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IL RUOLO DELLA GINNASTICA POSTURALE NEL TRATTAMENTO DELLE SCOLIOSI

IL RUOLO DELLA GINNASTICA POSTURALE NEL TRATTAMENTO DELLE SCOLIOSI 1024 683 TRAINING LAB ITALIA

Si parla tanto di ginnastica posturale, ginnastica correttiva e trattamenti conservativi per la scoliosi, ma nel concreto di cosa stiamo parlando?

Negli ultimi anni sta prendendo piede come “nuova metodologia di trattamento” anche il Pilates, quindi, è diventato essenziale e fondamentale fare ordine e spiegare differenze e punti di forza tra delle varie metodologie.

In questo articolo, troverai spunti pratici e teorici per affrontare un caso di scoliosi senza peggiorarne il quadro clinico.

 

COS’È LA SCOLIOSI IDIOPATICA?

La scoliosi idiopatica è una complessa deformità strutturale della colonna vertebrale che si manifesta sui tre piani dello spazio:

  • frontale in flessione laterale;
  • sagittale con una alterazione delle curve fisiologiche arrivando nei casi più gravi, anche all’inversione;
  • trasversale con un movimento di rotazione delle vertebre.

Per definizione, la scoliosi idiopatica non ha una causa nota e nemmeno unica. Quindi dal punto di vista eziopatogenico, la deformazione vertebrale provocata dalla scoliosi idiopatica può essere identificata come il segno di una sindrome complessa ad eziologia multifattoriale.

Il perché della progressione della maggior parte delle scoliosi è ancora sconosciuto: è stato ampiamente confermato che la probabilità di aggravamento della curva dipende dall’età del paziente alla diagnosi, dal tipo e dalla gravità della curva, dal sesso e dalla maturità scheletrica.

In base a questi dati, molti dei lavori pubblicati sull’efficacia del trattamento conservativo della scoliosi (chinesiterapia, corsetti gessati, busti), utilizzano come unico parametro la modificazione dei gradi Cobb, anche se questo aspetto è destinato nel futuro ad essere rivisto, considerando l’importanza della rotazione vertebrale, valutabile sia radiograficamente che clinicamente.

 

COME CLASSIFICARE LE CURVE

Vari autori hanno proposto diversi modi di classificare le curve scoliotiche, differenziandole in base alle diverse caratteristiche:

  • localizzazione, tipo e gravità della/e curve, presenza di alterazioni strutturali su altri piani, cause che le hanno provocate, prognosi e trattamento consigliato:
  • localizzazione iniziale della deformità: scoliosi toraciche, toracolombari, lombari, a doppia curva;
  • secondo l’età di insorgenza: infantili, giovanili e adolescenziali.

Pedriolle, massimo luminare nello studio di questa deformità, classifica le scoliosi in base al numero di curve:

  • a curva unica
  • combinate, con due, tre o più curve.

                                  tipi di curve scoliotiche (Perdriolle)

 

Proprio questa è la prima osservazione da fare quando si analizza una scoliosi: il numero delle curve e quando se ne presentano più di una, differenziare la curva principale da quella/e di compenso.

Di solito la curva principale è più rigida, mentre quella meno rigida viene considerata di compenso. Nel caso in cui le due curve presentano una rigidità molto simile si parlerà di curve doppie maggiori.

Ponseti, nella classificazione delle curve, ha evidenziato come fattore primario l’orientamento della curva, considerando la convessità della curva. Quindi si parlerà ad esempio di scoliosi toracica dx, quando la convessità è a dx.

A questo punto, è doverosa una puntualizzazione: vi è una netta differenza tra curva scoliotica strutturata o dismorfismo e atteggiamento scoliotico o paramorfismo scoliotico; nel secondo citato non vi è la presenza di rotazione della vertebra, quindi sarà da considerarsi un “difetto di postura” non strutturato.

N.B. Un paramorfismo scoliotico per quanto grave possa essere, non sarà mai un dismorfismo.

