LA TERAPIA NUTRIZIONALE NEGLI ATLETI DIABETICI

Data:

15/06/2021

Indice degli argomenti

Molti atleti professionisti sono affetti dal diabete e, attualmente, non esistono indicazioni nutrizionali specifiche da applicare nei vari sport. Gli atleti diabetici dovrebbero adattare la loro dieta secondo le linee guida suggerite per la popolazione generale, possibilmente prestando attenzione alla composizione nutrizionale giornaliera e alle dosi, in modo da preservare il loro stato di salute e assicurare un’adeguata performance.

Nel corso dell’articolo, vedremo quali sono gli obiettivi della terapia nutrizionale, prima, durante e al termine dell’allenamento, in modo da migliorare la ripartizione dei macronutrienti durante i pasti, ottimizzare la performance e controllare le complicanze correlate al diabete.

 

Cenni generali sul Diabete Mellito

Il Diabete Mellito è una malattia cronica che include diverse disfunzioni fisiologiche con diverse eziologie: è caratterizzata da iperglicemia cronica dovuta ad un deficit nella secrezione di insulina e/o della sua funzionalità.

  • Il diabete di tipo 1 (T1D) è definito dalla distruzione su base autoimmune delle beta cellule pancreatiche, a causa di fattori genetici, immunologici e ambientali, anche se gli eventi esatti che portano allo sviluppo di questo tipo di diabete non sono ancora ben noti.
  • Il diabete di tipo 2 (T2D) è caratterizzato invece da un doppio difetto: l’insulina non viene prodotta in quantità sufficiente per soddisfare i bisogni dell’organismo, portando ad un deficit della secrezione insulinica; l’insulina prodotta non agisce in maniera adeguata causando così la ormai ben conosciuta insulino-resistenza.

Il diabete di tipo 2 viene definito anche Non-Insulino Dipendente, perché la somministrazione di insulina esogena, diversamente dal T1D non è uno dei pilastri del trattamento.

Il risultato è, in entrambi i tipi di diabete, la presenza persistente di elevati livelli di glucosio plasmatico definiti come iperglicemia, alla base delle complicanze associate a questa malattia.

Queste includono eventi macro e microvascolari, come infarto, nefropatia diabetica, retinopatia e neuropatia.

Inoltre, i soggetti diabetici possono subire diversi cambiamenti a livello del tessuto connettivo (ossa, tendini e cartilagine), perciò è comune la presenza di disordini muscolo-scheletrici, come osteoartrite, tendinopatia, fratture, degenerazione del disco intervertebrale e ridotta densità minerale ossea.

Il trattamento nutrizionale negli atleti diabetici richiede un’accurata fase valutativa che attraversa diversi punti critici:

  • valutazione basata sullo sport praticato che include il tipo di attività (resistenza, forza…);
  • controllo del glucosio plasmatico, seguito da un’ottimizzazione dei livelli glicemici durante gli allenamenti;
  • controllo scrupoloso dell’assunzione del cibo e del trattamento antidiabetico.

Inoltre, è importante avere un diario alimentare e un registro dei livelli glicemici.

Per mantenere un buon controllo glicemico, è necessario assumere una quantità bilanciata di carboidrati, proteine e grassi, distribuiti in 5-6 pasti giornalieri.

Vediamo allora nel dettaglio in cosa consiste la terapia nutrizionale nei soggetti diabetici di tipo 1 e 2.

 

La terapia nutrizionale nel T1D

Come già menzionato precedentemente, il trattamento farmacologico nel T1D richiede la supplementazione di insulina, perciò gli atleti diabetici, affetti da T1D, devono prestare attenzione al rapporto tra il dosaggio di insulina prandiale e la quantità di carboidrati introdotti con l’alimentazione.

Nella pratica clinica comune, la quantità totale di carboidrati dovrebbe essere considerata come il principale fattore per il dosaggio di insulina preprandiale, ma un impatto significativo spetta anche alla qualità dei carboidrati introdotti.

