strappo addominale

LO STRAPPO ADDOMINALE: PREVENIRLO GRAZIE AL MOVIMENTO CONSAPEVOLE

LO STRAPPO ADDOMINALE: PREVENIRLO GRAZIE AL MOVIMENTO CONSAPEVOLE 1024 682 TRAINING LAB ITALIA

Dopo una panoramica sulle tipologie di lesione muscolare e le indicazioni sulla terminologia più consona da adottare, in questo articolo si approfondirà lo strappo muscolare addominale e come agire per prevenirlo, affidandosi anche al movimento consapevole.

 

LESIONE MUSCOLARE: UN QUADRO GENERALE

La lesione muscolare è per definizione un infortunio che può colpire qualunque muscolo del nostro corpo, andando di fatto a creare un danno alla struttura della fibra muscolare.

Le lesioni muscolari, tradizionalmente, sono state classificate come dirette o indirette.

  • Le lesioni muscolari indirette sono tipicamente localizzate vicino a una giunzione miotendinea (myotendinous junction – MTJ), prossimalmente o distalmente, o all’interno di un tendine intramuscolare. Sono state anche descritte su ecografia e risonanza magnetica come coinvolgenti la periferia di un muscolo (per esempio, epimisio, fascia). È stato anche dimostrato che l’età del paziente influenza la localizzazione delle lesioni muscolari.
  • Al contrario, le lesioni muscolari dirette sono localizzate dove avviene il contatto. Queste sono state classificate in base ai segni clinici. Se il muscolo è contratto al momento dell’impatto, l’energia viene assorbita meglio e di conseguenza si osservano meno danni istologici. La dimensione delle lesioni muscolari dirette non è ben correlata con i segni clinici e la compromissione funzionale, e tali lesioni di solito hanno una migliore evoluzione con un più breve tempo di recupero rispetto alle lesioni indirette.

Dunque, si parla di cause dirette quando le lesioni muscolari sono provocate da forze esterne come carichi pesanti, movimenti ripetitivi, urti, lesioni non cicatrizzate, posture non corrette, condizioni climatiche o terreno di gioco non ottimale. Si parla, invece, di traumi indiretti quando la lesione proviene da fattori interni come la cattiva alimentazione, la mancanza di riscaldamento e/o esercizi di mobilità o l’affaticamento muscolare.

Secondo la British Athletics Muscle Injury Classification, vi sono cinque gradi di lesione muscolare: dal grado 0 al grado 4, principalmente, ed esclusivamente per i gradi 1 – 4, basati sulle caratteristiche della risonanza magnetica (vedi tabella). I gradi 1-4 sono ulteriormente suddivisi in uno dei tre gruppi diagnostici (a, b o c) in base alla sede e all’estensione della lesione. La lesione viene classificata con il numero e la lettera più alti, in base alle sue caratteristiche.

Per le lesioni di grado 1-4, il suffisso “a” denota una lesione miofasciale nell’aspetto periferico del muscolo, “b” una lesione all’interno del ventre muscolare, più comunemente alla giunzione muscolo-tendinea (MTJ) e “c” una lesione che si estende nel tendine.

Il sito più comune di lesione muscolare è la MTJ e può richiedere tempi di riabilitazione più prolungati e diversi rispetto a una lesione miofasciale periferica. È dimostrato che la lesione all’interno del tendine è accompagnata ad una prognosi peggiore e quindi il coinvolgimento intra-tendineo è stato classificato alla fine della tabella come “c”.

C’è un descrittore aggiuntivo incluso nella classificazione per indicare il sito della lesione (terzo prossimale, centrale o distale), rispetto all’origine del muscolo. Deve essere indicato anche il muscolo specifico che è stato leso.

gradi di lesione muscolare

 

CONTRATTURA, STRAPPO O STIRAMENTO? FACCIAMO CHIAREZZA

I termini come “contrattura”, “strappo” e “stiramento” nella maggior parte dei casi vengono utilizzati come sinonimi. Andiamo ad analizzarli nel dettaglio per capirne le peculiarità e differenze.

 

  • STIRAMENTO MUSCOLARE

Con il termine “stiramento muscolare” ci si riferisce ad un eccessivo allungamento delle fibre muscolari, oltre la possibilità del muscolo. Il dolore insorge in modo progressivo durante l’attività e la zona colpita risulta dolorosa alla palpazione.

Non vi è una lesione anatomica vera e propria, quindi le fibre muscolari restano intatte. Si risolve in 15 giorni circa. Tuttavia, questa definizione è raramente usata in letteratura e nella gestione quotidiana delle lesioni muscolari atletiche.

