ragazzo in palestra con disturbo dismorfismo muscolare e ortoressia

Disturbo del Dismorfismo Muscolare e Ortoressia: le “nuove patologie”

Disturbo del Dismorfismo Muscolare e Ortoressia: le “nuove patologie” 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Visione del Laureato in Scienze Motorie e dello Psicologo dello Sport

I disturbi alimentari oggi non colpiscono solo donne e adolescenti: il Disturbo del Dismorfismo Muscolare e l’Ortoressia sono patologie nuove, da comprendere e studiare. Ecco il punto di vista dello Scienziato Motore e dello Psicologo dello Sport.

Introduzione

Generalità sui Disturbi del Comportamento Alimentare

Secondo la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA), questi disturbi nel nostro Paese colpiscono ogni anno 85000 persone. I numeri sono approssimativi perché non è semplice ottenere una stima precisa. La diffusione di questi, infatti, può avere valori poco indicativi nella popolazione generale ma tassi molto alti in popolazioni specifiche. 

Ne soffrono, ad esempio, 10 adolescenti su 100. La fascia compresa tra i 15 e i 19 anni è tradizionalmente quella più a rischio, ma negli ultimi anni l’età in cui compaiono i primi disturbi si sta abbassando. Sono sempre più numerosi casi di bambini che soffrono già intorno agli 8-9 anni ma anche i casi che riguardano gli adulti over 40.

Secondo una ricerca seguita dall’ABA, Associazione Italiana per la cura e la prevenzione di Anoressia e Bulimia, il 95,9% delle persone affette sono donne. Questo rapporto si sta però modificando perché sono sempre di più i giovani maschi preadolescenti o adolescenti che ne soffrono. 

Secondo i dati raccolti dalla American Psychiatric Association, i ragazzi rappresentano il 19-30% degli adolescenti americani anoressici. Ad aumentare la percentuale maschile contribuiscono inoltre alcune nuove forme patologiche, come ad esempio: la bigoressia (trova la sua etimologia in inglese “big= grande” e nel latino “orexis=appetito” ed indica la “fame di grossezza” ovvero il desiderio di possedere un corpo sempre più muscoloso e più “asciutto”), o il Disturbo del Dismorfismo Muscolare (DDM). Questo – anche detto “anoressia inversa” perché chi ne soffre si considera troppo magro, nonostante il fisico muscoloso – è diffuso in particolare tra gli sportivi e i frequentatori di palestra.

Un ulteriore disturbo intimamente collegato a questi ambienti è stato visto essere l’ortoressia (dal latino orthos = corretto e orexis = appetito) descritta come una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. 

Entrambe non sono attualmente annoverate tra i Disturbi Del Comportamento Alimentare (DCA) dal Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali, il DSM-V.

La Ricerca Scientifica

Ortoressia, dismorfismo muscolare e disturbi alimentari: può esserci un’associazione tra questi e la facoltà universitaria frequentata?

L’ortoressia e la dismorfia muscolare sono disturbi che colpiscono soprattutto i giovani adulti la cui prevalenza e impatto sociale non sono ancora chiari.

Una ricerca italiana del 2014, condotta dall’Università di Torino, ha voluto indagare la prevalenza dei tratti di ortoressia e di dismorfia muscolare nonché tratti del disturbo alimentare (eating disorder – ED) tra le matricole che frequentano corsi universitari incentrati sulla nutrizione (Dietistica) e sulla cura del corpo (Scienze delle Attività Motorie e Sportive). Gli studenti della facoltà di Biologia invece sono stati considerati come un gruppo di controllo. 

Su 440 partecipanti – di cui 53 dell’università di Dietistica, 200 dell’università di Scienze delle Attività Motorie e Sportive e 187 dell’università di Biologia – hanno compilato i seguenti questionari:

  • ORTO-15
  • Muscle-Dysmorphic-Disorder-Inventory (MDDI)
  • Eating Attitudes Test-26 (EAT-26).

Dall’indagine è risultato che le matricole di Dietistica erano più frequentemente a dieta e mostravano una probabilità di disturbo alimentare (ED) due volte superiore rispetto ad altri studenti. Gli studenti che frequentavano la facoltà di Scienze delle Attività Motorie e Sportive erano più spesso maschi che assumevano costantemente integratori alimentari e mostravano una probabilità 10 volte maggiore di sviluppare dismorfia muscolare (DM).

