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Relazione tra sviluppo motorio e BMI

Relazione tra sviluppo motorio e BMI 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Lo sviluppo delle capacità motorie durante l’infanzia e l’adolescenza dipende ed è influenzato dalla crescita, dai processi di maturazione e dall’interazione con l’ambiente. Lo sviluppo motorio è un processo attraverso il quale un individuo sperimenta schemi motori, varianti esecutive ed apprende abilità. È un processo di continue modificazioni che coinvolge vari fattori quali: maturazione neuromuscolare, crescita fisica e caratteristiche comportamentali, maturazione biologica e sviluppo.

La ricerca compiuta da Ortega et al. (Ortega, Ruiz, Castillo, Sjostrom 2008), i quali hanno sottoposto giovani adolescenti ad una batteria di test motori sulle capacità condizionali e coordinative, dimostra che il livello di efficienza fisica è un importante indicatore di salute per bambini e giovani ed è strettamente correlato all’adiposità addominale. Lo studio ha infatti dimostrato che il miglioramento dell’efficienza muscolare e della rapidità, piuttosto che la capacità cardiorespiratoria, sembra avere effetti positivi sullo sviluppo scheletrico, sull’umore e l’autostima e sembra essere associato a una buona performance scolastica. Nello studio di Chiodera et al (2008), sono stati valutati i livelli di sviluppo delle capacità motorie coordinative e condizionali di 4.500 adolescenti italiani, all’inizio e al termine dell’anno scolastico in cui è stato svolto un regolare programma di educazione motoria proposto da laureati in scienze motorie. È stata misurata la statura ed il peso, al fine di rilevare il Body mass index (BMI). I risultati di questo studio dimostrano che programmi specifici di educazione motoria producono significativi progressi nello sviluppo delle capacità motorie, sia coordinative che condizionali e nell’apprendimento di abilità motorie, senza alterare però i valori antropometrici relativi agli indici di massa corporea. Ciò è confermato anche dagli studi di Dobbins et al (2009): l’attività fisica a scuola produce benefici organici anche se non aiuta a perdere peso.

Sovrappeso e obesità limitano le prestazioni motorie dei bambini e degli adolescenti, in particolare sui compiti che richiedono lo spostamento del corpo in orizzontale ed in verticale. In un lavoro in cui si analizzano le relazioni tra BMI, indicatori dell’efficienza fisica (4 test motori, sit-ups in 60s, salto in lungo da fermo, sit and reach, 800 e 1600m di camminata/corsa) ed età, si evince che l’indice di forma fisica declina in funzione del BMI tra i ragazzi compresi tra i 9 e i 18 anni, ma l’andamento dipende dall’età. (Huang, Malina 2007).

A dimostrarlo è anche uno studio di Sirressi e Colella (2010) che ha analizzato i livelli di prestazione motoria, forza rapida degli arti inferiori e superiori, velocità, coordinazione motoria in relazione al BMI, tenendo conto anche delle differenze di genere. Lo studio verifica l’ipotesi secondo cui i soggetti in sovrappeso hanno  livelli di prestazione motoria minori rispetto ai loro coetanei normopeso, soprattutto nelle prove che prevedono lo spostamento del corpo. Gli Autori hanno compiuto una valutazione delle capacità motorie mediante diversi test motori quali: salto in lungo da fermo, lancio frontale da seduto del pallone da basket, corsa veloce sui 10 e sui 20 metri, 20 metri slalom in palleggio con pallone da basket. Il grado di sovrappeso e obesità era invece valutato attraverso i cut-off point di Cole (2000), che ha elaborato percentili medi da studi trasversali su popolazioni diverse. Questi dati, rappresentano tutta l’età pediatrica (2-18 anni), permettendo confronti internazionali. Il principio di cut off point si fonda sui valori di percentili di BMI che all’età di 18 anni corrispondono ai valori di BMI dell’adulto rispettivamente di 25 e 30 anni, diversi per entrambi i generi. Come ci si aspettava, sono emerse differenze significative per sesso e per gruppo riguardo alle prestazioni di forza rapida, velocità e coordinazione motoria. Le condizioni di sovrappeso influiscono negativamente sullo sviluppo motorio ed i processi di apprendimento motorio. Lo studio conferma precedenti evidenze scientifiche, mostrando come sovrappeso e obesità, oltre che costituire fattori di rischio per la salute, condizionano la prestazione e le tappe dello sviluppo motorio. La relazione negativa tra prestazione motoria e BMI è dimostrata da molti lavori in letteratura; tale relazione riguarda sia le capacità coordinative, sia le capacità motorie condizionali come una ridotta capacità aerobica, velocità o forza degli arti inferiori e ciò si riflette negativamente nell’esecuzione delle abilità locomotorie. Abilità motorie fondamentali come correre, lanciare, afferrare, calciare e colpire sono in relazione inversa al BMI e alla circonferenza vita rendendo meno abili i soggetti in sovrappeso. Al contrario, valutando la forza degli arti superiori, indipendentemente dal fattore “spostamento del corpo nello spazio”, al crescere del BMI cresce la capacità di forza.

