uomo nella terza età supportato da laureato in scienze motorie

Terza età: le possibilità di lavoro del Laureato in Scienze Motorie

Terza età: le possibilità di lavoro del Laureato in Scienze Motorie 1024 538 TRAINING LAB ITALIA

Oggi vedremo come le competenze del Laureato in Scienze Motorie contrastano le problematiche tipiche della terza età: invecchiamento, sedentarietà e sarcopenia per riduzione della massa muscolare.

Cambiamenti e DNA

L’uomo negli ultimi secoli ha modificato radicalmente il suo stile di vita, aumentando esponenzialmente le ore di sedentarietà, inattività fisica e l’introito di junk food (cibo spazzatura), senza rendersi conto che questo non gli permette di mantenere il suo apparato muscolo-scheletrico efficiente. Fino a pochi secoli fa, la specie umana ha provveduto a cacciare il cibo da solo, prendersi cura della propria prole e spesso proteggersi da altre specie animali, e tutte queste attività erano garantite dalla potenzialità dell’apparato muscolo-scheletrico.

Basta pensare che il nostro DNA nel corso dei secoli non è cambiato, ma è rimasto quello che ci garantiva la sopravvivenza dalle altre specie animali e la capacità di cacciarci il cibo con le nostre forze. Tutto è avvenuto troppo in fretta e all’improvviso perché si potessero manifestare progressi biologici fondamentali. Anche se a prima vista sembra che essi siano avvenuti, si tratta in gran parte di apparenza (Desmond M. et al: La Scimmia Nuda, 2016).

Dietro la facciata di un uomo moderno piazzato in una società evoluta, vi è sempre lo stesso caro e vecchio DNA. Solo i nomi sono cambiati: al posto di “caccia” leggi “lavoro”, al posto di “terreno di caccia” leggi “posto di lavoro” e così via (Desmond M. et al: La Scimmia Nuda, 2016).

L’aumento evidente del benessere e il cambiamento sociale ha portato ad un incremento estremo delle ore di sedentarietà che, associato all’eccesso di cibo, soprattutto di scarsa qualità (junk food), ha portato irrimediabilmente ad accelerare il processo di invecchiamento muscolare, caratterizzato da perdita muscolare e precoce perdita di forza specifica.

L’invecchiamento muscolare ha ricadute importanti sulla qualità di vita degli individui, dato che la disfunzione dell’apparato muscolo-scheletrico può contribuire all’insorgenza e accelerazione di malattie croniche nell’età avanzata. Alcune di esse sono le patologie cardiovascolari, insulino-resistenza, ipertensione, sarcopenia e malattie metaboliche, un problema sociale non da poco. Infatti, è stato dimostrato che le disfunzioni dell’apparato muscolo-scheletrico vanno a influenzare in maniera negativa la qualità della vita delle persone anziane, aumentando notevolmente i costi dell’assistenza sanitaria (Roubenoff and Hughes, 2000; Schneider and Guralnik, 1990).

L’invecchiamento muscolare

Come si evince, una diminuzione funzionale dei muscoli striati è uno degli effetti più evidenti di invecchiamento muscolare.

La domanda a cui proveremo a rispondere in questo articolo è la seguente: l’invecchiamento muscolare, e quindi il l’indebolimento di performance muscolare, è causato dall’avanzare dell’età – pertanto un normale processo fisiologico di invecchiamento cellulare – o è soprattutto il risultato di un incremento delle ore di sedentarietà?

Ricordiamo che nel muscolo scheletrico la marcata riduzione di massa muscolare e di forza specifica nella terza età prende il nome di Sarcopenia. Inoltre è importante ragionare anche in termini di dispendio energetico giornaliero di un individuo, dispendio che diminuisce progressivamente per tutta la vita adulta.

Infatti, in individui sedentari, il principale deterrente della spesa energetica è la massa magra – composta soprattutto da muscolo striato – che declina di circa il 15% tra il terzo e la l’ottava decade d’età (grafico I) contribuendo a un metabolismo basale più basso nell’anziano, con conseguenza di andare incontro a patologie croniche come l’insulino-resistenza e malattie metaboliche. Alcuni dati dimostrano che la conservazione e la prevenzione della Sarcopenia possa aiutare a prevenire la riduzione del tasso metabolico e, di conseguenza, a ridurre l’insorgenza di malattie croniche.

Grafico I. Sarcopenia, una sindrome che comporta la perdita di massa muscolare durante la terza età. All’ottava decade la perdita muscolare può essere pari al 15% -principale deterrente della spesa energetica-, causando problemi quali calo di performance muscolare, disagi sociali e incremento di malattie croniche.

