ragazza di schiena con problemi all'apparato stomatognatico e disfunzioni di postura

Apparato stomatognatico e disfunzioni posturali: come interviene il Laureato in Scienze Motorie

Apparato stomatognatico e disfunzioni posturali: come interviene il Laureato in Scienze Motorie 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Il ruolo del Laureato in Scienze Motorie come figura primaria nell’analisi e nella risoluzione delle problematiche legate all’apparato stomatognatico.

Molti studi hanno dimostrato quanto un approccio posturologico sia molto importante nei trattamenti dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare), dal momento che le tensioni fasciali e muscolari influenzano la fisiologia dell’articolazione: le forze in gioco sono molte e la componente anteriore, come quella posteriore, della postura hanno un grosso impatto sulla posizione e sul movimento dell’osso mandibolare. La quantità di recettori presenti nell’apparato stomatognatico è alta e le contrazioni a cui esso è sottoposto, dovute alla masticazione e alla produzione della parola, teorizza ed evidenzia un chiaro collegamento tra ATM e postura.

Entrando nel dettaglio della neuroanatomia, il sistema nervoso afferente dell’articolazione ha una connessione con i sistemi deputati al controllo della postura, in particolare con fibre del cervelletto e del vestibolo; inoltre, sono presenti sinapsi con il nucleo oculomotore e con il nervo ipoglosso. Tutti i messaggi inviati dal sistema propriocettivo passano attraverso contatti sinaptici tra i neuroni responsabili del controllo dell’equilibrio.

Uno studio molto interessante del 2009 di Cuccia e Caradonna, ha dimostrato come il nervo trigemino possa influenzare l’assetto posturale dell’individuo: anestetizzandolo da un lato, si è visto come la postura dei campioni fosse totalmente modificata, con un sovraccarico della porzione controlaterale rispetto al nervo inibito e un ovvio spostamento del peso del corpo. In un ulteriore studio di An JS e colleghi, è stato dimostrato come un disallineamento disco-condilo, influisca negativamente sul benessere del rachide cervicale, con forti dolori provati dal paziente, presentando problematiche legate al segmento più alto della colonna. Il dott. Sforza con colleghi ha studiato come la masticazione produca effetti diretti sul muscolo sterno-cleido-occipito-mastoideo e una sua mancata simmetria di carico e di movimento produca tensioni mio-fasciali, estremamente importanti per il rachide e per lo stretto toracico superiore. 

Classi occlusali e classi posturali

In merito al rapporto tra malocclusione e disfunzioni dell’ATM l’odontoiatra Edward Angle ha definito tre classi occlusali, che rappresentano le principali disfunzioni a carico della mandibola e del rapporto dentale.

In particolare: 

  1. Prima classe: corrisponde ad una chiusura fisiologica fra mandibola e mascella, con la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore si inserisce perfettamente con il solco del primo molare inferiore;
  2. Seconda classe: definita anche disto-occlusione o retrognatismo, rappresenta quei casi in cui la cuspide mesio-vestibolare del primo molare superiore è anteriore (si trova mesialmente) rispetto al solco del dente corrispondente nell’arcata inferiore. In base alla presenza o meno dell’overjet (grado di sovrapposizione orizzontale degli incisivi sul piano sagittale) si troveranno due divisioni della seconda classe:
    – I divisione: incisivi esoinclinati e presenza di overjet;
    – II divisione: incisivi endoinclinati e assenza di overjet;
    In qualsiasi caso, si presenterà una mandibola retrognatica, con il condilo retroposto rispetto al suo corretto posizionamento all’interno della fossa glenoidea del temporale.
  3. Terza classe: definita anche mesio-occlusione o prognatismo, è quella situazione opposta alla seconda classe dove la cuspide mesio vestibolare del primo molare superiore è distale rispetto al primo molare inferiore. La mandibola sarà anteposta rispetto al suo piano fisiologico, dove talvolta la mascella in caso di iposviluppo, aggraverà il prognatismo del soggetto. 

Classi posturali e disfunzioni collegate

In seguito alla definizione delle classi occlusali del dott. Angle sono state definite anche delle classi posturali legate ad esse. Ovviamente, si basano sulla statistica della popolazione, che presenta determinate caratteristiche morfologiche in funzione alla classe occlusale a cui appartengono.

