canestro di atleta con alta capacità di reazione

Capacità di reazione e performance negli sport di squadra

Capacità di reazione e performance negli sport di squadra 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Oggi vedremo come la performance e le capacità di reazione negli sport di squadra possano essere determinanti con una visione tecnica del Laureato in Scienze Motorie.

Introduzione

Le capacità coordinative sono dei presupposti motori della prestazione, che permettono di affrontare meglio l’attività in tutti i settori della vita.

Queste capacità sono determinate dai processi di controllo e di regolazione del movimento, cioè dai processi informativi. 

Inizialmente si classificava come unica capacità coordinativa la “destrezza”, ma essa oggi non risulta più sufficiente per far fronte alle esigenze attuali di una formazione mirata e differenziata dei presupposti coordinativi dei movimenti, sia nell’insegnamento dell’educazione fisica sia nell’allenamento sportivo giovanile.

Entrando nel merito della reattività, essa si può definire come la risposta ai diversi segnali sensoriali come, ad esempio, quelli visivi, acustici e tattili. La prestazione reattiva viene influenzata da una serie di fattori quali l’attenzione e la pre-tensione muscolare. Con l’allenamento si possono migliorare i tempi di reazione semplice del 10-15% e quelli di reazione scelta fino al 30%. 

Per allungare un tempo di reazione con un processo intenzionale è necessario che il soggetto sia consapevole dello stimolo.

Probabilmente non è richiesta la consapevolezza dello stimolo quando il soggetto reagisce nei normali test sui tempi di risposta, in cui non è in gioco alcuna deliberazione sulla stessa.

Risulta con evidenza che i tempi di reazione usuali vengono ottenuti prima che si verifichi la consapevolezza dello stimolo o addirittura senza di essa. 

Ciò spiegherebbe perché quando si richiedono risposte deliberatamente rallentate nei tempi di reazione si abbia un brusco salto di 300-600 msec nella consapevolezza sensoriale oltre il valore di 0,5 sec.

Nell’approfondimento che seguirà si intende esporre tutto ciò che riguarda il potenziamento della concentrazione, proponendo concetti e situazioni in cui gli atleti sono costretti inizialmente a rispondere velocemente a stimoli visivi proposti con difficoltà graduali e variabili.

È probabile che le ripetute attivazioni neurali producano un aumento progressivo del livello di eccitazione di alcuni neuroni-chiave, in modo che questi ultimi finiscano con il raggiungere un livello di scarica.

Se così fosse, la scarica di impulsi prodotta da questi neuroni speciali attiverebbe consapevolezza.

Creare consapevolezza e alzare le velocità di reazione equivale a sviluppare nuove soluzioni strategiche con maggiore rapidità e rispondere a situazioni diverse, reagendo  a stimoli improvvisi e rapidi nella ricerca della soluzione.

 

Attaccare il tempo

La capacità di reazione, integrata e finalizzata al modello prestativo analizzato, avrà lo scopo di far acquisire agli atleti una maggiore velocità di decisione durante la competizione, creando in loro una mentalità razionale, capace di unire sicurezza e rapidità di risposta al variare dei ritmi imposti e alle idee strategiche dell’allenatore.

Questo è un meccanismo complesso che si basa sull’apprendimento delle abilità motorie e si articola sulla creazione da una parte di automatismi collettivi, intesi come meccanismi di squadra e tattica collettiva, e dall’altra della capacità di leggere nel più breve tempo possibile una situazione, ricercandone la soluzione al variare delle condizioni esterne che ci circondano (l’atteggiamento mentale risulterà fondamentale in questa fase).

Più neuroni vengono attivati durante le sedute di allenamento e minore sarà il tempo in cui l’atleta  riconoscerà i pensieri ancora inconsci, abituandosi in tal modo ad un maggiore livello di concentrazione. 

Ma è sufficiente stimolare soltanto l’attività neurale?

