ragazzo con addiction che pratica esercizio fisico

Educazione fisica e addiction: uno studio

Educazione fisica e addiction: uno studio 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Combattere l’addiction con l’educazione fisica: questo l’oggetto di indagine di una ricerca che ti raccontiamo proprio in questo articolo.

L’addiction in Italia

In Italia il 22% degli adulti (15-64 anni) fa uso di sostanze psicoattive (EMCDDA, 2018). 

Il consumo di droghe può portare all’esclusione sociale, manifestata da problemi familiari, problemi di salute, maggiore probabilità di disoccupazione, aumento della criminalità, ecc. (Neale, 2006). Inoltre, le persone con disturbi da addiction sembrano essere più a rischio nello sviluppare molteplici problemi di salute fisica e mentale (Adrian & Barry, 2003; Schuckit, 2006).

Esercizio fisico e addiction

L’esercizio fisico, che si caratterizza come un movimento corporeo pianificato, organizzato e ripetuto che mira a promuovere o mantenere la forma fisica (ACSM, 2018), attiva lo stesso pattern di ricompensa delle droghe, attraverso l’aumento delle concentrazioni di Dopamina e dei suoi recettori (Greenwood et al., 2011; MacRae, Spirduso, Cartee, Farrar e Wilcox, 1987).

Altri studi hanno messo in evidenza come l’attività fisica riduca il rischio di sviluppare dipendenze in giovane età e il rischio di ricaduta (Ströhle et al., 2007), (Korhonen, Kujala, Rose, & Kaprio, 2009), modulando positivamente gli stati d’animo e l’autoefficacia (Hoffman, & Hoffman, 2008).

In letteratura sono innumerevoli gli studi riguardanti gli effetti positivi dell’esercizio fisico a livello fisiologico (Abrantes et al., 2001; Donaghy & Ussher, 2005; Fischetti & Greco, 2017; Greenwood, & Fleshner, 2011; Smith & Lynch, 2012), ma anche a livello psicologico (Carek et al., 2011; Hobson & Rejeski, 1993; Hoffman, & Hoffman, 2008; Lavie et al., 2011; Marcus & Owen, 1992; Puetz et al., 2006; Read et al., 2001; Ströhle, 2009).

Lo studio

Pertanto, sono stati studiati gli effetti sulle variabili psico-fisiche, in 8 settimane di allenamento multilaterale (ad esempio, esercizi aerobici-anaerobici a intensità moderata associati ad allenamenti comportamentali), come aggiunta al trattamento standard per pazienti con addiction.

In questo studio controllato randomizzato, 34 partecipanti maschi (19-71 anni), provenienti da una comunità locale e dal S.E.R.D. di riferimento, sono stati divisi in due gruppi: 

  • n = 17 sono assegnati a un gruppo sperimentale (G.S.), che ha svolto allenamenti multilaterali
  • n = 17 a un gruppo di controllo (G.C.), che non ha svolto alcun tipo di attività fisica. 

I soggetti sono stati valutati prima e dopo le 8 settimane di allenamento tramite: COPE-NVI, CD-RISC e test di idoneità fisica (body mass index, stork balance stand, functional reach, lateral sidestep and push-up tests), in relazione alle capacità di coping, resilienza e livelli di fitness. 

L’allenamento consisteva di due componenti: 

  1. esercizio aerobico – anaerobico di moderata intensità;
  2. allenamento comportamentale di gruppo.

Nel presente studio sono state seguite le linee guida dell’American College of Sports Medicine (ACSM, 2018). Tutte le sessioni sono state condotte sotto la diretta supervisione del Dott. Di Terlizzi P.G., per garantire sicurezza, intensità adeguata e tecnica di esercizio appropriata. 

Il programma di educazione fisica consisteva in tre sessioni di allenamento a settimana, della durata di 60 minuti ciascuna. 

Ogni singola sessione di allenamento è stata suddivisa in:

  • riscaldamento di 10 minuti (Es. attivazione Arousal, esercizi di posturale e mobilità articolare);
  • un periodo di allenamento principale di 40 minuti (Es. allenamento aerobico e di resistenza);
  • 10 minuti di recupero (es. stretching e / o esercizi di educazione posturale). 

Il programma di intervento si è concentrato sulle attività fisiche che utilizzano grandi gruppi muscolari anziché su piccoli gruppi, poiché la maggior parte delle attività quotidiane dipende da questi grandi gruppi muscolari.

La durata dell’esercizio aerobico era inizialmente di 16 minuti, aumentato poi di 2 minuti a settimana, in modo che fosse di 30 minuti durante l’ultima settimana, come da protocollo (ACSM, 2018).

L’allenamento di resistenza consisteva in:

  • 10 minuti di esercizi a corpo libero e/o bande di resistenza, con un’intensità che varia dal 50% al 70% di 1RM per la muscolatura della parte inferiore del corpo e dal 40% al 70% di 1RM per la parte superiore corpo. 
  • 8-10 esercizi per i principali gruppi muscolari, 1 o 2 serie da 8 a 12 ripetizioni e un riposo 1-3 minuti tra esercizi e serie, con un aumento graduale della resistenza (1-2 kg).

La flessibilità è stata allenata prima e dopo il periodo principale con esercizi di stretching (1-3 serie per gruppo muscolare), ma evitando il dolore, specialmente a livello articolare. La durata è stata graduale, da 10 a 30 secondi per tratto, ripetendo da una a tre volte per un totale di 60 secondi per tratto.

Gli esercizi di educazione posturale sono stati eseguiti sia nel riscaldamento che nel recupero e consistevano in esercizi di respirazione, propriocezione ed equilibrio.

Conclusioni

L’aderenza all’esercizio è stata del 100% e, dopo l’intervento, nel G.S., sono stati riscontrati miglioramenti significativi (p <0,05) nelle strategie adottate per far fronte a eventi stressanti e nelle capacità di affrontare esperienze negative.

Inoltre, è stato evidenziato un significativo miglioramento (p <0,05), nel gruppo sperimentale, relativamente all’equilibrio statico e dinamico, alla potenza anerobica, alla coordinazione e alla resistenza della muscolatura della parte superiore del corpo.

I risultati hanno evidenziato una relazione positiva tra l’incremento della forma fisica e il miglioramento delle modalità funzionali e adattive, utilizzate per far fronte a eventi stressanti.

studio su addiction ed esercizio fisico

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA). (2018). Statistical Bulletin 2018 — prevalence of drug use.

Pertanto, l’intervento multilaterale, migliorando i parametri psicofisici e sociali nei disturbi di addiction, dimostra di essere uno strumento chiave nella promozione del benessere.

Pietro Giorgio Di Terlizzi
Note sull’autore
Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive, Università D’Annunzio
Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dello Sport, Università di Bari
In formazione come Osteopata, ATSAI – Scuola di Osteopatia
Fondatore “PG Postural Studio”, studio chinesiologico edosteopatico
Preparatore Atletico (sport di combattimento)
Personal Trainer
Istruttore di ginnastica Posturale e Funzionale
Istruttore sala pesi
Ricercatore Scientifico Associato (Uniba)

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Bibliografia

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  • Adrian, M., & Barry, S. J. (2003). Physical and mental health problems associated with the use of alcohol and drugs. Substance use & misuse, 38(11-13), 1575-1614. https://doi.org/10.1081/ja-120024230
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