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IL RIPOSO È UNA STRATEGIA ERRATA NEI PAZIENTI CON PATOLOGIE ARTICOLARI

IL RIPOSO È UNA STRATEGIA ERRATA NEI PAZIENTI CON PATOLOGIE ARTICOLARI 1024 682 TRAINING LAB ITALIA

Riposo, infiltrazioni, anti infiammatori, evitare attività che provocano impatto e la corsa. Sono queste le indicazioni che molti specialisti dispensano ai soggetti affetti da patologie articolari come l’artrosi.

Eppure la scienza non è di questo avviso anzi, sembrerebbe che le sollecitazioni meccaniche date dagli esercizi, agiscano come dei potenti anti infiammatori.

In questo articolo andiamo, quindi, a sfatare il grande mito del “riposo quando c’è la patologia articolare”.

 

patologia articolare

 

 

PREMESSA

Le informazioni contenute in questo articolo non si vogliono sostituire ad indagini e cure medico-specialistiche, ma vengono proposte come spunto di riflessione al trattamento ed alla prevenzione che, lo specialista preposto, può utilizzare per prescrivere o somministrare la terapia stessa.

Inoltre, si vuole sostenere la tesi per cui, l’esercizio fisico controllato, risulti essere la migliore strategia di prevenzione e cura nelle patologie articolari.

 

PANORAMICA DELL’ARTROSI

L’artrosi si verifica quando la cartilagine che protegge le estremità delle ossa nelle articolazioni si deteriora gradualmente. La cartilagine è un tessuto solido e scivoloso che consente un movimento articolare quasi privo di attrito. Alla fine, se la cartilagine si logora completamente, le superfici di contato rimarranno prive di protezione deteriorando così l’osso stesso.

Questa patologia è stata spesso definita una malattia da “usura”. Ma oltre al deterioramento della cartilagine, l’artrosi colpisce l’intera articolazione. Provoca cambiamenti nell’osso e deterioramento dei tessuti connettivi che tengono insieme l’articolazione e connettono la muscolatura all’osso stesso.

Infine, conseguenza logica, provoca anche infiammazione articolare.

 

osteoarthritis

 

Fattori di rischio dell’artrosi

I fattori che possono aumentare il rischio di artrosi includono:

  • Età, il rischio di artrosi aumenta infatti con l’avanzare dell’età;
  • Le donne hanno maggiori probabilità di sviluppare l’artrosi, anche se non è chiaro il motivo;
  • Obesità, alcuni specialisti sostengono che un peso extra contribuisce all’artrosi. La tesi sostenuta è che l’aumento del peso aggiunge stress alle articolazioni portanti, come anche e ginocchia. In realtà l’ipotesi più logica è che, il tessuto adiposo produce proteine ​​che possono causare infiammazioni dannose anche alle articolazioni, quindi sarebbe più un fatto sistemico;
  • Lesioni come quelle che si verificano durante la pratica sportiva o dopo un incidente, possono aumentare il rischio di artrosi. Anche le lesioni verificatesi molti anni prima e apparentemente guarite possono aumentare il rischio di artrosi. Vedremo infatti come, nonostante l’articolazione possa apparire sana e ben lubrificata, nasconda invece un principio della patologia;
  • Stress disequilibrato ripetuto sull’articolazione, se il tuo lavoro o uno sport che pratichi sottopone a uno stress ripetitivo un’articolazione, quell’articolazione potrebbe eventualmente sviluppare l’artrosi per 2 motivi: primo, perché non vi è il giusto tempo di supercompensazione che include il recupero dallo stress stesso dell’articolazione. In secondo luogo potrebbero esserci dei vizi posturali che portano ad uno stress articolare incongruo, ovvero quello stress in cui l’articolazione non è preposta a sopportare a livello strutturale. Pensa alle borse sinoviali che limitano l’attrito tra le strutture, se la sollecitazione viene effettuata in modo scorretto queste ultime possono infiammarsi e alterare il tessuto connettivo;
  • Displasie ossee, alcune persone nascono con articolazioni malformate o cartilagine difettosa;
  • Alcune malattie metaboliche, questi includono il diabete e una condizione in cui il tuo corpo ha troppo ferro (emocromatosi).

 

Complicazioni dell’artrosi

L’artrosi è una malattia degenerativa che peggiora nel tempo, spesso provocando dolore cronico. Il dolore e la rigidità articolare possono diventare abbastanza gravi da rendere difficili le attività quotidiane.

La depressione e i disturbi del sonno possono derivare dal dolore e dalla disabilità causata dalla patologia, con la conseguenza che quest’ultima diventi un fattore di rischio per altre patologie, innescando conseguenze gravi per la sopravvivenza.

 

L’ANTI INFIAMMATORIO NATURALE: L’ESERCIZIO FISICO

Secondo un recente studio esiterebbe un “farmaco” che aiuta a prevenire il deterioramento della cartilagine causato proprio da questa patologia: l’esercizio fisico!

Lo studio pubblicato sulla rivista Osteoarthritis and Cartilage, dimostra i benefici dell’esercizio fisico sui tessuti che costituiscono le articolazioni e come questo sia da ricondurre a strutture dalle dimensioni di un capello chiamate cilia primarie, organelli sottili dei condrociti (cellule della cartilagine) che regolano una varietà di vie di segnalazione cellulare tra cui il segnale meccanico.

In particolare, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta come le forze meccaniche subite dalle cellule nelle articolazioni impedivano il deterioramento, sopprimendo l’azione delle molecole infiammatorie che causano la patologia.

Che l’esercizio faccia bene è una deduzione, in quanto l’esperimento è stato condotto sottoponendo la cartilagine articolare ad una sollecitazione meccanica indotta da un particolare macchinario da laboratorio.

