bambino che soffre di disturbo della coordinazione motoria che gioca

Come intervenire nel Disturbo della Coordinazione Motoria

Come intervenire nel Disturbo della Coordinazione Motoria 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

In questo articolo, dopo aver analizzato le cause e gli effetti del Disturbo della Coordinazione Motoria, verranno illustrate le tipologie di attività che favoriscono l’acquisizione di abilità motorie adeguate. 

Cos’è il Disturbo della Coordinazione Motoria?

Il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione Motoria (Developmental Coordination Disorder, DCD) è considerato un ritardo nello sviluppo delle capacità motorie, o una difficoltà nel coordinare i movimenti (fini o grosso motori) che si mostrano significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età ed allo sviluppo intellettivo. 

Secondo alcuni studi, la presenza del disturbo sarebbe stimata intorno al 6% della popolazione infantile compresa tra i 5 e gli 11 anni. 

Insorge nei primi anni di vita, ma è difficilmente diagnosticabile prima dei cinque anni di età in quanto i bambini potrebbero presentare degli sviluppi motori rallentati recuperabili spontaneamente: nel mondo anglofono definiti late bloomers, letteralmente “fioritura tardiva”.

Si tratta di una condizione spesso associata a comorbilità come ad iperattività (ADHD), disturbo specifico del linguaggio (SLI), disturbo nell’apprendimento (LD), disturbo dello spettro autistico (ADS) e disturbi nella lettura (RD). 

Cause

Nel corso degli anni, studiosi hanno annoverato tra le cause:

  • prematurità,
  • leucomalacia periventricolare in bambini nati pretermine,
  • compromissione dell’emisfero cerebrale dominante,
  • disordine dell’integrazione sensoriale,
  • fattori prenatali, perinatali o neonatali consecutivi a anossia o ipossia,
  • disturbi nella connessione inter o intra-emisferica,
  • disfunzioni ai gangli della base,
  • disfunzioni parietali, ritardo o incompleto sviluppo del cervelletto.

In più, atrofia corticale o demielinizzazione, assottigliamento del corpo calloso e moderata dilatazione ventricolare. 

Effetti 

Questa condizione comporta difficoltà nello svolgere funzioni corporee e strutturali quindi motorie, sensoriali, cognitive, emozionali ed affettive; causa impedimenti nelle attività di vita giornaliera (basiche e strumentali) e implica disagio nelle attività partecipative (casa, scuola, comunità). 

Non tutti i bambini che soffrono di DCD presentano le stesse caratteristiche. Infatti vi è chi ha problemi legati alle abilità grosso motorie (saltare, lanciare, mantenersi in equilibrio), chi alle abilità fino-motorie (allacciarsi le scarpe, scrivere, afferrare piccoli oggetti) e chi ad entrambe.

Indipendentemente da questa distinzione, le loro prestazioni motorie risultano essere lente ed inaccurate, hanno una scarsa consapevolezza del proprio corpo, insufficiente coordinazione ritmica e capacità motoria esecutiva deficitaria rispetto ai coetanei.

Ciò incide anche sull’aspetto emotivo/comportamentale, per questo avremo un bambino con scarsa autostima e oppositivo nel cambiare routine soprattutto se questo cambiamento comporta un notevole sforzo fisico e stress. 

Diagnosi

La valutazione deve essere effettuata all’interno di un ambiente diagnostico e da parte di esperti qualificati nell’esaminare criteri specifici: richiede quindi un approccio multidisciplinare da parte di figure come neuropsichiatra infantile, logopedista e terapista della neuropsicomotricità.

La diagnosi deve essere fatta esaminando attività giornaliere come cura della persona, produttività scolastica ed il gioco e tramite l’utilizzo di due manuali: il DSM V (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) e l’ICD-10 (Classificazione Internazionale della Malattie).

Come si colloca in questo contesto il laureato in Scienze Motorie?

Il lavoro del laureato in Scienze Motorie ha come obiettivo la risoluzione del problema al fine di ottenere la partecipazione in settori significativi della vita e l’indipendenza.

Questo risultato è raggiungibile attraverso una serie di approcci:

  • Kinaesthetic Therapy (KT)

Fondata sull’apprendimento per mezzo del movimento: acquisire informazioni praticandole e non solo sentendole o vedendole. Un possibile esercizio è quello di far camminare i bambini in quadrupedia (spostamenti in avanti e indietro) accompagnando due palline da tennis con i piedi.

