Psicomotricità e percorsi motori: pro e contro nell’approccio pratico

Psicomotricità e percorsi motori: pro e contro nell’approccio pratico 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Non è raro trovare durante una lezione di psicomotricità l’utilizzo di percorsi motori: i classici percorsi in cui l’alternanza di attrezzi di varia grandezza e genere mette il bambino di fronte a piccole sfide, da superare attraverso l’esecuzione di piccoli schemi motori di base.

L’uso dei percorsi motori

È uno dei mezzi più diffusi non solo nella psicomotricità, ma in tutte le attività motorie di base proposte dalle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Probabilmente è anche la prima cosa che vi verrebbe in mente di mettere in pratica con un vostro gruppetto di bambini.

Ogni volta che preparo una lezione a carattere psicomotorio o sportiva non specializzante, pongo sempre alla base della strutturazione della lezione la scelta accurata della metodologia che voglio utilizzare.

Uno schema, un gesto, un’abilità, una capacità, possono essere affrontate in vari modi e quello più corretto non è e non può essere lo stesso per tutti.

Il ruolo dei percorsi motori

Oggi vogliamo cercare di capire se il “percorso motorio” è un mezzo d’allenamento e d’apprendimento utile sempre, mai o qualche volta. La cosa più importante però, sarà capire se può essere il mezzo più efficace per voi e per le vostre necessità, perché, come detto, non può e non deve essere una soluzione uguale e adatta a tutti.

Cosa voglio dire?

Il mondo dilettantistico è pieno di varianti che mettono l’istruttore di fronte al fare “di necessità virtù” prima ancora che di fronte alla qualità e quantità di lavoro. Non disponiamo tutti degli stessi mezzi, delle stesse competenze, dello stesso materiale umano.

Ecco perché la scelta dell’utilizzo dei percorsi non può essere assoluta, ma deve agganciarsi al contesto situazionale in cui si opera.

Dopo anni di esperienza in questo campo ho maturato la consapevolezza che alcune situazioni ne favoriscono l’utilizzo, altre la sfavoriscono. Proviamo a vedere quando e perchè l’utilizzo può essere proficuo e quando meno.

I pro

  • Quando non si dispone di un importante numero di attrezzi (cerchi, coni, moduli psicomotori, aste, palloni ecc), disporli in serie secondo quanto previsto dalla propria unità d’allenamento, può semplificare la riuscita della seduta.
  • Nell’ideale del mondo motorio ci sarebbe la legge del “una testa, un attrezzo”, ma questo non è sempre o forse mai possibile. Per cui, ottimizza l’utilizzo dei tuoi attrezzi creando percorsi in cui tutti a giro possono beneficiarne!
  • L’utilizzo di percorsi ottimizza spazio e tempo, in quanto ordina e restringe il campo di gioco al solo spazio ricoperto dall’attrezzatura. Se disponi di poco spazio, devi e dovrai salvaguardare prima di tutto l’incolumità dei tuoi bambini. Il percorso ti facilita in questo.
  • Il controllo della lezione è nelle tue mani: porsi nella posizione in cui il tuo sguardo critico (critico perché pronto ad osservare e correggere) riesce a tenere sotto controllo tutti i percorsi in azione, ti aiuta a mantenere il controllo di più situazioni contemporanee, a differenza di quando i bambini utilizzano liberamente lo spazio attorno a sé.
  • Ti permettono di strutturare su più step consecutivi e consequenziali gli schemi su cui vuoi lavorare: è di estrema intuizione mettere prima quello che è più facile ed alla base dell’apprendimento e solo dopo apporre quello che è più complesso e richiede uno sforzo motorio-cognitivo maggiore.

