palestra in cui fare esercizio fisico per riabilitazione cardiaca

Il ruolo dell’esercizio fisico nella Riabilitazione Cardiaca – parte prima

Il ruolo dell’esercizio fisico nella Riabilitazione Cardiaca – parte prima 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Un approfondimento sugli effetti dell’esercizio fisico nella vita dei pazienti che stanno affrontando una riabilitazione cardiaca.

Patologie del sistema cardiaco

Le patologie del sistema cardiaco hanno un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti che ne sono affetti, a causa dei cambiamenti a lungo termine degli stili di vita che comportano, con complicanze anche a livello psicologico, con il verificarsi di stati d’ansia e depressivi che limitano le attività quotidiane del paziente, la sua produttività e le sue relazioni.

Nonostante i progressi nel campo medico hanno contribuito ad un graduale decremento del tasso di mortalità a causa di infarto del miocardio, la sua prevalenza continua ad aumentare. 

In Europa, il 27–34% dei soggetti anziani sono affetti da patologie a livello coronarico, strettamente correlate ai fattori di rischio cardiovascolari come:

  • ipertensione arteriosa
  • fumo
  • abitudini alimentari errate
  • livelli elevati di colesterolo
  • obesità e sedentarietà.

Questi disturbi, insieme alle aritmie cardiache – come la fibrillazione atriale, la più comune nel mondo attualmente con circa 9.000.000 di pazienti solo in Europa – possono influenzare l’autosufficienza di questi pazienti.

La Riabilitazione Cardiaca

I programmi di Riabilitazione Cardiaca (Cardiac Rehabilitation – CR) sono stati sviluppati per il trattamento della malattia cardiaca coronarica e sono riconosciuti come raccomandazioni di Classe I  – che evidenzia come un determinato trattamento o procedura sia utile, efficace e quindi raccomandato/indicato – dall’American Heart Association, l’American College of Cardiology e dall’European Society of Cardiology.

Questi programmi hanno un aspetto multidisciplinare: consistono in un insieme di misure pensate per aiutare i pazienti con patologie cardiache a raggiungere uno stato fisico e funzionale ottimale, per prevenire la progressione della loro patologia o potenzialmente invertire il suo corso, interventi definiti di Prevenzione Secondaria. 

prevenzione patologie cardiovascolari

Tipi di prevenzione nelle patologie cardiovascolari.

Tra le misure che compongono un programma di RC vi sono:

  • l’esercizio fisico, definito un elemento centrale di questi programmi;
  • le modifiche alle abitudini di vita e alimentari;
  • gli interventi sulla sfera psicologica.

È stato dimostrato che la RC è in grado di apportare benefici a pazienti affetti da diverse patologie cardiache tra cui:

  • infarto del miocardio
  • angina stabile
  • insufficienza cardiaca
  • aritmia cardiaca
  • ipertensione arteriosa grave.

O in pazienti che hanno subito interventi di:

  • bypass coronarico
  • riparazione valvolare
  • intervento coronarico percutaneo
  • trapianto di cuore. 

La RC migliora diversi parametri importanti in questi soggetti, tra cui:

  • la capacità fisica
  • il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari
  • la qualità della vita
  • i tassi di ricoveri ospedalieri e di mortalità.
componenti riabilitazione cardiaca

Componenti della Riabilitazione Cardiaca: esercizio fisico, modifiche delle abitudini di vita e interventi sulla sfera psicologica.

Il ruolo dell’esercizio fisico

Le malattie coronariche (CAD) sono tra le forme prevalenti di malattia cardiovascolare e rappresentano una delle cause principali di morbilità e mortalità nel mondo. Nello specifico, stime recenti suggeriscono che all’età di 40 anni, 1 uomo su 2 e 1 donna su 3 svilupperà malattie coronariche.