Il gold standard nella terapia nutrizionale è la conta dei carboidrati, sia per la terapia insulinica intensiva che per la pompa insulinica.

Il conteggio dei carboidrati è fondamentale per:

  • mantenere una costante quantità di carboidrati in ogni pasto;
  • imparare a sostituire i cibi con la stessa quantità di carboidrati;
  • adeguare la terapia insulinica all’intake dei carboidrati.

I soggetti con T1D solitamente presentano un morfotipo incline ad un normale peso corporeo, non necessitando una restrizione calorica, ma con un’elevata suscettibilità all’ipoglicemia rispetto ai soggetti con T2D.

L’obiettivo del trattamento nutrizionale deve fornire un adeguato intake calorico per gestire l’ipoglicemia nel breve e lungo termine.

La dieta deve essere quindi designata in base ai bisogni nutrizionali del soggetto e allo sport praticato.

L’American Diabetes Association (ADA) suggerisce una dieta basata su una percentuale flessibile di carboidrati, che può variare da 45 al 55% dell’intake calorico totale.

Lo zucchero non dovrebbe essere completamente evitato, sebbene si consiglia di non superare i 30 g giornalieri.

La composizione della dieta degli atleti diabetici deve contenere altri macronutrienti essenziali come proteine e grassi.

Approssimativamente, il 40-60% delle proteine consumate durante il pasto viene trasformato in glucosio entro 4 ore dopo il pasto, mentre la trasformazione dei grassi è l’ultima che si verifica per solo il 10% dei grassi processati e avviene diverse ore dopo il pasto.

Le raccomandazioni attuali stabiliscono un intake proteico che non superi il 15% dell’intake calorico totale, considerando un’assunzione giornaliera di 0.80–1 g/al giorno per kg di peso corporeo.

Il consumo di grassi può variare tra il 30 e il 50% dell’intake calorico totale, con i grassi polinsaturi (PUFA) che dovrebbero costituire il 10%. Dovrebbe essere raccomandato il consumo di olio d’oliva e olio di pesce, in quanto fonti importanti di acidi grassi monoinsaturi (MUFA) e omega 3, rispettivamente.

Tuttavia, le raccomandazioni nutrizionali possono variare in base al tipo di attività praticata dall’atleta con T1D.

Gli sport di endurance sono considerati attività di intensità moderata (40–59% VO2 max) e si basano principalmente sul metabolismo aerobico, utilizzando le scorte di glicogeno muscolare e, in minore quantità, gli acidi grassi liberi circolanti.

Quando il glicogeno muscolare viene consumato, la glicogenolisi epatica e l’uptake di glucosio nel muscolo scheletrico aumentano, con la riduzione della secrezione insulinica e con l’aumento del rilascio di catecolamine.

Tuttavia, negli atleti con T1D si può verificare ipoglicemia a causa di un aumento dell’assorbimento di insulina, ridotta secrezione di glucagone e alterata risposta catecolaminergica.

Allo stesso modo, le attività ad alta intensità (85 – 100% VO2 max) sono principalmente sostenute dal metabolismo aerobico mentre i bouts intermittenti e brevi (tipici degli sport di squadra) attivano il metabolismo anaerobico.

Inoltre, con l’aumento del rilascio di catecolamine, a seguito di sprints intermittenti, è probabile che si verifichi iperglicemia durante e/o dopo l’esercizio.

Perciò, l’intake di cibo e liquidi, il dosaggio di insulina e il timing dovrebbero essere adattati attentamente in base alla specifica attività, in modo da mantenere i depositi di glicogeno muscolare ed epatico e i livelli di glucosio plasmatico stabili.