Uno studio condotto da Foley et al. (2008), esamina la relazione tra le abilità motorie ed il BMI e dimostra che l’incremento delle abilità motorie è direttamente proporzionale al decremento del grasso corporeo; in altre parole aumenta la padronanza delle abilità motorie al diminuire del peso.

Bambini e adolescenti con migliori capacità motorie e condizionali ponderali nella norma sono fisicamente attivi e sono più motivati alla pratica di un’attività fisica, con positivi riflessi sullo stile di vita in età adulta. È per questo che negli studi di intervento per ridurre sovrappeso e obesità in età pediatrica, è necessario analizzare l’attività e le modalità organizzative più motivanti. Un giovane obeso che già presenta una bassa percezione di auto-efficacia nell’esprimere l’insuccesso e insuccessi ripetuti, intenderà le attività motorie deludenti e demotivanti e, pertanto, da evitare.

Il fenomeno della diminuzione dell’attività fisica nei bambini e negli adolescenti si riflette direttamente non solo nel crescente problema del sovrappeso e dell’obesità, ma anche nel peggioramento delle prestazioni motorie e degli indici di efficienza fisica, con tutte le conseguenze negative a livello cardiovascolare e metabolico. Il problema della perdita di efficienza fisica nella popolazione giovanile è un fenomeno generalizzato a tutti i Paesi industrializzati e che investe gli individui precocemente, già prima della scolarizzazione.

La perdita di moto spontaneo, più che dello sport e dell’attività fisica strutturati, sembra essere la causa principale del decremento di spesa energetica che concorre al drammatico aumento di sovrappeso e di obesità in età pediatrica. Infatti nella letteratura internazionale viene evidenziata una riduzione della capacità di prestazione motoria e in particolare di quella aerobica, che rappresenta il principale fattore di rischio per l’efficienza fisica collegata alla salute nei giovani ovvero nei bambini e negli adolescenti.
Al fine di individuare percorsi validi di intervento, resta la necessità di intensificare la realizzazione di studi sperimentali sull’attività fisica in età evolutiva (Shepard 2003). Tali studi devono essere centrati sia sui parametri quantitativi, sia su quelli qualitativi dell’attività fisica. La maggior parte degli interventionstudy sull’efficacia di programmi strutturati di attività fisica per l’età evolutiva (cfr. la rassegna di Strong et al. 2005) propone programmi di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa (MVPA, che nei bambini si può definire corrispondente ad una frequenza cardiaca >150 bpm, di durata da 30 a 45 minuti e di frequenza da tre a cinque sedute settimanali). I rari studi italiani nella scuola italiana danno indicazioni incoraggianti, ma necessitano di ulteriori estensioni a campioni rappresentativi prima di poter essere generalizzabili (Faigenbaum, Bellucci 2003). È piuttosto assai probabile che esista una forte variabilità interscolastica nel peso dato all’obiettivo dello sviluppo dell’efficienza fisica per la salute e quindi nell’aderenza agli standard consigliati dalla letteratura internazionale. Nel contesto dell’avviamento allo sport, invece, i parametri di intensità dipendono strettamente dal tipo di sport praticato e dal livello di prestazione e, quindi, non sono generalizzabili. Comunque riguardano solo una parte della popolazione giovanile. Al di fuori delle attività motorie e sportive strutturate, il movimento giornaliero dei bambini è tipicamente intermittente e non supervisionato. È importante sottolineare che la pratica di attività strutturate, nella maggior parte dei casi, non compensa la perdita del cosiddetto moto spontaneo e di tutto quel grande volume di attività non strutturata che in passato era basata sulla spontanea ricerca di soluzioni motorie a problemi della quotidianità. L’attività destrutturata tende a ridursi considerevolmente nelle società industrializzate, in particolare modo nei grandi centri urbani, come si evidenzia dall’involuzione delle prestazioni motorie (Dordel 2000; Eggert 2000). Tale attività sembra addirittura non sufficiente per la prevenzione dei rischi cardiovascolari nei bambini. Complessivamente, le linee guida internazionali raccomandano almeno 60 minuti di attività giornaliera da moderata a vigorosa. Considerato il fatto che il livello di attività fisica praticata in età evolutiva predice attendibilmente il livello di attività nella successiva età adulta, diventa cruciale gettare le basi di uno stile di vita sufficientemente attivo già dall’infanzia, per contrastare i trend attuali di mancanza di movimento che si instaurano già a partire dalla scuola materna. Per quanto riguarda i parametri qualitativi dell’attività motoria in età evolutiva non esistono affatto linee guida altrettanto strutturate, ma una molteplicità di indicazioni derivanti da interventionstudy che analizzano singoli aspetti qualitativi delle esperienze motorie. Tali parametri qualitativi sono centrati sulla modalità esecutiva dei gesti motori e cioè sulle richieste di capacità coordinative e di apprendimento di abilità che le diverse modalità esecutive comportano. Uno dei concetti chiave di un approccio qualitativo all’attività motoria è la variabilità della pratica: operativamente si tratta di prescrivere all’allievo sequenze variate di esercizi che alternano l’esecuzione di gesti motori diversi, oppure di prescrivere variazioni sistematiche dei parametri cosiddetti ‘superficiali’ dell’esecuzione dei singoli gesti motori, che sono la durata assoluta, la forza assoluta e il tipo di effettori,rispettivamente pratica ‘randomizzata’ e ‘variata’,(cfr. Pesce 2002 e Schmidt, Wrisberg 2000), per spiegazioni più dettagliate di questi tipi di variabilità della pratica.

