Cancro al seno: il ruolo del Laureato in Scienze Motorie come specialista

Cancro al seno: il ruolo del Laureato in Scienze Motorie come specialista 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Secondo gli ultimi studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cancro rappresenta la seconda causa di morte, solo dopo le malattie cardiovascolari: oggi vedremo come l’allenamento e la figura specialistica del Laureato in Scienze Motorie, abbia un ruolo chiave in questa patologia.

Cosa è il cancro?

Con il termine cancro (o tumore maligno) si indica un gruppo di patologie caratterizzate da replicazione e diffusione cellulare incontrollate. Ogni tumore trae origine da una sola cellula che, a causa di sollecitazioni esterne o interne ripetute, accumula una serie di danni al suo sistema informativo (DNA), che ne consente la proliferazione incontrollata.

Nei tessuti normali, le cellule si riproducono per sopperire alle varie necessità dell’organismo, come la crescita o il rimpiazzo di cellule morte o danneggiate. In tali tessuti, la proliferazione e la differenziazione cellulare sono sottoposte ad uno stretto controllo biochimico. Le cellule si dividono, controllate da vari stimoli di accrescimento e sono dotate di meccanismi di difesa in grado di rallentare i processi di sviluppo, consentendo di riparare eventuali anomalie; nel caso in cui ciò non avvenga, la cellula va incontro ad un processo di morte programmata, definito apoptosi.

Nei tumori questo delicato equilibrio, governato dai messaggi chimici inviati da una cellula all’altra e dai geni che si trovano nel loro DNA, è compromesso. La cellula continua a riprodursi senza freni e vengono meno anche i processi con cui le cellule danneggiate vanno incontro a una morte programmata.

Nella donna la diagnosi più frequente è quella di carcinoma mammario, gli uomini si ammalano più spesso di cancro alla prostata, mentre complessivamente la diagnosi più reiterata è quella di cancro al colon retto.

Per quanto concerne il tumore alla mammella, si tratta di una neoplasia prettamente femminile, in quanto, a differenza della mammella maschile, la quale è atrofica e rudimentale, quella femminile è soggetta alle continue variazioni ormonali.

Nell’ultimo ventennio si sono sempre più accumulate le evidenze che supportano la correlazione tra l’attività fisica e la riduzione del rischio di sviluppare un carcinoma.

L’obiettivo di questo articolo è quello di analizzare il ruolo dell’attività fisica nella prevenzione e nell’evoluzione del cancro, sviluppare il ruolo educativo della società nella prevenzione primaria della patologia neoplastica, sollecitare i medici a considerare questi aspetti e dedicare più tempo ai pazienti per far capir loro che il movimento va considerato parte integrante del trattamento medico.

L’attività fisica nelle varie fasi del tumore ha effetti benefici in prevenzione primaria, riducendo l’incidenza del cancro, quindi tenendo sotto controllo i fattori di rischio modificabili e aumentando la resistenza individuale a tali; in prevenzione secondaria rendendo migliore il recupero, senza tralasciare gli aspetti psico-fisici della persona. L’esercizio fisico appare essere una terapia idonea a favorire il miglioramento degli aspetti negativi della malattia oncologica e delle sue conseguenze.

Lo stile di vita individuale influisce sia sull’incidenza dei tumori, sia sulla cura.

Tra i tanti benefici che l’attività fisica può apportare al nostro organismo, ho focalizzato la mia attenzione sui livelli di ossigenazione.

L’ipossia è una condizione patologica determinata da una carenza di ossigeno nell’intero organismo o in una sua regione. Il parametro che riflette la percentuale di molecole di ossigeno legate all’emoglobina, è la saturazione di ossigeno, a quale è considerata nella norma quando i valori risultano superiori al 95%, mentre inizia a diventare patologica se pari o inferiore al 90%.

