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respirazione nel pilates

Come la respirazione nel Pilates può fare davvero la differenza 

Nel precedente video, abbiamo parlato di Low Back Pain e del ruolo fondamentale del Pilates nella gestione del dolore nella zona lombare, tramite l’attivazione del muscolo traverso dell’addome. Attivare questo muscolo in maniera corretta permette anche di mantenere una corretta respirazione, fondamentale per una esecuzione posturale ottima. D’altra parte, una scorretta respirazione potrebbe generare alterazioni nell’attivazione del muscolo traverso e quindi una perdita dell’efficacia dell’esercizio. In questo video vediamo come, nella ginnastica Pilates, la respirazione ha un ruolo davvero fondamentale e ha una tecnica di esecuzione unica nel suo genere che permette di mantenere sempre costante l’azione posturale degli esercizi.   Cosa accade quando respiriamo? Nell’inspirazione, il diaframma si contrae e abbassandosi spinge gli organi verso il basso. Questi organi vengono contenuti nella cavità addominale, con la muscolatura dell’addome del pavimento pelvico che tende ad allargarsi per contenere appunto questo peso. Di contro, nell’espirazione, la muscolatura del pavimento pelvico e quella addominale tendono a contrarsi per spingere gli organi di nuovo verso l’alto, facendosi spazio grazie al diaframma che rilasciandosi tornerà nella sua posizione iniziale. Questo fa capire come il respiro potrebbe annullare l’azione posturale del muscolo traverso che dovrebbe rimanere contratto, sia in inspirazione che in espirazione, durante tutta

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muscolo trasverso dell'addome pilates

Perché il Pilates è una grande ginnastica posturale?

Il Pilates, nell’ambito del trattamento del low back pain, è spesso considerato una ginnastica di minore rilevanza rispetto a quella posturale. In realtà, grazie all‘attivazione del muscolo trasverso dell’addome, la colonna vertebrale viene stabilizzata e il lavoro sulla postura diventa una certezza.   L’allenamento del muscolo trasverso dell’addome nel Pilates Nella tecnica pilates, tutto gira attorno al muscolo trasverso dell’addome. Il trasverso dell’addome è il muscolo più profondo della fascia addominale. Esso, partendo dalle ultime sei cartilagini, dalla fascia toraco-lombare e da alcuni punti del bacino, si inserisce lungo la linea alba. La stabilizzazione della colonna vertebrale, tramite l’azione del muscolo trasverso, avviene proprio per la simbiosi con la fascia toraco-lombare. Quest’ultima è data da un sistema di fasci che vanno a sostenere i muscoli erettori spinali, il multifido e il quadrato dei lombi. Un aumento del loro volume crea una tensione sulla fascia. La stessa tensione si crea andando ad attivare il muscolo trasverso dell’addome, con conseguente stabilizzazione della colonna vertebrale. Non a caso, le persone con mal di schiena presentano spesso delle disfunzioni a carico del muscolo trasverso dell’addome, un ritardo nella sua attivazione o un minor ruolo tonico postulare. Allenare, quindi, questo muscolo determina una stabilizzazione della

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dolore lombare in gravidanza

Dolore lombare nella donna in gravidanza: esercizi e strategie per la Low Back Pain

Tra le problematiche a cui va incontro la donna in gravidanza c’è sicuramente il dolore lombare o Low Back Pain.  Oltre il 50% delle donne in gravidanza, infatti, soffre di Low Back Pain e il 20% di queste donne rinuncia addirittura ad una seconda gravidanza pur di non soffrirne più. Nella donna in gravidanza, il dolore lombare raggiunge il suo picco tra la 12ª e la 13ª settimana ed un 10% di queste donne sperimenta la Low Back Pain anche nel post parto. In questo video ti mostrerò alcune strategie per trattarla sia nel pre che nel post parto.    Quali sono le cause del dolore lombare in gravidanza? L’eziologia del dolore lombare in gravidanza è di natura diversa. Abbiamo una natura meccanica, dovuta all’ingrandimento dell’utero, che porta a delle tensioni legamentose, ad una condizione di iper lordosi, fino allo spostamento del centro di gravità. Un’altra causa può essere di natura ormonale, sappiamo infatti che nell’ultimo trimestre viene prodotta in maggiore quantità la relaxina, un ormone che produce lassità legamentosa. Abbiamo anche una causa di tipo circolatorio, infatti l’ingrandimento e l’espansione dell’utero preme sulla vena cava portando in ipossia le strutture della colonna vertebrale della pelvi. A queste, infine, si

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allenamento durante il ciclo mestruale

Come cambia l’allenamento durante le diverse fasi del ciclo mestruale?