Per queste ragioni, le strategie per la conservazione della massa muscolare con l’avanzare dell’età, può essere un sistema per aumentare l’indipendenza funzionale e ridurre l’insorgenza di malattie croniche associate all’età (William J, Evans et al: 1995).

In una serie di studi pubblicati tra il 1995 e il 2000, il gruppo di Osvaldo Delbono propone come principale causa del progressivo declino della forza muscolare, il malfunzionamento del meccanismo di accoppiamento eccitazione-contrazione, (Delbono O. et al: 1995), deputati al rilascio dello ione calcio (Ca2+) essenziale per dare avvio alla contrazione muscolare, che prendono il nome di unità per il rilascio del calcio (URC).

Di fatto, nelle fibre muscolari di soggetti anziani, il numero delle URC diminuisce drasticamente, e anche la loro morfologia cambia andando incontro anche ad alterazioni strutturali e disgregazione (Boncompagni et al: 2006). Sempre nello studio di Boncompagni è stato proposto che la diminuzione del numero delle URC e la loro alterazione morfologica, possa essere un fattore determinante nel malfunzionamento e invecchiamento dell’apparato muscolo scheletrico.

Infine, Boncompagni ha evidenziato che con l’età vi è un decadimento anche dell’associazione tra mitocondri e URC -un’associazione fondamentale perché, probabilmente, la vicinanza dei mitocondri alle URC è di vitale importanza per rifornire le Pompe delle URC di ATP- e a diminuzione delle funzioni enzimatiche dei mitocondri comporta una ridotta produzione di ATP, che contribuisce a un’alterazione e diminuzione del metabolismo basale.

Inoltre, dati in letteratura indicano che anche il numero di mitocondri diminuisce con l’età (Cortopassi and Wong, 1999; Herbener, 1976), e il rimodellamento delle loro creste interne è descritto in diversi lavori di Shigenaga.

Lo studio

Negli studi della Dott.ssa Boncompagni, ricercatrice nel laboratorio del Professor Protasi, sono state studiate biopsie umane per esaminare cosa succede alle URC e ai mitocondri con l’invecchiamento, 3 sono stati i gruppi presi in esame:

  • il primo gruppo composto da giovani individui con un’età compresa tra 22 e 30 anni;
  • il secondo gruppo composto da anziani che non praticano nessuna attività fisica, perciò considerati sedentari e con un’età compresa fra 65 e 75 anni e, infine,
  • il terzo gruppo composto da anziani sportivi, con età compresa fra 65 e 73 anni, che svolgono un’attività aerobica regolare. Gli anziani sportivi hanno praticato sport regolarmente almeno nella seconda parte della loro vita, svolgendo attività prevalentemente aerobiche con una frequenza di 3-5 volte a settimana e con attività come, ad esempio, bicicletta, sci, jogging, palestra ecc (Boncompagni et al: 2006).

I risultati ottenuti sono singolari, poiché i dati analizzati in questi tre gruppi di campioni evidenziano una differenza nella popolazione di mitocondri, il loro volume e in particolare l’associazione tra mitocondri e URC.

I risultati di quest’analisi sono riportati in tabella I e, come possiamo vedere, gli anziani sportivi presentano un volume di mitocondri almeno del doppio rispetto agli anziani sedentari (Tabella I, colonna A). Inoltre, un altro dato schiacciante è la quantità di mitocondri superiore nell’anziano sportivo (Tabella I, colonna B), il dato è reso ancora più interessante e convincente dal fatto che la quantità di mitocondri risulta essere superiore anche rispetto ai giovani, un elemento da tener conto.

Per concludere, analizziamo come il numero di coppie tra mitocondri e URC (Tabella I, colonna D) è notevolmente incrementato nei soggetti anziani sportivi, rispetto agli anziani sedentari. La loro associazione assicura un apporto efficiente nel rilascio di calcio da parte delle URC, inoltre, l’incremento dei mitocondri, del loro volume, e dell’associazione con le URC porta a un aumento del tasso metabolico, notevolmente ridotto nell’anziano sedentario.

I risultati degli studi effettuati sulle biopsie dei soggetti umani sportivi, pur non essendo conclusivi, ci hanno dato preziose informazioni:

  1. Il numero e il volume dei mitocondri è più alto rispetto agli anziani sedentari, con conseguenza di un metabolismo basale più alto;
  2. L’associazione tra mitocondri e URC è notevolmente incrementata rispetto agli anziani sedentari, garantendo una maggiore ed efficiente funzionalità delle URC al fine di rilasciare le giuste quantità di calcio, essenziale per avviare la contrazione.

Questi avvenienti ci suggeriscono come l’esercizio fisico regolare possa prevenire in maniera efficace la perdita del numero e la riduzione del volume dei mitocondri, conservando, e incrementando, la correlazione tra Mitocondri e URC.