 

La terapia nutrizionale nel T2D

Secondo le linee guida per i soggetti con diabete di tipo 2, componenti rilevanti sono la quantità di fibre assunte, l’indice glicemico (GI) ed il carico glicemico (GL)

Le fibre, appartenenti al gruppo dei carboidrati, sono composte da macromolecole che non sono digeribili da parte degli enzimi gastrici. Si trovano principalmente nel cibo di origine vegetale, come frutta, verdura, cibi integrali, e legumi.

Grazie al senso di sazietà che forniscono, queste possono avere effetti significativi sulla perdita del peso, stabilizzazione dei livelli glicemici, sull’insulino resistenza e sulla riduzione dei livelli di colesterolo.

GI e GL sono due fattori importanti per la loro capacità di influenzare le concentrazioni di glucosio e la risposta insulinica, postprandiali.

  • GI è definito come l’incremento della glicemia dopo l’ingestione di 50 gr di carboidrati.
  • GL si ottiene considerando la quantità di carboidrati ingerita per il GI di quel alimento.

Soprattutto per gli atleti con diabete di tipo 2, si consiglia di seguire una dieta low-calorie, per prevenire l’aumento del peso, considerando anche il significativo ruolo del grasso viscerale nella patogenesi del diabete e delle complicanze ad esso associate.

Questo obiettivo deve essere raggiunto attraverso una modesta riduzione dell’intake calorico giornaliero, di circa 300–500 Kcal in base allo sport praticato.

Dato che i soggetti con T2D sono principalmente di mezz’età ed in sovrappeso, gli sport competitivi sono estremamente rari in questa popolazione e non esistono specifiche indicazioni in merito al tipo di sport praticato.

La qualità della dieta in termini di scelta degli alimenti è cruciale: è stato dimostrato che per raggiungere la perdita di peso in breve tempo possono essere implementate due possibili scelte dietetiche, denominate ipolipidiche o ipoglucidiche, ma anche ricorrendo ad una dieta ricca di fibre.

Il contenuto di carboidrati non dovrebbe mai scendere al di sotto dei 130 g/giorno per evitare la gluconeogenesi: gli zuccheri possono costituire il 45–60% dell’intake energetico totale, in base all’atleta.

Inoltre, la fonte da cui provengono i carboidrati è fondamentale, in quanto le loro caratteristiche come ad esempio il tipo di alimento, il grado di maturazione, preparazione e lavorazione, possono influenzare la glicemia postprandiale.

L’intake di saccarosio e di altri zuccheri aggiunti deve essere ben controllato, in quanto possono aumentare velocemente i livelli glicemici. La loro quantità non dovrebbe mai superare il 10% dell’energia totale.

L’intake di grassi non dovrebbe superare il 35% delle calorie totali: i grassi saturi totali devono rappresentare il 7-8% dei grassi totali, mentre per i MUFA si raccomanda la quantità di circa 0-20%.

Gli acidi grassi trans dovrebbero essere evitati e l’intake giornaliero di colesterolo non dovrebbe superare i 200mg.

Per quanto riguarda le proteine, queste dovrebbero rappresentare massimo il 15% dell’energia giornaliera totale. Il valore preferibile di intake non dovrebbe superare l’0.8–1 g/al giorno per kg di peso corporeo.

 

variabili che influenzano la risposta glicemica durante l'esericizio fisico negli atleti diabetici

Le variabili che influenzano la risposta glicemica durante l’esercizio fisico negli atleti diabetici

 

 

Allenamento e competizione

 

 L’alimentazione prima dell’esercizio fisico negli atleti diabetici

L’ingestione di cibo dovrebbe avvenire 3-4 ore prima di una performance o di un allenamento.

Il pasto dovrebbe consistere principalmente di carboidrati, e moderate quantità di grassi e proteine, con una giusta quantità di fluidi per assicurare il giusto grado di idratazione.

Per evitare disordini gastrointestinali, il pasto dovrebbe consistere di alimenti che sono ben tollerati dall’atleta. Una piccola quantità di carboidrati può essere assunta anche fino ad un’ora prima della pratica di esercizio.