La maggior parte della ricerca nel campo della scienza sportiva è stata condotta su uomini e le scoperte in questi ambiti sono state applicate impropriamente anche alle donne. Analizzare l’impatto delle fasi del ciclo mestruale sull’allenamento e la performance fisica è una componente significativa, necessaria per sviluppare evidenze anche sul genere femminile. Vediamo in questo video articolo come cambia l’allenamento durante le diverse fasi del ciclo mestruale.   Le fasi del ciclo mestruale La riproduzione dipende da un sistema complesso di suggerimenti e segnali paracrini ed endocrini del nostro organismo. Infatti il ciclo mestruale è diviso in tre fasi; la fase follicolare, la fase ovulatoria e la fase luteinica o luteale. La fase follicolare ha una durata di circa 12 14 giorni. Essa è suddivisa in pre antrale, antrale e pre-ovulatoria. Questa fase inizia proprio il primo giorno di mestruazione, dove i livelli di estrogeni e progesterone sono veramente bassi. L’ormone più importante in questa fase è l’FSH che stimola la crescita dei follicoli. Successivamente abbiamo la fase ovulatoria, della durata dalle 12 alle 36 ore. In questa fase c’è un picco dell’LH che aiuta l’ovulo ad uscire e, anche se di minore intensità, troviamo un picco dell’FSH. Gradualmente diminuiscono i

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carico esterno

Il monitoraggio del carico esterno nello sport

Volume load e volume load specifico per una determinata RM, sono solo alcuni dei metodi per oggettivare il carico di lavoro. In questo video, vedremo alcune delle tecniche più utilizzate per il monitoraggio del carico esterno nello sport.   Cos’è il carico di allenamento o training load Nella moderna programmazione dell’allenamento, una delle principali necessità da parte di preparatori fisici e allenatori, risiede nel monitoraggio del carico di allenamento, anche conosciuto come training load. Per carico di allenamento si intende qualsiasi carico sportivo e non sportivo che includa stimoli di tipo meccanico, psicologico e fisiologico che in qualche modo inducono nell’atleta degli adattamenti. Il carico di allenamento tuttavia è dato dall’interazione tra due parametri: il carico esterno ed il carico interno. Il carico esterno è rappresentato proprio dalle caratteristiche quantitative del carico fisico, come ad esempio il numero di serie di ripetizioni, l’intensità, la durata e molte altre ancora. Per quanto riguarda invece il carico interno questo è rappresentato dalla risposta fisiologica al carico esterno. Ciò vuol dire che possiamo trovarci ad avere due atleti con lo stesso carico esterno, ad esempio a cui somministriamo uno stesso allenamento, ma che rispondono in maniera del tutto differente. Ecco perché dobbiamo essere

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esercizi di core stability

Esercizi di Core stability: la visione nella preparazione atletica

Approfondiamo l’importanza degli esercizi di Core Stability durante la preparazione atletica di uno sportivo e come essi si evolvano all’interno di una periodizzazione annuale della forza.   Esercizi di Core Stability e Prevenzione Infortuni Una delle fasi essenziali di una preparazione atletica di uno sportivo è certamente la prevenzione infortuni. Questa viene collocata generalmente nella fase iniziale del programma, dove ancora non ci sono delle esigenze specifiche. Tuttavia, il lavoro che viene effettuato per prevenire l’infortunio è quello dettato dai test di valutazione: quindi si va a lavorare su quelle che sono le weakness del soggetto, ma si va a lavorare anche su quei compartimenti che sono interessati all’interno dello sport specifico. Questa fase ha come focus quella di prevenire un trauma o una lesione da overuse. Ad esempio, nel pallavolista o nel cestista il focus principale è prettamente strutturale muscolare, andiamo a lavorare su quelle che sono le articolazioni, sugli adattamenti dei legamenti e dei tendini. Possiamo dire che il lavoro di prevenzione infortuni è dettato dagli esercizi della cosiddetta Core Stability. Gli esercizi di Core Stability vengono suddivisi in categorie: si tratta di esercizi di antiflessione, esercizi di anti estensione, esercizi di anti rotazione, ma anche esercizi di

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come superare lo sticking point