Questo tipo di patologie sono caratterizzate dalla disregolazione del sistema nervoso autonomo, che si manifesta tipicamente attraverso l’iperattività neurale simpatica e una disfunzione vagale persistente. Questa disregolazione cronica è stata collegata a:

  • instabilità cardiovascolare
  • danno e rimodellamento cardiaco e vascolare
  • aumentato rischio di morte improvvisa
  • rischio elevato di mortalità. 

Per questo sono di fondamentale importanza tutte quelle strategie terapeutiche che mirano a regolarizzare questa disfunzione.

Tra queste strategie vi è proprio la riabilitazione cardiaca basata sull’esercizio fisico, in particolare per i suoi benefici sulla qualità della vita in generale e sulla mortalità cardiovascolare. 

Gli effetti della riabilitazione cardiaca exercise-based sulla funzionalità autonomica sono ancora contrastanti, sebbene diversi studi in pazienti CAD hanno dimostrato effetti benefici considerevoli dell’esercizio sulla variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e sensibilità del baroriflesso cardiovagale (BRS), entrambi indici indiretti di regolazione autonomica cardiaca.

Un recente studio di Badrov et al. ha investigato gli effetti di 6 mesi di riabilitazione cardiaca attraverso l’esercizio fisico aerobico e contro resistenza sulla funzionalità autonomica e sulla reattività neuro-cardiovascolare alla stress fisico, in pazienti CAD. Sono stati confrontati 22 pazienti CAD con un gruppo di controllo di altri 22 pazienti della stessa età ed in salute e al termine dei 6 mesi di riabilitazione cardiaca gli indici del controllo neurale registrati risultavano indistinguibili tra i 2 gruppi. 

Dato l’impatto deleterio che gli stati iperadrenergici hanno sul tessuto cardiaco e vascolare, migliori parametri di funzionalità autonomica e reattività neuro-cardiovascolare alla stress fisico potrebbero avere un ruolo chiave nella riduzione del rischio cardiaco osservato in questi pazienti, a seguito dei programmi di riabilitazione basati sull’esercizio fisico.

Questi risultati si aggiungono alle evidenze già presenti in letteratura sull’efficacia della riabilitazione cardiaca basata sull’esercizio fisico aerobico e di resistenza, come terapia non-farmacologica nel controllo delle malattie cardiovascolari. 

Per valutare gli effetti della riabilitazione cardiaca sulla qualità della vita e sulle capacità fisiche dei pazienti con infarto del miocardio, invece, a uno studio del 2017, hanno partecipato pazienti che sono stati sottoposti a un intervento di angioplastica coronarica. Un gruppo ha eseguito esercizio fisico supervisionato per 3 volte a settimana (CR) per 2 mesi, il gruppo di controllo invece non ha praticato esercizio fisico (non-CR).

  • Nel gruppo CR vi sono stati miglioramenti significativi dei parametri come: limitazioni di ruolo dovute alla salute fisica (RP), dolore fisico (BP), percezione del proprio stato di salute (GH), vitalità (VT), sfera sociale (SF), sfera emotiva (RE), salute mentale.
  • Sono migliorati anche parametri secondari tra cui, la frequenza cardiaca a riposo (RHR), la VO2max, percezione soggettiva dello sforzo fisico (RPE e RPEmax), e Prodotto Doppio.

Miglioramenti significativi quando confrontati con il gruppo non-CR.

Un aspetto importante risultato dallo studio è che la componente della sfera mentale è migliorata maggiormente rispetto a quella fisica. I miglioramenti combinati dei due aspetti (mentale e fisico) della salute sono risultati in un miglioramento generale della qualità della vita.

Un fattore chiave che potrebbe spiegare questo risultato può essere la condizione in cui si è praticato esercizio fisico, ovvero tutti i pazienti durante la pratica dell’esercizio fisico erano sempre supervisionati da un professionista. I pazienti erano quindi più stabili a livello emotivo e liberi dalla paura del verificarsi di nuove crisi cardiache. Questa stabilità emotiva contribuiva a motivare i pazienti ad aderire al programma di riabilitazione.

effetti riabilitazione cardiaca

Effetti della RC in soggetti con infarto del miocardio.

