La sindrome dell’ovaio policistico e l’attività motoria: quale terapia fisica complementare?

La sindrome dell’ovaio policistico e l’attività motoria: quale terapia fisica complementare? 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia endocrina molto comune nella donna, si stima che tra ben l’11% e il 18% della popolazione femminile in età fertile ne sia affetta: in questo articolo vedremo come agire.

La sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (sigla PCOS, derivante dall’inglese Poly-Cystic Ovary Syndrome), include:

  • presenza di cisti ovariche;
  • disturbi nel ciclo mestruale quali anovulazione e, quindi oligomenorrea o amenorrea;
  • spesso irsutismo.

La sindrome riguarda dunque inoltre iperandrogenismo e infertilità, nonché complicanze in gravidanza.

Il legame con lo stile di vita

La PCOS è riconosciuta come disordine metabolico, in quanto queste donne presentano in prevalenza insulino-resistenza, ipeinsulinemia e dislipidemia. La sindrome si riscontra in percentuale nettamente maggiore in donne sovrappeso o obese, con caratteristico accumulo di massa grassa a livello addominale.

È chiaro che questi dati portano anche a considerare che queste pazienti avranno maggior rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Sembra perciò che l’insulino-resistenza e l’alta percentuale di adipe siano fortemente implicate nell’eziologia della PCOS, contribuendo in maniera significativa alle complicanze del sistema riproduttivo e metabolico della donna.

Il ruolo centrale dell’insulino-resistenza nella PCOS l’ha reso uno dei target primari da gestire nella terapia e il primo passo è diventato proprio quello di modificare lo stile di vita di tali donne, abituandole ad una dieta sana ed ad una attività fisica quotidiana.

È stato dimostrato infatti che questi parametri tendono a migliorare la sintomatologia della sindrome. La terapia viene chiaramente affrontata anche dal punto di vista farmacologico se ritenuto necessario dal medico specialista.

Adipochine e ormone antimulleriano

Essendo questa sindrome associata all’alta percentuale di massa grassa, negli ultimi anni è stato preso in considerazione il ruolo delle adipochine (come la leptina, l’adiponectina e la resistina) nell’ambito della fertilità e del sistema riproduttivo perché in grado di influenzare la funzione delle gonadi e dell’asse ipotalamo-ipofisi.

Nelle pazienti con PCOS, il livello di adipochine è ancora un argomento controverso. L’adiponectina ad esempio, essendo prodotta in maniera inversamente proporzionale alla quantità di massa grassa e in grado di influenzare la produzione di gonadotropine, la si trova in misura minore nei soggetti obesi ma allo stesso modo tra donne obese con e senza PCOS.

Analogamente, è stato analizzato il livello dell’ormone antimulleriano (AMH) in pazienti sovrappeso e obese con PCOS: le donne con livelli di AMH basali più bassi mostravano miglioramenti riguardo il ciclo mestruale a confronto delle altre con stessa patologia ma con livelli di AMH più alti. L’AMH infatti gioca un ruolo significativo nella fertilità della donna in quanto alte concentrazioni incidono sulla risposta del FSH, sulla steroidogenesi e sull’acquisizione di recettori per l’LH nei follicoli antrali precoci. Nel momento del ciclo in cui si verifica il picco di FSH, la produce di AMH cessa, la sua concentrazione scende e il follicolo è in grado di produrre estradiolo. Questo meccanismo naturale risulta alterato nelle pazienti con sindrome dell’ovaio policistico, attribuito ad una maggior produzione di ormone antimulleriano.

Gli studi sul tema

  • In uno studio condotto su donne sovrappeso e obese con PCOS sono stati presi come parametri di riferimento proprio l’adiponectina e l’ormone antimulleriano misurato a digiuno all’inizio della fase follicolare (2-3 giorni dopo l’ultimo ciclo mestruale); assieme ai livelli di FSH e prolattina, glicemia e insulina a digiuno.

Le pazienti eseguivano un protocollo di attività motoria aerobica al tapis roulant di 45’, 3 volte a settimana per 12 settimane. In tutte le donne a fine programma si riscontra in primo luogo un miglioramento dei dati antropometrici, quali riduzione del BMI e delle circonferenze. In seguito risultano significativamente ridotti i livelli di ormone antimulleriano, prolattina, glicemia e insulina a digiuno; e contemporaneamente aumentati i livelli di FSH e adiponectina. Di conseguenza le pazienti riferivano un miglioramento generale delle funzioni riproduttive quali un aumento della frequenza ovulatoria e della ciclicità mestruale; quasi il 40% delle donne tendeva a regolarizzare la lunghezza del ciclo e le sue variazioni. Inoltre il 50% delle donne con amenorrea tornavano ad avere il ciclo mestruale.

Risulta dunque chiaro dai dati antropometrici, ormonali e clinici che le pazienti hanno risposto positivamente al protocollo di attività motoria aerobica di grado moderato.

  • Un altro studio condotto su donne con PCOS ha confrontato i risultati di protocolli di attività motoria ad alta intensità e di forza.

