Come l’esercizio fisico regola l’ipoglicemia e l’iperglicemia cronica

Come l’esercizio fisico regola l’ipoglicemia e l’iperglicemia cronica 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Oggi vedremo come, tra le varie complicanze del Diabete di tipo 1, sono presenti il declino delle funzioni cognitive – come la memoria, le capacità esecutive e di attenzione – e l’efficienza psicomotoria, per la maggior parte attribuite all’ipoglicemia e all’iperglicemia cronica, e come l’esercizio fisico modifica positivamente tali circostanze.

Funzioni cognitive ed esercizio fisico

Il BDNF o Fattore Neurotrofico Derivato dal Cervello, è una neurotrofina, un tipo di proteina, prodotta dal cervello e coinvolta nella produzione dei neuroni, importante per il mantenimento della salute delle cellule già esistenti e per il miglioramento delle funzioni cognitive: infatti bassi livelli di BDNF sono legati a malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e di Parkinson.

Tra i tanti benefici dell’attività fisica vi è il mantenimento delle funzioni cognitive, effetto dovuto proprio all’aumento della produzione di fattori neutrofici come:

  • il BDNF, prodotta anche dalle cellule muscolari durante la contrazione
  • l’IGF-1, dove l’aumento della produzione sembra essere dipendente dall’intensità dell’attività praticata, in particolare con l’attività intervallata ad alta intensità (HIIT).

Il caso del Diabete di Tipo 1

A trarre benefici dalla combinazione dei diversi tipi di esercizio fisico sono soprattutto i soggetti diabetici di tipo 1 (T1D), in quanto permette loro di mantenere un ottimale controllo glicemico e di prevenire molte complicanze associate a tale patologia.

Tra le varie complicanze del T1D vi è proprio il declino delle funzioni cognitive come la memoria, le capacità esecutive, di attenzione e l’efficienza psicomotoria, per la maggior parte attribuite all’ipoglicemia e all’iperglicemia cronica.

La durata del diabete, l’esordio precoce della malattia e le varie complicanze ad esso associate, sono considerati poi, fattori che contribuiscono a tale declino.

Diversi studi hanno ormai riconosciuto gli effetti positivi dell’attività fisica sul controllo glicemico acuto e cronico nei soggetti affetti da T1D.

HIIT e BDNF

Si è cercato, così, di verificare se i diversi tipi di attività fisica potessero influenzare anche la produzione delle neurotrofine nei soggetti con T1D.

In uno studio del 2015 un gruppo di 10 soggetti si è sottoposto ad una sessione d’allenamento ad attività intervallata ad alta intensità (HIIT) e ad una seconda sessione dove è stata svolta solo attività continua.

Dal confronto dei livelli di BDNF al termine dei diversi tipi di attività è risultato che l’HIIT, rispetto all’attività continua, provocava un maggiore incremento della secrezione di BDNF e IGF-1, e in particolare che l’incremento dei livelli di BDNF sembra essere dipendente dall’intensità dell’esercizio, come sostenuto già in altri studi.

In un altro studio del 2014, sono state valutate le capacità cognitive di 10 pazienti con T1D e di un gruppo di controllo, prima e dopo aver svolto una sessione d’allenamento HIIT.

Anche in questo caso i livelli di BDNF e IGF-1 risultavano più elevati al termine della seduta, in entrambi i gruppi, e dai test cognitivi non vi era nessuna differenza tra i due gruppi, al contrario di quanto valutato all’inizio della sessione d’allenamento con risultati migliori nel gruppo di controllo, rispetto al gruppo dei pazienti con T1D.

Fig.1 Confronto della produzione di BDNF prima e 24h dopo in un gruppo che ha svolto attività fisica e in un gruppo di controllo.

I risultati ottenuti da questi due studi sono stati poi confermati in un altro studio del 2018.

Un altro ruolo importante che sembra svolgere il BDNF, come dimostrato prima in uno studio del 2000 e successivamente confermato in altri studi del 2008 e 2013, svolto su ratti diabetici, è quello di migliorare il metabolismo glucidico e aumentare il consumo energetico, attenuando così l’iperglicemia associata al diabete, attraverso un’azione che riduce la produzione epatica di glucosio ed aumentando l’uptake di glucosio da parte dei tessuti periferici, per mezzo di un meccanismo indipendente dalla secrezione di insulina o dalla sensibilità insulinica e dalla quantità di cibo ingerita, ma che sembra essere mediata invece dai neuroni che si trovano del nucleo ventromediale dell’ipotalamo (VMN) e che producono BDNF.

Fig.2 Effetto della somministrazione quotidiana di BDNF sull’ingestione di cibo (A), sulla concentrazione di glucosio plasmatico (B) e sul peso corporeo (C) in ratti diabetici.

Tali dimostrazioni scientifiche confermano l’importanza dell’attività fisica e in particolare dell’HIIT, per la prevenzione e il trattamento delle patologie che caratterizzano il diabete di tipo 1, permettendo di raccomandare l’esercizio fisico per il valore terapeutico che ha.

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia

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