Il consumo di pasti bilanciati può migliorare la performance e ripristinare le scorte di glicogeno muscolare ed epatico. Idealmente, sarebbe ottimale consumare alimenti a basso GI prima dell’allenamento.

Tuttavia, le evidenze scientifiche sugli atleti diabetici non sono state in grado di dimostrare un chiaro vantaggio del consumo di pasti con basso GI, prima dell’allenamento.

Secondo la pratica comune, l’atleta diabetico può aver bisogno di consumare 15g di carboidrati complessi 16-30 minuti prima di un allenamento moderato di circa 45 minuti.

La glicemia dovrebbe essere strettamente controllata prima dell’esercizio. Se i valori sono al di sotto di 100 mg/dL, si dovrebbero assumere carboidrati extra prima di iniziare l’attività.

È necessario monitorare la somministrazione di insulina affinché corrisponda al consumo di carboidrati, considerando i possibili effetti che provoca l’esercizio fisico in questi atleti, prima della competizione.

 

l’alimentazione prima, durante e dopo l’allenamento

I punti principali che riguardano l’alimentazione prima, durante e dopo l’allenamento

 

L’alimentazione durante l’esercizio fisico negli atleti diabetici

Assumere alimenti durante la pratica di esercizio dipende dalla sua lunghezza e intensità.

Generalmente, la supplementazione con carboidrati dovrebbe avvenire solo quando la lunghezza di un allenamento supera la durata di 1 ora.

Questo è particolarmente importante quando l’atleta non ha consumato adeguatamente nessun tipo di alimento o assunto liquidi prima dell’allenamento, o se l’atleta si trova in condizioni climatiche estreme.

Considerando il maggior rischio di ipoglicemia rispetto alla popolazione non diabetica, questi atleti dovrebbero assumere 30-60gr di carboidrati per ora, possibilmente ogni 15-30 minuti. I carboidrati sotto forma di liquidi hanno il vantaggio di essere assimilati molto più velocemente, e favoriscono il reintegro di acqua corporea.

Lo svuotamento gastrico è altamente influenzato dai contenuti di zuccheri. Infatti le soluzioni con contenuti di carboidrati ≤ 8% hanno la stessa velocità di svuotamento gastrico dell’acqua, mentre le soluzioni con un contenuto > 10% di carboidrati possono aumentare l’assorbimento osmotico di acqua nel lume intestinale, con il rischio di disordini gastrointestinali.

I succhi di frutta e la maggior parte delle bevande disponibili contengono circa il 12% di carboidrati e dovrebbero essere diluiti con acqua.

Altre opzioni includono carboidrati in gel, frutta e barrette proteiche.

 

L’alimentazione al termine dell’esercizio fisico negli atleti diabetici

L’obiettivo principale al termine dell’esercizio fisico è quello di fornire i giusti liquidi, elettroliti, energia e carboidrati per rispristinare il glicogeno muscolare e garantire un recupero veloce.

Un intake di carboidrati di circa 1–1.5 g/kg per peso corporeo, durante i primi 30 minuti dopo l’esercizio fisico e ogni 2 ore per 4-6 ore, è sufficiente per ripristinare il glicogeno epatico e muscolare.

Allo stesso modo, l’assunzione di proteine dopo un workout fornirà gli aminoacidi per la sintesi muscolare.

Le strategie nutrizionali durante il recupero hanno lo scopo di ripristinare i substrati e i liquidi che sono stati utilizzati durante l’allenamento e sono le stesse degli atleti sani.

Tuttavia, è importante considerare la maggior sensibilità insulinica causata dall’esercizio fisico, sia in amatori che in atleti professionali diabetici, che continua anche al termine dell’esercizio.

Il rischio di ipoglicemia persiste per diverse ore, con l’ipoglicemia che si può verificare fino a 48 ore dopo l’allenamento o la competizione.

