ragazze in età evolutiva giocano a basket

Basket nell’età evolutiva: obiettivi della formazione e dell’allenamento

Basket nell’età evolutiva: obiettivi della formazione e dell’allenamento 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

In questo articolo analizzeremo l’allenamento del basket in età evolutiva, andando a esaminare gli obiettivi della formazione e dell’allenamento secondo fasce d’età.

Introduzione: il gioco del basket

La pallacanestro, o basketball, è uno sport nato negli Stati Uniti d’America, inventato a Springfield nel 1891 da James Naismith, professore di educazione fisica e dottore di origine canadese. Il basketball viene definito come:

uno sport di squadra in cui due formazioni di cinque giocatori ciascuna si affrontano per segnare con un pallone nel canestro avversario, secondo una serie di regole prefissate.

È inoltre uno sport di situazione, in quanto sono richiesti continui adattamenti e risposte a stimoli di diversa natura.

La pallacanestro trova la sua massima notorietà nel suo paese d’origine, dove le squadre, divise per franchigie, giocano nella NBA (National Basketball Association).

Questo gioco conta inoltre un cospicuo numero di regole, motivo per il quale l’insegnamento di questo sport deve essere il più chiaro e preciso possibile, soprattutto in età infantile. Alcune delle capacità fondamentali per il basket sono la coordinazione, la capacità di anticipazione e una profonda propriocezione.

La teoria qualitativa dell’allenamento

Generalmente l’allenamento è un processo che produce un cambiamento di stato: in particolar modo l’allenamento sportivo consiste nella preparazione intellettuale, psichica, fisica, tecnico-tattica e morale attraverso esercizi fisici. Nello sport per mezzo di un processo di allenamento a lungo termine, si raggiunge la massima prestazione individuale e la sua pianificazione determina obiettivi, contenuti, metodi e mezzi.

Negli ultimi anni il Settore Minibasket e scuola della FIP ha voluto dare grande importanza ai metodi di descrizione del proprio modello d’insegnamento, indicando concetti che descrivono i punti fondamentali del percorso didattico e metodologico.

Questa innovazione riguarda il cambiamento di prospettiva: infatti, non si pone più l’accento sull’insegnamento delle abilità (i fondamentali), anche se queste rappresentano il mezzo per lo sviluppo delle capacità coordinative dei bambini. Precedentemente i fondamentali venivano indicati senza alcuna attinenza allo sviluppo delle capacità di gioco; erano infatti presentati secondo una specifica progressione didattica che non sviluppavano nel bambino la consapevolezza del perché di quei movimenti.

Questo cambio di prospettiva è dato dalla necessità di adattare la didattica alle caratteristiche dei bambini di oggi che, rispetto a quelli di una volta, sono molto più ricchi di potenzialità intellettive, ma con limiti motorio-funzionali sempre più significativi. Sono stati tenuti in considerazione studi passati per modificare la didattica e mettere in primo piano le aree della personalità del bambino. Questo perché sono presenti degli studi dove viene sottolineato come un sapere acquisito con emozione è stimolante e non viene dimenticato per tutta la vita. L’insegnamento presentato vuole quindi mirare a una progressiva autonomia di decisione da parte del bambino attraverso contesti situazioni-problema per istituire un Minibasket intelligente, di problemi da comprendere e da risolvere, che faccia riflettere il bambino e che lo conduca ad una crescita autonoma nello sport come nella vita.

Studi e ricerche hanno nel tempo analizzato i fattori che causano i fenomeni di abbandono sportivo e vita sedentaria nei giovani.

In generale, si è potuto determinare che programmi sportivi incentrati sulla prestazione piuttosto che sulla motivazione alla disciplina sportiva hanno fortemente influenzato la scelta dei ragazzi di trascurare l’attività fisica. È stato altresì possibile stabilire che la motivazione cambia in funzione di alcuni fattori quali, ad esempio, l’età.

Infatti, i bambini tra i 5 e i 10 anni amano divertirsi, provare nuove emozioni legate alla scoperta di nuove abilità corporee, e tentativi di imporre eccessive aspettative da parte di allenatori e genitori hanno comportato l’abbandono dell’attività sportiva. I ragazzi nella fascia di età 11-14 anni ricercano nuove sfide, approfondiscono le dinamiche di gruppo e iniziano ad individuare i propri livelli di responsabilità per contribuire al successo collettivo. È in questa fase che i giovani scoprono il ruolo parallelo a quello dell’ambiente familiare che l’allenatore riveste: ancora una volta, tale figura si impone nel processo di formazione dell’adolescente.

