Category: Nutrition

terapia nutrizionale atleti diabetici

LA TERAPIA NUTRIZIONALE NEGLI ATLETI DIABETICI

Molti atleti professionisti sono affetti dal diabete e, attualmente, non esistono indicazioni nutrizionali specifiche da applicare nei vari sport. Gli atleti diabetici dovrebbero adattare la loro dieta secondo le linee guida suggerite per la popolazione generale, possibilmente prestando attenzione alla composizione nutrizionale giornaliera e alle dosi, in modo da preservare il loro stato di salute e assicurare un’adeguata performance. Nel corso dell’articolo, vedremo quali sono gli obiettivi della terapia nutrizionale, prima, durante e al termine dell’allenamento, in modo da migliorare la ripartizione dei macronutrienti durante i pasti, ottimizzare la performance e controllare le complicanze correlate al diabete.   Cenni generali sul Diabete Mellito Il Diabete Mellito è una malattia cronica che include diverse disfunzioni fisiologiche con diverse eziologie: è caratterizzata da iperglicemia cronica dovuta ad un deficit nella secrezione di insulina e/o della sua funzionalità. Il diabete di tipo 1 (T1D) è definito dalla distruzione su base autoimmune delle beta cellule pancreatiche, a causa di fattori genetici, immunologici e ambientali, anche se gli eventi esatti che portano allo sviluppo di questo tipo di diabete non sono ancora ben noti. Il diabete di tipo 2 (T2D) è caratterizzato invece da un doppio difetto: l’insulina non viene prodotta in quantità sufficiente per soddisfare

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stress e alimentazione

STRESS E ALIMENTAZIONE: COME COMBATTERE LO STRESS A TAVOLA

In che modo gli alimenti possono aiutare a ridurre lo stress? In questo articolo vedremo come è possibile combattere e ridurre le conseguenze dello stress a tavola, grazie ad una corretta alimentazione!   Il termine stress è ormai entrato nel nostro vocabolario e non indica di certo situazioni piacevoli e rilassanti, tutt’altro. Lo stress fa riferimento a condizioni che generano ansia, incapacità di adattamento, agitazione e preoccupazione. Il risultato che ne deriva sarà instabilità, turbamento ed inadeguatezza. Sicuramente la società attuale e le sue tempistiche non facilitano affatto questa situazione, anzi ne sono certamente la causa. Il problema più grande è che lo stress può sfociare in vere e proprie patologie, sempre più diffuse nei tempi attuali. Cosa fare per risolvere questo problema, almeno in parte? L’esercizio fisico ci da una grande risposta a questa domanda, ma non è il solo. Vi propongo oggi la mia visione “alternativa” alimentare per combattere lo stress… a tavola!   FISIOLOGIA DELLO STRESS Conosciamo benissimo le 3 reazioni allo stress: Reazione di allarme; Resistenza o adattamento; Esaurimento. Queste reazioni permettono di rispondere agli stressor e di avere, quindi, l’energia a sufficienza per affrontarli, con lo scopo di tornare al più presto al normale equilibrio fisiologico, all’omeostasi

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ragazzo in palestra con disturbo dismorfismo muscolare e ortoressia

Disturbo del Dismorfismo Muscolare e Ortoressia: le “nuove patologie”

Visione del Laureato in Scienze Motorie e dello Psicologo dello Sport I disturbi alimentari oggi non colpiscono solo donne e adolescenti: il Disturbo del Dismorfismo Muscolare e l’Ortoressia sono patologie nuove, da comprendere e studiare. Ecco il punto di vista dello Scienziato Motore e dello Psicologo dello Sport. Introduzione Generalità sui Disturbi del Comportamento Alimentare Secondo la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA), questi disturbi nel nostro Paese colpiscono ogni anno 85000 persone. I numeri sono approssimativi perché non è semplice ottenere una stima precisa. La diffusione di questi, infatti, può avere valori poco indicativi nella popolazione generale ma tassi molto alti in popolazioni specifiche.  Ne soffrono, ad esempio, 10 adolescenti su 100. La fascia compresa tra i 15 e i 19 anni è tradizionalmente quella più a rischio, ma negli ultimi anni l’età in cui compaiono i primi disturbi si sta abbassando. Sono sempre più numerosi casi di bambini che soffrono già intorno agli 8-9 anni ma anche i casi che riguardano gli adulti over 40. Secondo una ricerca seguita dall’ABA, Associazione Italiana per la cura e la prevenzione di Anoressia e Bulimia, il 95,9% delle persone affette sono donne. Questo rapporto si sta