I contro

  • Se disponi di un buon rapporto attrezzi/bambini, il percorso limita la quantità di lavoro da poter svolgere con un minor numero di ripetizioni rispetto a quanto non sarebbe possibile fare con uno/due bambini per attrezzo/attrezzi. Diventa allora preferibile ruotare i partecipanti a circuito piuttosto che su percorsi simili.
  • L’utilizzo di percorsi limita il campo e la percezione spazio temporale dei bambini. Per loro è fondamentale, in funzione dello sviluppo della capacità di orientamento spazio-tempo, poter sperimentare secondo la loro personale logica e percezione lo spazio di cui dispongono.
  • Se il percorso è l’unico mezzo che conosci, probabilmente rischi di andare incontro ad una programmazione e strutturazione dell’unità d’apprendimento errata. La varietà dei mezzi è importante. Inoltre, al pari di tutti gli altri mezzi, necessitano di una propedeutica, di un come, di un quando, di un perchè e di un per chi.
  • Prendendo spunto dal punto appena esaminato, i percorsi tendono a semplicizzare l’apprendimento motorio perchè spesso ci rendiamo protagonisti di “assemblaggi” ed abbinamenti casuali di schemi: corsa, poi salti, poi ancora corsa. La cosa peggiore e la casualità con la quale li ripetiamo nel tempo.

Probabilmente è proprio quest’ultimo punto il fulcro ed il problema dell’utilizzo di questo mezzo: abbinare schemi motori, abilità e capacità senza un senso è controproducente e il percorso facilita la caduta in questo errore.

Prima di sottoporre un bambino ad un percorso è necessario sapere cosa si sta proponendo, a quale grado di difficoltà, quali possono essere le possibili varianti, qual è l’obiettivo, come apporre le opportune correzioni.

Come strutturare dunque un simile discorso è un argomento che troverà spazio sicuramente nei prossimi articoli.

Conclusioni

Per mia personale esperienza il percorso motorio è un mezzo specifico che utilizzo in particolari situazioni quali:

  • spazio ridotto (è capitato di insegnare in scuole dove l’attività motoria veniva svolta in corridoi di 3×15 con porte che si aprivano);
  • necessità di lavoro su step e livelli consequenziali di un singolo schema motorio;
  • abbinamento strutturato di schemi motori ed abilità motorie (saltare a piedi uniti e contemporaneamente ad esempio lanciare e colpire un bersaglio fisso o mobile);
  • pre situazioni cognitive, ovvero, come mezzo per assimilare e meccanicizzare movimenti utili poi in giochi in cui la situazione, avversari o attrezzi di movimento rendono più complessa l’attuazione dello schema.

Come detto nell’introduzione a questo piccolo articolo, non può e non deve essere una scelta assoluta e uguale per tutti. Il bello e brutto del nostro mestiere è che a farla da padrone è la situazione, il contesto e il target a cui ci si riferisce.

Tocca a noi poi saper adattare le nostre competenze a tali parametri.

Dott. Emanuele Di Meo
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive presso l’Università G D’Annunzio di Chieti
Laurea Magistrale con Lode in Scienze e Tecniche dell’Attività Motorie Preventive e Adattate presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti
Responsabile Tecnico Tirocini Formativi presso la Facoltà di Scienze delle Attività Motorie e Sportive G. D’Annunzio di Chieti: Attività motoria di base nell’infanzia, Scuola Calcio, Ginnastica Artistica
Co-Responsabile Tecnico settore Psicomotricità e Ginnastica Artistica ASD Virtus Chieti
Insegnante Educazione Motoria nella Scuola Primaria e nei Progetti Coni – Miur
Preparatore Atletico Prima squadra, Campionato di Promozione e Juniores d’Elite Sant’Anna Calcio Chieti
Responsabile Tecnico e Allenatore Scuola Calcio Sant’Anna Chieti
Articolista Training Lab Italia

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Bibliografia

  • Blume, D.D., 1981. Le capacità coordinative: definizione e possibilità di svilupparle
  • Cote J., Hancock D.J., 2014. Companion to sport and exercise psychology. Routledge London and New York.
  • Schmidt R.A., Wrisberg C.A., 2000. Motor learning and performance. Human kinetics, United States of America
  • Petitpas et Al. 2005. A framework for planning youth sport programs that foster psychosocial development. The sport Psychologist, 19, 63-80.