In conclusione, Filippone et al (2007) confermano che è necessario rivedere le filosofie dell’educazione fisica, delle scienze motorie, dell’avviamento allo sport in età giovanile. Quantità e qualità delle attività fisiche in età prescolare devono essere riviste in un’ottica di acquisizione di stili di vita attivi. Il problema cruciale di chi si occupa di attività motorie e sportive per bambini è riuscire a coniugare nella pratica l’esigenza di appropriati standard qualitativi e quantitativi del movimento che possano frenare i trend involutivi sia sul fronte dell’efficienza fisica per la salute,sia sul fronte dello sviluppo motorio. Da tali presupposti, le politiche di promozione per la salute e i programmi di attività fisica dovrebbero essere progettati per migliorare il complesso delle capacità motorie. La scuola può assumere un ruolo importante nell’identificare i giovani con scarsa efficienza fisica, promuovendo comportamenti salutari, incoraggiandoli ad essere fisicamente attivi, con un’enfasi particolare sull’intensità, la durata e la varietà delle attività motorie praticate.

BIBLIOGRAFIA

Chiodera P., Volta E., Gobbi G., Milioni M., Mirandola P., Bonetti A., Delsignore R., Bernasconi S., Anedda A., Vitale M., Specifically designed physical exercise programs improbe children’s motor abilities, Scandinavian Journal of Medicine and Science Sport 2008; 18: 179-87.

Cole T.J.,Bellizzi M. C.,Flegal K.M., Dietz W.H.(2000). Establishing a standard definition for child overweight and obesity worldwide: international survey, BMJ ;320:1240–3.

Dobbins M., De Corby K., Robeson P., Husson H., Tirilis D., School- based physical activity programs for promoting physical activity fitness in children and adolescents aged 6-18. Cochrane Database of SystematicReviews 2009. Issue1.

FilipponeB.,Vantini C., Bellucci M., Faigenbaum A.D., Casella R., Pesce C.,(2007). Trend secolari di involuzione delle capacità motorie in età scolare. Studio longitudinale su un campione regionale italiano. SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXVI n.72

Foley JT., Harvey S., Chun HJ., The Relationship among fundamental motor skills, health-related physical fitness, and body fitness in South Korean Adolescents with mental retardation. Research Quarterly for Exercise and Sports 2008; 79 (2), 149-157.

Ortega FB, Ruiz JR, Castillo MJ, Sjostrom M, Physical fitness in childhood and adolescence, a powerful marker of health, International Journal of obesity 2008; 32, 1-11.

Sirressi A, Colella D. Italian journal of sport sceinces 2009/2010 numerounico.

Note sull’ autore:

Dottoressa Vivaldo Doriana

-Laurea “Scienze e tecniche delle attività motorie e sportive”

-Laurea magistrale “Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate” presso Università degli studi “G. d’Annunzio” Chieti

-Istruttore di 1°livello FIDAL-Federazione Italiana di Atletica Leggera

-Certificazione in FUNCTIONAL TRAINING (Training Lab Italia)

-Collaboratrice CONI regionale per l’attività motoria nella scuola primaria.

-Responsabile dell’attività motoria presso il centro di rieducazione motoria Dott. Di Ianni Pescara.

-Contatti : dorianavivaldo@hotmail.it

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