pubalgia nei calciatori

ESERCIZI(O) PER LA PREVENZIONE DELLA PUBALGIA NEI CALCIATORI

ESERCIZI(O) PER LA PREVENZIONE DELLA PUBALGIA NEI CALCIATORI 1024 683 TRAINING LAB ITALIA

COSA SI INTENDE PER PUBALGIA

Per pubalgia, o dolore all’inguine, si intende qualsiasi sintomo clinico, riportato dal paziente, localizzato intorno all’area inguinale-pubica-adduttoria, il quale influenza le attività sportive e/o interferisce con le normali attività quotidiane e che, per tali ragioni, richiede l’attenzione medica.

La pubalgia rappresenta rispettivamente il 4-19% ed il 2-14% di tutti gli infortuni nel calcio professionistico maschile e femminile. In parole più semplici, un atleta su 5 incorre in questo tipo di infortunio.

Negli atleti l’insorgenza di tali sintomi è molto comune, ma difficilmente risolvibile.

Infatti, è proprio la presenza di numerose strutture anatomiche nell’area pubica che rende complicato il discriminare la vera origine del dolore pubico.

 

EZIOPATOGENESI

La “1st World Groin Pain Conference” svolta a Doha nel Novembre del 2014 ha emanato una classificazione della pubalgia spalmata, per gli atleti, principalmente in tre categorie:

  1. dolore relativo agli adduttori, all’ileopsoas, all’inguine e al pube;
  2. dolore relativo all’anca;
  3. altre cause di pubalgia negli atleti.

La pubalgia, soprattutto quella cronica, ha però una patogenesi multifattoriale. Infatti, in alcuni casi, sono diverse le patologie che concorrono alla comparsa di dolore alla zona pubica, proprio perché quest’ultima è ricca di strutture anatomiche.

“Vabbè, ma quante saranno mai queste possibili cause di dolore?”

Al fine di dare un’idea dell’estrema complessità di questa problematica riporteremo quelle contate nel corso della Groin Pain Syndrome Italian Consensus del 2016, dove se ne sono registrate 63.

Si, hai letto bene: sessantatré.

Queste possibili 63 cause di algia, rilevata nella zona pubica, possono essere di tipo articolare, viscerale, osseo, muscolotendineo, relative alla sinfisi pubica, relative allo sviluppo e relative a malattie genitourinarie (infiammatorie e non), neoplastche, infettive e sistemiche.

Come puoi vedere non è per nulla semplice trovare il “colpevole” dell’insorgenza di questa condizione.

 

INDAGARE SULLA PUBALGIA

Sebbene sia complicato comprendere il meccanismo disfunzionale alla base del dolore all’inguine dovremo comunque tentare di indagare, per quello che ci compete, sulla sua causa.

Questo è ancora più vero nel caso in cui abbiamo a che fare con dei calciatori. Infatti, in questi soggetti, due casi su tre di pubalgia sono innescati da problematiche da parte della muscolatura adduttoria.

Sebbene tutt’oggi non esista un gold standard riguardo la diagnostica ad immagini (spesso vengono utilizzate tecniche quali Raggi-X e MRI, ancora dibattute) o determinati test da utilizzare, è possibile iniziare a indagare sulle cause di pubalgia attraverso una semplice anamnesi o un’esaminazione fisica di base.

Durante il primo approccio può essere utile indagare circa l’entità di questa condizione dolorosa/invalidante. È possibile ottenere una quantificazione oggettiva servendosi di alcuni questionari come l’Hip Outcome Score (HOS), l’International Hip Outcome Tool-12 (IHOT-12), l’HIOT-13 e l’Hip And Groin Outcome Score (HAGOS). Quest’ultimo è stato particolarmente indicato per gli atleti giovani e adulti colpiti da pubalgia.

Somministrato il questionario si può passare alla descrizione dei sintomi, i quali sono generalmente riportati come dolore e/o deficit funzionali. Il soggetto infatti può provare dolore alla palpazione della zona, durante la contrazione muscolare o durante lo stretching passivo ed attivo.

 

PREVENIRE LA PUBALGIA

Il percorso terapeutico volto alla risoluzione della pubalgia, spesso, non solo può essere lungo, ma anche economicamente costoso.

L’allontanamento del giocatore dal campo di gioco oltre a rappresentare un intoppo per la sua carriera, rappresenta anche un danno per la società, la quale si ritrova a rinunciare alle prestazioni di un suo tesserato.

Ecco perché la prevenzione infortuni deve giocare un ruolo centrare.

“Ma IO PREPARATORE come posso fare per prevenire la pubalgia nei miei calciatori?”

Nel corso degli anni, nel calcio, sono stati condotti diversi trials che hanno indagato sugli effetti di alcuni protocolli di esercizio sulla prevenzione del dolore all’inguine. Tra questi, per comodità del lettore (che da domani ci auguriamo diventi esecutore), saranno riportati solamente i due dimostratisi maggiormente utili per la prevenzione della pubalgia negli atleti.

Stiamo parlando dell’Holmich Groin-Injury Prevention Program e dell’Adductor Strengthening Programme.

 

HOLMICH GROIN-INJURY PREVENTION PROGRAM

Questo programma di prevenzioni infortuni consiste in 6 esercizi per i muscoli adduttori, addominali e lombari, stimolanti allo stesso tempo la coordinazione e l’equilibrio.