I pensieri sono di vario tipo: immagini, idee creative, soluzioni di problemi, atteggiamenti e così via, ma prima di essere portati alla coscienza giacciono ad un livello inconscio.

Come pensieri inconsci, raggiungono lo stato “cosciente” di una persona solo se le attività cerebrali appropriate durano abbastanza a lungo, con un adeguato aumento della durata di attivazioni corticali. 

Il meccanismo dell’attenzione può “accendere” o attivare alcune aree della corteccia cerebrale; l’incremento del livello di eccitazione di queste aree può favorire la durata delle risposte delle cellule nervose di cui sono composte.

Moltissime attività del nostro cervello possono però aver luogo senza l’intervento della coscienza. Questo per dire che tutte le decisioni e le scelte sono basate su ragioni che sono il diretto risultato dell’accumularsi di esperienze di una persona, modulate da fattori genetici.

La mente risulta sempre più fondamentale per l’attività motoria e lo sport, quindi le capacità mentali insieme a quelle coordinative mettono in risalto il talento e la capacità di far fronte a situazioni diverse e ritmi imposti.

Tutto questo non può prescindere dalle interazioni di più fattori che creano un atleta pensante e funzionale.

Finalità pratiche

Spesso negli atleti in fase di formazione manca un’abitudine al pensare, ma soprattutto a farlo velocemente e per un periodo prolungato: fare “fatica a far fatica” è una difficoltà che va subito affrontata.

L’alternanza di regole e i diversi livelli di difficoltà servono per ottenere lo specifico obiettivo stabilito. Ogni situazione e obiettivo determinerà pianificazioni e programmazioni diverse.

Per esempio, se si intende lavorare sul recupero dopo una gara ufficiale, il “peso cognitivo” delle regole sarà minore; se, invece, si intende lavorare in previsione di una partita ufficiale, considerata facile sulla carta, allora saranno inserite regole più complesse e il “peso cognitivo” risulterà maggiore.

Si tratta di creare una forma di adattamento cognitivo, procedendo per tentativi ed errori, al fine di ottenere la trasformazione del pensiero da una modalità “tattico-razionale”, tendenzialmente più lenta, ad una modalità “intuitiva”, più veloce.

Saper gestire la situazione aumentando e diminuendo la velocità richiesta (come ad es. quando devo ottenere il recupero di energie), agevola la lucidità delle azioni, le quali saranno preziose verso la fine della gara, quando gli avversari avvertiranno stanchezza.

A tal proposito è opportuno somministrare i carichi di “lavoro cognitivo” controllando con attenzione il rapporto tra il “volume” (es. il numero) e l’intensità (es. la qualità) delle regole, incrementandolo gradualmente a partire da un iniziale livello cognitivo della squadra opportunamente testato.

Si deve alzare la soglia di fatica mentale creando situazioni diverse, in modo tale che l’atleta sia in grado di attingere alla memoria nel momento in cui sarà necessario prendere decisioni veloci.

La ricerca

Da una tesi sviluppata per una laurea specialistica in Scienze motorie che riguardava l’allenamento e la valutazione della capacità di reazione, sia semplice che complessa, indotta da un mesociclo di allenamento su giovani calciatori, è risultato che i due gruppi in esame mostravano adattamenti diversi in base alla differenza del protocollo di allenamento utilizzato.

Il lavoro di ricerca è stato effettuato su un gruppo di 10 elementi (gruppo sperimentale ) e confrontato con un ulteriore gruppo di 10  (gruppo di controllo). Il primo è stato allenato con un protocollo specifico che comprendeva l’utilizzo della tecnologia “Reaxing Light”, mentre il secondo ha continuato con il protocollo standard per lo sviluppo e l’incremento delle capacità coordinative, nello specifico quella di reazione, anticipazione e la rapidità.

I soggetti sono stati monitorati per circa 60 giorni e la frequenza degli allenamenti specifici è stata di 2 volte a settimana.

