Hamstring: prevenire gli infortuni con metodiche pre-season e off-season

Hamstring: prevenire gli infortuni con metodiche pre-season e off-season 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Oggi approfondiremo l’approccio per evitare gli infortuni degli hamstring e l’importanza di affrontare il problema partendo dai concetti di base della prevenzione.

La prevenzione degli infortuni

L’importanza della prevenzione degli infortuni si basa sull’analisi dell’impatto che le lesioni rappresentano sia per l’atleta che ne soffre sia per l’istituzione o la squadra a cui appartiene. Da questa prospettiva, l’impatto degli infortuni nelle aree sociali e lavorative (assenteismo, guadagni interrotti, diminuzione della produttività), risultati atletici (impatto sulla squadra, riduzione della competitività e delle prestazioni), salute psicologica ed emotiva (incapacità di svolgere il proprio sport, pressioni esterne ed interne, ecc.) e fattori economici (risorse mediche, riabilitazione, costi istituzionali, costi personali) è fondamentale e sottolinea tutti gli sforzi per prevenire infortuni atletici e minimizzare questo impatto.

Analizzata da questa prospettiva, l’importanza di affrontare il problema degli infortuni assume un’altra dimensione. Vale anche la pena sottolineare che il livello competitivo delle squadre sportive è influenzato in modo significativo se queste non possono contare su giocatori a causa di un infortunio, come discusso da Hägglund et al. (2013).

Ciò significa che la definizione di misure volte a ridurre l’incidenza di lesioni in diversi sport è tanto importante quanto l’implementazione di metodi di allenamento che migliorano il livello di prestazioni degli atleti.

Comprendere, quindi, che gli infortuni sportivi rappresentano un problema che deve essere affrontato e che, pertanto, l’obiettivo più importante è quello di escogitare un piano che tenti di ridurli, ed una spiegazione del seguente modello potrebbe rivelarsi utile.

Il modello di Van Mechelen

Nel 1992, Van Mechelen presentò il primo modello sequenziale per la ricerca sulla prevenzione degli infortuni. Si tratta di un modello a quattro fasi che è stato applicato con successo e la cui accettazione deriva dalla sua semplicità e praticità.

Il modello descritto da Van Mechelen consiste in un processo di quattro fasi ben definite:

Figura 1.1 Modello di prevenzione degli infortuni proposto da Van Mechelen (1992).

  • Il primo passo consiste nel quantificare e contestualizzare il problema, cioè stabilire l’estensione del problema, il verificarsi di lesioni, la loro gravità, ecc. Questo passaggio è stabilito dall’analisi epidemiologica che può essere condotta su una certa popolazione di atleti.

Al giorno d’oggi sono stati pubblicati studi estremamente dettagliati sulle realtà epidemiologiche di ogni sport, analizzando il verificarsi di infortuni e la loro distribuzione, nonché la prevalenza di alcuni tipi di infortuni in particolari punti della stagione. 

  • La seconda fase prevede la definizione delle meccaniche di infortunio e dei fattori di rischio per le lesioni più frequenti in ogni sport, determinata dall’analisi epidemiologica stabilita nella prima fase. È qui che studi e modelli preventivi successivi hanno differito, tentando di quantificare questi diversi fattori in modo più preciso per agire contro di loro. (Casáis Martinez L., 2008).
  • La terza fase consiste nell’attuare le misure preventive derivanti dall’analisi delle prime due fasi, nel tentativo di ridurre il rischio di lesioni o almeno di ridurne la gravità.
  • Infine, la quarta fase consiste nel valutare l’efficacia delle misure preventive proposte, ripetendo la fase uno (epidemiologia) e confrontando i risultati.

Questo viene generalmente eseguito dopo un determinato periodo di tempo e con un numero sufficientemente significativo di soggetti da testare per raggiungere conclusioni utilizzando metodi statistici specifici sul fatto che i risultati siano stati influenzati in modo significativo dalle misure preventive implementate.

Fattori di Rischio Intrinseci ed Estrinseci

Un altro aspetto importante da capire sono i fattori di rischio. Queste sono alcune caratteristiche che possiedono gli atleti che potrebbero potenzialmente aumentare il rischio di subire un infortunio. Un fattore di rischio potrebbe essere parte di una serie di altri fattori che, interagendo nel loro complesso, creano una causa sufficiente per provocare un infortunio sportivo.

Questo punto è una vera sfida per la ricerca sulla prevenzione degli infortuni a causa della complessità dell’approccio metodologico per determinare l’influenza reale che un fattore ha sull’occorrenza o sull’assenza di un infortunio sportivo. Una volta approfondito questo argomento e approfondito alcuni infortuni, possiamo pensare a come stabilire piani preventivi per affrontarli.

