uomo e donna che fanno esercizio fisico insieme

Esercizio fisico e attività fisica nell’uomo e nella donna: quanta differenza c’è tra i due sessi?

Esercizio fisico e attività fisica nell’uomo e nella donna: quanta differenza c’è tra i due sessi? 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Lo studio sperimentale di ricerca pubblicato sul Journal Sports Medical Physical Fitness

L’esercizio fisico nella donna e nell’uomo, con una chiave scientifica, può portare a risultati inaspettati, sia sull’estetica che sulla performance. Vediamo con una sperimentazione pubblicata su una rivista internazionale come e cosa considerare tra i due sessi.

La Base

Nel corso degli anni la terminologia, nel mondo delle attività motorie, ha subito un’evoluzione non indifferente.

Basti pensare che, sebbene termini come esercizio, attività fisica, sport ed attività motoria possano sembrare simili tra loro, la realtà dei fatti ci dimostrerà altro. Esercizio fisico e attività fisica sono termini abitualmente utilizzati come sinonimi. Tuttavia, in termini scientifici queste definizioni hanno un significato leggermente diverso.

Detto ciò, è evidente come nel prescrivere l’uno e l’altra vi sia la necessità di fare chiarezza e soprattutto, di diversificare chi fa cosa e la quantità di cui abbiamo bisogno nell’uno e nell’altro caso quando parliamo di uomini Vs donne.

Nella seguente tabella sono riportati i termini e definizioni di uso corrente che ci faciliteranno il compito nella comprensione del focus sul topic proposto:

definizioni

  • Il termine attività fisica si riferisce a tutta l’energia che si brucia con il movimento. Si tratta principalmente delle attività di tutti i giorni che comportano il movimento del corpo, come camminare, andare in bicicletta, salire le scale, fare i lavori di casa e la spesa, molte delle quali rappresentano una componente secondaria della nostra routine.
  • L’esercizio fisico, invece, è un tentativo programmato ed intenzionale, strutturato, almeno in parte, atto a migliorare la forma fisica e la salute nel tempo. Può comprendere attività come camminare a ritmo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica aerobica e gli sport competitivi (Caspersen 1985).

La forma fisica dipende principalmente dalla quantità di movimento che si fa, ma entrano in gioco anche fattori genetici. Da ciò è evidente che sia l’esercizio che l’attività fisica, a seconda dei casi e delle persone, abbiano una diversa forma di somministrazione come una vera e propria terapia non farmacologica. 

L’idea

Tenendo presente che questo tipo di conoscenza rientra nella competenza del Laureato/Specializzato in Scienze Motorie, nel corso degli anni mi sono occupato di studiare, attraverso un dottorato di ricerca, quale fosse la forma corretta nella prescrizione dell’uno e dell’altro, su uomini e donne di diversa età e cercando di valutare e controbilanciare delle variabili che spesso vengono poco considerate.

Uno dei primi studi (Relationships between physical exercise practice, dietary behaviour and body composition in female university students. D’Angelo E, et al. Journal Sports Medicine Physical Fitness. 2010), iniziò con il sottoporre un survey questions ad un campione di 100 soggetti (50 uomini e 50 donne) di età compresa fra i 20 e i 35 anni di età.

La mia idea era molto semplice, indagare quanto si muovevano e come mangiavano. Nel sapere quanto si muovevano era importante discernere quanta attività fisica e quanto esercizio fisico facessero: da lì la scelta di somministrare un questionario motorio costruito e successivamente l’IPAQ (International Physical Activity Questionnaire) un questionario capace di quantificare l’attività fisica di un soggetto. Pratico, veloce e validato scientificamente.

campione

I Risultati

Ciò che venne fuori da questo studio fu che uomini e donne, a seconda di quanto settimanalmente praticavano esercizio ed attività fisica, modificavano la loro alimentazione inconsciamente.

Nel dettaglio dei due diversi andamenti, il campione si distribuì automaticamente in due gruppi:

  • i Buoni, quelli che mantenevano la loro alimentazione corretta
  • le Cattive, quelle che avevano un alimentazione scorretta.

Da questi dati si evidenziava che la quantità di esercizio settimanale influiva positivamente o negativamente le abitudini alimentari con la specifica del Sesso, cioè che i Buoni erano gli uomini, le Cattive erano le donne.

Nel momento della raccolta dati, fu inoltre indagata la composizione corporea e le abitudini alimentari.