I risultati hanno dimostrato che la stimolazione meccanica induce queste cilia primarie, attraverso una cascata di segnalazioni, ad inibire l’infiammazione e stoppare la degradazione della cartilagine nelle articolazioni affette da artrosi.

 

artrosi ed esercizio fisico

 

PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE

Lo studio, preso in considerazione sopra, potrebbe spiegare il meccanismo per il quale il riposo non è da ritenere una strategia valida nei soggetti con patologie articolari come l’artrosi. Visto che come si suol dire “prevenire è meglio che curare”, esistono fattori predittivi per capire se stiamo andando incontro ad una patologia articolare?

Nonostante sembri scontato che praticare attività fisica prevenga tali complicanze, molti soggetti fanno orecchie da mercante e si ostinano a non prendere provvedimenti fino a quando la patologia non si manifesta.

Il fatto che non avvertiamo nessuna problematica o non avvertiamo nessun sintomo, non significa che la patologia non sia alle porte. Ho trovato uno studio interessantissimo che può scardinare la convinzione secondo cui, un’articolazione ben “lubrificata”, sia da considerare in salute.

Tutt’altro!

Proprio così: dobbiamo cominciare a considerare le patologie articolari in un altro modo e, quando il corpo produce molto liquido sinoviale (il nostro lubrificante) per le nostre articolazioni, in realtà questo non dimostra che le cose stanno andando per il meglio anzi, starebbe mettendo in atto l’ultima arma contro il deterioramento dell’articolazione e l’insorgenza di una patologia come l’artrosi.

In questo nuovo studio si è preso in esame un particolare lubrificante biologico, il proteoglicano 4 (glicoproteina), contenuto nel liquido sinoviale articolare, usandolo come biomarker di patologia articolare, artrosi compresa. I ricercatori hanno osservato da vicino questa glicoproteina lubrificante nei cani che avevano subito lesioni articolari (simili a LCA nell’umano), concludendo che potrebbe essere uno dei primi biomarcatori, o segnali di pericolo, per malattie, inclusa l’osteoartrite.

Il proteoglicano 4 è essenziale per la normale funzione articolare e la lubrificazione della cartilagine. Sappiamo anche che, se una persona o un animale non produce quella proteina, svilupperà una patologia articolare.

Se la logica seguita finora è stata che la lubrificazione diminuisce nelle patologie articolari, in altri termini, meno è lubrificata e più si va incontro a lesione, ciò che i ricercatori hanno invece scoperto è paradossale: i livelli di lubrificante sono effettivamente aumentati nelle articolazioni che avevano subito lesioni.

Le concentrazioni erano circa 16 volte maggiori di quelle di un gruppo di controllo senza lesione. In alcuni casi, queste concentrazioni sono aumentate il giorno successivo alla lesione e sono durate fino ad un anno. Inoltre, prima che si manifestassero segni di una patologia conclamata, evidenti dagli esami radiografici, i livelli di proteoglicano 4 erano aumentati.

Questo significa che la presenza di un aumento della glicoproteina potrebbe effettivamente essere un biomarcatore per prevedere la futura artrosi, suggerendo che la lubrificazione potrebbe essere un indicatore di instabilità articolare in corso.

Ciò rappresenta una svolta perché, considerando il numero di persone che sono afflitte da patologie articolari, essere in grado di predire le conseguenze potrebbe significare poter agire in tempo per evitarle.

Anche se questo studio ha preso in campione dei cani, gli scienziati sanno che la produzione di “lubrificante” è comune a tutti i mammiferi e, questo picco di produzione post infortunio, può essere visto anche negli esseri umani.  Senza tralasciare il fatto che questa ricerca è già utile per salvaguardare la salute del miglior amico dell’uomo.

 

CONCLUSIONI PRATICHE

Questi studi hanno evidenziato 2 considerazioni importanti:

  1. Il riposo non è una strategia corretta in soggetti affetti da artrosi. La sollecitazione meccanica, infatti, sembra essere il meccanismo che addirittura arresta l’infiammazione indotta dalla patologia;
  2. La patologia prima di insorgere non ci da necessariamente segnali di avvertimento. Sembra che, per proteggere la cartilagine, il corpo produca ancora più liquido sinoviale per lubrificare l’articolazione. Il tutto come ultima arma di prevenzione.

 

Quello che ne consegue invece sono ben 3 considerazioni finali a mio avviso:

  1. Se la sollecitazione meccanica blocca la risposta infiammatoria non solo il riposo è sbagliato, ma dovremmo cominciare a considerare l’esercizio fisico come carico meccanico favorevole alla cartilagine ed evitare di cadere in quei luoghi comuni che portano le persone ad evitare la corsa, i salti e altre sollecitazioni;
  2. Se come ultima arma il corpo produce più liquido sinoviale, biomarker come il proteoglicano 4 possono diventare fattori predittivi della patologia. Facendo quindi un’indagine così approfondita il medico potrebbe prevenire la patologia del suo paziente, consigliando tempestivamente l’esercizio come terapia;
  3. Se è vero che il riposo è una strategia errata è vero anche che l’esercizio, se non dosato e corretto adeguatamente, può paradossalmente peggiorare tali condizioni patologiche. Infatti, è opinione comune che squilibri muscolari ed esercizi scorretti possono portare a lesioni articolari. Ragion per cui il medico dovrebbe affidare a specialisti dell’esercizio, quali il DOTTORE IN SCIENZE MOTORIE, per prevenire tali patologie e fare in modo di controllarle in soggetti cronici clinicamente stabili.

Meno riposo e più esercizio, sì, ma con un professionista!

 

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Dott. Marcello Di Finizio

Note sull’autore 

 

BIBLIOGRAFIA

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