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dieta per dimagrire

La vera dieta per dimagrire

Il dimagrimento è il cruccio di molti.  Un po’ perché l’accettazione della propria immagine corporea diventa sempre più difficile, a causa dei canoni altissimi imposti negli ultimi anni dai social, un po’ perché con i ritmi attuali, in cui si è frenetici da sedentari, ingrassare è molto semplice.  Certe volte, per capire davvero cosa stia accadendo, farsi delle domande apparentemente semplici risulta davvero necessario. Perché si ingrassa? Il peso corporeo può essere visto come il risultato finale della complessa interazione tra geni ed influenze ambientali. Il patrimonio genetico non è necessariamente la causa dell’aumento ponderale, ma in presenza di forti influenze ambientali può essere responsabile di un’aumentata suscettibilità, che può contribuire significativamente  ad abbassare la soglia del suo sviluppo e a generare una variabilità dell’aumento ponderale tra soggetti che giornalmente assumono la stessa quantità calorica in eccesso. Anche la razza risulta contribuire alla generazione di piccole differenze nel metabolismo basale tra le persone. Inoltre, riguardo la sfera psicologica, generalmente si mangia per 2 motivi. Il primo è per fame reale, che ci permette di mantenere un’adeguata assunzione di cibo per ottenere l’energia da utilizzare per i processi vitali del nostro organismo. L’altro è per soddisfare il nostro appetito. Il comportamento

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metro per calcolo di composizione corporea

Composizione corporea e somatotipo: un binomio da considerare?

La valutazione della composizione corporea e del somatotipo è una delle metodiche di maggiore interesse per una corretta analisi nutrizionale. Interessante non solo per i nutrizionisti, ma anche per figure sanitarie di vario genere e professionisti del settore sportivo, tra cui spicca il Laureato in Scienze Motorie. Introduzione L’indice di massa corporea (BMI) è il parametro che viene spesso utilizzato per stimare la massa grassa di un soggetto. Tuttavia, questo parametro presenta alcune limitazioni non indifferenti, tra le quali figura il fatto che due soggetti possono avere lo stesso valore di BMI, ma una composizione corporea, in termini di tessuto adiposo e tessuto muscolare, completamente differente. Inoltre, il BMI è incapace di fornire informazioni riguardo i siti di maggiore distribuzione del tessuto adiposo, i quali sono fortemente correlati a rischio metabolico (come l’eccessivo tessuto adiposo viscerale, ad esempio). Così, per cercare di determinare topograficamente e con maggiore precisione la massa non solo grassa ma anche muscolare ed ossea, l’avanzamento tecnologico ha proposto negli anni diverse strumentazioni e metodiche capaci di venire incontro a tali esigenze. Tra queste tecniche, si citeranno: l’ecografia (US), l’analisi di impedenza bioelettrica (BIA), la tomografia computerizzata (CT), l’assorbimetria a raggi-X a doppia energia (DXA), le tecniche

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shift worker con sveglia al mattino

Gli Shift Workers e il collegamento tra sistema circadiano e obesità

Le persone che lavorano facendo dei “turni” hanno degli scompensi sul sistema circadiano e questo si può associare all’obesità. Vediamo di capire meglio tutti i meccanismi fisiologici. Ritmi di vita e conseguenze sulla salute Negli esseri umani, le abitudini tipiche della società moderna, tra cui la riduzione del tempo dedicato al sonno e l’aumento dell’esposizione alla luce anche durante la notte, agiscono sul cervello, inducendo una “perdita” dei ritmi interni ed esterni. Di conseguenza l’ambiente percepito dal cervello è diventato metabolicamente piatto e aritmico.  Ebbene, diversi studi evidenziano come anche l’alterazione del sistema circadiano (chronodisruption (CD)) abbia un collegamento con l’obesità.  Va ricordato che tra le complicanze dell’obesità vi sono le malattie cardiovascolari, ipertensione, dislipidemia, disfunzione endoteliale, ridotta tolleranza al glucosio e diabete di tipo 2. Interessante è il fatto che la Cronobiologia sia implicata nella maggior parte delle sopracitate patologie.  Infatti molti ormoni coinvolti nel metabolismo come insulina, glucagone, GH e cortisolo, mostrano oscillazioni circadiane con differenti andature giornaliere. I meccanismi interni sincronizzati assicurano che tutti i ritmi fisiologici e comportamentali avvengano in maniera coordinata durante il ciclo di 24 ore.  Questo comporta che la salute di coloro in cui non vi è una sincronizzazione tra i ritmi biologici e quelli

