Attività fisica e cancro al seno: il case report di una paziente – seconda parte

Attività fisica e cancro al seno: il case report di una paziente – seconda parte 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

L’attività fisica ha effetti benefici innumerevoli, anche contro lo stress psicologico in una paziente operata di carcinoma mammario, come testimonia questo case report.

Nella prima parte dell’articolo, ho elencato tutti i risultati delle analisi svolte sulla paziente: Carmela, una donna di 70 anni, paziente sotto terapia chemioterapica e ormonale in corso, che ha subito una mastectomia radicale di mammella destra (mammella + tessuto adiposo ascella destra). Puoi trovarla qui!

Limiti

Il progetto di tesi ha presentato naturalmente alcuni limiti e imprevisti.

All’origine lo studio prevedeva un lavoro in gruppo e non in singolo, in quanto l’isolamento sociale, ovvero la sensazione di non avere nessuno con cui condividere i propri sentimenti, raddoppia le probabilità di malattia o di morte.

Il conforto psicologico si pone l’obiettivo, infatti, da un lato di gestire le emozioni, le paure, le ansie e le angosce proprie della malattia, e dall’altro di contribuire a una migliore accettazione e sopportazione anche fisica della malattia e del suo trattamento. Questa teoria venne precedente validata da David Spiegel, professore in Psichiatria alla Stanford University, grazie allo studio “The effect of Psychosocial Treatment on survival of patients with metastatic breast cancer” del 1989.

Un altro limite riguarda il campione di studio, in quanto ci si rende conto che le valutazioni andrebbero effettuate su un numero maggiore di pazienti e per un intervallo di tempo più lungo, così da poter meglio avvalorare le ipotesi espresse nel progetto di tesi.

Inoltre, non è stato possibile utilizzare delle linee guida o dei questionari specifici per la valutazione motoria di un paziente oncologico, caso in cui tutte le capacità subiscono un grave decremento a causa dei trattamenti e della patologia stessa.

Anche dal punto di vista psicologico e per ciò che concerne l’ambito della qualità della vita, emerge la necessità di questionari più specifici, in quanto questi aspetti risultano essere deficitari rispetto alla popolazione media, a causa della condizione patologica del soggetto.

Un ulteriore limite, infine, è stata la poca comunicazione con i medici di riferimento, così da poter meglio programmare e dosare l’esercizio fisico adattato ai bisogni e alla sintomatologia presente.

Discussione

Alla baseline, per quanto riguarda la valutazione funzionale, in relazione ai risultati ottenuti dalla batteria di esercizi Senior Fitness Test, è possibile asserire che la paziente abbia risposto positivamente all’allenamento di Attività Fisica Adattata, in quanto forza muscolare, funzione aerobica, flessibilità, equilibrio e destrezza sono migliorati, incrementando la performance fisica generale.

L’Attività Fisica Adattata si è rivelata, quindi, utile nel migliorare le principali componenti di fitness connesse con la capacità funzionale autonoma del soggetto. Inoltre, attraverso i risultati ottenuti, possiamo affermare che questo tipo di attività costituisce un prezioso strumento volto a migliorare la forma fisica e psicologica di persone che presentano condizioni dolorose ricorrenti e/o riduzione delle capacità funzionali, dovute alla malattia.

Tramite la comparazione dei punteggi ottenuti nella prova iniziale e in quella finale si è potuto constatare che, tra tutte le componenti motorie e fisiche indagate, la funzione aerobica e la forza sono state quelle che hanno raggiunto progressi più apprezzabili. 

Anche peso e BMI, hanno subito un lieve decremento rimanendo, però, nel range dei valori del sovrappeso.

Per ciò che concerne la valutazione psicodiagnostica, invece, è emerso un miglioramento dello stato psicologico generale e dello stato emotivo della paziente. 

Il decremento dei valori di stress e la qualità della vita – valutati tramite STAI II, GDS, FSS e SF-36 – sono due aspetti che vanno concettualizzati e indagati come la percezione che gli individui hanno della loro posizione nella vita, nel contesto della cultura e del sistema di valori nel quale vivono, e in relazione ai loro obiettivi, alle loro aspettative, ai loro standard e alle loro preoccupazioni. 

Si restituisce così attenzione alla soggettività del malato, alla sua soddisfazione per i diversi aspetti della vita quotidiana, che non è deducibile dalla semplice analisi dell’oggettivo “stato di salute”.

Dall’analisi dei risultati dell’SF-36 è emerso che anche lo stato di salute, dunque, è nettamente migliorato nella paziente, attraverso la valutazione dei due indici che indicano lo stato di salute mentale e fisica. Lo stato di salute mentale (ISM) è migliorato da 20 a 31, mentre lo stato di salute fisica (ISF) è migliorato da 25 a 35.