 

MODELLI DI CURVA

Esistono quattro macro gruppi di curve scoliotiche con differenti tassi di incidenza:

  • TORACICA:
    • >90% di convessità destra
    • Media di 6 vertebre
    • Apice T8, T9
    • Vertebra limitante superiore T5, T6
    • Vertebra limitante inferiore T11, T12
  • LOMBARE:
    • 70% di convessità sinistra
    • Media di 5 vertebre
    • Apice L1, L2
    • Vertebra limitante superiore T11, T12
    • Vertebra limitante inferiore L3, L4
  • TORACOLOMBARE o DORSOLOMBARE:
    • 80% di convessità destra
    • Media di 6-8 vertebre
    • Apice T11, T12
    • Vertebra limitante superiore T6, T7
    • Vertebra limitante inferiore L1, L2
  • DOPPIA MAGGIORE o COMBINATE:
    • 90% toracico destra lombare sinistra
    • Media di 5 vertebre toraciche, 5 vertebre lombari
    • Apice T7 per la curva toracica, L2 per la curva lombare
    • Vertebra limitante superiore toracica T5, T6 e lombare T11
    • Vertebra limitante inferiore toracica T10 e lombare L4

                    classificazione anatomo-radiologica della scoliosi

 

COME FACCIO A RICONOSCERE UNA SCOLIOSI?

Il principale test di valutazione è il test di Adams (forward Bending test): la positività è patognomonica di scoliosi, varia in base al grado di curvatura ed è dipendente dall’esperienza degli esaminatori.

Dalla stazione eretta si chiede al soggetto di effettuare una flessione del busto avanti: se la colonna vertebrale risulta ancora in flessione sul piano frontale e soprattutto in corrispondenza del torace e/o della zona lombare è presente un “rigonfiamento” , quella curva sarà una scoliosi strutturata.

Il rigonfiamento, definito gibbo se presente nella zona toracica, salienza se presente nella zona lombare, è un importante indicatore della gravità della scoliosi e la sua posizione coincide con la convessità della curva.

E’ dato dalla rotazione sul piano trasversale della vertebra ed è più evidente nella zona toracica perché la vertebra trascina con sé la gabbia toracica, motivo per il quale, in casi di scoliosi toraciche gravi, potrebbero essere presenti anche compromissioni respiratorie.

 

PREVENZIONE PRIMARIA, SECONDARIA E TERZIARIA

Secondo l’OMS, anche per il paziente affetto da scoliosi idiopatica sono distinguibili gli aspetti di:

  • malattia (in inglese disease, processo eziopatogenetico);
  • menomazione (in inglese impairment, danno di una funzione o di una struttura corporea);
  • disabilità (in inglese disability, conseguenza della relazione tra la condizione di salute e i fattori personali ed ambientali).

Il trattamento della scoliosi ripercorre tutte le fasi tipiche della prevenzione: quando la patologia è lieve, il trattamento è una prevenzione dell’evolutività della scoliosi.

Questa fase terapeutica è tradizionalmente definita come “trattamento libero” (esercizi con controlli medici periodici) e riguarda la cosiddetta scoliosi minore (di norma al di sotto dei 20° Cobb), che può evolversi in scoliosi maggiore, se non educata con esercizi specifici e cinesiterapia.

Questo percorso mira al miglioramento delle capacità neuro-motorie, adattato e controllato sulla base della patologia e delle caratteristiche individuali del singolo paziente. Quindi verterà ad aumentare le capacità specifiche dell’individuo (equilibrio, coordinazione e controllo oculo-manuale), rispettando gli equilibri biomeccanici (l’azione è sui tre piani dello spazio).

Un secondo aspetto è quello della prevenzione secondaria, quindi un trattamento adeguato ad evitare danni conseguenti alla presenza della patologia conclamata, che molte volte coincidono con la presenza dell’ortesi (busto).

Lo scopo primario in questa fase, è quello di evitare l’aggravamento della condizione, anche con interventi educativi e psicologici, quindi richiede la presenza di un team: ortopedico, fisioterapista, tecnico ortopedico, laureato in scienze motorie e famiglia.