Le motivazioni verso la pratica sportiva differiscono anche in base al sesso. Gli uomini sono più orientati alle sfide, mentre le donne sono maggiormente interessate all’aspetto ludico. I fattori sono sempre gli stessi, ciò che cambia è l’ordine di priorità. In base a quanto sopra esposto, appare evidente come sia di fondamentale importanza conoscere le dimensioni motivazionali che caratterizzano le diverse fasce di età e i due sessi, allo scopo di scongiurare il rischio di provocare insoddisfazione e frustrazione nei giovani sportivi. L’atteggiamento corretto dell’allenatore e la sua consapevolezza della delicatezza del suo ruolo può quindi contribuire alla crescita di una forte motivazione interna negli atleti.

Il minibasket e l’età evolutiva

Nel caso dei bambini, l’allenamento sportivo è diviso in cinque tappe evolutive che non sono delimitate da periodi di tempo precisi, bensì ogni tappa richiede tempi diversi per ogni soggetto. Le tappe in questione sono:

  1. Educazione motoria
  2. Formazione di base
  3. Allenamento giovanile
  4. Allenamento specialistico
  5. Allenamento di elevato livello

Nella prima tappa (4-5 anni), si ha un vero e proprio primo contatto del bambino con questo sport mediante il gioco, i movimenti e i gesti, il tutto contraddistinto da spontaneità e semplicità al fine di rendere gli esercizi stimolanti e divertenti. È importante inoltre che il bambino venga avviato correttamente all’attività motoria in quanto questa darà inizio a processi di familiarizzazione con il mondo esterno (tempo e spazio), processi di conoscenza di se stessi e degli oggetti, il tutto mediante il movimento che permetterà di sviluppare schemi motori di base e capacità senso-percettive. Probabilmente la figura più importante durante questa tappa è quella dell’istruttore, al quale viene richiesto di creare le basi su cui andare a lavorare nelle fasi successive.

Ora che gli schemi motori di base sono stati consolidati, nella seconda fase, ossia quella della formazione sportiva di base, bisogna trasformare questi schemi in abilità motorie per mezzo dell’educazione e dello sviluppo delle capacità motorie, ovvero capacità di mobilità articolare, capacità condizionali e capacità di coordinazione. Inizia quindi un lavoro che ha come obiettivo principale quello di sviluppare le capacità condizionali attraverso un processo educativo e formativo passando da esercizi semplici a difficili, spostando il fulcro dell’istruttore dal conosciuto allo sconosciuto transitando quindi da un lavoro multilaterale ad uno più specialistico.

Contrariamente a quanto si può pensare, la multilateralità non è in contrasto con l’orientamento sportivo specialistico, in quanto questi due aspetti rappresentano un punto fondamentale della formazione giovanile introducendo e avviando alla specializzazione sportiva e influenzano la specializzazione successiva, favorendola se applicati con criterio, danneggiandola se applicata male. La multilateralità viene vista come un mezzo per ampliare il bagaglio delle conoscenze motorie, difatti in questa fase non è consigliabile far praticare uno sport solo ai bambini, dandogli così la possibilità di trasferire le conoscenze e abilità ottenute in uno sport ad un altro, acquisendo così una maggiore conoscenza del proprio corpo e delle proprie capacità. È importante ricordare che bisogna lavorare con carico naturale e con piccoli attrezzi.

Solo dopo gli 11-12 anni possono cambiare metodologie e ritmi dell’allenamento, dando così inizio ad una fase di specializzazione sportiva. Prima di questo però bisogna assicurarsi che la formazione in età evolutiva sia di tipo generale e a carico leggero, che ci sia solo una bassa percentuale di preparazione di carattere specializzato. Durante questa fase è inoltre importante fornire ai giovani atleti una vasta gamma di proposte sportive al fine di favorire una crescita autonoma nella scelta della risposta migliore. Un’errata applicazione dei precedenti principi può risultare in abbandono precoce e perdita dei talenti, dovuto a una mancanza di propensione morfologiche, tecniche e soprattutto psicologiche da parte del giovane atleta.