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donna a rischio triade dell'atleta

La triade dell’atleta: evitarla con l’aiuto del Laureato in Scienze Motorie

Andiamo a vedere qual è il ruolo del laureato in Scienze Motorie nella triade dell’atleta, con un approccio multidisciplinare e delle best practice. Cos’è la Triade dell’Atleta? Con il termine Triade dell’Atleta, introdotto nel 1990, si fa riferimento a una sindrome che interessa il sesso femminile, caratterizzata da tre condizioni strettamente correlate: disturbi alimentari (DE), amenorrea e osteoporosi. Tale definizione è stata rivista nel 2007 e fino ad oggi si parla di Triade nel momento in cui sono presenti una o più delle seguenti condizioni:  Scarsa disponibilità energetica (EA) (con o senza disturbi del comportamento aliementare (DE) Amenorrea/oligomenorrea Ridotta densità minerale ossea (osteoporosi/osteopenia) (BMD) Con la nuova definizione, quindi, non necessariamente devono essere presenti tutte e tre le condizioni per una diagnosi di Triade dell’Atleta. Le atlete, non solo d’élite, che sono più a rischio di sviluppare tale sindrome, sono quelle che svolgono sport in cui è richiesta una bassa percentuale di massa grassa o che si basano sull’estetica, come nel caso di sport di endurance, danza, ginnastica e sport che prevedono la suddivisione in categorie di peso.  Fattori di rischio e segnali d’allarme Tali atlete possono presentare una sola o più componenti della sindrome, a cui sono associati fattori di

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L’integrazione di micronutrienti per chi pratica attività fisica amatoriale: è davvero utile?

L’uso di supplementi nutrizionali per correggere carenze nutrizionali, rispettando le dosi raccomandate, può essere di grande aiuto per molti pazienti al fine di migliorare la loro qualità di vita. Al tempo stesso, il surplus vitaminico e di micronutrienti, sia in una situazione di carenza, che in previsione di un’attività fisica amatoriale, potrebbe portare a scarsi risultati in termini di prestazione sportiva e addirittura a intossicazione da eccesso. Integrazione sportiva e fabbisogno giornaliero Il regime dietetico per le persone che praticano un’attività fisica sostenuta, deve essere basato sugli stessi principi della dieta per la popolazione generale – a meno che non si decida di attuare una strategia alimentare specifica- , tranne che per l’apporto energetico e proteico in primis. L’aumento del fabbisogno energetico è dovuto sia all’incremento del metabolismo basale, conseguente all’aumento della massa muscolare, che al maggiore dispendio energetico per l’attività fisica stessa. La dieta deve essere varia, bilanciata e tale da mantenere una condizione di completa e buona salute. Deve poter soddisfare le funzioni energetiche, plastiche ed il ripristino delle condizioni fisiologiche, alterate in seguito alla sudorazione. L’integrazione dovrebbe essere effettuata in due momenti: quando l’alimentazione da sola non riesce a coprire l’aumentata richiesta di macro e micronutrienti; quando

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Gli effetti della dieta chetogenica sulla performance sportiva

In questo articolo chiariremo il concetto di dieta chetogenica negli sport di endurance e di resistance, affrontando alcuni pattern che agiscono sulla performance sportiva. Cos’è la dieta chetogenica La prima realizzazione di dieta chetogenica risale agli anni ’20, ai fini terapeutici, con l’obiettivo di favorire la remissione dei sintomi in una persona affetta da epilessia. Entrando più nel dettaglio, per dieta chetogenica si intende un protocollo alimentare a bassissimo introito di carboidrati, che vada a generare una condizione di chetosi e uno stato metabolico caratterizzato dall’abbondante presenza nel sangue di corpi chetonici. I chetoni sono 3: acetone, acido aceto-acetico, acido beta-idrossibutirrato. Chetosi diabetica e fisiologica Alla chetosi di norma si dà un giudizio negativo in quanto la si correla alla chetosi diabetica, condizione patologica che può portare il paziente a coma diabetico: se però la chetosi è una chetosi fisiologica, ottenuta grazie all’adattamento del corpo ad una condizione esterna, non rappresenta un pericolo, bensì un meccanismo di sopravvivenza, condizione che il nostro corpo naturalmente mette in atto. I motivi per cui i corpi chetonici possono aumentare all’interno del sangue sono vari: oltre alle condizioni patologiche sopra menzionate, possono aumentare quando il glicogeno nel fegato non riesce a soddisfare la necessità