Infine, va considerata la prevenzione terziaria: questo momento è tipico del recupero post-intervento e/o del superamento dei danni iatrogeni nell’età dell’accrescimento.

 

L’UTILITÀ DEGLI ESERCIZI SPECIFICI E LA GINNASTICA POSTURALE

La Society of Scoliosis Orthopaedic Rehabilitation and Treatment (SOSORT), fondata nel 2004, promuove e incoraggia la medicina conservativa fornendo istruzioni, linee guida e consenso sulle opzioni terapeutiche.

Gli esperti di SOSORT concordano sul fatto che l’esercizio specifico per la scoliosi (PSSE) deve avere come obiettivi:

  • correzione della curva in 3D, quindi su tutti e tre i piani;
  • educazione alle attività della vita quotidiana (ADL);
  • stabilizzazione della postura corretta;
  • educazione del paziente in toto.

Diverse revisioni sistematiche sugli effetti degli esercizi per la scoliosi, riportano risultati promettenti, suggerendo che la PSSE rallenta l’evoluzione della scoliosi, riduce la misura dall’angolo di Cobb e aumenta il controllo neuromotorio, la funzione respiratoria, la forza muscolare della schiena e migliora l’aspetto estetico. 

Negrini et al. hanno scoperto che 1 anno di PSSE, coerente con l’approccio degli esercizi scientifici alla scoliosi (SEAS), ha migliorato la curva più grande di 0,33 ° e la somma delle curve di 0,67 °, mentre nel programma di esercizi “normali”, la curva più grande è peggiorata di 1,12 ° e la somma delle curve di 1,38 °. 

Più recentemente, Anwer et al. hanno condotto una revisione sistematica per valutare gli effetti degli esercizi sulle deformità spinali e sulla qualità della vita in pazienti con scoliosi idiopatica adolescenziale e hanno concluso che l’esercizio specifico è essenziale per ridurre l’angolo di Cobb, l’angolo di rotazione del tronco, l’angolo della cifosi toracica e l’angolo della lordosi lombare, oltre a migliorare la qualità della vita.

L’RCT di Monticone et al. presenta la prima forte evidenza a sostegno dell’uso della PSSE negli adolescenti con scoliosi idiopatica. Il campione includeva ragazze con età media di 12,5 ± 1,1 anni, angolo di Cobb di 19,3 ° ± 3,9 ° e Risser di 0,55. 

Lo studio ha rilevato che l’auto-correzione attiva specifica per la scoliosi e l’approccio SEAS, hanno migliorato gli angoli di Cobb di 5,3 ° alla maturità scheletrica, con un follow up dopo un anno che confermava la stabilità delle curve. 

Un altro RCT ha studiato l’effetto della PSSE di 12 settimane coerente con l’intervento di rieducazione posturale globale (GPR) sull’angolo di Cobb in pazienti con scoliosi funzionale toracica. In un gruppo di bambini in età scolare con età media di 10 anni, e curve comprese tra 10 ° e 20 °, gli autori hanno riportato una significativa diminuzione dell’angolo di Cobb a seguito del trattamento (- 5,3 °), mentre dai controlli effettuati in pazienti che non sono stati trattati, è emerso un peggioramento di circa 1,4 °.

Zapata et al. ha pubblicato un RCT che confrontava un programma supervisionato di esercizi di stabilizzazione spinale della durata di 8 settimane consegnato settimanalmente,  con un programma domiciliare in 34 adolescenti con scoliosi idiopatica che presentavano dolore. 

Dopo il trattamento, il dolore misurato utilizzando la scala numerica di valutazione del dolore e la funzione misurata utilizzando la scala funzionale specifica, sono migliorati significativamente di più nel gruppo di esercizi supervisionati rispetto al gruppo non supervisionato.

Uno studio controllato e randomizzato su piccola popolazione dimostra che negli adolescenti che indossano un corsetto gli esercizi sono più efficaci della trazione nel migliorare le curve in bending laterale.