La tappa successiva (dai 12-13 fino ai 16 anni) che comprende l’allenamento giovanile e la specializzazione sportiva, è rappresentata da una serie di cambiamenti che riguardano il carico di lavoro, l’utilizzo dei feedback, l’intensità e i ritmi ma soprattutto il metodo di allenamento, ponendo al centro dell’attenzione lo sviluppo delle capacità condizionali e delle tecniche esecutive. Al fine di raggiungere degli obiettivi è importante che l’atleta stesso capisca che è lui la chiave principale per la riuscita di questo processo tecnico-formativo, allenandosi con costanza e serietà.

Per quanto riguarda la tappa dell’allenamento di elevato livello, possiamo dire che generalmente viene conseguita intorno ai 20 anni, si tratta infatti del risultato di tutto il lavoro messo in atto nelle fasi precedenti al fine di una prestazione competitiva.

A questo punto è importante che il carico di lavoro aumenti e che ci sia un meticoloso raffinamento tecnico dei fondamentali e delle capacità condizionali.

Insegnare la pallacanestro

Nel Minibasket sono stati formulati dei “traguardi” per fasce d’età. Questi ci aiutano a capire il livello di crescita motorio-funzionale del bambino e a formulare degli allenamenti adatti alle sue capacità.

Durante la prima fase, ovvero quella che parte dai 6 anni circa, gli atleti vengono denominati “pulcini-paperine”. L’obiettivo per questa fase è l’apprendimento di nuovi schemi motori legati a variabili di natura ludica, allo spazio, al tempo, agli oggetti e agli altri. Ciò è raggiungile grazie ad un’esplorazione di vari schemi motori di base. S’inizia inoltre a scoprire la propria flessibilità articolare e la mobilità.

A 8 anni gli “scoiattoli-libellule” hanno il compito di imparare a gestire e combinare i diversi schemi motori coordinandoli tra loro. Si lavora inoltre sulla capacità di controllare le condizioni di equilibrio e dell’orientamento in relazione tra le proprie azioni e lo spazio. Si sviluppa inoltre una conoscenza rafforzata della propria mobilità.

Nella terza fase, gli “aquilotti-gazzelle” (10 anni) devono raggiungere adeguati livelli di apprendimento, dimostrando capacità di organizzazione delle abilità motorie al fine di coordinare schemi motori di movimento in simultaneità, successione e anticipazione. A questo punto bisogna essere in grado di saper adattare, trasformare e controllare i movimenti appresi in relazione al tempo, alle situazioni di gioco e allo spazio.

Intorno agli 11 anni, gli esordienti sia M che F devono aver raggiunto una serie di competenze quali combinazione, padronanza e integrazione di tutti gli schemi motori di base, capacità adattative e controllo dei movimenti in relazione allo spazio e alle situazioni di gioco. Oltre a ciò bisogna raggiungere una consapevolezza delle proprie capacità fisiologiche e dei loro cambiamenti legati allo sforzo, adattandole alla durata e all’intensità del compito motorio.

Allo stesso modo, sono presenti dei programmi di allenamento divisi per fasce d’età. Proprio come per gli obiettivi da raggiungere a secondo dell’età del bambino, questi programmi aiutano l’istruttore e selezionare il giusto carico e tipo di lavoro da far svolgere ai propri atleti.

  • Per i “pulcini-paperine” è fondamentale una familiarizzazione con lo strumento di gioco, è importante spiegare come il tirare a canestro sia l’azione principale ai fini del gioco e come il palleggiare sia il mezzo principale per lo spostamento durante il corso dell’azione di gioco.
  • Gli “scoiattoli-libellule” possono iniziare a lavorare sui fondamentali con e la palla, quali passaggio-palleggio e tiro, permettendogli così di scoprire le loro relazioni con il gioco. Si inizia a lavorare anche sui fondamentali senza palla, sia in attacco che in difesa con i primi riferimenti al gioco.
  • Gli allenamenti per gli “aquilotti-gazzelle” devono raggiungere livelli adatti di efficacia nel controllo dei fondamentali con la palla e dei fondamentali senza palla, il tutto in relazione ai fini dell’azione di gioco.
  • Infine, per gli esordienti M-F è importante allenare il controllo della palla e applicare i fondamentali, con e senza palla, in tutte le diverse situazioni di gioco anche per mezzo di primi semplici elementi legati alla tecnica e alla tattica.

