atleta con over reaching e unexplained underperformance syndrome

Over Reaching e Unexplained Underperformance Syndrome: sintomi, segni e gestione

Over Reaching e Unexplained Underperformance Syndrome: sintomi, segni e gestione 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

L’over-reaching viene, in molti casi, indotto: ma quando prende le sembianze di UPS, cosa accade? Ne parliamo in questo articolo.

OVER-REACHING e UPS

Gli stimoli di allenamento, se applicati correttamente, provocano un disturbo all’equilibrio omeostatico: questo squilibrio può durare diverse ore a seconda del carico di allenamento.

Quando uno stimolo di allenamento supera i livelli di tolleranza dell’atleta, può verificarsi una maggiore alterazione nell’omeostasi. Questo squilibrio breve e acuto appare come affaticamento acuto e dura dalle 24 alle 48 ore. L’affaticamento acuto di solito è accompagnato da sovraccarico muscolare e provoca:

  • indolenzimento muscolare,
  • insonnia
  • aumento della risposta allergenica.

Quando questo è seguito da una seconda intensa sessione di allenamento, senza un adeguato periodo di recupero, si sviluppa uno stato di stimolo di sovraccarico con tensione muscolare, in cui sono presenti gli stessi sintomi dell’affaticamento acuto ma la durata è superiore alle 48 ore.

Un ulteriore impegno in un intenso allenamento senza un adeguato recupero porta all’accumulo di affaticamento e alla condizione definita “over-reaching”. Questo di solito si verifica lentamente nel corso di diverse settimane.

I sintomi sono simili a quelli dello stimolo di sovraccarico, ma più gravi. Inoltre, gli atleti in stato di over-reaching potrebbero osservare:

  • un aumento della frequenza cardiaca a riposo
  • un aumento della frequenza cardiaca e delle concentrazioni di acido lattico durante l’esercizio sub-massimo
  • affaticamento precoce durante l’allenamento
  • ridotta capacità di tollerare il carico di allenamento
  • aumento della sete.

L’over-reaching è uno stato temporaneo e di solito dura da pochi giorni a 2 settimane.

Gli allenatori utilizzano metodi di allenamento per posizionare volontariamente l’atleta in uno degli stati sopra descritti. Questi metodi vengono utilizzati per ottenere un maggiore impatto sull’allenamento.

Tuttavia, tali tecniche devono essere implementate con estrema cautela e dopo un’attenta pianificazione e monitoraggio degli effetti dell’allenamento, in caso contrario potrebbero verificarsi “overtraining” o la “UNEXPLAINED UNDERPERFORMANCE SYNDROME” recentemente introdotta (Budgett et al 2000).

UNEXPLAINED UNDERPERFORMANCE SYNDROME (UPS)

I termini sindrome da sottoperformance inspiegabile (UPS; indicata anche come “allenamento eccessivo”, “sindrome da sovrallenamento” o “burnout”), stanchezza, affaticamento cronico (o “sindrome da affaticamento cronico”) e affaticamento post-virale, sono spesso usati in modo intercambiabile per descrivere la condizione in cui gli atleti lamentano una riduzione delle prestazioni fisiche senza evidenti ragioni mediche o di altro tipo.

Sebbene questi termini siano usati da molti come sinonimi per descrivere più o meno la stessa condizione, ovvero scarse prestazioni fisiche, abbinata a stanchezza cronica e inspiegabile e alcuni cambiamenti comportamentali, la condizione stessa può avere origini diverse o può essere innescata da diverse catene di eventi.

cause ups

ASPETTI CHE CONTRIBUISCONO ALLA UPS

L’UPS è una condizione clinicamente complessa di causa indeterminata con una gamma di sintomi e segni che variano individualmente.