Per prevenire questo fenomeno tardivo, dovrebbe essere assunta una quantità sufficiente di carboidrati prima, durante e dopo la pratica di esercizio.

Infine, è necessario ridurre il dosaggio di insulina dopo l’allenamento, così come è essenziale monitorare frequentemente i livelli glicemici.

 

la composizione dei pasti prima, durante e al termine dell’esercizio fisico in atleti diabetici

La composizione dei pasti prima, durante e al termine dell’esercizio fisico in atleti diabetici

 

Riassumendo quindi, l’approccio nutrizionale nella dieta degli atleti diabetici di tipo 1 e 2 dovrebbe aderire attentamente ai principi raccomandati per il trattamento del diabete.

Il modello Mediterraneo, globalmente riconosciuto e raccomandato dalle società scientifiche internazionali e dalle linee guida per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche e degenerative, è stato dimostrato migliorare il profilo glicemico e lipidico nei pazienti diabetici, riducendo l’incidenza del diabete del 52% rispetto ad altre diete low-fat.

Il rapporto carboidrati-proteine dovrebbe essere moderatamente incrementato rispetto a coloro che non praticano sport. Una dieta bilanciata basata su prodotti di origine animale e vegetale è in grado di soddisfare il bisogno di aminoacidi essenziali, minerali e vitamine.

La supplementazione basata su barrette e drink energizzanti dovrebbe essere considerata solamente per le attività sportive dove l’esercizio praticato è intenso e di lunga durata, e il consumo energetico è elevato.

Molti fattori influenzano la risposta glicemica all’esercizio fisico, rendendo impossibile fornire delle indicazioni nutrizionali e sul dosaggio insulinico che possono essere applicate a tutti i soggetti.

Tra i fattori che vanno considerati vi sono:

  • l’intensità;
  • la durata ed il tipo di esercizio;
  • il grado di allenamento dell’individuo;
  • lo status nutrizionale in termini di deposito di glicogeno;
  • l’ingestione di cibo prima dell’allenamento;
  • il tipo di alimenti introdotti.

Inoltre, sono rilevanti, il tipo e la gravità della malattia, il controllo dello stato metabolico, i livelli glicemici prima dell’esercizio fisico, il tipo di insulina o altri farmaci ipoglicemizzanti utilizzati e la loro ultima assunzione rispetto alla pratica sportiva.

È necessario quindi prestare particolare attenzione ai segni e sintomi caratteristici dell’ipoglicemia o di altri deficit nutrizionali, con un attento monitoring della glicemia, per effettuare esercizio fisico per scopi competitivi in maniera sicura ed efficace.

 

Considerazioni finali

Gli atleti diabetici devono seguire una dieta simile a quella raccomandata per la popolazione diabetica non-atletica: le necessità caloriche ed energetiche devono sempre essere soddisfatte, con attenzione al reintegro dei liquidi e dei nutrienti persi a seguito dell’esercizio.

È fondamentale rilevare precocemente e riconoscere i segni di un deficit nutrizionale, un controllo intensivo della glicemia e del peso corporeo, in modo da praticare esercizio fisico in sicurezza ed in modo efficiente.

La continua assistenza da parte di professionisti è necessaria per ottimizzare la gestione di questa popolazione di atleti, per la sicurezza sul lungo termine ed una terapia nutrizionale efficace.

 

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Silvia Capozza

Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Personal Trainer for Health Training Lab Italia

Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Certificazione Kettlebell Conditioning & Training Training Lab Italia
Certificazione Health & Sport Nutrition Training Lab Italia
Certificazione Strength e Conditioning Training Lab Italia

Certificazione Medical Fitness Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia
Membro del Progetto University Lab

 

Bibliografia

Cannata, F. et al.: NUTRITIONAL THERAPY FOR ATHLETES WITH DIABETES (2020)Journal of Functional Morphology and Kinesiology

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