Come superare lo Sticking Point? Le variabili da tenere sotto controllo

Lo Sticking Point, detto anche punto critico dell’alzata, si riferisce a quell’angolo articolare in cui l’esercizio diventa improvvisamente molto difficile da eseguire e sia ha la reale sensazione che il carico aumenti drasticamente. Molti lo definiscono come “collo di bottiglia” della prestazione, per il fatto che si possa fallire l’esercizio e di conseguenza aumentare il rischio di infortunio. Esso rappresenta un vincolo per l’atleta e un limite al raggiungimento della più alta prestazione in gara.  La letteratura ha verificato lo sticking point in tre esercizi fondamentali che derivano dal powerlifting: Back Squat, Deadlift e Bench Press. Cosa ne è risultato? Che il Personal Trainer e/o Strength Coach deve saper pianificare un allenamento, analizzando, testando e comunicando con il proprio atleta al fine di raggiungere i risultati prefissati. In questo video, scopriamo le variabili che ogni Strength Coach deve valutare e tenere sotto controllo per comprendere la natura dello sticking point e capire come si possa superare nell’allenamento! Buona visione! Mirko Amicone Note sull’autore Scopri gli altri video per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità. Iscriviti adesso al nostro canale!   Vuoi diventare un Personal Trainer completo e preparato che riesce a garantire performance e benessere ai propri clienti? Abbiamo il corso che

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alimentazione corretta per dimagrire

Qual è l’alimentazione corretta per dimagrire?

Nel precedente video, abbiamo visto come funziona il dimagrimento e come può essere favorito, in maniera prolungata, soltanto da una buona attività fisica che vada ad ossidare correttamente il grasso rispetto alla semplice dieta, anche con un buon deficit calorico. Ma è davvero possibile che solo l’esercizio fisico possa generare questo procedimento o anche l’alimentazione corretta rappresenta un valido alleato per dimagrire? Secondo la teoria del punto di equilibrio, infatti, il corpo si oppone alle perdite di peso e tende a tornare al peso e alla massa grassa che normalmente avrebbe, senza seguire un piano dietetico ipocalorico. L’attività fisica è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per poter abbassare questo punto di equilibrio. Dal canto loro, gli alimenti possono comunque sostenere il metabolismo e mantenerlo attivo, se cotti e associati correttamente tra loro. Approfondiamo insieme!   Alimentazione corretta: i consigli sull’impiego dei cibi per dimagrire Una riduzione effettiva e stabile del peso è necessaria con un’attività fisica che abbassa il punto di equilibrio ed evita una forte riduzione del metabolismo. Tuttavia, l’alimentazione corretta è fondamentale per poter dare uno stimolo metabolico all’interno del corpo. Contrariamente a quanto si possa pensare, non esistono degli alimenti ingrassanti e dimagranti in assoluto. Piuttosto

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come funziona il dimagrimento

Come funziona il dimagrimento? La teoria del Punto di Equilibrio

Come funziona il processo di dimagrimento? Capire come funziona il dimagrimento è argomento di interesse comune. Tuttavia, per quanto dimagrire sia il desiderio di molti, risulta essere un processo difficile da applicare.  Sappiamo che per dimagrire è necessario creare il giusto deficit calorico. Il concetto di fondo è che non si può generare del dimagrimento se non c’è una riduzione delle calorie, introdotte con l’alimentazione, rispetto al consumo calorico giornaliero. Quindi, almeno teoricamente, una volta che viene calcolato il dispendio energetico giornaliero, si andrà a gestire la quota calorica della dieta, inferiore rispetto al consumo energetico, in modo tale da creare l’ossidazione dei grassi e la riduzione del peso. Ciononostante, il nostro corpo non è una macchina e non risponde a leggi prettamente matematiche. Il motivo per il quale una dieta non riesce a funzionare continuamente, nonostante il deficit calorico corretto, sta nella teoria del punto di equilibrio. Vediamo insieme di cosa si tratta!   Il dimagrimento e la teoria del punto di equilibrio Secondo questa teoria, tutte le persone, magre o grasse che siano, hanno un punto di equilibrio che va a regolare la loro massa grassa e la loro massa magra. Questo meccanismo di controllo, che si trova

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consumo calorico giornaliero calcolo

Consumo calorico giornaliero: come si calcola?