Gli studi

Contrariamente a quanto si può pensare, la pallacanestro è uno sport di natura prevalentemente anaerobica. Infatti, circa l’80% delle componenti di questo sport sono anaerobiche, mentre solamente il restante 20% è di natura aerobica. Tuttavia, l’80% del contributo energico totale dei sistemi anaerobici è a variazione continua.

Le energie per periodi di tempo minimi, spazi ristretti e abilità tecniche sono prodotte per via anaerobica. Nella pallacanestro, dove il corpo umano viene di continuo elevato dal suolo, ci si trova spesso in situazioni di strettissimo contatto fisico e sono richieste grandissime abilità di ogni tipo, è naturale che la maggior parte delle componenti che formano questo sport siano di natura anaerobiche.

In uno studio di Gürkan Yilmaz della Nigde University, School of Physical Education and Sport, Nigde, Turchia, si sono voluti proprio evidenziare gli effetti di diversi modelli di allenamento basati su potenza, velocità, abilità e capacità anaerobiche su dei giocatori di pallacanestro in età adolescenziale. Lo studio è stato condotto su 36 giocatori di sesso maschile di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Sono stati formati tre gruppi da 12 atleti l’uno:

  • General endurance (GE)
  • Power endurance group (PE)
  • Control group (CG)

Ad ogni gruppo è stato somministrato un diverso modello di allenamento, e sono stati registrati peso e altezza di ogni giocatore attraverso la SIMBO SBS-4414 labeled digital weight and height machine (sensibilità = 0.01g):

  • CG = 182.08 ± 2.35 cm, 68.10 ± 5.91 kg 
  • PE = 181.08 ± 2.60 cm, 69.76 ± 5.68 kg
  • GE = 182.67 ± 2.34 cm, 70.57 ± 3.60 kg

Il CG si è cimentato in “regular and known general Basketball training exercises” composto da riscaldamento (20 min), drills per migliorare le capacità di movimento (40 min = 10 min palleggio, 20 min drill per il tiro, 10 min lavori sul passaggio), allenamento delle tattiche (30 min) e un 5v5 tutto campo.

Il programma di allenamento per il PE consisteva in un 4×15 min di allenamento su movimenti tattici e le loro tecniche, drills per i passaggi (composti da due, tre e quattro giocatori) e drills sulla balistica sia individuali che di coppia.

Il GE è stato sottoposto ad un modello di allenamento che viene utilizzato per indurre negli atleti un “mind-set” da competizione. Ad esempio, i giocatori non hanno svolto lavori ad alta intensità per più di 10-15 secondi, non correvano per più di 20m senza eseguire un cambio di direzione e non hanno eseguito più di 50-60 salti ad alta intensità. Tutti i drill che sono stati eseguiti in questo modello di allenamento sono stati portati a temine con una difesa attiva in situazioni di 1v1, 2v2, 3v3, 2v3 e 3v2 in modo da lavorare sia su drill offensivi che difensivi. Ognuno di questi drill aveva una durata di 15 minuti in cui venivano anche inseriti 5 esercizi della durata di 10-15 secondi l’uno. È stato inoltre utilizzato un tipo di rest attivo tra un drill e l’altro in cui venivano eseguiti 10 tiri liberi. Neglio ultimi 20 minuti di allenamento, si è svolta una partita 5v5 a tutto campo con focus sulle tattiche.

Successivamente ogni gruppo si è sotto posto ad un test per misurare tiredness e potenza. Questa prova consisteva nello sprintare passando attraverso delle fotocellule (PROSPORT TMR ESC-2200) posizionate da una linea di fondo all’altra al fine di registrare i tempi con un cronometro digitale per poter misurare gli index di potenza a tiredness con le seguenti formule:

  • Power index = peso X distanza 2/tempo 3
  • Tiredness index = potenza max – potenza min/ tempo totale di 6 sprint 

Dopo di che, ogni atleta ha corso per 3 volte palleggiando lungo 6 percorsi posizionati all’interno del campo da pallacanestro per una distanza totale di 212.4m.

In seguito sono stati eseguiti una serie di tiri da 2 punti: ogni giocatore, dopo ogni tiro, doveva correre dall’altra parte del campo per ricevere il passaggio da un proprio compagno posizionato sotto il canestro.