Tutti gli atleti appartenenti ai due gruppi sono stati soggetti a valutazione funzionale, sia in entrata che in uscita. Le tipologie di test sono state: 

  • arti superiori 
  • arti inferiori
  • test a navetta

I parametri di riferimento sono stati il tempo medio di reazione e il numero di luci spente. 

Gruppo sperimentale

dati gruppo sperimentale

Gruppo di controllo

dati gruppo di controllo

La settimana tipo degli atleti in questione era strutturata attraverso 5 sedute che potevano variare in base alle necessità.

  • La seconda seduta del Martedì (la prima di allenamento specifico di reazione), svolta in parte in palestra e in parte in campo, si concentrava sulla forza in base alla programmazione e la pianificazione dell’allenamento andando a sviluppare sia aspetti di forza aspecifica sia specifica in campo, attraverso la strutturazione di un transfert legato al modello di prestazione. In questa seduta era stato inserito l’allenamento specifico relativo alla capacità di reazione , sia ad inizio seduta sia dopo il lavoro di forza aspecifico – specifico (in base alla pianificazione); questo aspetto cronologico non è stato oggetto di confronto e ricerca, ma ha portato ugualmente a delle considerazioni interessanti che in seguito potranno essere approfondite con maggior rigore.
  • Il Venerdì, seduta che anticipava la gara, era dedicata alla rifinitura. Sotto l’aspetto fisico il programma era incentrato sullo sviluppo della rapidità. Inoltre, durante questa seduta, era stato inserito il secondo allenamento specifico per dare uno stimolo con una maggiore frequenza ma anche per permettere un’attivazione mentale che anticipasse la performance e preparasse il sistema nervoso a reagire in tempi brevi a ridosso di un impegno importante. 

Le esercitazioni sono state proposte con esercizi speciali rispetto ai test utilizzati, alterandone i mezzi con difficoltà graduali dal punto di vista del volume e dell’intensità. Queste erano rivolte a suscitare nei giocatori un livello di vigilanza consapevole associata a rapidità di decisione, in contesti generali e successivamente specifici al modello di gara, molto variabili e particolarmente stressanti.

Si trattava di infondere, attraverso un intenso lavoro di preparazione individuale e collettiva, un atteggiamento complessivo, una “forma” mentale capace di generare “automatismi” (e quindi velocità di reazione e interazione) che si producono non secondo uno schematismo rigido e codificato, ma “aperto” al variare della situazione di gioco (basato pertanto sulla decisione consapevole e il guizzo creativo).

I primi due test si concentravano maggiormente su una reazione pura e inconscia, migliorata anche da esercitazioni complesse e maggiormente razionali, mentre l’ultimo test veniva influenzato anche da altre componenti come la capacità di orientamento e la velocità di ritorno alla luce base.

Conclusioni

È possibile attivare e fissare – con opportune e ripetute sedute di allenamento – uno stato “energetico” e di vigilanza particolarmente efficace per fronteggiare situazioni caratterizzate da forte competizione e da stress ed anche miglioramenti visibili dal punto di vista della reattività, identificabili ad un abbassamento notevole, da parte del gruppo sperimentale, dei tempi di reazione, con un conseguente innalzamento della velocità media per ogni luce e un aumento del totale di quelle spente.

Cristian Santori
Note sull’autore
Articolista Training Lab Italia
Laurea Specialistica in Scienze dello Sport e della Prestazione Fisica Università degli Studi de L’Aquila
Corso Abilitazione Preparatore Atletico Professionista FIGC Coverciano

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Bibliografia

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  • Roberta Di Pietro et al : ELEMENTI DI ISTOLOGIA (2013), Napoli, Edises
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  • Scuola Allenatori Coverciano: LA DIDATTICA DEL GIUOCO DEL CALCIO (2015), Calzetti e Mariucci
  • Carlo Vittori. NERVI E CUORE SALDI (2015), Calzetti e Mariucci