Conoscere il metabolismo basale e il consumo calorico giornaliero, anche e soprattutto in relazione all’attività fisica svolta, è indispensabile quando lavoriamo sul dimagrimento e sul calcolo del fabbisogno energetico dei nostri clienti. Avere delle formule che ci aiutino a conoscere e a misurare il dispendio energetico quotidiano è fondamentale per i programmi di esercizio fisico e di riduzione della massa grassa. E a tal proposito probabilmente ti starai chiedendo, ma le calorie… contano? Calorie e consumo calorico giornaliero Intanto partiamo dal definire cos’è realmente 1 caloria. Per definizione, è la quantità di energia necessaria per aumentare la temperatura di 1 grammo di acqua distillata di 1 °C (da 14,5 °C a 15,5 °C), ad una pressione di 1 atm. Contare le calorie o calcolare il consumo energetico giornaliero è ancora importantissimo per raggiungere i nostri obiettivi. Come Personal Trainer e professionisti dell’esercizio fisico controllato, dovremmo avere nel nostro bagaglio tutte le formule necessarie da mettere in campo con i nostri clienti. Ovviamente non ci soffermeremo sulla singola caloria, ma cercheremo di capire come calcolare la TDEE (Total Daily Energy Expenditure), quella che viene definita come la spesa energetica giornaliera. Essa rappresenta la quantità di calorie che spendiamo durante l’arco dell’intera

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self myofascial release esercizi muscolo ileopsoas

Self Myofascial Release per il muscolo Ileopsoas: evidenze scientifiche ed esercizio

  Il Self Myofascial Release è una metodologia utilizzata da molti Trainer, preparatori atletici e posturologi. I benefici apportati, evidenziati anche dalla letteratura più recente, sono molteplici: dall’incremento della performance, come ad esempio il salto, fino al miglioramento del range di movimento e del recupero fisico. A seconda dei risultati che vogliamo ottenere, le fasi della somministrazione del Self Myofascial Release possono essere diverse: prima di un allenamento, prima di una performance, alla fine di un allenamento, alla fine di una gara,  quando vogliamo recuperare dei pattern di movimento. Oltre alle fasi di somministrazione, dobbiamo tener conto anche delle attrezzature da utilizzare. Infatti, a seconda del distretto in cui vogliamo applicare tale metodologia e dei risultati che vogliamo perseguire, le attrezzature saranno differenti. Quelle disponibili in commercio vanno dal classico foam roller morbido liscio, al foam roller duro o nodulare, fino ad arrivare a piccoli attrezzi come le lacrosse ball. In questo video, potrai imparare, attraverso l’applicazione pratica del Self Myofascial Release, un esercizio che mira a riequilibrare un muscolo molto importante: l’Ileopsoas. Buona visione!   Dott. Marcello Di Finizio Note sull’autore  Scopri gli altri video per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità. Iscriviti adesso al nostro canale!   Vuoi diventare un

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visual cv personal trainer

Visual CV: l’alternativa al curriculum standard per Istruttori Fitness e Personal Trainer

Sei un laureato in Scienze Motorie in cerca di lavoro? Hai provato ad inviare numerosi curriculum ma non hai ottenuto i risultati che speravi? Non preoccuparti, ti mostrerò come farti notare realizzando un perfetto Visual CV per istruttori fitness e personal trainer! Negli ultimi vent’anni, il modo di cercare lavoro è estremamente cambiato e la concorrenza è cresciuta notevolmente. Tuttavia, seguendo i giusti accorgimenti e utilizzando un pizzico di creatività, puoi fare davvero la differenza e ottenere quel famoso colloquio per che aspettavi da tempo. Scopriremo insieme come sfruttare un Visual CV per personal trainer, in alternativa al curriculum standard, e come oggi questo strumento viene valutato dai Centri Fitness, Studi di Personal Training e Strutture altamente professionali. Devi sapere che i titolari di Centri Fitness, delle Strutture Sportive o dei Centri di Rieducazione ricevono ogni giorno decine e decine di curriculum da parte di aspiranti istruttori e personal trainer. Tuttavia, farsi notare fra tutti questi curriculum è veramente difficile. Uno degli errori che si compie spesso è quello di mandare lo stesso curriculum per candidarsi in diverse posizioni lavorative all’interno dei centri fitness. L’ideale sarebbe creare qualcosa di diverso, più appetibile e che possa darti la possibilità di riuscire