I valori delle 8 dimensioni, però, non sono soddisfacenti, in quanto al di sotto della media della popolazione italiana. Questo aspetto, però, era già stato messo in conto, in quanto, come succitato nel paragrafo dei limiti, la paziente ha subito un intervento di mastectomia ed è stata sottoposta a vari trattamenti invasivi.

È palese, dunque, che il suo stato di salute risulti compromesso e scadente.  Il soggetto, infatti, presenta grandi difficoltà nel lavoro o in altre attività quotidiane a causa di problemi emotivi o fisici, come la presenza di linfedema al braccio destro e difficoltà nello svolgere attività più impegnative, a causa di problemi specifici legati alla patologia neoplasica. 

È vero anche che le rilevazioni sono state effettuate in una paziente depressa che presenta sintomi come: la distorsione sistematica della valutazione di sé, della visione dei rapporti sociali, delle proprie capacità che spiegano, infatti, il forte indirizzo negativistico delle risposte della paziente.

I livelli di depressione, misurata mediante GDS, sono comunque diminuiti (1° valutazione=depressione di grado severo; 2° valutazione= depressione di grado moderato). 

È emerso, inoltre, come l’ansia di tratto, misurata attraverso STAI II, abbia subito un decremento dopo aver svolto 12 sedute di allenamento adattato (1° valutazione=ansia moderata; 2° valutazione= assenza di ansia di tratto).

Si rileva, inoltre, come anche il fenomeno della fatigue sia diminuito, grazie all’esercizio fisico. Questo costrutto è stato misurato con il test Fatigue Severity Scale (FSS) e si nota una diminuzione della fatigue da 6,7 a 4,7 dunque più vicino al valore di cut-off di riferimento (4.5) e dunque, alla popolazione sana.

È necessario, inoltre, sottolineare che l’ambiente familiare ha influito in maniera incisiva sulla riuscita del progetto ed è stato di fondamentale importanza.

La consapevolezza della presenza costante di figure di supporto, familiari e professionali, ha influito, infatti, positivamente sui vissuti psicoemozionali della paziente, favorendo il mantenimento di una vita più attiva e quanto più serena possibile.

Tuttavia, risulta comunque estremamente complesso colmare il vuoto lasciato dalla speranza nel futuro e in una risoluzione dello stato di malattia in favore della vita. Spesso, infatti, la paziente ha denunciato la mancanza di speranza, attraverso un atteggiamento comportamentale e verbale di tipo fatalistico, o che rispecchia la rassegnazione alla propria condizione.

In conclusione, si afferma la grande necessità della creazione di questionari specifici per valutare lo stato psico-emotivo e fisico dei pazienti, in rapporto alla singola e differente patologia neoplastica.

Queste osservazioni meriterebbero un’analisi più approfondita in studi futuri.

Le conclusioni

L’attività fisica in generale può, dunque, rappresentare una valida scelta per il paziente oncologico, per aiutarlo a ritrovare il benessere perduto, tramite un’accurata e precedente rilevazione dei bisogni dello stesso.

Per far sì che tutto questo avvenga risulta fondamentale l’esistenza di una rete solida, che cooperi, comunichi e che si sviluppi attorno all’individuo: una rete di sostegno familiare (famiglia, amici, il coniuge) e un adeguato supporto psico-sociale e motorio (da parte psicologi, psicoterapeuti, laureati in scienze motorie e se necessario anche psichiatri), e medico che sostenga il paziente, realizzando, conseguentemente, un più efficace monitoraggio delle condizioni dello stesso, per il mantenimento del suo stato di salute.

La cooperazione e collaborazione di più figure professionali è funzionale alla salvaguardia della salute del soggetto, l’unico e vero obiettivo.

L’attività motoria, così come l’esercizio fisico, va dosata e calibrata come un farmaco: se poco non sortisce nessun effetto, se troppo può risultare “tossico”. La programmazione e la compilazione di un programma di allenamento sono un’arte. 

Troppa acqua uccide le piante, troppo poca le fa seccare.

Maria Eleonora Fischetti
Note sull’autore
Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive – Università di Bari Aldo Moro
Studente Master in Management dello sport
Studente al primo anno di Osteopatia presso la Scuola di Osteopatia ATSAI – Still Academy, Bari
Certificazione Operatore di Metodi di Valutazione Funzionale Training Lab Italia
Certificazione Functional trainer Training Lab Italia
Certificazione Operatore ludico ricreativo Csen
Allievo-allenatore di I livello FIPAV
Articolista Training Lab Italia

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