risposta contro-regolatoria all’esercizio conseguente, aumentando così il rischio di ipoglicemia.

Conoscere anche la frequenza e i pattern di altri tipi esercizi praticati prima di una sessione di allenamento può essere quindi utile dal punto di vista informativo.

La pratica di attività aerobica aumenta la sensibilità insulinica e potrebbe di conseguenza ridurre la quantità totale giornaliera di insulina necessaria. 

Perciò, se l’esercizio si verifica su base giornaliera, potrebbe essere necessaria un’ulteriore riduzione della dose di insulina.

CONCLUSIONI

Questo articolo ha lo scopo di aiutare i professionisti della salute e quindi anche quelli del Movimento, ad applicare le raccomandazioni cliniche evidence-based alla pratica dell’esercizio fisico per bambini e ragazzini con T1D, attraverso un approccio strutturato da utilizzare durante una consultazione. 

Il tool qui fornito può essere utilizzato come una base di partenza per aiutare questi soggetti a raggiungere i loro obiettivi.

Queste domande, insieme alle informazioni ricavate dal monitoraggio glicemico, dovrebbero essere rivisate durante le consultazioni successive per apportare eventuali modifiche alle strategie di gestione dell’esercizio.

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Personal Trainer for Health Training Lab Italia
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Certificazione Kettlebell Conditioning & Training Training Lab Italia
Certificazione Health & Sport Nutrition Training Lab Italia
Certificazione Strength e Conditioning Training Lab Italia
Certificazione Medical Fitness Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia
Membro del Progetto University Lab

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Bibliografia

  • Chetty, T. et al.: EXERCISE MANAGEMENT FOR YOUNG PEOPLE WITH TYPE 1 DIABETES: A STRUCTURED APPROACH TO THE EXERCISE CONSULTATION (2019). Frontiers in Endocrinology

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Tra i diritti riconosciuti agli interessati dal Regolamento UE n. 679/2016 rientrano quelli di: - chiedere l’accesso ai dati personali raccolti ed alle informazioni ad essi relative; - chiedere la rettifica dei dati inesatti o l’integrazione di quelli incompleti; - chiedere la cancellazione dei propri dati personali nelle ipotesi previste dall’art. 17, paragrafo 1 del Regolamento UE n. 679/2016; - chiedere la limitazione del trattamento dei dati dell’utente nelle ipotesi previste all’art. 18, paragrafo 1 del Regolamento UE n. 679/2016; - chiedere ed ottenere che i dati personali dell’utente trattati in modo automatizzato e acquisiti con il consenso dell'interessato o sulla base di un contratto stipulato con l'interessato siano forniti a quest’ultimo in un formato strutturato e leggibile da dispositivo automatico, anche al fine di comunicare tali dati ad un altro titolare del trattamento (diritto alla portabilità dei dati); - opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei propri dati personali nelle ipotesi previste dall’art. art. 21 del Regolamento UE n. 679/2016. - revocare in qualsiasi momento il consenso, ma solo nell’ipotesi i cui il trattamento sia basato sul consenso per una o più finalità e riguardi dati personali comuni (come data e luogo di nascita o luogo di residenza) ovvero categorie particolari di dati (come origine razziale, opinioni politiche, convinzioni religiose, stato di salute o vita sessuale); - proporre reclamo a un’autorità di controllo e per l’Italia all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (www.garanteprivacy.it).

8. Modalità del trattamento

Il trattamento viene effettuato attraverso strumenti elettronici, per il tempo strettamente necessario a conseguire gli scopi per i quali i dati sono stati raccolti e, comunque, in conformità alle disposizioni normative vigenti in materia.

9. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati personali

Il mancato conferimento dei dati richiesti all'interno del modulo newsletter comporta l'impossibilità di ricevere il servizio.