Un’approfondita indagine dimostra come il termine “stiramento” (strain) è usato con un alto livello di variabilità tra professionisti e risulta essere più un termine biomeccanico.

 

  • STRAPPO MUSCOLARE

Si raccomanda, invece, di usare il termine “strappo” (tear) per le lesioni strutturali delle fibre o dei fasci muscolari che portano alla perdita di continuità e delle proprietà contrattili. In questo modo si comprendono meglio le caratteristiche strutturali rispetto a un meccanismo di lesione.

Lo strappo, chiamato anche distrazione, è una lesione muscolare che provoca impotenza funzionale. Esso si manifesta con dolore acuto e ben localizzabile, e una tumefazione locale che, in seguito, può diventare un’ecchimosi o un ematoma. Come dice la parola stessa c’è uno strappo delle fibre.

A seconda del numero di fibre coinvolte si parla di strappo di primo, secondo o terzo grado.

  • Lo strappo di primo grado riguarda le lesioni muscolari di alcune fibre, inferiore o pari al 5%, e sono caratterizzate dalla presenza di dolore avvertito solamente nella fase di contrazione del muscolo. Ha una durata di circa 15/20 giorni e non ha bisogno di terapie.
  • Anche in presenza di strappo di secondo grado la lesione interessa solo alcune fibre, dal 6% al 50%, è caratterizzata dalla comparsa di un ematoma e dalla presenza di dolore che aumenta progressivamente nei giorni. È necessario un approfondimento diagnostico per localizzare la lesione e definire i tempi di recupero che si aggirano attorno ai 30 giorni.
  • Lo strappo di terzo grado è la condizione più grave, poiché ritroviamo protagonista la rottura di tutte le fibre muscolari o almeno i 3/4. Questo stadio è caratterizzato da sintomo di impotenza, dolore acuto ed ematoma. È opportuno seguire un iter medico e le specifiche terapie. I tempi di recupero indicativi sono di circa 45 giorni.

 

  • CONTRATTURA MUSCOLARE

Un altro termine da esaminare quando parliamo di lesioni muscolari è la “contrattura muscolare”. È un segnale legato ad un’affezione muscolare di varia natura, che si manifesta generalmente per un’intossicazione muscolare, ossia in conseguenza di uno sforzo muscolare effettuato in condizioni sfavorevoli per un tempo più o meno prolungato. Si percepisce un indurimento del muscolo, del gonfiore e talvolta è doloroso. La sua durata varia dai 3 agli 8 giorni.

 

ALTRI TIPI DI CLASSIFICAZIONE DI LESIONE MUSCOLARE

Grazie ad un’approfondita analisi di Hans-Wilhelm Mueller-Wohlfahrt e colleghi, nelle tabelle che seguono vengono riportate: la struttura del sistema di classificazione globale per le lesioni muscolari atletiche (Tabella 2); una chiara definizione di ogni tipo di lesione muscolare, una differenziazione secondo i sintomi, i segni clinici, la localizzazione e l’imaging (Tabella 3).

classificazione lesione muscolare

definizione di lesione muscolare

 

LO STRAPPO ADDOMINALE

Entrando nello specifico di quel che riguarda la lesione addominale, possiamo dire che si tratta di un evento abbastanza comune negli sportivi, ordinario in sport come pallavolo, tennis, golf, baseball o durante le immersioni.

I muscoli di questa zona fanno parte di quell’insieme chiamato CORE o nucleo del corpo in cui partecipano, con un ruolo predominante, i muscoli del pavimento pelvico, il trasverso dell’addome, il multifido, gli obliqui interni ed esterni, il retto dell’addome, gli erettori spinali ed il diaframma.

Come muscoli minori, sono considerati il gran dorsale, il grande gluteo ed il trapezio.

Solo alcuni studiosi considerano nel “pacchetto”, con un ruolo più marginale, i muscoli lombari, i rotatori profondi, i muscoli cervicali, il retto anteriore e laterale della testa ed il lungo del collo.

Agendo insieme, i muscoli del CORE, sono principalmente responsabili della stabilizzazione di torace e bacino nel movimento, favoriscono l’espulsione di varie sostanze (vomito, feci, espirato polmonare) attraverso l’aumento della pressione interna, sono indispensabili nella funzione di continenza, ovvero la capacità di gestire i visceri, sono necessari durante il travaglio e il parto, poiché responsabili del supporto attivo nell’espulsione del bambino. Inoltre, il nucleo del corpo influisce sulla postura e si presume che da esso origini la maggior parte dei movimenti funzionali di tutto il corpo, inclusi i gesti atletici e sportivi.