Non possono comunque essere delle categorie fisse, in quanto non sempre la problematica odontoiatrica presenta lo stesso disordine posturale della classe di appartenenza: ad oggi non è presente in letteratura scientifica un rapporto definito tra causa-effetto, sebbene le prove empiriche abbiano stabilito una certa correlazione tra postura del corpo e disfunzioni dell’ATM.  

In particolare:

  1. Prima classe: è in relazione alla prima classe occlusale con una
    normale e corretta posizione mascello-mandibolare a cui si associa una postura senza grosse anomalie o asimmetrie. Tutte le lordosi e tutte le
    cifosi del corpo sono mantenute correttamente; l’appoggio plantare è corretto e non si presentano valgismi o varismi degli arti inferiori e superiori di modesta entità.
  2. Seconda classe: in relazione con la seconda classe di Angle, corrisponde ad una postura sbilanciata in avanti a partire dal capo che si presenta anteposto; ciò conduce, secondo uno studio del dott. Korbamacher e colleghi, ad una ridotta lunghezza della mandibola e ad una aumentata lordosi cervicale. 
  3. Terza classe: ultima classe scheletrica corrispondente alla terza classe occlusale, rappresenta quei soggetti con la mandibola protrusa, più lunga e sovente con un’ipolordosi cervicale e lombare insieme ad una ipocifosi dorsale, con un appoggio plantare spesso scorretto, con valgismo di caviglia e di ginocchio. Postura definita posteriorizzata da Solow e Sonnesen in un loro studio del 1998.

Vi è razionalmente una ovvia correlazione fra le DTM (Disfunzioni temporo-mandibolari) ed i compensi posturali dei distretti adiacenti all’ATM come ad esempio le iperdivergenze dentali, legate ad un’estensione cranio-cervicale e ad una ipolordosi del rachide, le ipodivergenze correlate ad una flessione cranio-cervicale con annessa iperlordosi, o ancora le tensioni muscolari che si creano sul segmento spinale a causa delle posizioni della mandibola in merito alle classi occlusali di appartenenza.

Oltre queste, l’attenzione della biblioteca scientifica è volta verso il morso incrociato monolaterale ricondotto spesso a disfunzioni del rachide, spesso legate alla scoliosi. In realtà non è stata ancora dimostrato come una correzione del cross-bite anche in età adolescenziale da un punto di vista odontoiatrico, risolva eventuali convessità e torsioni tipiche della patologia ortopedica scoliotica, in quanto il 90% di queste sono di origine idiopatica (Burwell 2004) con eventuali interessamenti viscerali e tensioni interne. In questo senso, da un punto di vista osteopatico, alcune asimmetrie facciali e craniali sono state ricondotte a delle torsioni della cerniera atlanto-occipite con conseguenti compensi su tutta la colonna vertebrale. 

Tutto ciò per offrire un logico ragionamento su quelle che sono le problematiche occlusali in funzione dei compensi posturali, in quanto molti meccanismi compensatori del sistema neuro-muscolare responsabile della postura potrebbero intervenire sulla mediazione propriocettiva del nervo trigemino, di cui si è discusso nei paragrafi precedenti, e rendere quindi molto complesso trovare un valore assoluto fra malocclusione e postura del corpo. Per avvalorare questa tesi, Hellmann e colleghi nel 2011 hanno dimostrato come dei lavori motori controllati sulla mandibola migliorino, a livello posturale, le oscillazioni a cui si è soggetti grazie ad un più efficiente appoggio plantare indipendentemente dalle classi occlusali. 

Postura: linee di gravità in funzione dei disordini dell’ATM

Occorre concludere il percorso di studio dell’ATM discutendo riguardo quali effettivi compensi potrebbero creare le disfunzioni a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, tenendo sempre presente che non si tratta di un rapporto causa-effetto assoluto, ma legato alla statistica della popolazione, la quale però può offrire un buon punto di partenza per un approccio osteopatico più completo ed efficace.

Avere una visione d’insieme per uno scienziato motorio è un compito di primaria importanza e possedere nel proprio bagaglio di professionista una conoscenza riguardo la  posturologia legata all’articolazione temporo-mandibolare è sicuramente vantaggioso ai fini della ricerca del benessere del soggetto. 