Il ruolo del Laureato in Scienze Motorie

È chiaro che l’esercizio fisico sia un mezzo potente ed efficace per contrastare l’invecchiamento muscolare, fornendo una valida soluzione per prevenire la sarcopenia e incrementare, a sua volta, il tasso metabolico – il muscolo scheletrico non è solo una “macchina” contrattile, ma contribuisce considerevolmente anche alla termogenesi muscolare e alla produzione di calore (Ogden et al., 2015 Kelley, 2005). Questo perché le cellule per svolgere le loro funzioni, necessitano di ATP, e sia le reazioni di formazione che di degradazione dell’ATP producono calore. Il nostro obiettivo, dunque, è aumentare il dispendio energetico del soggetto al di sopra del metabolismo basale.

Molti dei problemi degli anziani derivano dal declino generale delle funzioni neuro-motorie provocando un drammatico aumento dei costi sanitari e la riduzione di attività fisica spontanea nella terza età.

È necessario non attribuire soltanto all’avanzare dell’età il declino dell’apparato muscolo-scheletrico, ma considerare che la sedentarietà gioca un ruolo chiave in tutto questo: incrementare le ore di attività fisica spontanea e introdurre l’esercizio fisico, è una soluzione efficace per contrastare l’invecchiamento muscolare, limitando la comparsa di malattie croniche e i costi sanitari, incrementare il tasso metabolico e aumentare la qualità della loro vita.

Il nostro obiettivo, come operatori motori, è quello di creare protocolli di lavoro finalizzati all’incremento dell’attività fisica spontanea durante la vita quotidiana e coinvolgere gli anziani in programmi di allenamento con frequenza di almeno 3 volte a settimana.

Con gli anziani è necessario lavorare sia sulle capacità coordinative e sia sugli schemi motori di base, che possono peggiorare con l’avanzare dell’età; e non dovrebbero mai mancare gli esercizi per la mobilità articolare.

Inoltre, i dati forniscono che l’attività prevalentemente aerobica aiuta a prevenire la sarcopenia, ma è importante lavorare anche su aspetti che riguardano la forza, salvo la presenza di controindicazioni.

Per questo è importante coinvolgere gli anziani con diverse attività come, ad esempio, un lavoro a circuito (Circuit Training), dove in base alla scelta del tempo di recupero e del numero di ripetizioni, andremo a lavorare sull’aspetto della forza, ma anche su altri domini quali l’equilibrio, la coordinazione e in ultimo, ma non meno importante, l’aspetto sociale: fare esercizio fisico in gruppo, coinvolge l’anziano in un vortice di emozioni, con la finalità di incrementare sia la sua fitness cardiovascolare e muscolare e sia il suo benessere psicologico, familiarizzando con i coetanei.

Loris Liberatore
Note sull’autore
Articolista Training Lab Italia
Laurea Triennale in Scienze dell’educazione Motoria e Sportiva
Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate con lode
Certificazione Functional Training – Training Lab Italia
Certificazione Advanced Cardiovascular Training – Training Lab Italia

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Bibliografia

  • Boncompagni, S. et al: (2006).  Progressive disorganization of the excitation-contraction uncoupling apparatus in aging human skeletal muscle as revealed by electron microscopy. A possible role in the decline of muscle performance. J Gerontal A Biol Sci Med Sci 61, 995-1008.
  • Cortopassi, G.A. and Wang, A. (1999). Mitochondria in organism aging and degeneration. Biochim Biophycs Acta 1410, 183-193.
  • Delbono, O. et al: (1995). Excitation-calcium release uncoupling in aged single human skeletal muscle fibers. J Membr Biol 148, 211-222.
  • Desmond M. (2016) La Scimmia Nuda.
  • Evans, W.J. (1995). What is Sarcopenia? J Gerontal A Biol Sci Med Sci 50 Spec No, 5-8.
  • Herbnener, G.H. (19976). A morphometric study of age-dependent changes in mitochondrial population of mouse liver and heart. J Gerontol 31, 8-12.
  • Kelley DE (2005) Skeletal muscle fat oxidatioin: timing and flexibility are everything. J Clin Invest 115(7):1699-702.
  • Ogden CL et al: (2015). Prevalence of Obesity Among Adults and Youth: United States, 2011-2014. NCHS Data Brief (219):1-8.
  • Roubenoff and Hughes. (2000). Sarcopenia: current concept. J Gerontal A Biol Sci Med Sci 55, M716-724. 
  • Schneider and Guralnik. (1990). The aging of America. Impact on health care costs. Jama (17):2335-40.
  • Shigenaga et al: (1994). Oxidative damage and mitochondrial decay in aging. Proc Natl Acad Sci U.S.A. 8; 91(23): 10771-10778.