Le misurazioni della potenza sono state valutate attraverso due protocolli:

  • Squat Jump (squat jumping test): i soggetti, con le mani sui fianchi e le ginocchia piegate a 90°, hanno performato dei salti al fine di misurare l’altezza max del salto verticale.
  • Countermovement Jump (countermovement jumping test): ogni atleta si è esibito in dei salti da fermo con l’aiuto dello slancio delle braccia ma senza rincorsa o alcun passo. Ogni salto è stato effettuato all’interno dell’Ergo Jump, ovvero due barre ad infrarossi che permettono di formare un “tappeto” di luce che permette di registrare il tempo di volo dei salti.

Alla fine di tutti i test, i vari risultati sono stati raccolti ed analizzati.

studi Minibasket

studi minibasket

Com’è possibile notare dai risultati elencati nelle tabelle sovrastanti, ogni score ha avuto un incremento positivo per ogni tipo di esercizio o test eseguito, rispetto agli score registrati precedentemente all’inserimento di questi protocolli di allenamento.Data quindi la positività dei risultati ottenuti dopo aver applicato protocolli di allenamento concentrati sulle capacità anaerobiche, è possibile dire che queste costituiscono la principale fonte di movimento per i giocatori di pallacanestro.

In un altro studio si sono voluti analizzare gli effetti che vari modelli di allenamento hanno avuto sulla formazione di giocatori di sesso, livello ed età differenti, sempre in età evolutiva.

Questa analisi è stata condotta per la durata di una stagione intera (8 mesi) su quattro squadre differenti:

  • Mini Basketball, M (n=12; età 11.3 ± 0.8 anni)
  • Mini Basketball, F (n=11; età 11.1 ± 0.7 anni)
  • Under 14, M (n=12, età 13.6 ± 0.3 anni)
  • Under 14, F (n=12; età 13.2 ± 0.5 anni)

Sono state analizzate ben 1976 unità statistiche di allenamento raccolte per tutta la durata di una stagione (451 dal minibasket maschile, 388 dall’under 14 maschile, 409 dal minibasket femminile e 449 dall’under 14 femminile) e ogni squadra ha partecipato a varie competizioni nel corso dell’anno.

Inoltre, sono state presentate due tipi di variabili nello studio, variabili descrittive e pedagogiche di allenamento.

– La variabile descrittiva, una variabile indipendente, caratterizzava i team che erano destinati alla formazione. In questo caso, si riferiva alla categoria di ciascuna delle quattro squadre analizzate.

– La variabile dipendente, variabile pedagogica dell’allenamento, era un elemento che caratterizzava ogni compito e definiva l’allenamento sportivo e come tale, questa variabile è stata divisa in varie categorie. L’analisi di queste variabili e della loro relazione mostra come viene svolto l’allenamento sportivo. La variabile di allenamento pedagogico è stata divisa nelle seguenti categorie:

  • Fasi del gioco: vi sono tre categorie in questo elemento, fase offensiva (attività di allenamento pianificata per lavorare sulla fase offensiva del gioco o prevalentemente sui contenuti offensivi), fase di difesa (lavorare sulla fase difensiva del gioco o prevalentemente sui contenuti difensivi) e fase mista (allenamento in cui le basi offensive e difensive hanno la stessa rilevanza)
  • Situazioni di gioco: che si riferivano al numero di giocatori e al loro ruolo in determinate situazioni come 1V0, 1V1, 1V2, 2V0, (…) 5V6 e altre
  • Allenamento strategico: allenamento con focus sulle strategie diviso tra: gioco (attività motorie con componenti ludiche, competitive e ricreative), drills (situazioni motorie di natura generalmente analitica proposte per migliorare aspetti specifici del gioco tecnici e tattici), competizione (situazioni pratiche che comprendono il confronto con se stessi o con gli altri e che seguono una regolamentazione più o meno formale) e “pre” sport (ovvero un avviamento alla pallacanestro tramite l’adattamento di alcune caratteristiche di questo sport al fine di facilitare l’apprendimento, come ad esempio cambiare il numero di giocatori, grandezza del campo ecc.)
  • Tipo di contenuto: natura del contenuto in base al compito richiesto, distinguendo se avesse un contenuto difensivo o offensivo e se fosse tecnico, di abilità o tattico. Le categorie erano tattiche offensive (OT), tattiche difensive (DT), tecniche offensive (OS) e tecniche difensive (DS).