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carboidrati-performance-sportiva

Carboidrati e Performance Sportiva

Carboidrati e Performance Sportiva Uno dei principali argomenti delle palestre riguarda i carboidrati e la performance sportiva, ci sono tantissime scuole di pensiero a riguardo, ma quello che faremo sarà analizzare gli studi scientifici e la fisiologia umana per capire come funziona questo importante nutriente. I carboidrati sono delle molecole formate da atomi di Carbonio, Idrogeno e Ossigeno, con un rapporto di due atomi di idrogeno per ogni atomo di carbonio e ossigeno. Questa semplicissima struttura molecolare consente al nostro corpo di usarli come fonte di energia veloce. Questo perché i carboidrati grazie alla loro semplice struttura possono dissolversi facilmente nell’acqua (componente principale del corpo umano). I carboidrati sono un importante risorsa energetica per il cervello e il sistema nervoso centrale (che da solo ne consuma 120/180 gr al giorno per assolvere le sue funzioni), così come per il lavoro muscolare, l’attività motoria e l’esercizio fisico. Vengono immagazzinati nel nostro corpo sotto forma di glicogeno nel fegato e nei muscoli. Tuttavia, la capacità di conservare i carboidratiè relativamente limitata. Circa 100 gr. di Glicogeno (approssimativamente 400 Kcal) vengono immagazzinati nel fegato, mentre più di 400 gr. (Equivalente a 1600 Kcal.) vengono conservati nel muscolo scheletrico. Lo scopo del glicogeno epatico

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digiuno-intermittente

Il Digiuno Intermittente per il dimagrimento e per la pratica sportiva

Per digiuno intermittente si intende una strategia alimentare che prevede una fase di astensione dal mangiare alternata ad una finestra alimentare in cui ci si alimenta. Al di là delle motivazioni religioso-filosofiche che spesso portano alla necessità di digiunare, da un punto di vista medico-scientifico il digiuno è risultato un’ottima terapia nella gestione delle patologie e nel percorso del dimagrimento. E’ fondamentale fare una distinzione tra digiuno intermittente (IF) e semplice restrizione calorica (CR) a basso contenuto di carboidrati (LC). La restrizione calorica low carb prevede una riduzione dell’apporto giornaliero sia di carboidrati (tra i 100 e i 130 gr) che di calorie, spesso anche al di sotto del metabolismo basale, scelta che fa storcere il naso a molti nutrizionisti. Spesso si mangia facendo pasti molto frequenti e con porzioni abbastanza ridotte: questo secondo il principio per cui il dispendio energetico giornaliero aumenti per opera di una termogenesi indotta dalla dieta sempre attiva, data dai pasti frequenti. A dire il vero,non ci sono studi scientifici che dimostrano che questa strategia sia vincente, nel senso che con protocolli dietetici restrittivi, la frequenza dei pasti non influisce sulla buona riuscita del regime alimentare. Con la CR comunque ci sono risultati convincenti da

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supercompensazione-glicogeno

Super compensazione del glicogeno: Stessa strategia per obiettivi diversi

I carboidrati sono la prima fonte di energia per il corpo umano e, il deposito di glucosio sotto forma di glicogeno nei muscoli, è il substrato principale per il lavoro muscolare. La degradazione del glicogeno è il processo metabolico tramite il quale, il muscolo utilizza glucosio come fonte di energia;rispolverando la biochimica, va ricordato che il primo enzima deputato ad avviare questo processo sia la glicogeno fosforilasi per,il distacco di una molecola di glucosio-1-fostato dalla catena glicogenica coopera, mentre la fosfoglucomutasi il quale è deputata alla conversione irreversibile in glucosio-6-fostato, condizione tramite cui è possibile avviare la glicolisi, il primo processo per ottenere ATP ma soprattutto piruvato.I carboidrati sono la prima fonte di energia per il corpo umano e, il deposito di glucosio sotto forma di glicogeno nei muscoli, è il substrato principale per il lavoro muscolare. La degradazione del glicogeno è il processo metabolico tramite il quale, il muscolo utilizza glucosio come fonte di energia;rispolverando la biochimica, va ricordato che il primo enzima deputato ad avviare questo processo sia la glicogeno fosforilasi per,il distacco di una molecola di glucosio-1-fostato dalla catena glicogenica coopera, mentre la fosfoglucomutasi il quale è deputata alla conversione irreversibile in glucosio-6-fostato., condizione tramite cui è

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Quali ormoni stimolano il metabolismo e la composizione corporea?