Avviene una lesione muscolare addominale quando le fibre muscolari non sono in grado di far fronte alle richieste imposte da un sovraccarico, si verifica principalmente come risultato di una potente contrazione o di un eccessivo allungamento del muscolo.

Durante l’attività in palestra, non appena si avverte un dolore acuto, la prima cosa utile da fare – per attutire i danni e prevenire la formazione di edemi ed ematomi – è quella di adottare il Protocollo RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation). Nel pratico, applicare subito del ghiaccio, comprimere con una benda la zona interessata, elevare l’arto danneggiato e riposare, interrompendo subito l’attività per almeno 24-36 ore dalla lesione. Il passaggio successivo è rappresentato dal bendaggio compressivo e dalla visita ecografica che determinerà la gravità della lesione, i tempi di recupero e guarigione.

Gli specialisti ai quali affidarsi nel processo di diagnosi delle lesioni muscolari sono esperti in Medicina dello Sport, Fisiatria, Ortopedia e Traumatologia, Fisioterapia, Radiologia e Chirurgia Generale che procederanno a svolgere tutti gli esami volti a confermare o meno la patologia, a valutare i gradi della lesione e a prescrivere il miglior trattamento possibile.

L’intervento da praticare in questi casi è strettamente correlato all’entità del danno subito. A discrezione dello specialista potrebbero essere utili degli interventi terapeutici (come le onde d’urto, ultrasuoni, farmaci o fisioterapia) per accelerare e facilitare il processo di guarigione.

 

I FATTORI DI RISCHIO DELLO STRAPPO ADDOMINALE E COME INTERVENIRE

Come già accennato, tra i fattori di rischio che causano le lesioni delle fibre ritroviamo:

  • una fase di riscaldamento e/o mobilità inadeguata rispetto allo sforzo da compiere;
  • un affaticamento muscolare eccessivo;
  • un’asimmetria degli arti;
  • infortuni pregressi della muscolatura;
  • infine, deficit di mobilità e flessibilità.

La prevenzione è la migliore arma che possiamo usare per evitarle.

Soprattutto con i neofiti, prima di avviarli all’attività, che siano esercizi a corpo libero o con i pesi, è opportuno educarli al movimento. Dunque, si parte con un’approfondita conoscenza del proprio corpo: iniziando da una corretta attivazione della muscolatura profonda, sarà abituato poi a gestire qualsiasi movimento, anche più impegnativo.

Prima di svolgere qualsiasi attività, bisognerebbe dedicare alcuni minuti a preparare i distretti muscolari interessati. Questo processo è fondamentale per preparare il muscolo ad affrontare sforzi e sollecitazioni.

Non meno importante sarà imparare a riconoscere i segnali che costantemente il nostro corpo ci invia, per cui se avverte dolori particolari, non sono da sottovalutare e bisogna permettere un giusto recupero.

 

PREVENIRE LO STRAPPO ADDOMINALE: RAGIONARE OSSERVANDO E STUDIANDO LA GLOBALITÀ

Se volessimo considerare il corpo come un unico sistema e prendendo in esame le linee miofasciali, la Linea Profonda Frontale (LPF) è quella che rappresenta il nostro nucleo. Incorniciata tra le linee cardinali, avvolta dalla Linea Spirale e dalla Linea Funzionale, crea il nucleo miofasciale del corpo e da essa dipende il funzionamento ottimale di tutti gli altri meridiani. Piuttosto che presentarsi come una “semplice linea”, si definisce in uno spazio tridimensionale.

La Linea Profonda Frontale, in termini di postura e movimento, supporta e sostiene il corpo dall’interno, per questo motivo è definita anche “core profondo”. Equilibra l’interazione di tutti i meridiani miofasciali e ci dà flessibilità ed efficienza. In particolare:

  • solleva e stabilizza dinamicamente l’arco interno del piede;
  • provvede alla stabilizzazione dinamica di ginocchio ed anca, supporta anteriormente la colonna;
  • stabilizza dinamicamente le vertebre lombari ed il torace (contribuendo all’espansione tridimensionale ed al rilassamento durante la respirazione);
  • bilancia la dinamica di collo e testa;
  • controbilancia la Linea Laterale.