Tende a verificarsi negli atleti durante periodi di maggiore impegno, sia in allenamento che in competizione, e in individui le cui pratiche quotidiane producono uno squilibrio tra attività fisica e recupero. Un recupero inadeguato può influire negativamente sull’adattamento e, quindi, sui livelli di idoneità e/o salute. Steinacker (1993) ha ammonito che se vengono intrapresi alti volumi di esercizio e allenamento (più di 1000 ore all’anno), anche il lavoro a livelli moderati può essere percepito come uno sforzo intenso.

Livelli relativamente bassi di idoneità fisica possono anche contribuire allo sviluppo di UPS. Per lo stesso carico di lavoro, gli atleti più in forma lavorano in modo relativamente più semplice rispetto ad atleti con minor grado di allenabilità. Inoltre, le attività “individuali” (ad es. ciclismo, nuoto e danza) hanno maggiori probabilità di indurre UPS rispetto agli sport di squadra come basket e pallavolo.

Lo stress esterno, le relazioni personali e le difficoltà finanziarie possono ulteriormente contribuire allo sviluppo della condizione.

SINTOMI

Quando contemporaneamente sono presenti sensazioni di affaticamento costante e scarso rendimento, devono essere considerati altri sintomi. Questi non sono specifici e possono variare da individuo a individuo.

La sintomatologia può includere:

  • sudorazione eccessiva;
  • incapacità di recuperare in modo ottimale dopo un intenso esercizio fisico;
  • perdita di desiderio ed entusiasmo per l’allenamento fisico (sentimenti di impotenza);
  • perdita della tecnica;
  • scarsa concentrazione;
  • perdita di appetito e di peso corporeo;
  • sonno disturbato spesso con incubi o sogni vividi;
  • aumento del rischio infortuni.

sintomi ups

SEGNI CLINICI

Come nel caso dei sintomi, non vi sono segni coerenti sull’esame clinico o sui test di laboratorio associati al sovrallenamento. Tuttavia, i segni noti potrebbero essere raggruppati in base a quelli che indicano UPS acuti (che durano fino a 1 mese) e quelli relativi a UPS cronici (che durano per molte settimane o mesi).

UPS ACUTO

L’UPS acuto o di breve durata è il risultato di uno squilibrio tra esercizio e recupero nell’arco di pochi giorni o settimane. Tuttavia, gli effetti degli UPS acuti scompaiono rapidamente quando vengono rimossi i motivi per cui sono stati causati.

Il danno muscolare è forse il risultato più comune che indica che i volumi di lavoro hanno superato le capacità del muscolo in questione. I segni più comuni includono:

  • aumento della normale frequenza cardiaca a riposo di 5-10 battiti al minuto;
  • aumento della pressione sanguigna a riposo;
  • aumento delle concentrazioni di acido lattico a riposo;
  • diminuzione dei livelli massimi di acido lattico dopo un intenso esercizio fisico;
  • a seguito di specifiche attività di allenamento / allenamento, la frequenza cardiaca torna ai livelli di riposo può richiedere 2-3 volte più del normale;
  • ridotta capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno durante l’esercizio fisico massimo;
  • danno muscolare;
  • lieve alterazione dei valori di cpk.

UPS CRONICO

L’UPS cronico o di lunga durata è il risultato di uno squilibrio tra esercizio e recupero per un periodo di settimane o mesi.

Quando la condizione è completamente sviluppata, possono comparire i seguenti segni oltre a quelli sopra menzionati:

  • irregolarità mestruali, persino cessazione delle mestruazioni;
  • suscettibilità alle infezioni, in particolare della pelle e del tratto respiratorio superiore;
  • aumento dei tassi di allergie;
  • piccoli graffi possono guarire più lentamente;
  • grave alterazione dei valori di cpk.

GESTIONE DELL’UPS

Il concetto di “NO PAIN, NO GAIN” dovrebbe essere abolito dagli atleti con sindrome di UPS in quanto vi è generalmente poco “guadagno” lavorando in condizioni di affaticamento, malattia o infortunio.