Per metabolismo si intende: l’insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono all’interno del nostro organismo. Tali reazioni hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l’energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al soddisfacimento delle richieste energetiche e strutturali delle cellule.Per metabolismo si intende: l’insieme dei processi biochimici ed energetici che si svolgono all’interno del nostro organismo. Tali reazioni hanno lo scopo di estrarre ed elaborare l’energia racchiusa negli alimenti, per poi destinarla al soddisfacimento delle richieste energetiche e strutturali delle cellule. Numerosi ormoni controllano il metabolismo e il bilancio energetico, influenzandone aspetti come: – Fame e sazietà – Spesa energetica – Metabolismo dei substrati L’ipotalamo svolge un ruolo fondamentale nella regolazione ormonale del metabolismo. L’ipotalamo è una struttura del SNC, situata nella zona centrale, interna ai due emisferi cerebrali. Costituisce la parte ventrale del diencefalo e comprende numerosi nuclei che attivano, controllano e integrano i meccanismi autonomici periferici, l’attività endocrina e molte funzioni somatiche. Tra i vari nuclei ipotalamici, il NUCLEO ARCUATO (ARC) è il nucleo deputato nella regolazione del bilancio energetico. La sua posizione adiacente all’eminenza mediana, consente di percepire i segnali circolanti (leptina, grelina e insulina). Nel nucleo arcuato esistono 2 popolazioni di neuroni che esprimono differenti

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bbca amminoacidi ramificati

BCAA: Amminoacidi ramificati, davvero utili?

Sono le molecole maggiormente rappresentate nel muscolo scheletrico, andando a costituire circa il 35% delle proteine totali, ed hanno finalità sia eutrofica che energetica. Proprio questo ha permesso la loro grande diffusione, considerando anche il fatto che rispetto alle proteine hanno meno impatto negativo sugli organi. Ultimamente c’è stato però un ridimensionamento riguardo gli effettivi benefici in ambito dell’integrazione sportiva e la letteratura scientifica non è d’aiuto per l’eccessiva disparità di pensiero e contraddizione. Sono conosciuti e per questo utilizzati: per migliorare la performance a scopo energetico, durante le attività particolarmente intense come quelle di endurance, in cui, se le fonti energetiche di lipidi e glucidi sono carenti, vengono utilizzate le proteine per ottenere energia; per prevenire i danni muscolari dovuti ad attività fisica intensa, quindi assumendoli prima dell’allenamento come anticatabolici per accelerare i tempi di recupero; per aumentare la crescita muscolare, principalmente tramite la leucina, sia per la sua capacità insulinogenica che per essere tra i principali attivatori di mTor, una protein-chinasi stimolante la sintesi proteica e riconosciuta come uno dei principali regolatori endogeni dell’anabolismo; per ridurre il senso di fatica in quanto, con la presenza di BCAA nel sangue, si riduce la quota di triptofano libero che entrerà

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esercizio-fisico-glucidi

Quale esercizio per il controllo dei glucidi?

Il ruolo centrale di questa discussione spetta all’insulina, l’ormone ipoglicemizzante per eccellenza. Dopo un pasto carico di zuccheri, l’insulina viene prodotta dal pancreas per reclutare glucosio e trasferirlo in vari tessuti; al tempo stesso però l’insulina blocca la lipolisi e la glicolisi, favorendo ovviamente il suo effetto ipoglicemizzante. Ci sarà di conseguenza un effetto “ingrassante” sia dovuto alla lipogenesi attivata, che successivo alla saturazione delle scorte di glicogeno. Ma… C’è altro da sapere…. L’azione dei GLUT-4 diventa fondamentale adesso: questi trasportatori insulino-dipendenti permettono l’entrata del glucosio nelle cellule dei muscoli scheletrici, del cuore e dell’organo adiposo. Un’alterazione nella funzione di questi trasportatori favorisce la conversione del glucosio in acidi grassi, conversione che viene ampliata dalla presenza di trigliceridi nel sangue (da qui la conferma alla frase “carboidrati e grassi non vanno mangiati insieme”). A questo punto entrano in gioco anche le proteine che, tramite i loro amminoacidi insulinogenici, richiamano insulina migliorando l’attività dei GLUT-4 e favorendo in questo senso la funzione dimagrante. L’esercizio fisico non ha un ruolo secondario in questo discorso: soggetti sedentari e in sovrappeso/obesità possono molto più facilmente e precocemente incappare in insulino-resistenza rispetto a soggetti sportivi. Questo perché non solo l’attività fisica, anche a bassa intensità,

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