Sebbene non ci sia nessun movimento di pertinenza della LPF (se non l’adduzione dell’anca), d’altra parte nessun movimento è al di fuori della sua azione. La LPF è praticamente ovunque, circondata o ricoperta da altra miofascia. È formata da fibre muscolari a contrazione lenta, ma con grande capacità di sforzo. Un suo allenamento deve prevedere esercizi di: stabilità statica e dinamica, forza eccentrica, isometrica e concentrica, forza elastica, flessibilità funzionale, tridimensionalità.

 

PREVENIRE LO STRAPPO ADDOMINALE: IL MOVIMENTO CONSAPEVOLE

Da non molto si sta considerando una nuova linea di pensiero che ha cominciato a difendere il concetto di movimento consapevole come una parte fondamentale di qualsiasi regime di allenamento.

Sempre più persone si stanno rendendo conto che un esercizio “slow”, lento (anche se non necessariamente meno difficile) può avere benefici sorprendenti. Nasce così il movimento cosciente, o flusso cosciente, o controllo cosciente, che significa immaginare di fare tutto ciò che stai facendo al tuo corpo con precisione e piena comprensione dei meccanismi fisici al lavoro (tipico dello yoga).

Questa ritrovata “attenzione” porterà a vedere e capire più a fondo il quadro generale delle proprie esigenze fisiche ed emotive.

La prima forma d’intelligenza a svilupparsi è quella motoria e, come spiegano le neuroscienze e la psicologia evolutiva, la conoscenza e il senso di sé nascono e si sviluppano partendo dal corpo. Attraverso i sensi e il movimento facciamo esperienza di noi stessi e del mondo, tutto questo ben prima che si manifestino parola e pensiero razionale.

Il cervello, dunque, si è evoluto soprattutto per migliorare il controllo del corpo consentendoci di sviluppare nuove capacità motorie e di perfezionarne altre già esistenti. La manualità fine, la produzione di un linguaggio articolato, la scrittura, la possibilità di modulare emozioni e forme di comunicazione hanno aumentato in modo notevole la nostra capacità di intervenire sull’ambiente e di creare gruppi sociali sempre più ampi.

Ponendo attenzione alle sensazioni che emergono mentre eseguiamo vari tipi di esercizi, otteniamo importanti vantaggi:

  • una maggiore conoscenza di noi stessi come unità corpo-mente;
  • la capacità di muoverci in modo più preciso ed economico, sia nella quotidianità che nell’attività sportiva;
  • un controllo migliore della postura, che influenza in modo diretto salute, estetica e comunicazione interpersonale;
  • lo sviluppo di una più elevata capacità di osservazione e concentrazione, fattore che ha ricadute positive su qualunque aspetto della vita.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Il concetto di movimento consapevole è applicabile a ogni tipo di esercizio e finalità e, a parità di lavoro, ne migliora l’efficacia, poiché l’attenzione esercitata amplifica il processo di apprendimento neuro-fisiologico. Introdurre il movimento cosciente, nelle sedute di allenamento, è stato visto essere uno dei metodi efficaci per la prevenzione degli infortuni.

Saper valutare gli aspetti relativi alla prevenzione infortuni è uno dei fattori maggiormente determinanti per il livello di performance di un team o un atleta.

 

Ecco perché abbiamo pensato ad un workshop, dedicato ai professionisti delle SCIENZE MOTORIE, che ne approfondisce le dinamiche!

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Dott.ssa Francesca Vespasiano

Note sull’autore

Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive all’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti
Studentessa di Osteopatia presso l’AIOT di Pescara
Certificata Training Lab Italia – Personal Trainer, Functional Trainer, Functional and Postural Recovery
Articolista Training Lab Italia
Membro del Progetto University Lab

 

BIBLIOGRAFIA

  1. ‘THE CORE’: UNDERSTANDING IT, AND RETRAINING ITS DYSFUNCTION, Josephine Key, Epub, 2013.
  2. BRITISH ATHLETICS MUSCLE INJURY CLASSIFICATION: A NEW GRADING SYSTEM, Noel Pollock et al., BJSM, 2014;
  3. TERMINOLOGY AND CLASSIFICATION OF MUSCLE INJURIES IN SPORT: THE MUNICH CONSENSUS STATEMENT, Hans-Wilhelm Mueller-Wohlfahrt et al., BJSM, 2015;
  4. MUSCLE INJURIES IN SPORTS: A NEW EVIDENCE-INFORMED AND EXPERT CONSENSUS-BASED CLASSIFICATION WITH CLINICAL APPLICATION, Xavier Valle et al., Springer International Publishing Switzerland, 2016.

 

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