Per la registrazione delle sessioni di allenamento, è stato utilizzato il software PyC Basket 2.0. Questo software è stato creato per la pianificazione ed il controllo dell’allenamento, consente di registrare gli esercizi pianificati in base alle caratteristiche che definiscono le diverse attività di allenamento. I dati raccolti vengono inseriti nel programma ed elaborati in base alla variabile pedagogica e alle sue categorie.

È stata eseguita un’analisi inferenziale tra le variabili usate in questo studio con il valore di Chi-quadrato di Pearson (χ2), che ha permesso di valutare l’ipotesi di indipendenza tra le variabili analizzate. Gli autori di questo studio si sono inoltre serviti della regola di Cramer per determinare il grado di associazione tra le variabili. Il livello di significatività è stato fissato a p <.05.

Di seguito sono mostrati i risultati della relazione tra le variabili prese in considerazione in questo studio.

studio 2 minibasket

Questa tabella mostra una relazione statisticamente significativa tra le categorie e le fasi di gioco. La distribuzione delle frequenze mostra che il numero delle fasi dedicate all’attacco erano predominanti in ogni categoria e che il 75% delle fasi totali analizzate erano incentrate sull’attacco. Contrariamente a quanto si possa pensare, le fasi dedicate ai contenuti offensivi nelle categorie mini basket e U’14 femminile rappresentavano rispettivamente il 94% e l’86% dell’allenamento totale, percentuali molto più alte del previsto rispetto anche alle percentuali riferite al lavoro offensivo nel mini basket e U’14 maschile che hanno registrato uno score inferiore al previsto.

studio 2 minibasket

Quest’immagine mostra i risultati dell’analisi della corrispondenza tra le due variabili. L’analisi della corrispondenza mostra che esiste una relazione significativa (χ2 = 299.836, p = .000)

In secondo luogo, sono stati analizzati i risultati ottenuti da ogni categoria alle varie situazioni di gioco precedentemente stabilite, mostrando una relazione significativa. Le situazioni individuali di 1V0 e 1V1 erano le situazioni di gioco più utilizzate nelle quattro categorie. Nella squadra di mini basket femminile, le situazioni di 1V0 sono state utilizzate in misura massiccia (ASR = 5,4), mentre, sempre parlando di minibasket, sono stati registrati valori abbastanza alti nel 1V1 maschile (ASR = 4,9). Per le situazioni di gioco con più giocatori, nell’ U’14 femminile sono state rilevate situazioni di 2V0 (ASR = 4.6), 2V2 (ASR = 2.4) e 3V0 (ASR = 2.2), mentre nel mini basket maschile 2V0 (ASR = 3,6) e 3V3 (ASR = 2,3). Le situazioni di superiorità numerica sono state principalmente utilizzate nelle categorie U14, evidenziando situazioni di 5V4 nei maschi (ASR = 2,6) e 3V2 nelle femmine (ASR = 2,2). Nell’ U’14 maschile l’uso del 5V5 (ASR = 11.2) è stato rilevante.

studio 2 minibasket

In questa terza tabella sono presentati i risultati dell’interazione tra le varie categorie delle squadre e l’allenamento strategico. L’analisi mostra una relazione significativa tra queste due variabili. In tre delle quattro categorie, il gioco è stato il mezzo più utilizzato durante le sessioni di allenamento. Solo nel minibasket maschile la percentuale di drills utilizzati era maggiore del previsto. Inoltre, in quest’ultima categoria, anche l’uso della competizione e del “pre” sport ha raggiunto valori degni di nota.

studio 2 minibasket

Infine, nella tabella 4, vengono presentati i risultati dell’analisi dell’interazione tra le categorie e il tipo di contenuto. L’analisi mostra una relazione significativa tra queste due variabili. I risultati descrittivi della relazione tra queste variabili mostrano che le squadre maschili hanno presentato un equilibrio tra contenuti tecnici e tattici durante le sessioni, mentre per i team femminili il lavoro tecnico è stato predominante. Nelle categorie maschili, c’era una maggiore attenzione verso la tattica, con una proporzione più alta del previsto sul lato offensivo (ASR = 2) e difesivo (ASR = 3.7) per quanto riguarda il mini basket e difensivo (ASR = 7.8) nel’U’14. Il mini basket femminile si è dedicato maggiormente alle abilità offensive (ASR = 10.4), mentre l’U’14 presentava un numero maggiore di compiti dedicati alle abilità difensive (ASR = 2.1).

studio 2 minibasket

I risultati descrivono un profilo eterogeneo in ciascuna categoria. Per riassumere, è stata realizzata un’immagine dove vengono presentati i risultati delle variabili di allenamento pedagogico per ciascuna categoria.

studio 2 minibasket

I risultati dello studio mostrano che non ci sono differenze sostanziali nell’approccio alla formazione durante l’età evolutiva.