Un altro studio con una serie di casi non controllati conclude che alcuni pazienti con corsetto che hanno eseguito esercizi in flessione toracica hanno ridotto la rotazione e la curva toracica dopo gli esercizi.

Stagnara e Perdriolle seppure con diverse modalità, sostengono l’ utilità e l’importanza della chinesiterapia e degli esercizi specifici sia in fase di preparazione che durante il trattamento in corsetto ma anche alla dismissione dello stesso o dopo l’intervento chirurgico.

Nella letteratura ortopedica continua a prevalere la convinzione che gli esercizi non siano utili per il trattamento della scoliosi. Questa opinione è diffusa e presumibilmente proviene da uno studio osservazionale datato del 1979, che non ha mostrato differenze tra i gruppi di esercizio e di controllo dopo un anno di follow-up. 

Questa tendenza a non accettare gli esercizi come trattamento per la scoliosi sembra stia cambiando negli ultimi anni, come conseguenza della nuova forte evidenza scientifica emergente. 

Negli ultimi anni, l’uso del PSSE è aumentato, soprattutto in Nord America: le pubblicazioni degli esercizi sono state provvisoriamente classificate secondo l’auto-correzione:

  • estrinseca (correzione massima ottenuta anche con l’ausilio della gravità, dispositivi di posizionamento e / o posizionamento degli arti);
  • intrinseca (correzione massima ottenibile senza aiuti esterni);
  • nessuna correzione automatica ma esercizi asimmetrici;
  • nessuna correzione automatica e esercizi simmetrici. 

Le scuole affiliate a SOSORT per il trattamento specifico della scoliosi sono sette, come descritto all’interno dell’articolo del nostro blog: Scoliosi: le principali scuole e l’approccio chinesiologico.

L’ approccio terapeutico di ogni scuola e gli obiettivi generali sono gli stessi poiché le linee guida seguite sono le medesime, anche se i metodi utilizzati possono sembrare nettamente differenti.

Ogni scuola segue la propria strategia che però si integra perfettamente nel quadro generale del SOSORT, infatti lo stesso raccomanda di non focalizzarsi con un’unica metodologia nell’approccio terapeutico, ma di attingere alle varie scuole in base alle esigenze, all’età ed  alla velocità di evoluzione della curva.

 

ESERCIZI DI RESPIRAZIONE

Come detto precedentemente, una scoliosi toracica può provocare disturbi a livello respiratorio, per questo motivo sono stati introdotti esercizi per aumentare e gestire la capacità respiratoria del soggetto.

Una serie di studi principalmente effettuati su adolescenti con scoliosi compresa tra 30 ° e 60 °, hanno dimostrato vari tipi di menomazioni respiratorie nei pazienti:

  • schemi di ventilazione anormali, principalmente restrittivi; 
  • funzione alterata dei muscoli respiratori; 
  • compressione e movimento asimmetrico della parete toracica o alterazioni localizzate; 
  • modelli anormali di ventilazione durante l’esercizio simili a quelli osservati in pazienti con malattia polmonare ostruttiva cronica grave (BPCO). 

La funzione respiratoria è influenzata dalla deformità spinale caratterizzata da flessione laterale anormale, rotazione vertebrale, rigidità spinale e diametro sagittale della gabbia toracica anomalo, quindi nei vari protocolli di lavori sono da inserire tecniche di rieducazione respiratoria per migliorare la disfunzione meccanica del sistema respiratorio.

Nei pazienti con curve > 40 °, la capacità di esercizio sembra essere influenzata da una disfunzione muscolare generale, anche se non è presente una grave compromissione polmonare. 

Pehrsson et al. hanno dimostrato che l’insufficienza cardiorespiratoria si manifesta solo nei casi di scoliosi grave che ha avuto esordio in pre-pubertà e con una forte tendenza alla progressione, in cui la capacità vitale era l’indicatore più forte di una possibile insufficienza respiratoria. 