Una distribuzione di genere è emersa tra gli studenti con tratti di ED (principalmente femmine) e di DM (principalmente maschi), ma non per quelli con tratti di ortoressia. Gli studenti con tratti di eating disorder erano significativamente più anziani. Complessivamente, gli individui con tratti di uno di questi disturbi erano più frequentemente a dieta (soprattutto studenti con tratti di disturbo alimentare) o facevano uso di integratori (soprattutto studenti con tratti di dismorfia muscolare). Per quanto riguarda la dieta, il 45,5%, il 27,3% e il 27,3% di quelli con tratti di ortoressia e il 22,2%, il 33,3% e il 44,4% di quelli con tratti di dismorfia muscolare erano rispettivamente sottoposti a diete ipocaloriche, vegetariane e iperproteiche. Inoltre, gli individui con tratti di qualsiasi disturbo erano più frequentemente a rischio di un altro disturbo.

In conclusione, la prevalenza dei tratti di disturbo alimentare era maggiore tra le matricole che frequentavano dietistica, mentre tratti di dismorfia muscolare più frequenti tra i maschi che frequentavano la facoltà di scienze motorie e sportive. L’ortoressia è una condizione per la quale circa un quarto degli studenti di diverse scuole erano a rischio, senza una chiara distribuzione di genere.

I disturbi dell’alimentazione, la dismorfia muscolare e l’ortoressia sono condizioni diverse; in accordo con la classificazione del DSM-V la dismorfia muscolare è stata classificata come disturbo ossessivo-compulsivo (cioè non un disturbo dell’alimentazione), mentre attualmente l’ortoressia non è proprio stata inclusa. Tuttavia, nello studio di coorte questi atteggiamenti erano frequentemente associati, in particolare l’ortoressia ed i disturbi alimentari. In effetti, anche se questi disturbi sono diversi, gli ultimi due sono entrambi caratterizzati da un problema comune: un comportamento alimentare meticolosamente controllato.

Il numero esiguo di studenti esaminati rappresenta un limite dello studio esporto; studi più ampi garantirebbero risultati più precisi. Infine, questi potrebbero essere specifici della cultura e non applicabili ad altre culture o gruppi etnici.

Sintomi di dismorfia muscolare, disordine dismorfico corporeo e disturbi alimentari in una popolazione non clinica di sollevatori di pesi maschi adulti 

Un ulteriore studio, condotto questa volta in Australia, mirava a:

  1. determinare la prevalenza di sintomi di dismorfia muscolare (DM), disturbo dismorfico corporeo (BDD) e disturbo alimentare (ED);
  2. individuare le relazioni tra i sintomi di DM, BDD e ED;
  3. fornire un confronto completo dei sintomi di DM, BDD e disturbi alimentari in una popolazione, non clinica, di maschi adulti sollevatori di pesi.

I 648 partecipanti (età media = 29,5 anni) sono stati invitati a partecipare a un sondaggio online su sollevamento pesi, dieta e immagine del corpo maschile. I criteri di inclusione erano: maschi adulti di almeno 18 anni; individui che si allenano con pesi almeno 3 volte a settimana e che risiedono in Australia. I partecipanti hanno preso parte a un sondaggio online, composto da:

  • Muscle Appearance Satisfaction Scale
  • Body Dysmorphic Disorder Questionnaire
  • Eating Attitude Test-26.

I risultati hanno indicato che 110 partecipanti (17%) erano a rischio di sviluppare DM, 69 partecipanti (10,6%) BDD e 219 partecipanti (33,8%) rischiavano di avere un disturbo alimentare. 

Per di più, 36 partecipanti (5,6%) sono stati trovati a rischio di contrarre DM e BDD e 60 partecipanti (9,3%) erano a rischio di contrarre DM e disturbi alimentari. 

Sono state trovate correlazioni e associazioni significative tra i sintomi della DM e del BDD, i sintomi della dismorfia muscolare e i disturbi alimentari. Ciò può riflettere una patogenesi condivisa tra sintomi di DM, BDD e disturbi alimentari. 