Gli esercizi sono:

  1. In posizione supina, adduzione isometrica contro un pallone posizionato tra i piedi. Il primo dito del piede punta in avanti e si mantiene una pressione più forte possibile sul pallone; 10 secondi x 5 reps.
  2. In posizione supina, uguale all’esercizio 1 ma a gambe distese. 10 s x 5 reps.
  3. In piedi, flettere ed estendere il ginocchio facendo oscillare le braccia allo stesso ritmo. 1 minuto x 2 reps x gamba.
  4. Sit-Up combinato alla flessione dell’anca mantenendo il pallone tra le ginocchia. 2 x 20 reps.
  5. Dalla posizione seduta, adduzione dell’anca contro l’abduzione dell’anca del compagno. Fase 1: un compagno abduce concentricamente mentre l’altro adduce eccentricamente; Fase 2: un compagno abduce eccentricamente mentre l’altro adduce concentricamente. Si prosegue per 1 minuto circa e ci si scambia di posizione (chi abduceva posiziona i piedi lateralmente e chi adduceva li posiziona all’interno).
  6. Stretching ileopsoas. 20s x 2 x gamba.

L’esecuzione di questo programma richiede almeno 13 minuti e gli esercizi possono essere anche utilizzati come parte integrante del programma di riscaldamento, prima di ciascun allenamento di calcio.

Il gruppo di Holmich et al. (2010) ha registrato una riduzione del rischio di infortunio pari al 31%, dato che però non ha raggiunto una significatività statistica.

 

IL “CA”: UN ESERCIZIO CHE DIVENTA UN PROTOCOLLO

L’Adductor Strenghtening Programme consiste in un singolo esercizio con differenti livelli di difficoltà.

Si, hai capito bene. Il rischio di sviluppare pubalgia può diminuire semplicemente integrando un esercizio che, da solo, rappresenta un intero protocollo.

L’esercizio prende il nome di Copenhagen Adduction (CA) ed è stato visto fungere da esercizio ad alta intensità con focus sugli adduttori. Dato che questo può provocare dolore o risultare difficile da eseguire per giocatori sintomatici, sono stati proposti due livelli più semplici.

In questo modo, gli atleti possono scegliere tra tre livelli:

  • Il più facile, in decubito laterale con il busto in appoggio sul terreno, effettuare delle adduzioni con una gamba.
  • Di media intensità, in decubito laterale con il busto sollevato dal terreno e in appoggio sul gomito, effettuare delle adduzioni con il compagno che afferra la gamba a livello del ginocchio.
  • Il più difficile, uguale all’esercizio 2 ma con il compagno che afferra la gamba a livello della caviglia.

Il protocollo prevede che ai giocatori si chieda di partire dal livello 3. Se poi da questo livello sperimentano un dolore pubico durante l’esercizio >3, su una scala da 0 a 10, gli stessi saranno indirizzati verso il livello 2. Lo stesso principio sarà utilizzato per passare eventualmente al livello 1.

Questo protocollo andrà utilizzato 2-3 volte a settimana come parte integrante del warm-up per un minimo di 6 settimane in preseason, per poi mantenerlo una volta a settimana durante la regular season. Si eseguirà sempre 1 serie per ciascun lato e la progressione potrà essere garantita non solo con i livelli ma anche con le ripetizioni (si inizia con 3-5, si passa poi a 7-10, e infine a 12-15).

Nei calciatori, l’adozione di tale protocollo durante la stagione sportiva ha permesso di ridurre il rischio di incappare nella pubalgia del 41%.

Mica male, potremmo dire.

Inoltre, questo protocollo ha il vantaggio di essere molto veloce da svolgere proprio perché si costituisce di un solo esercizio svolto per una sola serie. Il tutto può essere svolto in meno di 5 minuti.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

In letteratura internazionale vi è oramai evidenza di come una pregressa pubalgia, così come elevati livelli di gioco, scarsa forza dei muscoli adduttori e più bassi livelli di allenamento sport-specifico siano associati ad un maggiore rischio di insorgenza di pubalgia negli atleti.

Sebbene sulla diagnosi e trattamento della pubalgia si faccia ancora molta confusione, proprio perché è difficile discriminare la struttura disfunzionale tra tutte quelle presenti nella zona pubica, sappiamo che nei calciatori due casi di pubalgia su tre sono da attribuire ad alterazioni fisiologiche della muscolatura adduttoria.

Così, ti abbiamo parlato di due semplici protocolli di lavoro che puoi integrare anche nel riscaldamento per prevenire questo tipo di infortunio nei tuoi atleti, uno più lungo ed uno più corto.

Adesso non ti resta che andare in campo ed applicarli.

Come sempre: dalla teoria alla pratica!

 

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Gabriele  Dipasquale

Note sull’autore

Articolista Training Lab Italia
Laurea in Scienze Motorie e Sportive (L-22) – Università degli studi dell’Aquila
Laurea Magistrale in Scienza e Tecnica dello Sport (LM-68) – Università degli studi dell’Aquila
Certificazione Self Myofascial Release Training Lab Italia
Certificazione Personal Trainer For Health 2019 – Training Lab Italia
Certificazione Strength and Conditioning 2020 (Buzzichelli Edition) – Training Lab Italia
Coordinatore Tecnico del progetto University Lab

 

BIBLIOGRAFIA

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