 

La linea di gravità è un concetto di primaria importanza in posturologia, perché rappresenta i vettori di forza che “plasmano” la morfologia del rachide e degli arti di un essere vivente. Le forze in questione sono determinate dal peso della gravità verso il suolo che produce continue variazioni di questi vettori, essendo l’uomo un soggetto dinamico e non immobile.  Questa linea può essere soggetto a modificazioni dovute a problematiche di vario genere come convergenza, malocclusione, cicatrici e aderenze, traumi, disfunzioni o aspetti legati anche all’emotività.

 

 

Sul piano frontale, la linea di gravità passa attraverso:

  • meato acustico esterno;
  • testa dell’omero;
  • centro del corpo vertebrale di L3;
  • grande trocantere;
  • condilo laterale del ginocchio;
  • anteriormente al malleolo.

Quando cade davanti o posteriormente rispetto al malleolo, si è in presenza di una disfunzione posturale legata al concetto delle classi posturali di cui si è parlato in precedenza rispetto alle classi occlusali di Angle: una linea di gravità anteriore presenta un assetto sbilanciato in avanti, viceversa un sistema in posteriorità con una probabile modificazione delle curve fisiologiche sia sulla colonna sia sugli arti inferiori. 

Linea anteriore di gravità o linea mento-pube

Un altro importante punto di riferimento per un’analisi posturale corretta è la valutazione della linea anteriore di gravità, molto più semplice da riconoscere e molto più legata alla posizione della mandibola in merito alle proprie disfunzioni.

 

Infatti, la linea mento-pube si traccia proprio dalla sinfisi mentoniera in verticale al livello della sinfisi pubica: non rappresenta un vettore di forza ma un riferimento molto utile per l’analisi funzionale del paziente, determinando eventuali squilibri anteriori o posteriori del capo con un controllo sulle pressioni nella zona toracica e addominale, snodo importante per un trattamento completo e globale. 

 

 

 

Come per la linea di gravità anche la linea mento-pube può cadere anteriormente rispetto alla sinfisi pubica o posteriormente ad essa. In tal caso si producono due classi di conseguenze posturali e pressorie:

  • linea mento-pube anteriore: a livello posturale si presenta
    un’iperlordosi cervicale con poca mobilità sulla cerniera cervico-dorsale, tensione della catena estensoria della coscia (quadricipite femorale), tensione dei legamenti inguinali, forze tensionali sulle vertebre D11-D12 e sulla cerniera lombo-sacrale, presenza di recurvatum; vengono esercitate inoltre forze di pressione sulla parete anteriore dell’addome, sui muscoli e sui legamenti anteriori del bacino con la possibilità di formazioni di ernie inguinali;
  • linea mento-pube posteriore: a livello posturale si presenta, al contrario della precedente, un’ipolordosi cervicale insieme ad un’ipercifosi dorsale, spalle anteposte e in depressione, ptosi addominale, tensione sulle articolazioni sacro-iliache, tensione sui muscoli posteriori della coscia (ischio-peroneo-tibiali o IPT), cedimento dell’arco plantare con possibile valgismo tarsico e compenso ginocchio, presenza di flexum; si generano delle forze pressorie interne sui visceri addominali con un rallentamento circolatorio ed una stasi dei liquidi.

Ecco che, una disfunzione a livello dell’articolazione temporo-mandibolare, con un’eventuale protrusione o retrusione della mandibola, può generare delle forze di tensione molto importanti, tali da permettere disordini posturali; al contrario, certe alterazioni del sistema muscolo-scheletrico potrebbero generare significativi scompensi a cui anche cranio, rachide cervicale e mandibola vanno incontro con grosse possibilità di disequilibri e nei casi più cronici anche di disfunzioni.

Nel correggere tali disfunzioni, il ruolo del Laureato in Scienze Motorie, diventa fondamentale come approccio professionale vincente e interdisciplinare di alto livello.

Jacopo De Nardo
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività motorie e sportive con Lode
Certificazione TRAINING LAB ITALIA Functional Training
Certificazione in Suspension Training (trx)
Certificazione in Myofascial Compression Therapy level 2 (trigger point)
Studente in Osteopatia presso Osteopathic Manual Therapy School di Fisiomedic Academy
Chinesiologo presso Ospedale San Giovanni Antica Sede di Torino
Istruttore di Training (ems)
Preparatore fisico di Basketball

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