Analizzando i risultati del campione Maschile (BUONI) fu evidente che la frequenza settimanale di allenamento superiore alle 3 volte (A>3 colonne BLU) rispetto alla pratica inferiore alle 3 volte di allenamento settimanale (C>3 colonne VERDI), portasse un miglioramento di  tutti i parametri della composizione corporea tra cui la riduzione della PLICA ADDOMINALE, PLICA TRICIPITALE, PLICA SOTTOSCAPOLARE e della MASSA GRASSA (FM%) e, un aumento della MASSA MUSCOLARE (MM%) e della massa magra (FFM%). La riduzione della frequenza cardiaca basale come da bibliografia sottolineò come l’allenamento continuo aveva effetti positivi sul sistema cardiovascolare. 

uomini

La curiosità

Passando all’analisi del campione Femminile (le CATTIVE), l’esercizio fisico settimanale con la stessa frequenza mise in evidenza un miglioramento dei parametri della composizione corporea FM%, MM%, FFM%.

Dall’altro lato però, un peggioramento drastico della quantità di LIPIDI% assunti con la dieta mostrò che, nonostante l’esercizio fisico tenesse nei parametri di riferimento la composizione corporea, vi fosse presente un meccanismo fisiologico che influiva negativamente sulle abitudini alimentari, soprattutto sulla qualità. Ciò evidenziò che le donne tendevano a lasciarsi andare a tavola, assumendo cibi ricchi di grassi, nel momento in cui la frequenza di allenamento settimanale superava le 3 volte. Mentre muoversi al di sotto di 2 o massimo 2 volte a settimana non produceva effetti e risultati significativi su composizione corporea e parametri fisiologici di base.

Questo, seppur negativo, deve essere uno sprono a divulgare quanto sia importante matchare almeno 150 minuti di allenamento settimanale di esercizio di intensità moderata come prescritto dall’OMS.

Passando all’attività fisica indagata anche qui abbiamo avuto in riscontro diversificato tra i due campioni. Per correttezza scientifica le modificazioni non erano significative ma tendenti, ciò significa che per ridotta numerosità del campione, matematicamente si muove verso un determinato risultato anche quando questo non è ancora statisticamente significativo. Infatti questo risultato si è conclamato in un secondo studio, che sarà oggetto nel prossimo articolo.

Tornando all’analisi qualitativa, più le donne aumentavano la loro quantità di esercizio fisico settimanale più tendevano a diminuire la loro attività fisica spontanea come se avessero la consapevolezza di muoversi di più e questo le giustificasse a ridurre il movimento quotidiano che sino allora le avevano mantenute in salute.

donne

La Conclusione

Immaginando che l’assunzione di cibi ad alto tasso di contenuto lipidico sopra i valori di norma ripetuti nel tempo, associata alla diminuzione dell’attività fisica spontanea, in un soggetto femminile che si allena comunque 3 volte a settimana, ed inizia il suo percorso verso la menopausa potrebbe e dovrebbe farci immaginare l’insorgere di diversi problemi nel futuro: Ipertensione, Ipercolesterolemia e Diabete.

Le conclusioni di questo primo studio effettuato per verificare la quantità di attività fisica e di esercizio fisico sono necessari alla salute, mettono in luce come prescrivere l’esercizio fisico non tendendo conto dell’attività fisica o delle abitudini alimentari di un soggetto, portino inesorabilmente ad alimentare problematiche microfisiologiche che si manifesteranno nel modo peggiore sfociando in patologia.

Il lavoro in Team quando si parla di prescrizione, approccio integrato e multidisciplinare, mira ad ottimizzare il risultato desiderato al fine di considerare tutte le variabili di un soggetto.

Nel prossimo articolo faremo luce su come si complichi questo fenomeno andando avanti con l’età.

Ph.D Emanuele D’Angelo
Note sull’autore

Stai già entrando in modalità estate? Aspetta un secondo, dai prima un’occhiata al prossimo corso di Training Lab Italia. Clicca qui!

Bibliografia

  • Baumgartner RN. Age (2005). In: Human Body Composition. Heymsfield SB, Lohman TG, Wang Z, et al. eds., pp 259-71, Human Kinetics: Champaign, IL. 
  • Blair SN, LaMonte MJ, Nichaman MZ. The evolution of physical activity recommendations: how much is enough? Am J Clin Nutr 2004; 79: 913-20. 
  • Bouchard C, Despres JP, Mauriege P. Genetic and nongenetic determinants of regional fat distribution. Endocr Rev 1993; 14: 72-93
  • Campbell A and Hausenblas HA.Effects of exercise intervention on body image. A meta-analysis. J Health Psychol 2009; 14: 780. 
  • Caspersen CJ, Powell KE, Christenson GM. Physical activity, exercise and physical fitness: definitions, and distinctions for health-related research. Public Health Reports 1985; 100(2): 126-31. 
  • D’Angelo E, Di Blasio A, Di Donato F, et al. Effect of physical exercise practices on dietary behaviour and body composition of female university students. J Sports Med Phys Fitn 2009; submitted.
  • D’Angelo E, Di Blasio A, Di Donato F, et al. Relationships among weekly amount of physical exercise practice, dietary habits and body composition in women. 14th Annual Congress of the ECSS 2009; 562-63.