I risultati attuali non suggeriscono che allenarsi con i pesi non sia un’attività salutare. Il sollevamento pesi e l’allenamento in sé non causano DM, e solo una minoranza di uomini che si allena con pesi può svilupparla. 

Un rigoroso programma di alimentazione e allenamento è relativamente importante per le persone che vogliono aumentare la loro muscolatura, e diventa problematico solo quando la spinta alla crescita di questa diventa un’ossessione, come nel caso del dismorfismo muscolare. 

Il dismorfismo muscolare ha conseguenze dannose per la salute, quindi i professionisti delle Scienze Motorie devono essere consapevoli che i maschi adulti che si allenano con pesi possono essere propensi a svilupparlo. Inoltre questi possono anche essere a rischio di BDD e disturbi alimentari e i sintomi di questi possono essere comorbidità. 

Una migliore comprensione e consapevolezza dei tassi e dei sintomi di DM, BDD e disturbi alimentari può aiutare i professionisti delle Scienze Motorie a identificare e indirizzare gli individui a rischio con l’aiuto di professionisti della salute mentale.

Come intervenire

Sono diverse le figure che cooperano nel raggiungimento della cura di questi disturbi. Ho deciso di intervistare la Dottoressa Paola Del Borrello, psicologa dello sport.

  1. Dottoressa, l’ortoressia e il Dismorfismo Muscolare, come riportano diverse ricerche scientifiche, sono disturbi di cui soffrono molti adolescenti e giovani adulti e la tendenza è quella di andare ad interessare fasce di età sempre più basse. 

Pensa che ad oggi ci sia la giusta percezione della patologia?

«Il corpo e la nostra alimentazione sono espressioni di noi stessi. Il movimento attraverso il corpo, ci permette di conoscere il mondo, di agire e costruire significati. La scelta di ciò che mangiamo, ci consente di identificarci in un gruppo di appartenenza e di far emergere caratteristiche personali o elementi comunicativi importanti, il tutto in un’integrazione costante di vissuti interni e stimoli esterni. Oltre alla presenza di fattori psicologici di rischio (altre patologie pregresse) al manifestarsi delle problematiche sopra citate, la cultura del benessere della nostra società promuove in certe misure la difficoltà nel discernere l’alimentazione sana dall’estrema attenzione per il cibo, così come tra la cura della forma dall’iper-focalizzazione sulla perfezione fisica. 

Non che la cultura del benessere sia giudicabile come errata in tutte le sue forme: quando presenti alcuni fattori di rischio psicosociali, uniti all’esperienza individuale, ciò che viene proposto e accettato dalla società (es. dieta equilibrata e magrezza) maschera la rigidità che si viene a creare in comportamenti che diventano automatici e che possono diventare fonti di sofferenza. In pratica, ciò che è visto come sano e giusto nella cultura per la mente e per il corpo, è percepito più facilmente come accettabile, ma non è detto che ci faccia vivere una qualità di vita elevata. C’è una linea di confine sottile tra le scelte sane e disfunzionali per ognuno di noi, è per questo che la giusta percezione non è sempre facile».

  1. Lo studio condotto dall’Università di Torino nel 2014 ha evidenziato come la prevalenza dei tratti di disturbo alimentare sia maggiore tra le matricole della Facoltà di Dietistica, mentre i tratti di Dismorfia Muscolare sia più rilevante tra i maschi iscritti a Scienze Motorie e Sportive. Come se ci si servisse della conoscenza per rispondere ad una esigenza personale.

Condivide questa riflessione? Ce la può spiegare da un punto di vista psicologico? 

«Una domanda alla quale, nell’ambito della ricerca, la risposta potrebbe essere più accurata. Dal mio punto di vista, non occupandomi di ricerca, ci sono alcune considerazioni globali: prenderei innanzitutto in considerazione il concetto di atteggiamento. L’atteggiamento è la tendenza a valutare in maniera positiva o negativa specifici oggetti sociali o mete, in questo caso scelta della facoltà universitaria. L’atteggiamento è però caratterizzato dalle nostre credenze, dai nostri sentimenti e dai nostri comportamenti verso l’oggetto stesso. Questo per dire che, valutando come importante uno specifico oggetto, anche in base ai significati culturali che gli attribuiamo e alle nostre norme interne, perseguiamo un intento. Ad esempio “frequento dietistica perché…” o “mi iscrivo a scienze motorie per riuscire a…”.