Lo studio di Smith evidenzia che la funzione respiratoria può essere migliorata anche nella scoliosi idiopatica media (sotto i 35° Cobb) e che la forza sviluppata dai muscoli della respirazione è il fattore chiave di questo miglioramento.

Cooper ipotizza che i bassi volumi polmonari in adolescenti con scoliosi moderata o media siano causati da un deficit meccanico di interazione fra i muscoli inspiratori e la parete toracica.

Tutti gli studi sottolineano l’importanza di svolgere attività aerobiche generali (incluso lo sport) e allenamento respiratorio per migliorare la capacità di esercizio e il funzionamento dei muscoli respiratori.

La maggior parte delle scuole PSSE utilizza una tecnica di respirazione specifica come parte integrante del trattamento degli esercizi per facilitare la de-rotazione della colonna vertebrale e la correzione delle aree collassate del tronco. 

È stato dimostrato che la PSSE migliora la funzione respiratoria, infatti gli esperti di SOSORT raccomandano l’uso di tecniche di rieducazione respiratoria per migliorare la disfunzione meccanica del sistema respiratorio.  

In uno studio osservazionale che includeva 40 ragazze con scoliosi che indossavano un tutore tipo Boston, 20 ragazze sono state sottoposte ad allenamento aerobico su un cicloergometro 30 min / sessione 4 giorni / settimana per 2 mesi. I gruppi erano comparabili per età, ampiezza della curva e periodo medio di usura del tutore. 

Gli autori hanno scoperto che l’allenamento aerobico ha migliorato significativamente i parametri della funzione polmonare, mentre sono stati quasi insignificanti nel gruppo di controllo.

Nella maggior parte degli studi, la correzione e la stabilizzazione chirurgica della curva (senza esercizi specifici) portano solo a un leggero miglioramento della funzione polmonare, con alcune eccezioni.

 

SPORT E SCOLIOSI

L’attività sportiva in generale è stata considerata da Stagnara come il versante attivo della chinesiterapia e rappresenta infatti un approccio terapeutico individuale alla componente posturale più flessibile e funzionale del paziente che, in fase precoce, è passibile di riducibilità mediante una azione sulla componente elastica dei tessuti molli.

L’attività sportiva consente un riequilibrio psico-motorio che è consigliabile per tutti e che deve trovare spazio nell’adolescente scoliotico con le dovute modalità a seconda del tipo di paziente, della gravità e dell’evolutività della curva.

Il paziente scoliotico deve giocare “come e più di tutti gli altri”.

Un altro studio evidenzia come gli aspetti psicologici e sociali siano correlati alla negatività di immagine nei confronti del proprio corpo: l’attività motoria consente di intervenire su questi aspetti, mantenendo il paziente inserito nel suo gruppo.

Il nuoto non è la panacea delle scoliosi e ci sono studi che tendono ad evidenziarne alcuni limiti o addirittura controindicazioni.

Nella ginnastica ritmica agonistica ad alto livello, uno studio recente ha documentato nelle ragazze un’ incidenza della scoliosi del 12% : l’intensa mobilizzazione ed estensione del rachide in soggetti a rischio potrebbe essere uno dei fattori determinanti.

Analoghe perplessità sono state espresse negli anni rispetto alle attività fisiche generalmente mobilizzanti, quali in particolare ginnastica artistica e danza.

 

PILATES E SCOLIOSI

Come “nuova” metodologia di approccio alla scoliosi, sta iniziando a farsi sentire il Pilates.

E’ stato scoperto che un programma di esercizi che utilizza il Pilates, in pazienti di sesso femminile con scoliosi non strutturale, migliora la componente dolorifica alla schiena e l’accorciamento della catena miofasciale posteriore

In più c’è stata una riduzione del grado di scoliosi, maggiore flessibilità e un aumento della consapevolezza del corpo e del controllo posturale (punto cardine di questo metodo).

Questi risultati concordano con lo studio di Rydeard et al. in cui i pazienti hanno partecipato a specifiche lezioni di formazione di Pilates orientate al controllo neuromuscolare, efficace nel ridurre il dolore e nel miglioramento della funzione muscolare. 

