disturbi del sonno

DISTURBI DEL SONNO: IN CHE MODO L’OBESITÀ E ALTRE PATOLOGIE POSSONO ESSERNE RESPONSABILI?

DISTURBI DEL SONNO: IN CHE MODO L’OBESITÀ E ALTRE PATOLOGIE POSSONO ESSERNE RESPONSABILI? 1024 682 TRAINING LAB ITALIA

Molto spesso, i disturbi del sonno sono legati all’insorgenza di alcune patologie che agiscono negativamente sul regolare funzionamento del nostro orologio biologico.

In questo articolo, vedremo la relazione che esiste tra questi disturbi e malattie come l’obesità e cosa fare per contrastarli.

 

DISTURBI DEL SONNO E PATOLOGIE: QUALE RELAZIONE?

Una combinazione di modelli matematici ed esperimenti ha dimostrato che “l’ingorgo citoplasmatico”, causato da invecchiamento, demenza e/o obesità, interrompe i ritmi circadiani portando a cicli sonno-veglia irregolari.

I matematici del KAIST (Korea Advanced Institute of Science & Technology) e i ricercatori della Florida State University hanno identificato il principio di come l’invecchiamento e malattie come la demenza e obesità causano disturbi del sonno. 

In un precedente articolo, eravamo andati alla scoperta dei ritmi circadiani.

Ne abbiamo constatato la loro importanza e identificato alcune strategie per regolarli. Infine, sempre nello stesso articolo, abbiamo notato come il ritmo più importante sia proprio quello sonno-veglia che, se alterato, può portare ad una serie di conseguenze anche gravi.

Il corpo umano regola questi ritmi grazie ad un “orologio circadiano”. Questo orologio indica al nostro corpo quando riposare, generando ritmi di 24 ore di una proteina chiamata PERIOD (PER).

La quantità di proteina PER aumenta per metà della giornata e poi diminuisce per la metà rimanente. Il principio è che, la proteina PER che si accumula nel citoplasma per diverse ore, entra nel nucleo cellulare tutta in una volta, crea un “ingorgo” ed ostacola la trascrizione dei geni PER, riducendo così la quantità stessa della proteina.

 

ingorgo citoplasmatico che interrompe i cicli sonno-veglia

(Fonte: KAIST)

 

Tuttavia, rimane un mistero.

In che modo migliaia di molecole di PER possono entrare simultaneamente nel nucleo, essendo un ambiente cellulare complesso in cui coesistono una varietà di materiali, interferendo così con il movimento della proteina PER?

Immaginate questa scena: migliaia di dipendenti di una grande azienda entrano tutti nella stessa ora del giorno nell’edificio per andare a lavorare. Tutto questo ogni giorno.

Che ingorgo, vero?


LO STUDIO

Proprio per risolvere l’enigma del perché si crea questo ingorgo, un gruppo di ricercatori guidato dal professor Jae Kyoung Kim, del Dipartimento di scienze matematiche KAIST, ha sviluppato un modello spazio-temporale e probabilistico, che descrive il movimento delle molecole PER nell’ambiente cellulare.

Questo studio è stato condotto in collaborazione con il gruppo di ricerca della Florida State University, dove sono stati condotti gli esperimenti.

Il modello stocastico spaziale dei 2 team di ricerca, ha descritto il movimento delle molecole di PER nelle cellule, dimostrando che la molecola di PER dovrebbe essere sufficientemente condensata attorno al nucleo della cellula per essere fosforilata simultaneamente ed entrare nel nucleo insieme. 

Grazie a questo “interruttore di sincronizzazione” della fosforilazione, migliaia di molecole di PER possono entrare nel nucleo ogni giorno alla stessa ora e mantenere ritmi circadiani stabili.

 

in presenza di patologie le proteine PER entrano nel nucleo in tempi irregolari

(Fonte: KAIST)

 

IMPLICAZIONI NELLA PATOLOGIA

Tuttavia, quando l’invecchiamento e/o malattie come la demenza e l’obesità causano la congestione del citoplasma, con un aumento di ingorghi citoplasmatici come aggregati proteici e vacuoli grassi, esso ostacola la concentrazione immediata delle molecole di PER attorno al nucleo cellulare.