Entrambi i gruppi si sono allenati per 10 settimane, 3 volte a settimana. Il gruppo sottoposto a protocollo ad alta intensità eseguiva due sedute a settimana al 90-95% della HRmax individuale per 4 set da 4’ ciascuno, intervallati da 3’ di recupero attivo al 70% della HRmax. La terza seduta prevedeva 10 set da 1’ alla massima intensità possibile (“all out”), con recupero a riposo o attivo molto blando, in tempo 1:1. L’esercizio era a scelta tra ciclismo o corsa, su bike/tapis roulant o all’esterno. Il protocollo di attività motoria di forza prevedeva un insieme di otto esercizi di forza dinamica al 75% del 1RM, eseguiti a 3 serie da 10 ripetizioni ciascuno, con 1’ di recupero tra i set. Nell’arco delle dieci settimane il carico di lavoro veniva progressivamente incrementato.

Tra i dati presi in esame risultano i dosaggi di insulina e glicemia a digiuno, colesterolo totale, trigliceridi, HDL, LDL, adiponectina, leptina, testosterone libero e AMH. Inoltre vengono registrati eventuali cambiamenti nel peso corporeo, grasso viscerale, composizione, circonferenze e VO2max. Infine le pazienti registravano autonomamente la frequenza dei cicli mestruali.

Come risultati più significativi troviamo una maggior diminuzione dell’insulino-resistenza dopo il protocollo di attività ad alta intensità, correlata al miglioramento del VO2max. La percentuale di massa grassa è diminuita in entrambi i gruppi di lavoro, mentre la massa magra è aumentata significativamente con il protocollo di forza. La concentrazione dell’ormone antimulleriano è scesa significativamente nel gruppo che ha eseguito il programma di forza. I dosaggi ormonali in generale sono risultati comunque migliorati in entrambi i gruppi di lavoro. Il calo di resistenza insulinica dopo il programma ad alta intensità è dovuto ad una diminuzione del livello di insulina a digiuno ma non ad un cambiamento della glicemia a digiuno.

Resta importante il fatto che dopo il programma di forza si registra nelle pazienti un calo della massa grassa parallelo ad un aumento della massa magra, poiché il tessuto muscolare è l’organo principale per lo smaltimento del glucosio. Sempre nel gruppo che ha eseguito il protocollo di forza risulta una significativa diminuzione dell’indice di androgeni liberi (FAI), dovuto all’incremento dei livelli di SHBG.

  • Un altro parametro preso in considerazione per la gestione dell’insulino-resistenza in donne con PCOS, è il GLUT4 a livello muscolare.

La contrazione muscolare stimola la captazione di glucosio, stimolando anche la traslocazione di glucotrasportatori (GLUT4). Dopo protocolli di attività aerobica in pazienti con PCOS, la traslocazione di GLUT4 muscolare tende ad essere significativamente più alta, anche subito dopo la singola seduta di allenamento. Questo dato però risulta essere simile anche nei gruppi di controllo, il che suggerisce una risposta simile in soggetti patologici e non.

D’altro canto pare ci siano differenze riguardo l’azione dell’AMPK, la quale gioca un ruolo importante nel mediare l’utilizzo del glucosio in maniera indipendente dall’insulina. L’AMPK funge da sensore energetico e permette la traslocazione di GLUT4. La fosforilazione dell’AMPK però, nelle donne con PCOS sembra non avvenire come nei gruppi di controllo.

Conclusioni

Si può in conclusione affermare che l’attività motoria è un forte alleato nella terapia per la gestione della sindrome dell’ovaio policistico.

Troviamo risultati positivi sia in programmi di allenamento aerobico a moderata intensità, sia in programmi di allenamento di forza ed alta intensità. Benefici ancor più di rilievo risultano chiaramente da protocolli di allenamento associati ad una dieta sana ed equilibrata sulle esigenze delle pazienti.

La collaborazione di specialisti, ognuno nel suo settore, diventa un’arma valida nel trattamento di tali patologie, alla ricerca della salute delle pazienti.

Dott.ssa Marta Sabbatini
Note sull’autore

Nei nostri articoli approfondiamo ricerche scientifiche e riportiamo tematiche utili nel lavoro quotidiano dei personal trainer, situazioni che anche noi ci troviamo ad affrontare nel nostro Centro Fitness. Scopri di più!

Bibliografia

  • Ida Almenning et al. EFFECTS OF HIGH INTENSITY INTERVAL TRAINING AND STRENGTH ON METABOLIC, CARDIOVASCULAR AND HORMONAL OUTCOMES IN WOMEN WITH POLYCYSTIC OVARY SYNDROME: A PILOT STUDY (2015) Plos One
  • Einas Al-Eisa et al. EFFECTS OF SUPERVISED AEROBIC TRAINING ON THE LEVELS OF ANTI-MULLERIAN HORMONE AND ADIPOSITY MEASURES IN WOMEN WITH NORMO-OVULATORY AND POLYCYSTIC OVARY SYNDROME (2017) Jpma
  • Wagner Silva Danta et al. GLUT4 TRANSLOCATION IS NOT IMPAIRED AFTER ACUTE EXERCISE IN SKELETAL MUSCLE OF WOMEN WITH OBESITY AND POLYCYSTIC OVARY SYNDROME (2015) Obesity Society