La ricerca ha chiaramente dimostrato che periodi di riposo fisico (o attività ridotta) possono essere utili per gli atleti d’élite poco performanti (Koutedakis et al 1990). Una volta che un caso di UPS è stato diagnosticato e trattato, c’è il rischio di ricaduta entro i 3 mesi. Durante questo periodo, gli atleti non dovrebbero mai tentare di aumentare i carichi fisici di oltre il 5% a settimana.

GESTIONE DELL’OVER-REACHING

Per preparatori atletici e professionisti delle scienze motorie dovrebbe essere un “must” gestire e variare carichi, volumi di allenamento e sistemi energetici nelle singole sessioni di allenamento attraverso la periodizzazione.

Utilizzare l’over-reaching indotto (functional over-reaching) come metodo per l’aumento della performance, attraverso i meccanismi di supercompensazione, può essere una valida strategia, ma a ciò è fondamentale abbinare metodi di valutazione e monitoraggio, come ad esempio la misurazione della Heart rate Variability (HRV) o la scala Rate of Perceived Exertion (RPE).

Entrambe giocano un ruolo cruciale nella somministrazione dei carichi all’interno programmazione, andando a influenzare non solo il lavoro all’interno dei singoli nanocicli (singola sessione di allenamento), ma addirittura possono determinare la gestione dei carichi degli interi  microcicli (settimana). La valutazione dell’HRV deve essere fatta al risveglio, il mattino successivo alla sessione di allenamento in posizione clinostatica. Se i risultati indicheranno la dominanza del sistema simpatico su quello parasimpatico, la seduta di allenamento successiva alla misurazione non dovrà prevedere elevati volumi o intensità di lavoro in modo da evitare stimoli di sovraccarico nell’atleta.

HRV e UPS

Un ulteriore metodo è stato sperimentato attraverso la somministrazione di ketonic ester (KE) su atleti ai quali è stato diagnosticato lo stato di over-reaching. I risultati della ricerca hanno indicato come l’assunzione di KE può migliorare i sintomi dell’overreaching come la perdita dell’appetito, la qualità del sonno ed i meccanismi di catabolismo.

La stessa ricerca suggerisce di utilizzare l’ormone growth differentiation factor 15 (GDF15) come marker adeguato al monitoraggio dell’over-reaching e della UPS. 

CONCLUSIONI

Come si evince dall’articolo possono esistere delle strategie per la gestione dell’over-reaching o della UPS: ciò non significa che il ruolo di qualunque professionista delle scienze motorie, preparatore atletico o personal trainer, non sia quello di prevenire la comparsa di tali sindromi attraverso la periodizzazione dell’allenamento, la gestione dei carichi e l’utilizzo di metodi di valutazione validi.

Un preparatore deve infatti accettare le variabili anche a costo di stravolgere la programmazione affinché si possano ottenere risultati ottimali nel miglioramento della performance senza compromettere la salute degli atleti.

Nella mia personale esperienza, lavorando sia con atleti di endurance che in sport di potenza, ho utilizzato l’Hrv come strumento fondamentale per la gestione dell’overreaching funzionale, nonostante ciò ho programmato sempre una settimana di scarico a mesociclo, nelle settimane di carico l’aumento di volume ed intensità è stato progressivo (2,5% a microciclo), al contrario nella settimana di scarico sono andato a diminuire in maniera specifica i volumi di lavoro (fino al 60%), che, nella maggior parte degli atleti, risulta essere il principale fattore stressante ad influenzare i livelli “carico interno”.  

Emanuele Maceri
Note sull’autore
Laurea triennale scienze motorie “Univ.degli studi di Messina”
Founder e personal trainer “WE TRAIN”
Strength and conditioning student ISCII
Certificato Training lab Italia “Functional and postural recovery”
Certificato ASI preparazione atletica sport di squadra
Certificato ASI preparazione atletica sport individuali
Preparatore atletico licenza uefa B

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