Di conseguenza, l’interruttore di sincronizzazione della fosforilazione non funziona e le proteine ​​PER entrano nel nucleo in tempi irregolari, rendendo instabili i ritmi circadiani con conseguente alterazione dei cicli sonno-veglia.

 

L’OBESITÀ NEL PERIODO DEL COVID-19

La pandemia che stiamo vivendo ha riportato sotto i riflettori un’altra importante epidemia: l’obesità. Rivelando che non si tratta più una malattia che danneggia solo a lungo termine, ma che può avere effetti devastanti anche a breve termine.

Attualmente è riconosciuto che l’obesità è associata ad almeno 236 diagnosi mediche inclusi 13 tipi di cancro. Inoltre, può ridurre la durata della vita fino a otto anni.

L’obesità si traduce in un eccesso di tessuto adiposo, ciò che chiamiamo colloquialmente “grasso”. Nel corso degli anni, gli scienziati hanno imparato che il tessuto adiposo è dannoso di per sé. Si può dire che il tessuto adiposo agisce come un organo endocrino tutto suo: rilascia ormoni e molecole che portano ad uno stato infiammatorio cronico nei pazienti con obesità.

Quando il corpo è in uno stato costante di infiammazione di basso grado, esso rilascia le cosiddette citochine, proteine ​​che combattono l’infiammazione. Mantenendo così il corpo in guardia, pronto a combattere le malattie. 

Va tutto bene fin quando sono tenuti sotto controllo da altri sistemi e cellule. Quando vengono rilasciati cronicamente, tuttavia, può verificarsi uno squilibrio che causa lesioni al corpo. 

Pensiamolo come un incendio piccolo ma contenuto. È pericoloso, ma non sta bruciando l’intera foresta.

Il COVID-19 fa sì che il corpo crei un altro incendio di citochine. Quando una persona obesa ha il COVID-19, due piccoli incendi di citochine si uniscono, provocando il fuoco violento dell’infiammazione che danneggia i polmoni, ancora di più rispetto ai pazienti con BMI normale.

Se a questo associamo anche i disturbi del sonno collegati dal fenomeno descritto in precedenza, ecco che la frittata è fatta.

 

COSA FARE PER CONTRASTARE I DISTURBI DEL SONNO?

Anche se abbiamo risolto un altro mistero, questo studio non fa altro che avvalorare la tesi per cui, una strategia d’intervento a base di esercizio fisico, dieta bilanciata e stile di vita, sia l’unico elisir che porta innumerevoli benefici alla nostra salute.

Che sia il periodo pandemico o non, l’obesità prima di tutto si previene!

Sembrerà banale, ma il consiglio è quello di affidarsi ad un professionista dell’esercizio laureato in Scienze Motorie, colui in grado di valutare stile di vita, fattori di rischio e somministrare la giusta dose di esercizio, nonché suggerire strategie per migliorare lo stile di vita, anche in piena pandemia.

Rendi contagiosa la salute, affidati ad un professionista.

 

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Dott. Marcello Di Finizio

Note sull’autore 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Beesley S, Kim DW, D’Alessandro M, Jin Y, Lee K, Joo H, Young Y, Tomko RJ Jr, Faulkner J, Gamsby J, Kim JK, Lee C. Wake-sleep cycles are severely disrupted by diseases affecting cytoplasmic homeostasis. Proc Natl Acad Sci U S A. 2020
  • Popkin BM, Du S, Green WD, Beck MA, Algaith T, Herbst CH, Alsukait RF, Alluhidan M, Alazemi N, Shekar M. Individuals with obesity and COVID-19: A global perspective on the epidemiology and biological relationships. Obes Rev. 2020

  • Van Dijk SJ, Molloy PL, Varinli H, Morrison JL, Muhlhausler BS; Members of EpiSCOPE. Epigenetics and human obesity. Int J Obes. 2015
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