donna a rischio triade dell'atleta

La triade dell’atleta: evitarla con l’aiuto del Laureato in Scienze Motorie

La triade dell’atleta: evitarla con l’aiuto del Laureato in Scienze Motorie 1024 536 TRAINING LAB ITALIA

Andiamo a vedere qual è il ruolo del laureato in Scienze Motorie nella triade dell’atleta, con un approccio multidisciplinare e delle best practice.

Cos’è la Triade dell’Atleta?

Con il termine Triade dell’Atleta, introdotto nel 1990, si fa riferimento a una sindrome che interessa il sesso femminile, caratterizzata da tre condizioni strettamente correlate: disturbi alimentari (DE), amenorrea e osteoporosi.

Tale definizione è stata rivista nel 2007 e fino ad oggi si parla di Triade nel momento in cui sono presenti una o più delle seguenti condizioni: 

  • Scarsa disponibilità energetica (EA) (con o senza disturbi del comportamento aliementare (DE)
  • Amenorrea/oligomenorrea
  • Ridotta densità minerale ossea (osteoporosi/osteopenia) (BMD)

caratteristiche triade atleta

Con la nuova definizione, quindi, non necessariamente devono essere presenti tutte e tre le condizioni per una diagnosi di Triade dell’Atleta.

Le atlete, non solo d’élite, che sono più a rischio di sviluppare tale sindrome, sono quelle che svolgono sport in cui è richiesta una bassa percentuale di massa grassa o che si basano sull’estetica, come nel caso di sport di endurance, danza, ginnastica e sport che prevedono la suddivisione in categorie di peso. 

Fattori di rischio e segnali d’allarme

sintomi triade atleta

Tali atlete possono presentare una sola o più componenti della sindrome, a cui sono associati fattori di rischio cardiovascolari, come l’aumento del colesterolo e alterazioni a livello endoteliale, con rischi maggiori per la salute delle atlete adolescenti rispetto a quelle adulte, in quanto l’adolescenza è una fase critica per lo sviluppo della massa ossea.

Infatti un’atleta in cui è presente tale sindrome potrebbe perdere dal 2 al 6 % della massa ossea all’anno, e sviluppare una struttura ossea simile a quella di una donna di 60 anni. L’osso, così debole, mette il soggetto 3 volte di più a rischio di fratture dovute a stress, fino a osteoporosi, che può presentarsi precocemente già in età giovanile.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo della sindrome è svolto dalla scarsa disponibilità di energia, dovuta a una dieta troppo restrittiva o ad aumento dell’attività fisica svolta.

  • Ripristinare il corretto consumo energetico (le lineeguida consigliano un aumento delle calorie giornaliere introdotte comprese tra 30 kcal/kg FFM (massa magra) e >=45 kcal/kg FFM) e ridurre il volume di attività fisica, sembrano essere quindi i principali interventi da effettuare, con lo scopo di ripristinare il ciclo mestruale e il peso. 

Il ciclo mestruale è infatti un importante segnale d’allerta. 

Dopo aver escluso altre cause di amenorrea, nel momento in cui si è in presenza di un inadeguato apporto energetico, si avrà una diagnosi di “amenorrea funzionale ipotalamica”. Funzionale in quanto dovuta ad una mancanza di energia, e non a patologie dell’asse endocrino riproduttivo, che causerà una diminuzione dei livelli di estrogeni prodotti.

Come evitare la Triade dell’Atleta?

  • Screening e interventi svolti da un team multidisciplinare, composto ad esempio da ginecologo, coach, atleta, genitori dell’atleta, nutrizionista e, nelle forme più gravi, anche da uno psicologo, sono fondamentali per la gestione di tale sindrome. Soprattutto se interessa adolescenti, ancora in fase di crescita e maturazione, in quanto il trattamento farmacologico non può sostituire la cura vera e propria delle condizioni di fondo.
  • Educare alla corretta identificazione e gestione della sindrome da parte di medici e staff sportivo: infatti, la prevenzione e una diagnosi tempestiva sono di particolare importanza, in quanto le conseguenze di tali condizioni potrebbero essere non completamente reversibili.
  • La valutazione finale e giornaliera dell’atleta che, supervisionato dal Laureato in Scienze Motorie, deve essere mirata a identificare segni e sintomi dell’instaurarsi di tale situazione. 

Va sempre ricordato, quindi, che il raggiungimento della migliore condizione fisica e della forma sportiva ottimale dovrebbe essere affidato ad esperti nell’ambito dell’allenamento, che sappiano costruire programmi d’allenamento specifici per ogni singolo soggetto, e a figure preparate in materia di nutrizione.

Silvia Capozza
Note sull’autore
Laurea Triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive con Lode Università di Bari
Certificazione Functional Trainer Training Lab Italia
Certificazione Strength e Conditioning Training Lab Italia
Articolista Training Lab Italia

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Bibliografia