Questi concetti dell’epidemiologia e della prevenzione degli infortuni in generale ci consentono non solo di organizzare la nostra ricerca e comprensione di questo argomento, ma anche di sviluppare programmi applicabili che siano efficienti e creativi.

A questo proposito, e considerando la ricerca su diverse lesioni comuni, vediamo che la prevenzione degli infortuni ha uno scopo limitato, considerando che, lavorando con atleti sani, cioè atleti attualmente privi di infortuni, dovremmo essere efficaci nell’uso delle risorse e soprattutto del tempo. I nostri approcci dovrebbero essere semplici, tali da non offuscare l’importanza del vero obiettivo di questi atleti sani: migliorare le loro prestazioni. Ciò significa che l’obiettivo della prevenzione delle lesioni dovrebbe essere considerato secondario rispetto all’obiettivo più importante, ovvero il miglioramento delle prestazioni.

Prevenzione degli Infortuni Muscolari

L’infortunio muscolare è una delle lesioni più preoccupanti in termini di incidenza negli sport intermittenti, sia di squadra che individuali. All’interno di questo tipo di lesione il gruppo muscolare più colpito, e quindi il più studiato, è il gruppo dei muscoli posteriori della coscia.

Seguendo il modello di analisi proposto per la prevenzione degli infortuni, possiamo dire che gli infortuni al bicipite femorale di diversa gravità sono molto comuni negli sport in cui prevale lo sprint.

Ciò corrisponde innegabilmente alle caratteristiche di sport come il calcio, il rugby, il basket, ecc. E quindi non sorprende che la lesione di questo gruppo muscolare causi preoccupazione per la salute dei nostri atleti e presenti un problema significativo in molti contesti competitivi a diversi livelli.

A questo proposito, vi è un consenso relativo in letteratura che il principale meccanismo di lesione è il movimento eccentrico ad alta velocità da parte di questo gruppo muscolare mentre si trova in una posizione di massima lunghezza (stretching attivo) nell’ultima fase di oscillazione durante la corsa, in particolare ad alte velocità.

Figura 1.2 Lesione a carico degli hamstring.

Riguardo a questa lesione, una volta stabilita l’importanza di affrontarla sulla base di studi epidemiologici (prima fase del modello di Van Mechelen et al., 1992), il passo successivo è determinare alcuni aspetti del meccanismo di lesione e i fattori di rischio ad esso correlati, associato allo scopo di essere in grado di spiegare in seguito quali misure preventive potrebbero essere più efficienti.

A tal fine, sono stati studiati fattori di rischio intrinseci ed estrinseci che, all’interno di un quadro di interazione, possono rafforzarsi a vicenda per rendere un giocatore suscettibile a un infortunio agli hamstring.

Tra i fattori di rischio intrinseci più studiati ci sono l’età, lesione precedenti, i livelli di forza eccentrica nei muscoli posteriori della coscia, lo squilibrio della forza tra i muscoli posteriori della coscia e il quadricipite, il rapporto di fatica con la coppia eccentrica nei muscoli posteriori della coscia, la flessibilità dei muscoli posteriori della coscia e la flessibilità dei flessori dell’anca.

Sono stati analizzati anche i fattori di rischio estrinseci che, insieme a quelli intrinseci, rendono un giocatore suscettibile alle lesioni, come: livello di abilità tecnica, predisposizione verso l’allenamento, posizione del giocatore sul campo, riscaldamento insufficiente, e così via.

In letteratura esiste un consenso coerente e consistente sulla presenza di un infortunio precedente come un fattore di rischio inequivocabile per il danno muscolare ai muscoli posteriori della coscia. La spiegazione di come un infortunio al bicipite femorale precedente predisponga l’atleta a un maggiore rischio di subire un nuovo caso di questo infortunio può essere trovato in un’analisi relativa di come un infortunio precedente modifica la capacità di produzione di forza di questo gruppo muscolare.

Alcuni autori hanno riportato che individui con una storia di lesioni al bicipite femorale mostrano picchi di angoli di coppia più chiusi di quelli mostrati per la gamba lesionata, che comporta inevitabilmente un rischio di recidiva (Brandon Schmitt, Tim Tyler e Malachy P McHugh, 2012).

Ciò significa che, dopo aver subito un infortunio, è probabile che il soggetto recuperi la sua capacità di produrre forza nei suoi muscoli posteriori della coscia, ma in un modo diverso rispetto alla curva di tensione-lunghezza, cioè più debole o meno in grado di produrre forza in più angoli aperti della ROM ottimale (Range of Motion).