  • Perceptual Motor Training (PMT)

Metodo basato sull’allenamento percettivo: tattile, visivo, uditivo e olfattivo. Un esempio è il passaggio di una palla con una benda sugli occhi o l’abbinare un suono ad un’azione da eseguire.

  • Motor Imagery (MI)

Prevede la riproduzione immaginativa di un atto motorio che focalizza l’immaginatore sui propri movimenti, sui propri stati interni utilizzando informazioni di tipo cinestetico e percettivo. 

In altre parole, è un’attività cognitiva che permette un’esperienza motoria, comprendente sia aspetti fisici che psicologici, in assenza di attivazione muscolare e di esperienza muscolare diretta. 

È stato visto come un “mental training” che utilizzi MI può essere utile a chi pratica attività fisica per migliorare la propria prestazione, facilitare l’apprendimento di movimenti motori, regolare il proprio stato di attivazione e le proprie emozioni, identificare ed eventualmente modificare pensieri e immagini ostacolanti, esercitare maggior controllo attentivo. 

Ricerca

Uno studio condotto da Li YC, Graham JD e Cairney J nel 2018, ha dimostrato che i bambini con probabile DCD (pDCD) erano meno attivi fisicamente, avevano minore autostima e mostravano maggiori problemi di interiorizzazione rispetto al gruppo di controllo con un normale sviluppo (TD) (p <0,05). Inoltre, lo studio suddetto ha verificato come la concomitanza tra attività fisica e lavoro sull’autostima diminuisca le problematiche di interiorizzazione nei gruppi TD e pDCD.

Sono stati esaminati 1206 bambini di età compresa tra i 12 e i 14 anni [611 ragazzi, 79 con probabile DCD (pDCD)]; il campione è stato sottoposto a valutazioni inerenti la coordinazione motoria, il livello di attività fisica, l’autostima e l’interiorizzazione.

È stato visto che l’aumento di attività fisica e l’accrescimento dell’autostima sono associati a una maggiore riduzione dei problemi di interiorizzazione nei bambini con pDCD, rispetto ai bambini TD. 

I bambini con pDCD, insufficiente attività fisica e bassa autostima presentano maggiori problemi di interiorizzazione; i bambini con pDCD, bassa autostima ma elevata attività fisica hanno meno probabilità di sviluppare difficoltà legate all’interiorizzazione. 

In sintesi, sia l’attività fisica che l’autostima svolgono importante ruolo sinergico nel favorire i processi di interiorizzazione nei bambini TD e pDCD.

moderation model

(A) Additive moderation model of physical activity and global self-worth. (B) Moderated moderation model of physical activity and global self-worth. pDCD, probable developmental coordination disorder.

autostima, attività fisica e interiorizzazione

Internalizing problems in conditions with different levels of physical activity and global self-worth. TD, typically developing; pDCD, probable developmental coordination disorder; PA, physical activity; GSW, global self-worth; low, –1 SD; medium, mean; high, +1 SD.

Conclusioni

Da quanto riportato, si evince l’importanza di offrire al bambino strumenti che soddisfino nell’insieme il sistema senso-motorio (sistema visivo, cinestesico, acustico, tattile e dell’equilibrio). 

L’approccio terapeutico prevede l’acquisizione di movimenti che devono essere consolidati ed automatizzati per promuovere uno sviluppo adeguato con l’ambiente circostante. 

La coordinazione motoria è quindi conseguenza di condizioni neurologiche, ambientali e psicologiche.

Francesca Vespasiano
Note sull’autore
Laurea in Scienze Delle Attività Motorie e Sportive all’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti
Studentessa di Osteopatia presso l’AIOT di Pescara
Certificata Training Lab Italia – Personal Trainer, Functional Trainer, Functional and Postural Recovey
Articolista Training Lab Italia

Continua a seguire il nostro Blog: ogni settimana un articolo scientifico scritto da uno “Scienziato Motore”. Solo per chi non smette di imparare MAI!

Bibliografia

  • H. Becker, R. Blank, O. Jenny, M. Linder – Lucht, H. Polatajko, F. Steiner, R. Geuze, B. Smits – Engelsman, P. Wilson, Definition, Diagnosis, Assessment and Intervention of Development Coordination Disorder , Maulbronn (Germania), European Academy of Childhood Disability 2011;
  • American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), Edizione Italiana in Milano, Raffaello Cortina Editore 2014;
  • Li YC, Graham JD, Cairney J – Moderating Effects of Physical Activity and Global Self-Worth on Internalizing Problems in School-Aged Children With Developmental Coordination Disorder, 2018.