La conoscenza è uno di quegli strumenti che ci permette di comprendere meglio l’intento voluto e/o il disagio vissuto con esso. Frequentare la specifica facoltà con l’oggetto di studio che valuto importante (es. dietistica → cibo), può rappresentare il tentativo di rendere funzionale l’oggetto a me stesso o di padroneggiare ciò che sembra controllabile».

  1. C’è la tendenza a fare sport, esercizio fisico e/o attività fisica più per un fattore estetico che per prevenzione e quindi salute. 

Come educare ad una diversa consapevolezza? Come intervenire, soprattutto alla luce dei disturbi posti in evidenza?

«Promozione della cultura sportiva, lì dove il benessere è imprescindibilmente “psico-fisico”, un ambito in cui gli psicologi possono fare molto. Ma non solo, anche gli stessi contesti sportivi possono promuovere la conoscenza scientifica degli aspetti fondamentali dell’alimentazione e dell’attività fisica, esercizio fisico e sport. Informare, essere informati, permette a tutti, in base al proprio grado di motivazione, di essere più consapevoli. Poter riconoscere è il primo passo per poter gestire decisioni o livelli di problematicità. In ambito sportivo o non, l’intervento dei disturbi affrontati nelle ricerche sopra può essere svolto dallo psicologo clinico/psicoterapeuta con un percorso adeguato alla persona».

  1. Si è sempre più consapevoli della necessità di un approccio multiprofessionale per un intervento integrato al bisogno di salute. 

All’interno di un team di professionisti, come si contraddistingue la figura dello psicologo dello sport?

«Lo psicologo dello sport si avvale di strumenti e basi teoriche scientifiche, con cui lavora per la prevenzione, la promozione del benessere, l’ottimizzazione delle risorse personali, ponendo attenzione agli aspetti mentali globali dell’individuo e inerenti allo sport praticato. Opera in diverse fasce di età e in diversi ambiti (formazione a tecnici e genitori, consulenza e intervento per singoli atleti o gruppi, team building, ricerca). Va ad integrarsi con il resto dello staff sportivo e in accordo agli obiettivi del contesto in cui lavora. Nella mia esperienza porto insieme a me un’ideale di professione che richiede flessibilità (si collabora appunto con altre figure professionali, piccoli e grandi sportivi, genitori, colleghi ecc.) e grande attenzione all’individuo non solo come atleta, ma soprattutto come persona».

Conclusione

Le evidenze concordano nel ritenere prezioso il ruolo del team management approach, ossia un approccio multidisciplinare alla patologia che preveda una stretta collaborazione tra medici, nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti ed educatori del movimento.

Francesca Vespasiano
Note sull’autore
Laurea in Scienze Delle Attività Motorie e Sportive all’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti
Studentessa di Osteopatia presso l’AIOT di Pescara
Certificata Training Lab Italia – Personal Trainer, Functional Trainer, Functional and Postural Recovey
Articolista Training Lab Italia

Membro del Progetto University Lab

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Bibliografia

  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, MANUALE DIAGNOSTICO E STATISTICO DEI DISTURBI MENTALI (DSM-5), Edizione Italiana in Milano, Raffaello Cortina Editore 2014;
  • UNIVERSITY COURSES, EATING PROBLEMS AND MUSCLE DYSMORPHIA: ARE THERE ANY ASSOCIATIONS?  Bo S, Zoccali R, Ponzo V, Soldati L, De Carli L, Benso A, Fea E, Rainoldi A, Durazzo M, Fassino S, Abbate-Daga G. J Transl Med. 2014 Aug 7;
  • SYMPTOMS OF MUSCLE DYSMORPHIA, BODY DYSMORPHIC DISORDER, AND EATING DISORDERS IN A NONCLINICAL POPULATION OF ADULT MALE WEIGHTLIFTERS IN AUSTRALIA. Nieuwoudt JE, Zhou S, Coutts RA, Booker R. J Strength Cond Res.2015 May;
  • www.sisdca.it
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