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compressione nervo mediano

Compressione del nervo mediano: prevenzione e cura con il Neural Glides

In questo video articolo, scopriremo come trattare le sintomatologie legate alla compressione del nervo mediano, come la sindrome del tunnel carpale, attraverso gli esercizi di neural glides.   Gli esercizi di Neural Glides per ridurre la sintomatologia della compressione del nervo mediano Hai mai sentito parlare di Neural Glides? Si tratta di una particolare tecnica utilizzata per allungare e rilasciare un nervo specifico che viene compresso o intrappolato.  Questi esercizi di mobilizzazione nervosa, infatti,  mirano a prevenire e migliorare le condizioni patologiche legate ai nervi periferici. Come sappiamo, i nervi periferici sono avvolti da tessuti di interfaccia tali da formare una sorta di tunnel dove vi scorre il nervo. Questo tunnel viene chiamato, in gergo, “letto del nervo“. A seguito di movimenti ripetitivi, posture scorrette, traumi o interventi chirurgici, i nervi possono rimanere intrappolati all’interno di questo tunnel. Questa condizione di intrappolamento, causata dalla compressione o dall’infiammazione dei nervi periferici, può sfociare in sintomatologie come dolore, formicolio, alterazione della sensibilità, debolezza ed atrofia muscolare. Non solo, a causa dell’intrappolamento del nervo, si altera il microcircolo neurale, importante per le funzioni metaboliche del nervo stesso, ma anche per i processi riparativi. Lo scopo dell’esercizio di Neural Glides è quello di far scorrere il

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come prevenire l artrosi

Come prevenire l’artrosi? Ultime ricerche e strategie

In questo video articolo, vedremo come alcune strategie consigliate dagli specialisti siano spesso in contrasto con le ultime evidenze scientifiche e scopriremo quali sono, invece, quelle da adottare per prevenire l’artrosi.     Cosa dice la ricerca scientifica sulla prevenzione dell’artrosi? Infiltrazioni, antinfiammatori, evitare le attività che provocano impatto, ma soprattutto riposo sono le strategie che solitamente vengono consigliate ai soggetti che soffrono di patologie articolari, come l’artrosi. Eppure la scienza non sembra essere molto d’accordo con queste strategie. Come sappiamo, l’artrosi è una degenerazione della cartilagine articolare che ha come conseguenza finale un’infiammazione dell’articolazione stessa. I fattori che contribuiscono a questa patologia sono diversi: l’età, l’obesità, traumi, displasie ossee, patologie metaboliche come il diabete ed infine squilibri muscolari che possono portare in stress l’articolazione stessa che non è abituata a sopportare. Sappiamo, inoltre, che queste patologie peggiorano col tempo e possono portare a rigidità articolare, dolore cronico e spesso si associano anche disturbi del sonno e depressione. Detto questo, però, abbiamo la possibilità di utilizzare un antinfiammatorio naturale: l’esercizio fisico! Quello che emerge dalla ricerca, infatti, è che l’azione meccanica stessa è paradossalmente un potente antinfiammatorio. Se è vero che prevenire è meglio che curare, allora forse il riposo

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attività fisica anziani

L’attività fisica negli anziani: test di valutazione come parametro di efficienza

Il ruolo del Laureato in Scienze Motorie nell’attività fisica per anziani La marcata presenza in Italia di strutture che si rivolgono agli anziani offre un ampio palcoscenico lavorativo per i Laureati in Scienze Motorie.  Lavorare con questi soggetti significa avere delle competenze professionali specifiche, ma anche relazionali! L’invecchiamento, ad esempio, porta a una riduzione delle capacità funzionali fisiche, psicologiche e relazionali. Basti pensare alla sarcopenia che porta ad eventi come quello della caduta.  È ormai un dato di fatto che protocolli di attività fisica adattata negli anziani, incentrati sullo sviluppo il mantenimento di forza muscolare, coordinazione ed equilibrio, riducono l’evento della caduta, andando ad agire positivamente sulle attività di vita quotidiana e sulla qualità di vita del soggetto. Soprattutto per anziani che risiedono in strutture residenziali è importante collaborare con altre figure professionali, proprio perché alcune sindromi, come la paura di cadere o la sindrome di fragilità, sono a carattere multifattoriale. L’attività fisica adattata negli anziani può ridurre la paura di cadere, questo ha dei risvolti sia per quanto riguarda la sfera fisica sia per quanto riguarda la sfera psicologica. Ecco perché è necessario lavorare ad esempio con lo psicologo. Inoltre, per un Laureato in Scienze Motorie, non si tratta

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esercizi isometrici per l'ipertensione arteriosa

