ragazza con fibromialgia che pratica attività fisica

Fibromialgia e attività fisica: studi ed evidenze scientifiche

Fibromialgia e attività fisica: studi ed evidenze scientifiche 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

La fibromialgia condiziona lo stile di vita di moltissime persone, soprattutto donne: ecco cosa ci dicono gli ultimi studi e le evidenze scientifiche sul ruolo dell’attività fisica per chi è affetto da questa patologia.

La Fibromialgia

La Fibromialgia – in inglese Fibromyalgia Syndrome (FMS) – è una disfunzione cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso e persistente.

Colpisce prevalentemente le donne (tra il 61% e il 90%) ed ha una prevalenza stimata del 2%-4% nella popolazione generale. 

È correlata ad elevati costi socioeconomici per il sistema sanitario (visite mediche, visite specialistiche, test diagnostici, medicinali e altre terapie) e per l’ambiente lavorativo (assenteismo per malattia, ridotta produttività).

I sintomi

Alcuni sintomi che accompagnano la patologia sono:

  • stanchezza
  • insonnia
  • rigidità mattutina
  • depressione
  • ansia

Inoltre, frequentemente sono presenti altre condizioni come:

  • Sindrome del Colon Irritabile
  • cefalea
  • febbre
  • secchezza oculare
  • rash cutaneo
  • stipsi
  • minzione frequente e dolorosa. 

La Fibromialgia è stata riconosciuta come malattia dalla WHO nel 1992 ed inclusa nell’ICD-10 (International Classification of Diseases) con il codice M79.

L’eziologia

La sua eziologia è ancora sconosciuta.

I modelli patofisiologici attuali suppongono sia dovuta ad una sensibilizzazione centrale del dolore e a deficit nei meccanismi endogeni dell’inibizione del dolore. Questa teoria è supportata dall’esistenza di iperalgesia e allodinia (impulso doloroso sentito dalla persona in seguito ad uno stimolo innocuo) e bassa soglia di tolleranza al dolore.

iperalgesia e allodinia fibromialgia

Iperalgesia e Allodinia nella fibromialgia

Recentemente, poi, alcune evidenze scientifiche stanno mettendo in risalto il ruolo del microbiota intestinale nello sviluppo di diverse patologie, tra cui quelle metaboliche, cardiovascolari, oncologiche e neurologiche.

Sulla base del collegamento tra il microbiota intestinale e il sistema nervoso centrale, conosciuto come “l’asse intestino-cervello”, sembra plausibile l’ipotesi che il microbiota possa influenzare anche il processo di percezione ed elaborazione del dolore.

Questa ipotesi è stata supportata da studi su animali, che hanno dimostrato come il microbiota giochi un ruolo importante nello sviluppo di dolore viscerale e dolore neuropatico indotto da chemioterapia. Gli studi su soggetti umani hanno invece dimostrato alterazioni del microbiota intestinale in individui con sindrome dell’intestino irratabile, sindrome del dolore pelvico cronico e sindrome da stanchezza cronica, quest’ultima contraddistinta da alcuni sintomi presenti anche nella fibromialgia.

La diagnosi

A causa della mancanza di markers che possano identificare questa patologia, la diagnosi avviene per mezzo di un esame clinico, secondo le lineeguide dell’American College of Rheumatology (ACR).

Nel 2010 l’ACR ha proposto l’uso di due scale: 

  1. la Widespread Pain Index (WPI)
  2. la Severity Scale (SS). 

La WPI include una lista di 19 zone dolorose definite Tender Points, mentre la SS valuta la severità di alcuni sintomi clinici.

Per una diagnosi di Fibromialgia devono essere presenti 3 condizioni:

  • I valori della WPI devono essere ≥7, mentre quelli della SS ≥5; oppure un valore WPI compreso tra 3 e 6 e un puteggio SS ≥9. 
  • I sintomi devono essere presenti per un periodo di almeno 3 mesi.
  • Non devono essere presenti altre patologie riconducibili al dolore presente.
diagnosi fibromialgia

Test diagnostici per la Fibromialgia

L’attività fisica come trattamento

Attualmente per la fibromialgia non esiste una cura, e i trattamenti palliativi mirati a migliorare la qualità della vita di questi pazienti consistono nella combinazione di medicinali, attività fisica e trattamenti psicoterapici.

Sono diversi gli studi che dimostrano infatti come l’attività fisica abbia un ruolo importante anche nella gestione di questa patologia. 

attività fisica e dolore da fibromialgia

Effetto dell’esercizio sul dolore.

attività fisica sintomi fibromialgia

Effetto dell’esercizio sui sintomi.

La severità dei sintomi e la paura che possano peggiorare, però, fanno si che i pazienti evitino la pratica di qualsiasi forma di attività fisica, presentando così bassi livelli di capacità cardiorespiratoria e ridotta forza muscolare.

Sono ancora pochi gli studi effettuati su questa popolazione, che per la maggior parte è femminile, rendendo quindi difficile la generalizzazione dei risultati anche per il sesso maschile.

Riassumendo gli studi più recenti sull’attività fisica nella popolazione con fibromialgia, le attività fortemente raccomandate sono: quelle aerobiche, di resistenza e acquatiche.

In particolare:

  • l’attività aerobica è associata a significativi miglioramenti della salute generale, del dolore, di severità della depressione e funzionalità.

L’American Pain Society suggerisce la pratica da parte di questi pazienti di attività aerobica moderata 2-3 volte a settimana, per almeno 30-60 minuti.

  • Da una rewiev del 2018 risulta che l’attività contro resistenza ha risultati positivi su dolore, qualità del sonno, depressione, numero di tender points, forza e qualità della vita in generale.

Non esite ancora però un protocollo specifico da poter somministrare. Si consigliano allenamenti contro resistenza 2-3 volte a settimana, coinvolgendo i principali gruppi muscolari.  

  • Le attività acquatiche sono risultate efficaci nel migliorare la salute generale e il dolore, hanno avuto effetti positvi sui tender points e sulla depressione. 

Da sottolineare come l’aderenza a questo tipo di programmi sia stata elevata (75–95%), suggerendo come queste attività siano meglio tollerate da questi pazienti. Tra i motivi vi possono essere una ridotta suscettibilità ai microtraumi muscolari e un ridotto impatto sulle articolazioni.

Conclusioni 

La somministrazione dell’esercizio come terapia in alcune patologie croniche, come nel caso della fibromialgia, presenta diversi ostacoli, come determinare quale sia il protocollo più adatto ad un determinato soggetto.

Servono ancora ricerche più approfondite e specifiche, in entrambi i sessi, per descrivere la curva dose-risposta dei sintomi, per ogni tipo di attività. 

Gli studi evidenziano però come l’attività fisica può contribuire alla gestione dei sintomi e al miglioramento della qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti, e dovrebbe essere suggerita nella gestione multidisciplinare di questa patologia. 

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Certificazione Kettlebell Conditioning & Training Training Lab Italia
Certificazione Health & Sport Nutrition Training Lab Italia
Certificazione Strength e Conditioning Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia
Membro del Progetto University Lab

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Bibliografia

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