L’ipossia secondo gli studi della Duke University l’ipossia sembra essere responsabile di due effetti negativi:

  1. il cancro diventa resistente alla chemioterapia: senza ossigeno il tumore ottiene una sorta di protezione dagli effetti tossici dei farmaci chemioterapici e delle radiazioni, progettati per andare a colpire un tessuto ben ossigenato;
  2. favorisce la diffusione di metastasi in quanto aumentano i livelli di RhoA e Rock1, due proteine che determinano la messa in moto di una serie di eventi che favoriscono la trasformazione delle cellule tumorali da stazionarie e rigide, a mobili e invasive.

Andiamo quindi a presentare un case report con l’obiettivo di apportare la propria proposta di attività fisica adattata per le donne operate al seno. All’interno del case report sono stati presi in considerazione alcuni aspetti etici, tra i quali l’importanza della centralità del soggetto assistito nella costruzione del piano terapeutico più adatto, la sicurezza, quale caratteristica fondamentale di ogni intervento applicato, e la reale necessità e utilità sull’uso di attività fisico-motoria.

Il case-report

Lo studio ha preso in esame una settantenne, Carmela, sottoposta a cicli di chemio neo-adiuvante, seguiti da mastectomia radicale destra a sua volta seguita da cicli di chemioterapia adiuvante. Abbiamo già incontrato questa paziente con un approfondimento firmato dalla Dott.ssa Fischetti, anche lei laureata in Scienze Motorie: se l’hai perso, puoi leggerlo qui!

Lo scopo del case report, in questione, è quello di valutare in modo quantitativo i benefici psicofisici indotti dall’attività fisica in una paziente oncologica, in seguito ad un programma di attività fisica adattata della durata di 12 sedute.

Al fine di raggiungere gli obiettivi, nel rispetto dei principi di ciclicità, polivalenza e multilateralità dell’allenamento e dei principi del carico (dello stimolo allenante, dell’individualizzazione del carico, del carico crescente) vanno considerati per ciascuna seduta di allenamento l’attivazione fisiologica e alternativamente la coordinazione, l’equilibrio, la mobilità articolare libera e con attrezzo, il potenziamento dei distretti corporei a corpo libero o con attrezzi, la resistenza alla forza, la propriocezione, la ginnastica respiratoria, il rilassamento e l’allungamento muscolare, il senso del ritmo.

Materiali e metodi

Prima di iniziare la seduta di allenamento e durante lo sviluppo della stessa è necessario:

  • misurare la saturazione di ossigeno, mediante saturimetro;
  • conoscere la terapia eseguita e i possibili effetti collaterali;
  • valutare la sintomatologia del soggetto;
  • rendere il programma d’esercizio flessibile in base alla sintomatologia, all’evoluzione della neoplasia, alle varie terapie e gli effetti collaterali correlati;
  • misurare la saturazione dell’organismo.

Ogni sessione di allenamento era della durata di un’ora circa, suddivisa in tre fasi:

  1. parte iniziale (10 minuti), dedicata all’attivazione, durante la quale sono previsti esercizi di mobilizzazione dei principali gruppi muscolari e articolazioni;
  2. fase centrale (25-30 minuti), composta da esercizi aerobici di endurance a basso impatto (40-50% Fc Max) ed esercizi di functional training adattato, utile per aumentare la tonificazione dei distretti muscolari, migliorare le capacità coordinative e quelle condizionali;
  3. ultima fase (10-15 minuti), dedicata al defaticamento, con la funzione di ricondurre l’organismo in uno stato di quiete.

Ad inizio attività la paziente ha effettuato una batteria di test motori, Senior Fitness Test (SFT), la quale è stata riproposta nelle stesse condizioni al termine delle 12 sedute.

L’SFT è completo di tutti gli esercizi volti a misurare le principali componenti di fitness connesse con la capacità funzionale autonoma del soggetto adulto-anziano.