Come combattere l’ipertensione arteriosa con gli esercizi isometrici

Gli esercizi isometrici per il controllo della pressione sanguigna negli ipertesi Quando ci si approccia a persone con ipertensione arteriosa, gli esercizi isometrici vengono spesso demonizzati. Ai soggetti ipertesi, infatti, vengono quasi sempre consigliati esercizi di tipo aerobico. Tuttavia, la ricerca vuole far luce proprio su questo aspetto aiutandoci a capire quali meccanismi e quali benefici porta un allenamento con questa metodologia. Approfondiamo, allora, in che modo gli esercizi isometrici possono aiutarci nel nostro lavoro! Sebbene ci sia una terapia farmacologica per contrastare l’ipertensione arteriosa, i farmaci hanno effetto solo al 50%. Per questo motivo, parleremo di approccio non farmacologico, quello che viene definito con l’esercizio fisico e l’attività fisica. Si parla spesso di esercizio contro resistenza, ma anche qui l’evidenza pratica è un po’ diversa da quello che dice la letteratura scientifica.  In questo video articolo, vediamo come gli esercizi isometrici possano rappresentare un valido alleato per il controllo dell’ipertensione arteriosa e come i professionisti delle Scienze Motorie possano approcciarsi a lavorare con persone affette da patologie cardiovascolari. Buona visione! PhD Emanuele D’Angelo Note sull’autore   Scopri gli altri video per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità. Iscriviti adesso al nostro canale! Sei un professionista delle Scienze Motorie e ti piacerebbe

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doppio diabete

Double o Hybrid Diabetes: cos’è il “doppio diabete” e come combatterlo?

Doppio Diabete: cos’è e come contrastarlo con l’esercizio fisico Se non hai mai sentito parlare di doppio diabete, allora questo video articolo fa proprio al caso tuo! Ad oggi, conoscere solo il Diabete di Tipo 1 ed il Diabete di Tipo 2 non basta. Nel corso degli anni, infatti, la distinzione tra le due forme di diabete, da parte della comunità scientifica, è diventata sempre più difficile. Si è cominciato a studiare un nuovo subtipo molto particolare, noto come Double Diabetes o Hybrid Diabetes, che accomuna alcuni fattori in entrambe le patologie. Approfondiamo insieme, in questo video, cos’è il doppio diabete, cosa dice la ricerca scientifica a riguardo, perché le competenze del Laureato in Scienze Motorie hanno un grande impatto su questa patologia e come oggi l’approccio con l’esercizio e l’attività fisica sono importanti per contrastarla. Buona visione! PhD Emanuele D’Angelo Note sull’autore   Scopri gli altri video per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità. Iscriviti adesso al nostro canale! Sei un professionista delle Scienze Motorie e ti piacerebbe specializzarti nel lavoro con persone affette da patologie croniche non trasmissibili? Scopri il nostro corso dedicato al Medical Fitness! Un percorso formativo che ti aiuterà ad acquisire competenze teorico/pratiche sull’analisi funzionale e di trattamento

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come insegnare pesistica olimpica

Come insegnare la Pesistica Olimpica attraverso un approccio step by step

Come insegnare la Pesistica Olimpica? La Pesistica Olimpica e il Weightlifting stanno prendendo sempre più piede all’interno dei centri fitness e dei centri sportivi, come metodi di allenamento nella preparazione atletica. Tuttavia, la Pesistica Olimpica è una disciplina che richiede un’ottima tecnica e un’adeguata mobilità. Ragion per cui, il processo di apprendimento “step by step” assume una valenza ancora più elevata. In questo video, ti spiegheremo come insegnare la Pesistica Olimpica attraverso un approccio graduale e progressivo che potrai seguire con i tuoi atleti e clienti. Si analizzeranno e verranno descritti tutti i passaggi necessari all’apprendimento di questa disciplina: partendo dalla presa, meglio conosciuta come Hook Grip, la posizione Overhead del bilanciere ed i primi esercizi da inserire in un programma di apprendimento del Weightlifting, quindi Overhead Squat e Snatch Balance, fino ad arrivare ad esercizi come Mid Hang Snatch Pull e Tall Snatch. Buona visione! Scopri gli altri video per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità. Iscriviti adesso al nostro canale! Sei un appassionato del sollevamento pesi e ti piacerebbe proseguire il tuo percorso nel mondo delle Scienze Motorie, specializzandoti in questa disciplina? Abbiamo il corso di formazione che stavi cercando! Diventa un professionista della pesistica, partecipa al nostro corso e

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