In soggetti con fibrillazione atriale invece, la riabilitazione cardiaca attraverso l’esercizio fisico provocherebbe una riduzione del tempo trascorso in aritmia nei soggetti con fibrillazione atriale parossistica e persistente.

effetti cardioprotettivi attività fisica

I potenziali effetti Cardioprotettivi dell’attività fisica regolare.

Le principali Organizzazioni raccomandano che i pazienti con malattie cardiovascolari si sottopongano ad un test da sforzo prima di iniziare un programma di riabilitazione cardiaca.

  • Il test fornisce le informazioni emodinamiche necessarie ai professionisti dell’esercizio per creare programmi d’allenamento paziente-specifici, permettendo di impostare le intensità d’allenamento.
  • Inoltre, il test da sforzo identifica i valori emodinamici e le corrispondenti intensità alle quali si verificano sintomi (es. angina), permettendo di stabilire soglie di lavoro che non dovrebbero essere superate durante l’esercizio.

Nonostante questo approccio sia il gold standard per la programmazione dell’esercizio nella riabilitazione cardiaca, un recente sondaggio svolto tra le cliniche riabilitative negli Stati Uniti riporta che solo il 33% di esse esegue test da sforzo, probabilmente per mancanza di attrezzature adeguate o di investimenti.

Altre cliniche eseguono invece test sub-massimali, come il Six Minute Walking test ma, sebbene siano d’aiuto per stimare la capacità funzionale, non sono utilizzabili per la programmazione dell’esercizio.

Come si può prescrivere quindi l’esercizio in sicurezza a questi pazienti in mancanza di test massimali eseguiti prima di iniziare la riabilitazione?

Nella seconda parte dell’articolo trovi i metodi di prescrizione dell’intensità dell’esercizio per i pazienti in riabilitazione cardiaca in assenza di test da sforzo, in particolare per pazienti con insufficienza cardiaca, patologie cardiache coronariche e arteriopatia periferica.

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Personal Trainer for Health Training Lab Italia
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Certificazione Kettlebell Conditioning & Training Training Lab Italia
Certificazione Health & Sport Nutrition Training Lab Italia
Certificazione Strength e Conditioning Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia
Membro del Progetto University Lab

Bibliografia

  • Bellmann, B. et al.: THE BENEFICIAL EFFECTS OF CARDIAC REHABILITATION (2020). Cardiology and Therapy
  • Anderson, L. et al.: EXERCISE-BASED CARDIAC REHABILITATION FOR CORONARY HEART DISEASE: COCHRANE SYSTEMATIC REVIEW AND META-ANALYSIS (2016). Journal of the American College of Cardiology
  •  Lee, B. J. et al.: QUALITY OF LIFE AND PHYSICAL ABILITY CHANGES AFTER HOSPITAL-BASED CARDIAC REHABILITATION IN PATIENTS WITH MYOCARDIAL INFARCTION (2017). Annals of Rehabilitation Medicine
  • Badrov, M. B. et al.: EFFECTS OF 6 MONTHS OF EXERCISE‐BASED CARDIAC REHABILITATION ON AUTONOMIC FUNCTION AND NEURO‐CARDIOVASCULAR STRESS REACTIVITY IN CORONARY ARTERY DISEASE PATIENTS (2019). Journal of the American Heart Association
  • Franklin, B. A. et al.: EXERCISE-BASED CARDIAC REHABILITATION AND IMPROVEMENTS IN CARDIORESPIRATORY FITNESS: IMPLICATIONS REGARDING PATIENT BENEFIT (2013). In Mayo Clinic Proceedings (Vol. 88, No. 5, pp. 431-437). Elsevier
  • Mytinger, M. et al.: EXERCISE PRESCRIPTION GUIDELINES FOR CARDIOVASCULAR DISEASE PATIENTS IN THE ABSENCE OF A BASELINE STRESS TEST (2020). Journal of Cardiovascular Development and Disease
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