Questo miglioramento si è verificato grazie allo sforzo di stabilizzazione del trasverso, dei muscoli addominali, del multifido lombare, del diaframma, del pavimento pelvico e al grande gluteo. 

Anche questi risultati sono riscontrabili nel lavoro di Gouveia, che ha sottolineato l’importanza fondamentale della stabilizzazione del muscolo trasverso dell’addome negli esercizi di allungamento della colonna vertebrale e di rinforzo dell’addome, atti a prevenire o ridurre al minimo i cambiamenti errati posturali e il dolore.

E’ tipico nella scoliosi ritrovarsi dinnanzi a muscoli o aree muscolari più deboli o disallineate, ecco perché, nella maggior parte dei casi, si può provocare una propensione alla compensazione o allo sviluppo errato in termini di forza di un muscolo piuttosto che di un altro. 

Quindi è chiaro che il metodo Pilates porta ad un riequilibrio dei muscoli. La natura simmetrica degli esercizi di Pilates è un ottimo approccio per la terapia rieducativa dei pazienti che hanno squilibri muscolari dovuti alla scoliosi.

 Nello studio di Oliveras et al., il metodo Pilates ha dimostrato che quando i movimenti sono eseguiti con la massima precisione, concentrazione, trazione e controllo posturale, gli effetti sul gruppo muscolare mirato possono essere straordinari. 

Dagli studi effettuati, si è notato come i pazienti abbiano ottenuto un miglioramento in capacità funzionale osservato come risultato diretto dell’aumento flessibilità e maggiore resistenza ai movimenti.

C’è da dire però, che è presente ancora una scarsa quantità di studi prospettici randomizzati disponibili utili per ottenere risultati adeguati riguardo gli effetti dell’esercizio utilizzando il metodo Pilates per trattare la scoliosi, la flessibilità e il dolore alla colonna vertebrale. 

Sebbene i risultati ottenuti in questi studi dopo il trattamento (38% di miglioramento della scoliosi, 80% di maggiore flessibilità e 60% di riduzione del dolore) siano stati soddisfacenti, ce ne sono ancora pochi che mostrano gli effetti del trattamento terapeutico utilizzando il metodo Pilates. 

Gli effetti positivi possono essere attribuiti alla natura dei movimenti, che obbediscono ai principi di base del metodo: movimenti perfetti eseguiti mirando alla ricerca della consapevolezza corporea, della flessibilità ma stabilizzando il bacino e la colonna lombare, il tutto sotto stretto controllo posturale.

 

RACCOMANDAZIONI LINEE GUIDA SOSORT

Di seguito sono riportati i punti principali delle Linee Guida SOSORT specifiche per le PSSE:

  • nelle curve minori sono raccomandati gli esercizi specifici come primo step nell’approccio terapeutico alla scoliosi idiopatica per prevenirne l’evolutività;
  • si consiglia una stretta collaborazione tra ortopedico e rieducatore specificamente formati ed esperti nel trattamento della scoliosi;
  • i trattamenti devono essere svolti individualmente o, meglio ancora, in piccoli gruppi con programmi individualizzati, per favorire la socializzazione e l’impegno durante la seduta;
  • si raccomanda che gli esercizi vengano effettuati con continuità e costanza sino alla fine del trattamento e siano finalizzati ad un miglioramento del controllo neuromotorio e posturale del rachide, dell’equilibrio e della propriocezione e ad un rinforzo della funzione tonica della muscolatura del tronco;
  • qualora fosse presente un deficit respiratorio, sono raccomandati esercizi in corsetto o assistiti con spinte sul gibbo al fine di favorire l’espansione toracica dal lato concavo;
  • altro fattore di estrema importanza: gli esercizi non devono incrementare l’articolarità e la mobilità del rachide, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi (busto);
  • da evitare l’uso esclusivo di un singolo metodo, in quanto nessuno si adatta a tutte le fasi terapeutiche e le mobilizzazioni manuali e manipolazioni, con esclusione della fase di preparazione all’uso di un’ortesi;
  • sono da non utilizzare a scopo correttivo della deformità: plantari (non rialzi), byte, medicinali convenzionali ed omeopatici, agopuntura, accorgimenti alimentari, mentre è assolutamente raccomandato che in associazione al trattamento ortesico, vengano effettuati esercizi specifici;
  • in corsetto sono consigliati esercizi di rinforzo della funzione tonica della muscolatura, di presa di coscienza per il recupero dell’assetto sagittale e di aumento delle capacità dell’ortesi sfruttandolo attivamente nelle sedute;
  • nello svezzamento da busto e nel post chirurgico sono raccomandati esercizi di rieducazione posturale e funzionale;
  • lo sport NON deve essere prescritto come un trattamento per la scoliosi idiopatica;
  • lo svolgimento di attività sportive di carattere generale, devono garantire al paziente scoliotico vantaggi aspecifici in termini psicologici e neuromotori;
  • in ogni fase del trattamento è raccomandata la continuazione dell’educazione fisica scolastica: in base all’entità della curva ed alla fase evolutiva, l’ortopedico può porre limitazioni rispetto ad alcune particolari attività;
  • il nuoto NON deve essere utilizzato come terapia delle curve patologiche;
  • sono da evitare le attività agonistiche molto mobilizzanti e/o in estensione del rachide in scoliosi ad alto rischio di evolutività.

 

CONCLUSIONI

Ogni volta che si parla di scoliosi purtroppo si crea una gran confusione.

Punto di partenza fondamentale è quello di capire che la scoliosi è una PATOLOGIA a tutti gli effetti e come tale deve essere trattata.

I PSSE attualmente sono l’unica strada certa per il trattamento delle scoliosi e come visto, comprendono varie modalità di esercizio.

Detto ciò, puoi chiamarli ginnastica correttiva o posturale o in qualsiasi altro modo, l’importante è che tu ti attenga alle Linee SOSORT per non sbagliare.

Attualmente l’introduzione del Pilates in questo contesto sta riservando molte sorprese, per questo mi sento di consigliarti di inserire qualche esercizio all’interno dei tuoi percorsi di lavoro.

Ricorda: purtroppo molte volte la scoliosi non dà tregua e il nostro compito è quello (almeno) di rallentarla!

 

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Francesca Buccoliero

Note sull’autore
Laurea in Scienze Motorie e Sportive (L-22) – Università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara
Certificata TRAINING Lab Italia Neural Glides
Certificata Training Lab Italia Health and Sport Nutrition
Certificata Training Lab Italia Self Myofascial Release
Certificata Training Lab Italia Respiro per la postura, la performance e la salute.
Certificata Training Lab Italia Pilates Matwork Level 1
Certificata Training Lab ItaliaPilates Matwork Level 2
Certificata Training Lab Italia Functional and Postural Recovery
Membro del progetto University Lab

 

 

BIBLIOGRAFIA

Negrini, S., Aulisa, A. G., Aulisa, L., & Circo, A. B. (2011). Linee guida SOSORT 2011: trattamento ortopedico e riabilitativo per la scoliosi idiopatica durante la crescita.

De Araújo, M. E. A., da Silva, E. B., Mello, D. B., Cader, S. A., Salgado, A. S. I., & Dantas, E. H. M. (2012). The effectiveness of the Pilates method: reducing the degree of non-structural scoliosis, and improving flexibility and pain in female college students. Journal of bodywork and movement therapies.

Negrini, S., Aulisa, L., Ferraro, C., Fraschini, P., Masiero, S., Simonazzi, P., … & Medica, S. I. R. M. Trattamento riabilitativo del paziente in età evolutiva affetto da deformità del rachide. PDF

Berdishevsky, H., Lebel, V. A., Bettany-Saltikov, J., Rigo, M., Lebel, A., Hennes, A., … & de Mauroy, J. C. (2016). Physiotherapy scoliosis-specific exercises–a comprehensive review of seven major schools. Scoliosis and spinal disorders.

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