L’analisi specifica degli angoli che producono il meccanismo di lesione diventa un punto cruciale di analisi per i successivi interventi preventivi.

Figura 1.3 Fonte: Brockett et al., 2004, arto con storia di lesione, linea rossa; arto senza storia di lesione, linea blu.

Come si può osservare a seguito di questa analisi, la maggior parte delle lesioni, e in particolare le lesioni muscolari, hanno molteplici fattori, dai quali deduciamo che l’intervento preventivo dovrebbe essere anche di portata più ampia.

In particolare, le lesioni muscolari dei muscoli posteriori della coscia presentano caratteristiche multifattoriali. Mentre è chiaro che il principale meccanismo di lesione è la tensione eccentrica nell’ultima fase di oscillazione durante la corsa e che ha una relazione diretta con l’esecuzione ad alta velocità o sprint, specialmente negli sport di natura intermittente (senza sottovalutare i meccanismi di lesioni meno comuni), i fattori di rischio intrinseci che rendono un atleta suscettibile a questa lesione sono diversi e vari.

Una delle misure preventive principali proposte per questo gruppo muscolare è l’applicazione di un allenamento eccentrico, in modo tale da generare un effetto protettivo su questo gruppo per le stesse azioni che sono riconosciute come potenzialmente rischiose. Mentre è vero che negli ultimi anni sembra esserci consenso riguardo all’inclusione di un allenamento eccentrico per proteggere e ridurre l’incidenza di lesioni in questo gruppo muscolare, questa strategia, se presa in isolamento, non risolve il problema, e dovrebbe essere compresa nell’ambito di un approccio globale che affronti gli altri fattori di rischio di cui discuteremo.

Figura 1.4 Nordic hamstring exercise.

Un aspetto importante da considerare è la relazione tra la stabilità lombo-pelvica e la lesione degli hamstring. Sembrerebbe che una scarsa stabilità a tale livello possa influenzare la biomeccanica del ginocchio e mettere il muscolo in una situazione di stress, e quindi diventare un promotore della lesione.

Per le ragioni sopra citate, l’integrazione dell’attivazione dei muscoli posteriori della coscia con la stabilità del nucleo lombo-pelvico mediante esercizi a tutto tondo e funzionali è una strategia necessaria all’interno dei programmi di intervento.

Tenendo conto della diversità dei fattori di rischio e delle diverse interrelazioni che sono state stabilite tra loro, assegnare un singolo esercizio (ad esempio il NHE, per esempio) per risolvere il problema è, a dir poco, il minimo indispensabile.

Mentre questo esercizio ha mostrato una certa efficacia nel ridurre l’incidenza degli infortuni al bicipite femorale (Arnansson, Andersen, Holme, Engebretsen e Bahr, 2008), questi infortuni sono rimasti relativamente alti negli ultimi anni, ponendolo ancora il danno da overuse più comune negli sport come il calcio (Ekstrand, Hagglund, Walden, 2011).

Figura 1.5 Esempio di esercizio eccentrico più comunemente usato per la prevenzione degli hamstring.

 

Figura 1.6 Esempio di un esercizio di stabilità del core che coinvolge lo stiramento attivo degli hamstring.

Conclusioni

È chiaro che la prevenzione degli infortuni non deriva da interventi isolati, ma piuttosto dall’integrazione di aspetti che sono progressivamente più analizzati nella letteratura scientifica e che mostrano una logica interna. Dall’accresciuta comprensione e organizzazione che è stata fornita in merito a questo argomento, scorre una maggiore applicazione di misure efficaci che riducono le lesioni dei nostri atleti e ci permettono di proteggere la loro salute in modo che possano raggiungere i loro obiettivi negli sport di loro scelta.

Dott. Carlo Cavasinni
Note sull’autore
Laurea Specialistica in Scienze e Tecnica dello Sport – Università degli Studi dell’Aquila
Studente in Training For Team Sports – Barça Innovation Hub Universitas Barcellona
Studente in Teoria e Metodologia della Preparazione Atletica nel Calcio – Università Cattolica del Sacro Cuore Milano
Specializzazione in Allenamento della Forza – Centre d’Expertise et De La Performance G. Cometti Dijon
Certificazione in Esperto di Preparazione Fisica – Scuola dello Sport CONI Roma
Recupero Infortuni Settore Giovanile Pescara Calcio 1936
Articolista Training Lab Italia

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Bibliografia

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