L’allenamento in età giovanile

L’allenamento in età giovanile 900 599 TRAINING LAB ITALIA

Lo sport costituisce per i giovani una grande opportunità per dare significato all’esistenza.

Produce un elevato impatto emotivo ed espressivo, accentua la coscienza di sé e l’autostima attraverso il piacere che si prova a scoprire cose nuove ed a percepire i propri progressi.

La ricchezza di emozioni esalta i processi cognitivi e di apprendimento motorio; i processi motivazionali, di concentrazione, di perseveranza e di gestione dell’attenzione vengono fortemente stimolati e quindi migliorati.

Essi sono trasferibili nelle altre attività sociali. Lo sport, quindi, può rappresentare uno spazio personale per emozioni e libertà (che la routine quotidiana spesso sottrae ai giovani); un fattore di sostegno per lo sviluppo della personalità ed un fattore di qualità di vita.

In ogni età è consigliato effettuare attività proporzionata alla struttura fisica, al fine di preservare o esaltarne le potenzialità in linea con le cosiddette FASI SENSIBILI.

Ciò significa che la durata e l’intensità vanno commisurate al beneficio che si vuole ottenere, ma significa anche che sono variabili soggettive, e che possono o addirittura devono essere considerate la base su cui costruire sia l’allenamento specifico che la normale e regolare attività fisica.

Non necessariamente il giovane deve diventare un campione; potremmo però dire che obbligatoriamente deve conoscere i benefici dell’attività fisica e mantenerli come bagaglio culturale insieme alle materie scolastiche.

Diventare campione significa costanza nell’allenamento, sacrificio e anche fortuna, oltre che doti fisiche di base. Solo pochi diventano campioni, ma tutti dovrebbero sapere fin da giovani cosa significa e quali benefici apporta alla salute fare attività fisica in modo regolare, sia nell’immediato che nel futuro.

L’esercizio fisico infatti influisce sullo spessore, sulla densità e sulla robustezza delle ossa, migliora l’equilibrio, l’agilità e la coordinazione, incrementa la massa muscolare e quindi la forza e contrasta l’immagazzinamento dei grassi quando unito ad una corretta alimentazione.

Diventa quindi importante associare la prevenzione a corretti stili di vita fin da bambino, in modo da avere una sorta di impostazione della propria vita anche sotto l’aspetto multifunzionale.

Acquisire fin da giovani caratteristiche fisiche e mentali ben strutturate non può che aiutare a vivere in modo sano.

Nell’avviare i soggetti in età evolutiva alla pratica di una qualsiasi attività motoria, è indispensabile che i programmi di allenamento rispettino le caratteristiche morfologiche e funzionali dei piccoli sportivi interessati.

In generale tali programmi dovranno in maniera preponderante essere dedicati al miglioramento di tutte le qualità fisiche del soggetto, dando però maggior spazio all’apprendimento delle tecniche sportive ed all’incremento delle qualità fisiche non necessariamente allenabili attraverso elevati carichi di lavoro.

Si tratta pertanto di migliorare in particolare la destrezza, la rapidità di esecuzione, la mobilità articolare; in dose giusta le doti di resistenza organica, mentre le qualità relative alla forza muscolare possono essere potenziate più in là nel tempo, a sviluppo puberale avvenuto.

Requisito fondamentale in età giovanile è la “multilateralità” del programma di allenamento, il cui scopo principale deve essere sempre quello di ottenere un miglioramento globale di tutte le qualità fisiche così da considerare al ragazzo una maggiore duttilità e la possibilità nel tempo di margini di miglioramento più ampi.

L’esercizio fisico deve essere organizzato e strutturato come “allenamento sportivo” attraverso il quale i ragazzi possono apprendere una elevata quantità di movimenti.

Qualunque sport pratichi, il ragazzo sportivo non deve svolgere un’attività di allenamento “unilaterale” intesa a incrementare una sola qualità fisica.

Al contrario, un allenamento “multilaterale” favorisce lo sviluppo parallelo e contemporaneo delle qualità psicofisiche allenabili nel ragazzo in quanto utilizza esercitazioni varie, alternate e polivalenti.

Pertanto la multilateralità ad processo di allenamento deve essere il principio informatore dell’allenamento in età giovanile.

CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO NELLO SPORT
(Unesco, Service Des Loisirs, Geneve 1992)

-1 Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino
-2 Diritto di fare lo sport
-3 Diritto di beneficiare di un ambiente sano
-4 Diritto di essere trattato con dignità
-5 Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate
-6 Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi
-7 Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo
-8 Diritto di partecipare a gare adeguate
-9 Diritto di praticare il suo sport nella massima sicurezza
-10 Diritto di avere tempi di riposo
-11 Diritto di non essere un campione

Diritto di poter scegliere lo sport…

Per cui: “Non induciamo i ragazzi ad apprendere con la violenza e la severità, ma guidiamoli invece per mezzo di ciò che li diverte” – Platone

INSEGNARE LA TECNICA IN ETÀ  GIOVANILE

Per tecnica si intende in senso astratto e generico, l’insieme di attività pratiche basate su norme acquisite empiricamente, o sulla tradizione, o sull’applicazione di conoscenze scientifiche proprie di una data situazione sociale e produttiva, di una data epoca, di una data zona geografica soggetta a evoluzione storica, è caratterizzata da un insieme di relazioni reciproche, in base alle quali ha senso parlare di sistemi tecnici cui corrispondono diversi livelli di capacità produttive e realizzative, destinate ai fini sociali che di volta in volta si impongono.