Risultati e discussione

  • Analisi e discussione risultati del Senior Fitness Test

Per quanto riguarda la valutazione funzionale, in relazione ai risultati ottenuti dalla batteria di esercizi Senior Fitness Test, è possibile asserire che la paziente abbia risposto positivamente all’allenamento adattato messo in atto nel mese del corso di Attività Fisica Adattata, in quanto forza muscolare, funzione aerobica, flessibilità, equilibrio e destrezza sono migliorati, incrementando la performance fisica generale. Tramite la comparazione dei punteggi ottenuti nella prova iniziale e in quella finale si è potuto constatare che tra tutte le componenti fisiche indagate la funzione aerobica e la forza sono state quelle che hanno raggiunto progressi più apprezzabili.

L’Attività Fisica Adattata si è rivelata quindi utile nel migliorare le principali componenti di fitness connesse con la capacità funzionale autonoma del soggetto ed in conclusione, attraverso i risultati ottenuti, possiamo affermare che questo tipo di attività costituisca un prezioso strumento volto a migliorare la forma fisica di persone che presentano principalmente condizioni dolorose ricorrenti e/o riduzione delle capacità funzionali, dovute a malattie pregresse, siano esse fisiche o psichiche.

  • Analisi e discussione risultati dell’ossigenazione

In relazione ai risultati ottenuti dalla misurazione, pre-allenamento e dopo 2 ore dal termine dello stesso circa la saturazione dell’ossigeno e la frequenza cardiaca, è possibile asserire che la paziente abbia risposto positivamente all’attività fisica adattata, in quanto si registra un incremento della percentuale di emoglobina satura di ossigeno al momento della misura, difatti la percentuale di molecole di ossigeno legata all’emoglobina è passata da una condizione patologica dell’88% ad una situazione di normalità pari al 100%.

Conclusioni

L’attività fisica viene considerata una somministrazione adiuvante nel corso del trattamento di molti tumori e può ottimizzare gli effetti terapeutici della tradizionale chemioterapia e delle altre terapie, aumentandone la tolleranza, riducendo gli effetti collaterali, diminuendo il rischio di malattie croniche.

L’attività motoria preventiva ed adattata trova spazi rilevanti e di grande valore strategico in tutti i tempi della prevenzione: all’interno della prevenzione primaria, di quella secondaria e nell’ambito della prevenzione terziaria.

L’attività motoria deve rappresentare per queste donne un modo per ritrovare se stesse e l’autostima, un modo per confrontarsi con altre donne, dunque un momento di svago. Tutto ciò in un ambiente che sia accogliente e sereno.

Il nostro ruolo, come laureati in scienze delle attività motorie e sportive, oltre ad essere orientato al miglioramento della forma fisica, deve anche prevedere il supporto emotivo e psicologico, così da ottenere uno stato di salute psico-fisico ottimale.

Il ruolo dello specialista, dunque è quello di aiutare la persona a stabilizzare e mantenere una buona funzione, laddove per “funzione” si intende l’abilità a compiere attività quotidiane, inclusi i domini fisico, psicologico, sociale e vocazionale.

È importante che le evidenze scientifiche si trasformino in programmi integrati all’interno del percorso degli interventi terapeutici.

È infine fondamentale che in futuro si creino dei team multidisciplinari in cui siano rappresentate tutte le figure professionali che possano contribuire a migliorare la qualità di vita di questa tipologia di paziente.

Arianna Dechiara
Note Autore
Articolista Training Lab Italia
Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive-Università di Bari
Studentessa Specialistica in Scienze e tecniche dello sport
Tutor sportivo progetto CONI “Sport di classe”
Istruttrice psicmotricità
Istruttrice Kids functional
Istruttrice Atletica Leggera
Allenatrice scuola calcio categoria piccoli amici
Attestato di “Istruttore di Functional Training” Training Lab, Bari (Italia)
Attestato di qualifica “Allenatore 1°livello per l’Avviamento allo sport di Persone Disabili” Centro Sportivo Italiano, Bari (Italia)
Attestato di Operatore Specializzato nell’Applicazione del Taping Elastico

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