Nello studio sulle fasi di gioco, per le quattro categorie analizzate, il numero di compiti finalizzati all’offesa era più elevato, mostrando la stessa tendenza sia in fase di avvio sia in fasi leggermente avanzate maschili che femminili. Altri studi concordano nel dedicare maggiore importanza alla fase offensiva nelle prime fasi della formazione del giocatore di pallacanestro. In ulteriori fasi formative, l’importanza della fase difensiva aumenta man mano che i giocatori avanzano nel loro processo formativo.

Per le situazioni di gioco utilizzate, i risultati indicano che gli allenatori favoriscono lo sviluppo delle capacità individuali in situazioni di “opposizione” semplificata. Il 1V1 è ideale per aumentare le opportunità per i bambini di giocare e avere la palla.

Anche l’uso di situazioni di gioco senza difensori (1V0) è comune, sebbene alcune scuole di pensiero raccomandino di evitare situazioni che non sviluppano requisiti specifici del gioco reale.

L’uso di una metodologia “step by step” di apprendimento garantisce un uso progressivo delle situazioni di allenamento, passando da situazioni semplici a situazioni più complesse. Gli allenatori esperti sono in grado di manipolare, modificare e stabilire limiti nelle situazioni di gioco per migliorare la formazione degli atleti. La progettazione di esercizi per situazioni specifiche, il focus sull’attenzione, la variabilità funzionale e l’adattamento delle risposte garantiscono un’acquisizione sportiva efficace. È possibile osservare questa progressione in questo studio nel momento in cui l’U14maschile aumenta l’uso di situazioni di gioco più complesse, come 4V4 e 5V5.

L’analisi dell’allenamento in questo studio, mostra che il gioco è il mezzo più utilizzato in tre delle quattro categorie analizzate. Inoltre, i risultati dell’indagine non sono coerenti con ciò che è consuetudine nell’insegnamento degli sport di squadra durante la fase di avviamento, con l’uso di situazioni analitiche, lontane da situazioni di gioco reali. Il gioco, tuttavia, propone una situazione che favorisce la libertà dell’atleta, lo sviluppo della creatività e della cognizione che insieme al divertimento sono elementi che gli allenatori considerano di grande importanza durante le fasi di iniziazione allo sport.

Infine, i risultati mostrano anche differenze nel trattamento della tecnica e della tattica in base al sesso. Le squadre maschili tendevano a trovare un equilibrio tra i due tipi di contenuti, mentre per le squadre femminili la tecnica era un aspetto predominante. Inoltre, vi è una normale differenza a livello fisico tra i due sessi, ed è probabilmente per questo motivo che si cerca di colmare questa lacuna da parte delle squadre femminili allenando molto la tecnica rispetto alla forza fisica.

Conclusioni

Per concludere, possiamo affermare che l’insegnamento della pallacanestro in età evolutiva è un processo che richiede tempo e precisione.

Questo sport richiede grande padronanza di molte capacità e abilità, motivo per la quale il suo allenamento deve seguire parametri specifici, con miglioramenti da raggiunge passo dopo passo senza mai sovrapporre gli obiettivi da raggiungere.

Nei bambini è fondamentale creare indipendenze ed automatismi soprattutto psicologici, al fine di educare il bambino a pensare con la propria testa con lo scopo di risolvere le situazioni, in tutte le loro diversità, in completa autonomia.

Soprattutto quando si tratta dei primi approcci, è fondamentale lasciare più libertà motoria e psicologica possibile ai bambini, facendo sì che il tutto venga visto come un gioco ma che in realtà ha degli obiettivi specifici, soprattutto mirati alla formazione dei primi schemi motori di base.

Stefano Agrusti
Note sull’autore
Laurea in Scienze delle Attività Motorie presso Università degli studi “G. d’Annunzio” Chieti
Istruttore Functional Training certificato TLI
Football Match Analyst Livello 3 Professional certificato AIAPC

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Bibliografia