E’ l’insieme razionale di eventi motori più o meno complessi organizzati nella loro struttura in modo tale da adattare il comportamento dell’atleta alle caratteristiche degli attrezzi, dei materiali, dell’ambiente, degli avversari e delle regole sportive.

Nella fase iniziale di apprendimento la tecnica è un fine, per poi diventare un mezzo con cui esprimersi agonisticamente.

In base gli studi effettuati in passato, la tecnica è il fattore più importante da prendere in considerazione.

La sua importanza è tale che il carico deve essere modulato sempre in rapporto alla corretta esecuzione tecnica.

Essa può riguardare una disciplina intera o un esercizio semplice. Il concetto importante è che l’apprendimento della tecnica avvenga attraverso la proposta di semplici progressioni didattiche, evitando di soffermarsi sui particolari, ma insistendo su posizioni fondamentali.

Le spiegazioni vanno limitate all’essenziale e devono essere concise e chiare. Questo obiettivo diventa più facile da raggiungere se l’allenatore ha come modello una tecnica basilare.

Il passo successivo sarà quello di dare il giusto contenuto ritmico al gesto tecnico. Quello del ritmo è un aspetto che molto spesso differenzia il campione dal buon atleta.

La giusta esecuzione ritmica può essere insegnata ed anche corretta, ma fa soprattutto parte del bagaglio personale che porta l’atleta ad interpretare la specialità.

I ritmi di esecuzione evolvono naturalmente man mano che l’atleta migliora la sua capacità tecnica, e quindi l’allenatore dovrà verificare che ritmo e tecnica si fondano perfettamente e si realizzino attraverso esecuzioni armoniche.

COME INSEGNARE LA TECNICA?

Tra le diverse metodologie di insegnamento della tecnica, ritroviamo il metodo globale. Applicare tale metodo significa raggiungere lo scopo dell’azione motoria utilizzando l’insieme più grande di movimenti parziali, senza interrompere la struttura di base e rispettando le coordinate spazio-temporali del movimento. Esso prevede le seguenti operazioni:

A. Comprensione dello scopo dell’azione e del relativo programma motorio. (Dimostrazione globale, spiegazioni)

B. Realizzazione dell’intera azione motoria, con rispetto della struttura di base e delle caratteristiche strutturali complesse;

C. Riflessione sul movimento ed analisi dei dettagli (in senso cranio-caudale).

Per insegnare la tecnica, bisogna inoltre analizzare il movimento. Quali sono le caratteristiche del movimento? Si dividono in due gruppi:

A. caratteristiche strutturali complesse  ossia l’accoppiamento dei movimenti;

B. caratteristiche elementari come la forza, la velocità e l’ampiezza del movimento.

ALLENAMENTO DELLA TECNICA

La tecnica può essere allenata attraverso tre fasi:

PRIMA FASE- acquisizione della tecnica e apprendimento delle sequenze motorie secondo una logica biomeccanica adeguata;

SECONDA FASE- allenamento imitativo attraverso l’avvicinamento al modello teorico. Eliminazione dei fattori inibenti che provocano limitazioni (paura, insicurezza);

TERZA FASE-allenamento applicativo, organizzare volutamente l’esecuzione degli schemi motori prima meccanizzati variandone le condizioni.

METODO DI HIRTZ- utilizzare tutti i sistemi che costringono a variare l’esecuzione dei movimenti; utilizzare tutti i sistemi che si basano sulla variazione delle condizioni di esercitazione; utilizzare esercitazione in condizione di gara; introduzione di allenamenti speciali complessi che sollecitano il livello delle capacità tecniche e coordinative più di quanto non avvenga durante la competizione.

10.BIBLIOGRAFIA

1.      BAUER J. “Le fasi sensibili” Rivista di cultura sportiva. Scuola dello Sport – prima parte VII, 13, 1988 – Seconda parte VII, 14, 1988.

2.      CALDARONE G., MATTEUCCI E., “Le caratteristiche fisiologiche e tecnico-sportive delle attività atletiche di iniziazione”. Medicina dello Sport vol. 31 pg. 243-246, 1978.

3.      DE TONI, “Lo sport nell’età evolutiva”, in Luccherini, Cervini T., Cervini C., (Eds). Medicina dello Sport, cap. XXX. Ed. SEU, Roma, 1960.

4.      DRAGO E., LUBICH T. “Le attività sportive nell’età evolutiva”. Aggiornamento del Medico, 8, 2, 1985.

5.      FIDAL ATLETICA “IL MANUALE DELL’ISTRUTTORE” Centro studi e ricerche FIDAL 1994.

6.      GIAMPIETRO M., BERLUTTI G., CALDARONE G., “Attività fisica ed età evolutiva”, Rivista di cultura sportiva, Scuola dello Sport VI, 13, 1988.

7.      HUGHSON R. “I bambini e lo sport agonistico. – Un approccio multidisciplinare”, Atletica Studi, 3-4, 1988.

8.      MANNO R., “L’evoluzione delle capacità motorie dai 6 ai 14 anni”. Didattica del movimento, 51/52, 1987.

9.      VEINEK J. “L’allenamento ottimale”. Calzetti – Mariucci 2001

10.  WINTER R., “Le fasi sensibili”. Rivista di cultura sportiva, Scuola dello Sport V, 6, 1986.

A cura di: Dott.ssa Alessandra Di Fabio

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